Intervista sui GAS

D. Quando è nato  il movimento in Italia e a Genova

R. La nascita dei GAS in Italia puo’ essere datata in un periodo intorno ai primi anni ’90. Nel 1993 nascono i “bilanci di giustizia”, nel 1996 viene pubblicata la prima edizione della “guida al consumo critico” del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. A Genova i primi GAS organizzati nascono tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000.

D. Quanti gruppi e persone in  Italia e a Genova

R. In Italia esistono oltre 1000 gruppi di acquisto solidale (oltre 600 gruppi registrati su www.retegas.org, oltre 300 gruppi registrati su www.economia-solidale.org). Un gruppo raccoglie mediamente 20 o 30 famiglie; esistono pero’ realta’ che vanno dalle 5 alle 2000 famiglie (come nel caso del RiGAS di Rimini). A Genova esistono oltre 30 GAS. Il GAS piu’ sviluppato e con la storia piu’ lunga alle spalle e’ il GAS Birulo’, che e’ al momento l’unico GAS di Genova formalmente costituito in associazione.

D. Come è organizzato a Genova (le modalità di acquisto e così via)?

Generalmente un GAS e’ un associazione informale autonoma, basata sull’attivita’ volontaria dei propri soci. Questo significa che per l’organizzazione e la gestione degli acquisti relativi a un determinato produttore il gruppo si affida all’attivita’ volontaria di uno dei propri soci. Piu’ soci ci sono, piu’ produttori si riescono a gestire, piu’ gli acquisti sono significativi in termini di quantita’ ordinate. Generalmente la consegna ed il ritiro dei prodotti viene gestito in modo tale da concentrarli tutti in un unico luogo e in un unico giorno. Per alcuni prodotti si effettua una consegna ogni tre mesi (es. pasta, farina, riso, legumi, conserve, olio, saponi), per altri ogni mese (es. carne, parmigiano, arance), per altri ogni settimana (es. frutta, verdura, uova). Per alcuni produttori i GAS di Genova si coordinano per organizzare un’unica spedizione, per il recapito in un solo giorno degli ordinativi di diversi GAS. E’ il caso ad esempio degli agrumi di Sicilia, per i quali attualmente alcuni soci del GAS Birulo’ raccolgono ordinativi mensili anche per altri GAS di Genova, coordinando poi la spedizione e lo scarico delle cassette, al quale contribuiscono di volta in volta persone dei diversi GAS.

D. Quali famiglie o singoli ne fanno parte (il tipo di lavoro,  l’età, il quartiere più rappresentato, famiglie numerose o meno etc.)?

Il fenomeno e’ abbastanza diffuso e abbraccia una casistica molto ampia di famiglie e persone singole. Sono parecchi i gruppi genovesi che accolgono al loro interno persone di eta’ e di estrazione molto diversa tra loro. La zona/quartiere di appartenenza e’ spesso uno dei fattori piu’ importanti, proprio perche’ facilita le relazioni tra le persone nonche’ la raccolta e la distribuzione dei prodotti acquistati.

D. Genova è sensibile a questo fenomeno?

A Genova in questi ultimi anni si e’ assistito ad una fortissima crescita nell’attenzione e nella sensibilita’ dei cittadini verso le esperienze di consumo critico ed i gruppi di acquisto solidale. Alcuni incontri pubblici organizzati nel 2009 dalla rete dei GAS hanno dato luogo ad una partecipazione oltre ogni aspettativa, portando a riempire con centinaia di persone sale pubbliche come l’auditorium del Museo Galata. Altrettanto vivace e’ stata l’esperienza della nascita di nuovi GAS, anche grazie al supporto offerto dal gruppo “nuovi ingressi” della rete dei GAS genovesi.

D. A livello di esperienza personale (indicando nome età, lavoro, ecc.). Come è arrivato/a a questa esperienza? Come ha inciso sulla sua vita quotidiana? Qualche episodio significativo legato a quest’esperienza  anche d’amicizia o di nuovi legami tra persone sconosciute.

Marcello, 42 anni, ingegnere elettronico, sposato con Emanuela 43 anni, architetto, famiglia con 3 figli, residenti a Genova nel quartiere di Carignano. Emanuela e’ attiva da diversi anni nel gruppo di Genova di Amnesty International. In quest’ambito ha approfondito i temi dell’educazione ai diritti umani, svolgendo attivita’ di volontariato che prevedono un suo intervento nelle classi di alcune scuole elementari e medie.

A partire da alcune riflessioni sui diritti economici e sociali e sulle condizioni dei lavoratori (nei paesi “in via di sviluppo”, ma anche sul territorio italiano), abbiamo cercato di cambiare il nostro modo di fare acquisti, con l’obiettivo di capire “cosa c’e’ dietro” ai prodotti che acquistiamo.

Siamo entrati in contatto con la realta’ dei GAS partecipando ad alcuni incontri di un microGAS dell’associazione Birulo’, dopodiche’ a gennaio 2009 abbiamo dato vita al gruppo WikiGAS (http://retiglocali.it/wikigasgenova) insieme ad alcune famiglie di amici che abitano piu’ o meno nella nostra stessa zona.

Per ciascuno di noi l’esperienza del GAS porta con se la valorizzazione di una rete di relazioni di amicizia e di fiducia, accompagnata dalla crescente consapevolezza della forza che queste relazioni possono rappresentare per la costruzione di un modo diverso di intendere la nostra societa’ e la nostra economia.

Nella mia esperienza un ruolo fondamentale hanno avuto gli strumenti informatici. In primo luogo il sito Economia Solidale www.economia-solidale.org dell’associazione BioEquo di Rimini, che ospita oltre 300 GAS a livello nazionale, mettendo a disposizione utili strumenti per la gestione del GAS e degli ordini di acquisto, permettendo la condivisione delle informazioni tra i GAS. Un altro progetto per me fondamentale per la socializzazione e la condivisione delle esperienze tra i GAS e’ Reti Glocali www.retiglocali.it, il social network “glocale” della Liguria sul quale sono presenti, oltre al sito web della rete dei GAS di Genova, i blog di diversi GAS nati negli ultimi anni: WikiGAS, GAStone, Gas Zenzero e altri

D. C’è un filosofo a cui vi riferite?

Una spinta importante per la nostra esperienza personale e’ stata la lettura di alcuni libri come “Breve trattato sulla decrescita serena” di Serge Latouche e “La decrescita felice – La qualità della vita non dipende dal PIL”  di Maurizio Pallante. Altrettanto fondamentale per noi e’ stata la lettura di “Guida al consumo critico” del centro nuovo modello di sviluppo e di alcuni libri di Francesco Gesualdi tra i quali ricordiamo “L’altra via” uscito nel 2009, che nelle sue 74 pagine racchiude tutti i concetti base per chi vuole passare dall’economia della crescita all‘economia del benvivere.

D. Come può essere migliorato il rapporto tra la città e le zone di coltivazione, come conciliare l’esigenza lecita di guadagno e la necessità ovvia di risparmiare?

Su questi temi alcuni dei componenti piu’ attivi dei GAS si stanno interrogando da diversi anni. Una risposta adeguata risulta certamente non facile, specialmente in un territorio come quello ligure caratterizzato da realta’ produttive di piccole dimensioni, spesso dedicate a produzioni di elevato livello qualitativo, su fasce di prezzo decisamente elevate. Per alcuni prodotti inevitabilmente i GAS genovesi e liguri si rivolgono ad altri territori: riso dal vercellese, formaggio parmigiano, agrumi di Sicilia, ma anche farine e pasta dalla pianura padana. Diverso il discorso delle produzioni ortofrutticole per le quali il territorio genovese offre una notevole varieta’ di prodotti, rendendo possibile lo sviluppo di una rete tra i piccoli produttori locali ed i gruppi di acquisto solidale.

D. Ultimo aspetto ma non meno importante: il baratto. Come sta prendendo piede e prossimi incontri (sul tipo di quello organizzato nei vicoli dopo Natale)?

Per la nostra personale esperienza l’aspetto importante e’ il “riuso”. Qualunque iniziativa che consenta di riutilizzare piuttosto che rottamare, di rimettere in uso anziche’ buttare nel bidone dell’immondizia e’ sicuramente benvenuta. Spesso piuttosto che barattare si da o si riceve in dono qualcosa che non viene piu’ utilizzato. E’ il caso della nostra macchina del pane: una nostra cara amica che insieme altri voleva dare vita ad un GAS, ci ha invitato una sera a casa sua per raccontare la nostra esperienza. Chiaccherando dell’autoproduzione, di come si fa lo yogurt ed il pane fatto in casa, la nostra amica ci ha detto che aveva in dispensa una macchina del pane che non utilizzava piu’. Noi che avevamo intenzione di comprarne una, l’abbiamo quindi ricevuta in dono, in un’occasione cosi’ bella come la nascita di un nuovo GAS. Abbiamo avuto la conferma che, prima di andare in un negozio a comprare qualcosa, vale la pena di fare un giro di telefonate per vedere se qualche amico ha qualcosa che non usa e di cui magari vuole sbarazzarsi. Ognuno di noi in dispensa o in cantina ha molti oggetti ancora in ottimo stata e che non vengono piu’ utilizzati. E’ il caso del monitor del computer, del videoregistratore, della bicicletta, del passeggino e adesso del televisore a tubo catodico che molti stanno sostituendo con l’avvento del digitale terrestre. Invece che portare in discarica si possono regalare questi oggetti alle scuole o alle comunita’. Recentemente e’ circolata nella mailing list dei GAS di Genova una messaggio nel quale un socio di GAS regalava un’automobile, perfettamente funzionante e solo un leggermente ammaccata, perche’ non ne aveva piu’ bisogno!

Altro discorso importante riguarda i mobili e gli elettrodomestici che spesso vengono buttati via quando ancora potrebbero essere utilizzati. Esistono a Genova esercizi commerciali che prendono in carico questi oggetti e si occupano di metterli in vendita. Spesso pero’ la cosa piu’ bella e’ aiutare a mettere su casa qualcuno che ne ha bisogno, donando qualche mobile o qualche elettrodomestico non piu’ utilizzato.

Gelato a kilometro zero?

Amici di retiglocali,

condivido con tutti Voi lo scambio di email con Barbara (gelateria di via S. Bernardo, 91) che vorrebbe avviare la produzione del gelato a KM zero.

Ci riuscira?

Dipende anche da noi.

Allora, spazio alle idee!

Fatevi avanti!!

M

—-Messaggio originale—-
Da: marcello 
Data: 25/01/2010 22.16
A: babydea
Ogg: R:

Ciao Barbara,
innanzitutto ti metto in contatto con l’azienda agricola che rifornisce settimanalmente il nostro GAS. Isabella le ha già preannunciato la tua telefonata.

In aggiunta a questo contatto “a kilometro zero” ti posso proporre un produttore di Albenga con il quale stiamo cominciando a lavorare in quest’ultimo periodo:
http://www.agricolaleale.it/

Infine ti segnalo un altro possibile contatto, anche questo verificato personalmente:

http://www.agriequo.com/

Per gli agrumi ti propongo infine un’azienda agricola siciliana dalla quale si riforniscono quasi tutti i gruppi di acquisto di Genova.
Mensilmente raccogliamo gli ordini e facciamo arrivare un unico carico, tipicamente via nave.
http://www.legallinefelici.it/

Per qualunque cosa non esitare a contattarmi
Un saluto
Marcello

Da: babydea

Data: 20/01/2010 22.24

A: “marcello.moresco”

Ogg: Re:R: richiesta informazioni

 

Ciao Marcello,

grazie per avermi risposto, mi hai scritto una mail bellissima.

Per ora noi saremmo interessati a produttori del territorio per quanto riguarda la frutta, poi in seguito si vedrà.

Se mi fai avere qualche indirizzo o numero di telefono, poi vedrò come muovermi.

Rinnovo l’invito in gelateria.

Grazie ancora.

Barbara.

 

—-Messaggio originale—-

Da: marcello.moresco

Data: 20/01/2010 9.54

A: <babydea>

Ogg: R: richiesta informazioni

 

Ciao Barbara,

la tua mail mi riempie di gioia: e’ bellissimo che nascano iniziative come la vostra!

E’ bello che nascano nel centro storico.

E’ bello che nascano collaborazioni tra negozi e territorio, nell’ottica della “filiera corta” e del “KM zero”.

E’ bello che i GAS possano, nel loro piccolo, agevolare questo tipo di cose.

Per info sul nostro GAS e sulle modalita’ di iscrizione puoi vedere la nostra homepage

http://retiglocali.it/wikigasgenova

Nel caso Vostro, se l’esigenza e’ quella di comprare frutta di stagione da produttori della provincia di Genova, posso suggerirvi io qualche riferimento, anche senza bisogno che vi iscriviate al GAS.

Se invece vi interessa fare acquisti insieme a noi anche per altri prodotti, allora ha senso che diventiate soci del GAS.

Fammi sapere

Ciao

Marcello

 

P.S. quando riesco, passo dal negozio cosi’ ne parliamo

 

—-Messaggio originale—-

Da: babydea

Data: 19/01/2010 22.43

A: “marcello.moresco”

Ogg: richiesta informazioni

Salve, sono Barbara Deagostini e insieme a mio marito Moreno, abbiamo aperto una  gelateria nel centro storico, esattamente in via S. Bernardo, 91.

Sarei interessata all’acquisto di prodotti del territorio in quanto il nostro è un gelato a km zero…

Usiamo solo frutta fresca e soprattutto di stagione.

Sarebbe possibile entrare in contatto con qualche azienda agricola nelle vicinanze di Genova?

Come si fa a fare parte del gruppo gas?

Sarei lieta di ricevere notizie al riguardo e colgo l’occasione per invitarla ad assaggiare il nostro squisito gelato.

Grazie e arrivederci.

Barbara

WikiGAS – resoconto riunione 20 gen 2010

Di seguito i punti salienti della riunione di ieri.

Francesca Noceti ha presentato un produttore di Albenga.
www.agricolaleale.it
Sono disponibili a consegnare settimanalmente cassette di
frutta/verdura.
Francesca verifichera’ tempi e modalita’ per acquistare
i carciofi.

A breve apriremo gli ordini per
- IRIS (pasta, farina, conserve)
- Riso Italiano Solidale
- Saponificio Gianasso (i provenzali)
Chiusura ordini entro prima settimana di febbraio.
Consegna entro fine febbraio – inizio marzo,
insieme a GAS-tone, possibilmente in contemporanea
con Birulo’ per mettere insieme i trasporti.

Diego Conca ci proporra’ un estratto del listino
dei prodotti di muscolodigrano, per organizzare
un ordine piu’ o meno con le stesse tempistiche.
Diego si muovera’ anche per trovare qualche
produttore per legumi e granaglie.

Per l’olio:
- tramite Marcella faremo un ordine da
diversi produttori
- chi vuole OLIOROI scriva le sue
richieste a Carlo Malerba
- io sperimentero’ un produttore di un mio
collega, del quale vi daro’ gli estremi +avanti

Ampia discussione su saponi e detersivi.
Siamo tutti daccordo di sperimentare i prodotti
del negozio La Formica, con il quale a breve
cercheremo di fare una sorta di “convenzione GAS”.

La arance sono state distribuite e sono stati
raccolti tutti i soldi. A breve faccio il bonifico
e vi mando il resoconto finale.

IMPORTANTE:
HO APERTO LA RACCOLTA DELLE QUOTE
ASSOCIATIVE ANNUALI WIKIGAS 2010.
L’IMPORTO STABILITO E’ 5 EURO COME PER L’ANNO
PASSATO.
COME DA ACCORDI DEVOLVEREMO PARTE DEI FONDI
(un totale fofettario di 50 euro) A SOSTEGNO DELLA
ASSOCIAZIONE BIOEQUO DI RIMINI PER LA GESTIONE DEL SITO
www.economia-solidale.org

Grazie a tutti
Un saluto
Marcello

Liguria – conoscere il territorio

La superficie territoriale della Liguria ammonta a 5.421 kmq.
Di questa:
• 25% (1.385 km²) è la superficie agricola totale
• 62,6% (3.394 km²) è la superficie forestale totale
• 9,3 % (503 Km²) è la superficie agricola utilizzata
• 16,5% (894 km²) sono aree naturali diverse dalle foreste
• 4,7% (255 km²) sono aree edificate

La Liguria è la regione italiana con la maggiore incidenza percentuale di foreste rispetto alla superficie territoriale, oltre che quella con il minore rapporto superficie agricola totale/superficie territoriale (34%). La superficie agricola utilizzata (503 kmq) corrisponde a circa il 36,3% della superficie agricola totale.

La dimensione media delle aziende agricole è pari a circa 1,78 ettari (SAU), che pone le aziende agricole della Liguria tra le più piccole d’Italia. Le aziende agricole sono circa 37.000, il 93% delle quali ha dimensioni inferiori a 5 ettari di superficie agricola utilizzata.
La produzione lorda vendibile dell’agricoltura regionale ammonta a circa 766 milioni di euro, che corrisponde a circa l’1,8% del totale nazionale.
I settori produttivi più importanti dell’agricoltura regionale, in termini economici, sono: floricoltura (72% della PLV regionale), orticoltura (6,5%), olivicoltura (3,2%), viticoltura (1,3%), carni (8,3%) e latte (1,2%).

la Liguria può essere suddivisa in aree ad agricoltura modernamente strutturata ed organizzata, corrispondenti alla collina litoranea più favorita climaticamente ed in aree ad agricoltura tradizionale, nelle zone di collina interna e montagna, con caratteri tipici delle zone marginali.
• L’agricoltura sviluppatasi lungo la fascia costiera presenta una capacità produttiva notevole ma con altrettante esigenze di ammodernamento strutturale e di servizi adeguati alle continue richieste del mercato. L’attività prevalente è la florovivaistica ed è caratterizzata da forti investimenti strutturali ed elevati costi di produzione.
• L’attività nelle aree marginali è invece un’agricoltura poco remunerativa, con difficoltà di riconversione e di diversificazione, con bassa dotazione infrastrutturale e in contrazione. Le attività prevalenti sono la zootecnia, l’ olivicoltura e la viticoltura.

I settori produttivi di interesse sono caratterizzati da ridotte dimensioni aziendali, alta qualità del prodotto e scarse produzioni. Ciò determina un’agricoltura di nicchia specializzata in prodotti agroalimentari di elevato valore aggiunto che non vengono distribuiti, in genere attraverso i canali della grande distribuzione organizzata.

La zootecnia da latte della Liguria è concentrata prevalentemente nelle vallate interne della Provincia di Genova (Valle Stura, Valle Scrivia, Val d’Aveto, Valle Sturla, Val Graveglia e Val Fontanabuona). Si tratta per la maggior parte di aziende molto piccole; l’allevamento più diffuso è quello bovino, una realtà consolidata soprattutto nell’entroterra, dove svolge una fondamentale funzione di preservazione di razze pregiate, mentre gli allevamenti ovini e caprini sono più limitati. A fronte di costi di produzione e di trasporto molto alti per le piccole dimensioni aziendali, della dispersione delle aziende sul territorio, dell’orografia e della viabilità, con strade strette e tortuose, esiste una buona richiesta del mercato, per l’ottima qualità del prodotto e dei prodotti derivati.

L’olivicoltura rappresenta un settore sempre più rilevante, non solo per la funzione idrogeologica di contenimento dei versanti e per il valore paesaggistico del contesto rurale, ma anche dal punto di vista economico. L’olivicoltura ligure è di tipo tradizionale e occupa terreni di collina e di montagna e consente di ottenere oli di qualità pregiata e molto ricercati.

La viticoltura ligure ha una discreta diffusione territoriale dalla costa all’immediato entroterra. L’aspetto più qualificato della produzione è rappresentato dal vino DOC o IGT, che costituisce la maggioranza della produzione.

L’orticoltura ligure è orientata verso colture tipiche e di qualità; nelle zone più interne è interessante la produzione di patate. Le produzioni di nicchia si adeguano ad una domanda crescente di prodotti qualitativamente elevati e tipici della Liguria e hanno dimostrato un notevole potenziale di mercato.

Il basilico merita un capitolo a sé, in quanto costituisce una delle attività più specializzate e significative in campo orticolo, rispetto al quale è stato ed è promosso ogni tipo di iniziative per valorizzarne la produzione.

L’apicoltura ligure offre una varietà di gusti che difficilmente si può incontrare altrove e quantitativi significativi di prodotto, che le permettono di avere un fatturato importante.

Il biologico: data la crescente richiesta del mercato, di recente hanno iniziato a diffondersi le produzioni biologiche, che raggiungono apici di qualità non altrimenti fornibili.

 genova

Per chi e` interessato sul sito dell’Agenzia di Sviluppo GAL Genovese è disponibile il censimento aggiornato delle aziende agroalimentari della provincia di Genova.

Facciamo la spesa in Piazza Carlo Giuliani

MERCOLEDI’ 9 DICEMBRE 2009, ORE 21.00 – presso la sede del Comitato Piazza Carlo Giuliani – si terra’ l’incontro pubblico dal titolo “FACCIAMO LA SPESA”.
Sono stato contattato per raccontare l’esperienza del WIKIGAS. Chiedo a chi fa parte di un GAS e ha voglia di dire la sua, di unirsi a me in modo da portare diverse voci e diverse esperienze. Il Centro ha sede in via Monticelli 25 rosso (civico 9) a Genova – Marassi.

Fa’ la cosa giusta! Liguria

Ultimi giorni per iscriversi come espositori a Fa’ la cosa giusta! Liguria, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili alla sua seconda edizione ligure (il 25, 26 e 27 settembre 2009). Organizzata da Arci, Fair, gruppo d’acquisto solidale Birulò, Legambiente, Bottega solidale, Mani Tese Genova, MDC, Rete Lilliput Genova AIAB e Banca Etica Liguria in collaborazione con Insieme nelle Terre di mezzo Onlus, Fa’ la cosa giusta! Liguria si svolgerà nell’Area del porto antico di Genova e vedrà tra gli espositori aziende agricole biologiche, botteghe del commercio equo, associazioni e ong, operatori di turismo responsabile, bioedilizia e finanza etica, mobilità sostenibile, software libero, abbigliamento in materiali naturali.
Iscrizioni espositori su www.falacosagiusta.org/liguria, entro il 31 luglio.

L’economia e` una pesca

Andrea Saroldi

7 febbraio 2007

Come si può fare per costruire un’economia a misura d’uomo e rispettosa dell’ambiente? In molti ci stanno provando attraverso mille esperienze: dal consumo (gruppi di acquisto solidale), alla finanza (etica), dal commercio (equo e solidale) al turismo (responsabile) per arrivare ai piccoli agricoltori (biologici) e continuare di questo passo nei diversi settori dell’economia (solidale).

 

Tra queste esperienze si sta diffondendo la consapevolezza di come la costruzioni di reti (di economia solidale) possa rafforzarle e dare loro una prospettiva nella costruzione di circuiti economici a misura d’uomo. In questa prospettiva, a partire dai territori, si stanno sviluppando sperimentazioni di reti locali, chiamate Distretti di economia solidale (Des). Diversi luoghi stanno provando a tessere e rafforzare queste reti, conducendo sperimentazioni e scambiando esperienze per poter diffondere quelle che funzionano meglio.

 

In questo processo di costruzione di spazi di economia solidale, i Gruppi di acquisto solidale (Gas) giocano un ruolo importante. I Gas, gruppi di consumatori che acquistano collettivamente cercando piccoli produttori locali dai quali rifornirsi direttamente, si trovano naturalmente a sviluppare relazioni sul territorio, preziose nella costruzione della rete. Inoltre costituiscono la base della domanda di consumo necessaria a sostenere il distretto.

 

Per questo motivo, nelle esperienze di costruzione di distretti, alcune tra le più interessanti si muovono nel facilitare la nascita di Gas sul territorio e nella costruzione di filiere locali che aiutino i consumatori e i produttori a incontrarsi. Per portare qualche esempio, il Gruppo Motore per la costruzione del Des Brianza, che ha come riferimento il territorio della futura provincia di Monza, ha scelto come strategia nella costruzione del distretto proprio di iniziare dallo sviluppo dei Gas. In due anni i Gas del territorio sono passati da due a quindici, e l’obiettivo auspicato è arrivare ad avere un Gas in ognuno dei cinquanta Comuni. Ora, tra i Gas brianzoli è nata la “Retina”, un coordinamento leggero, con lo scopo di organizzare alcuni acquisti che possono funzionare meglio tra più gruppi, scambiarsi informazioni e buone prassi, sostenere la nascita di nuovi gruppi e promuovere la costruzione del Des.

 

Per fare un esempio, già da qualche anno i Gas della Brianza comprano insieme le pesche: dopo aver scelto il loro produttore fissano in anticipo il prezzo basandosi sui costi sostenuti per la produzione, non sulla quotazione della borsa. L’ultima volta hanno messo insieme ordini per otto quintali. L’idea funziona, e ora stanno pensando ad altri progetti per potersi procurare prodotti come il pane, i detersivi o l’energia elettrica da filiere conosciute.

 

Il gruppo Trentino Arcobaleno, che si pone l’obiettivo di costruire un distretto di economia solidale in Trentino, ha deciso invece di partire dai pomodori con il progetto “Tra passata e futuro”. Sperimentato già lo scorso anno, prevede in febbraio la prenotazione con il pagamento di un piccolo anticipo di pomodori da passata biologici coltivati da un gruppo di piccoli produttori locali. Nel primo anno sono state raccolte ordinazioni per 17 tonnellate di pomodori da 350 famiglie a un prezzo prefissato di 50 centesimi al chilo, che si è rivelato inferiore al prezzo del pomodoro biologico negli altri canali e in diversi casi anche inferiore al prezzo del pomodoro convenzionale.

 

Per il secondo anno sono state raccolte ordinazioni per 27 tonnellate a un prezzo di 52 centesimi; la maggiorazione del prezzo serve per pagare parte delle spese di organizzazione del progetto. In questo modo i trentini nella loro fiera autunnale sull’economia solidale “Fa’ la cosa giusta!” (che nel 2006 si svolgerà dal 3 al 5 novembre) hanno buoni argomenti per raccontare cosa si intenda per economia rispettosa delle relazioni e del territorio, anche perché oltre ai pomodori stanno sperimentando altri progetti su fragole, piselli, bioceste e cicloturismo tra le valli (per maggiori informazioni, anche sulla fiera, www.trentinoarcobaleno.it).

 

Diversi altri luoghi stanno sperimentando progetti di filiera, nella logica di intrecciare relazioni di rete sul territorio, spesso iniziando con la consegna settimanale di ceste di cibo biologico. Ma la prospettiva è di andare oltre, di allargare sperimentazione e circuiti a tutti i beni e servizi di cui abbiamo bisogno, per poter mettere a disposizione di tutti prodotti e servizi solidali. Si stanno ad esempio avviando sperimentazioni nel campo dei servizi telefonici e del tessile e si sta ragionando sull’acquisto di energia da fonti rinnovabili, per non parlare degli intrecci con le molte esperienze di economia solidale già attive nel campo del commercio, della finanza, del turismo e diffuse un po’ in tutti i settori.

 

Questa è la prospettiva di evoluzione che molti territori stanno sperimentando – ognuno con la sua specificità – nella costruzione di distretti di economia solidale; oggi sono più di venti e altri gruppi promotori si stanno attivando, anche se tutti dichiarano di essere a uno stadio molto embrionale. La speranza è che dall’intreccio e dalla replica di queste esperienze, partendo dalle più semplici per arrivare alle più complesse, si avviino processi di trasformazione del territorio verso reti aperte e attente alle esigenze sia di chi produce che di chi consuma.

Un nuova etica nelle relazioni economiche

COMUNICATO STAMPA 21 ottobre 2008

Davide Guidi Presidente Rete Economia Etica e Solidale delle Marche

 

 

Ci sono periodi, nel procedere della storia, in cui le crisi cicliche non sono più sufficienti a riequilibrare il sistema che le genera: è allora che le certezze vengono meno, i paradigmi consolidati sembrano non più attuali, la paura del futuro rischia di prevalere. In questi periodi, che possono durare anche a lungo, con più facilità eventi che in condizioni di equilibrio il sistema riesce ad riassorbire, sono in grado di innescare il passaggio ad un nuovo modello culturale, sociale ed economico.

Ora, così ci pare, stiamo attraversando questo passaggio fra due sistemi. La crisi economica che si sta concretizzando nei paesi privilegiati del nord del mondo, neoliberisti e capitalisti, non ha colto di sorpresa quanti da anni, ai margini delle teorie economiche prevalenti, denunciano la non sostenibilità dell’attuale modello.

Che è basato su alcune evidenti incongruenze: a partire dalla ferma convinzione che sia possibile inseguire una crescita infinita in un mondo le cui risorse sono finite. O anche che solo l’incremento del PIL garantisca benessere, quando invece esso si limita semplicemente a registrare gli scambi monetari che avvengono in uno stato, senza tener conto dei fattori che realmente contribuiscono alla qualità della vita ma non producono circolazione di moneta (come il volontariato, l’amore, l’amicizia, il dono, lo scambio mutualistico, i rapporti di prossimità).

Ed ancora, come non voler cogliere che i così sostenuti processi di delocalizzazione degli impianti produttivi finalizzati ad utilizzare la manodopera a basso costo dei paesi impoveriti del sud del mondo, non abbiano comportato anche la progressiva crisi del lavoro nel mondo occidentale ed il conseguente impoverimento dei lavoratori e quindi dei cittadini? A cui si è tentato di rispondere con la strategia del credito al consumo, ovvero spingendo ad acquistare con soldi inesistenti, salvo poi assistere alla scoppio di tale contraddizione di cui i mutui subprime sono la manifestazione per ora più evidente. Ma anche diffondendo l’invenzione della creazione di denaro dal denaro, grazie alla nascita di decine di strumenti finanziari alcuni dei quali basati su meccanismi tanto complessi da risultare perfino incomprensibili, nella loro portata, agli stessi operatori economici, alla classe politica ed ai cittadini. E comunque assai lontani dall’economia reale.

Il tutto, sostenuto da ciniche strategie volte a garantire condizioni di privilegio ad una parte minoritaria degli abitanti del pianeta – il 20% della popolazione occidentale, che consuma l’80% delle risorse globali – grazie allo sfruttamento ambientale, economico ed umano dei paesi del sud del mondo, da anni impoveriti da politiche di rapina delle materia prime di cui sono ricchissimi, di devastazione ambientale, di utilizzo come forza lavoro di uomini e donne privati dei più elementari diritti.

In questo tempo di passaggio, un’evidenza pare emergere: lo scenario globale non sarà più come prima. Con quale credibilità, infatti, i teorizzatori del liberismo senza regole potranno ancora sostenere le loro dottrine, quando in tempi di crisi si trasformano in abili promotori della socializzazione delle perdite e convinti assertori dell’intervento pubblico dei governi finalizzato a salvare il salvabile? E così, nei paesi del capitalismo avanzato, la prima risposta alla crisi in atto è stato il salvataggio pubblico delle banche ed in certi casi perfino una loro acquisizione di fatto da parte dello stato. A garanzia dei cittadini, si è detto. D’altra parte, sarà probabilmente più difficile anche per gli stessi decisori politici proporre con sfrontatezza le politiche alla base di questa crisi globale, ovvero privatizzazione dei servizi pubblici, liberismo tout court, competizione globale.

Le Reti di economia solidale, attive grazie a tanti soggetti economici, associativi e pubblici sia nei paesi del nord che del sud del mondo, nascono per porre al centro di una rinnovata azione politica processi di etica economica, che comportano anche la ricostruzione di un tessuto civico, culturale e sociale basato sul bene comune e sull’interazione costruttiva fra individui e soggetti plurimi.

Alla base del loro agire l’attenzione ad ogni uomo e donna in quanto prima di tutto persone (anche nei processi economici), all’ambiente, alle relazioni, alla cooperazione; la valorizzazione delle economie locali e dei soggetti che vi operano con consapevolezza e coerenza, senza prescindere dall’interazione con un progetto di mondializzazione più ampio che sia esso stesso occasione di cooperazione; il sostegno prioritario a soggetti economici ed imprese impegnati nella creazione di posti di lavoro in grado realmente di contribuire a rafforzare la sostenibilità ambientale ed i processi di inclusione sociale come responsabilità di impresa; il consolidamento di un’azione finanziaria che sia trasparente, semplice, immune da speculazione, estremamente chiara nell’evidenziare i principi in base al quale erogare crediti; la costituzione di Distretti di economia solidale, in cui nascano alleanze, patti e politiche economiche concordate fra produttori, consumatori e finanziatori, nello spirito delle filiere corte, della conoscenza diretta e della reciproca fiducia fra tutti gli attori coinvolti in un processo economico.

E che tutto ciò sia possibile, lo dimostrano le svariate esperienze di economia solidale attive da tempo: come Banca Etica – per limitarci ad alcune realtà del settore finanziario – con al centro del proprio operare una scala di valori che rispetta la sostenibilità economica piuttosto che la creazione di valore per gli azionisti, l’ascolto del territorio e delle persone che produce servizi bancari adeguati alle reali esigenze dei cittadini, la possibilità per i risparmiatore di determinare con trasparenza l’utilizzo del denaro depositato. O ancora la Banca JAK, con sede a Stoccolma, che propone un sistema di raccolta del risparmio e concessione dei prestiti non basato sugli interessi bensì sull’adesione dei propri soci che si prestano denaro tra loro, bypassando il sistema bancario tradizionale.

Questo, in sintesi, il contributo iniziale che le Reti di economia solidale possono portare per avviare e rafforzare i processi di elaborazione del rinnovato sistema che si profila all’orizzonte.

Naturalmente non da sole, ma in collaborazione con le istituzioni ed i soggetti economici, sociali e culturali interessati non a subire e rincorrere processi ormai obsoleti, ma ad immaginarne di nuovi, costruirli, governarli.

 

LINKS

Rete di Economia Solidale:

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La rivoluzione delle reti

Filosofo-economista, ricercatore, animatore sociale, consulente nel governo brasiliano di Lula e autore del libro “La Rivoluzione delle reti, l’economia solidale per un’altra globalizzazione” (Emi 2003), Euclides André Mance non ha dubbi: «per valorizzare le realtà di economia solidale affermatesi in Sudamerica e quelle legate al commercio equo e solidale e al consumo critico in Europa, esiste un’unica strada: articolare tutte queste realtà in una logica di rete».
Nel corso di un intervento tenuto a Lucca il 30 agosto 2003, Mance ha analizzato le numerose realtà che già oggi propongono un modello alternativo di mercato e di economia (botteghe del commercio equo, gruppi di acquisto solidali, gruppi di consumo critico, cooperative sociali, ong, piccoli produttori biologici, ecc.), e ha sottolineato la necessità di integrare le varie cellule di produzione, distribuzione, consumo, credito, trasporto, comunicazione-informazione in un contesto strategico nel quale ciascuno sostiene gli altri: in poche parole un distretto economico etico.
«Ogni rete è costituita da “cellule” (produttori, consumatori, finanziatori, comunità locale di riferimento), dalle loro connessioni relazionali e dai flussi che le alimentano (d’informazione e tecnologia, di beni e prodotti, di valori sia economici sia etici). Le dinamiche relazionali fra cellule avvengono senza gerarchie verticali prestabilite, come invece avviene nel modello capitalista. Ogni volta che due gruppi si integrano con altri gruppi, dove uno alimenta l’altro in un interscambio di diversità e arricchimento reciproco, allora abbiamo una rete». Condizione della crescita della rete è la promozione del consumo. Ma nella prospettiva solidale, la relazione tra chi consuma e chi produce va al di là del comprare o vendere qualcosa: comporta maturare la coscienza del rispetto verso le persone e verso l’ambiente, a favore del benessere di tutti, oggi come domani.
«Solo così – conclude il filosofo-economista – il distretto può, secondo una logica economica, generare un profitto che in questo caso andrà a beneficio della comunità, e sarà la comunità a deciderne la destinazione, per esempio finanziando la costituzione di un nuovo distretto (che produrrà altri posti di lavoro, altri prodotti da acquistare, ecc.)».

Fare un parallelismo tra le realtà di economia solidale sudamericane ed europee può essere corretto, ma solo parzialmente. Le esperienze che danno vita alle reti di economia solidale in Sudamerica nascono infatti come unica risposta possibile a condizioni di povertà estrema e di bisogno. Mentre le reti di commercio equo e solidale, così come dei gruppi di consumo critico e di boicottaggio nel mondo ricco nascono da scelte soggettive (individuali o di gruppo) di tipo etico e culturale; rappresentano un’esperienza di solidarietà importante ma coprono una nicchia di mercato ancora marginale.
Ma, nonostante le differenze di fondo, si tratta pur sempre di un variegato arcipelago di realtà che, dal punto di vista economico e sociale, propone un’alternativa concreta a un modello di sviluppo sempre più inadeguato a soddisfare i bisogni profondi dell’uomo.
Da qualche anno assistiamo all’evoluzione di un movimento sinergico di collegamenti internazionali di reti (intese come intreccio di relazioni), emerse nell’ambito dei Forum sociali mondiali, dei Forum continentali e dei vari Forum tematici nazionali. Da queste pratiche sono andate emergendo vere e proprie reti globali che oggi integrano in diversi settori, produzione, commercio, servizi, finanziamento, consumo, in grado di movimentare ogni anno centinaia di milioni di dollari.

Le prime tracce dell’economia solidale possono essere individuate in America Latina, storicamente legata a situazioni di profonda crisi economica e di acuta povertà che a partire dall’inizio degli anni ‘80 hanno coinvolto paesi come Cile, Brasile e più recentemente Argentina. Anche nelle situazioni di crisi più grave, queste esperienze non si sono limitate a rappresentare uno strumento di lotta contro la povertà, ma hanno inaugurato percorsi che esplorano forme alternative e solidali di economia. A dimostrazione che – per dirla con le parole di Mance – «nel momento in cui la solidarietà fa il suo ingresso nella teoria e nella pratica dell’economia, succedono cose sorprendenti e nasce una nuova razionalità economica, efficiente e capace di contribuire al superamento dei grandi problemi che affliggono l’uomo e la società contemporanea».
Ad esempio stabilimenti autogestiti da lavoratori licenziati dai precedenti datori di lavoro. In Brasile esiste un’associazione nazionale dei lavoratori delle imprese in autogestione, e i lavoratori impegnati sono circa 23 mila, con un fatturato annuo di 300 milioni di reales (circa 90 milioni di euro). Vi sono poi le cooperative che gestiscono attività di microcredito per finanziare il funzionamento di piccole iniziative imprenditoriali. O i circuiti locali di baratto (simili, per certi versi, alle nostre banche del tempo), dove lo scambio di prodotti e servizi viene regolato per mezzo di una “moneta sociale”. Questa è dotata della peculiare caratteristica della scadenza: dopo una certa data impressa sulle banconote stesse, la moneta non ha più valore. Questo fa sì che nessuno pensi ad accumulare denaro, e che invece lo si usi per acquistare beni o servizi dagli altri membri della comunità, che a loro volta compreranno beni e servizi prodotti da altri, e così via. In questo modo si innesca un circolo virtuoso in grado di dare impulso e sviluppo all’economia locale (la moneta sociale stimola gli acquisti, la produzione, gli scambi e quindi il miglioramento delle condizioni di vita di tutti nella comunità). L’aspetto interessante è che di questi circuiti fanno parte anche alcune multinazionali, conferendo ai circuiti stessi una portata che a volte travalica i confini nazionali.
Ricordiamo infine le aziende che attuano esperienze di economia di comunione (come in Italia), cooperative per il commercio equo, gruppi di consumo critico, comunità di sviluppatori di software libero, ecc.
In Brasile sono stati recentemente istituiti enti che, in base alla verifica di particolari requisiti, conferiscono la certificazione alle imprese che intendono aderire ai circuiti di economia solidale.