(((APPUNTAMENTO))): LE CITTA` DI TRANSIZIONE – DALLA DIPENDENZA DAL PETROLIO AD UN FUTURO FELICE
Fa’ La Cosa Giusta! Liguria – domenica 27 settembre 2009 dalle 14,30 alle 17,00 – Porto Antico – Palazzina Giobatta
“Non posso cambiare il mondo da solo, dobbiamo essere almeno in tre” Bill Mollison (coofondatore della Permacultura).
Parleremo dello scenario generale sul fronte climatico ed energetico e della originale risposta che il movimento di Transizione sta immaginando e mettendo in pratica.
L’idea è che forze minuscole possono generare cambiamenti immensi, la sorpresa è che sembra che funzioni davvero!
Le TRANSITION TOWNS (nel mondo sono centinaia, in Italia sono già 3) sono un bell’esempio di come si puo` arrivare a consumare meno petrolio e inquinare meno a partire da iniziative di semplici cittadini che si sono messi insieme e si sono dati da fare (divertendosi!) fino a convincere la propria amministrazione ad adottare un “piano di decrescita energetica”.
Relatore: Cristiano Bottone di Transition Italia
Per info: http://ioelatransizione.wordpress.com/
LA TRANSIZIONE
“La transizione” è un movimento culturale impegnato nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo (e sulla logica di consumo delle risorse) a un nuovo modello sostenibile non dipendente dal petrolio e caratterizzato da un alto livello di “resilienza”.
Analizzando più a fondo i metodi e i percorsi che la Transizione propone, si apre un universo che va ben oltre questa prima definizione e fa della Transizione una meravigliosa e articolatissima macchina di ricostruzione del sistema di rapporti tra gli uomini e gli uomini e tra gli uomini e il pianeta che abitano.
ROB HOPKINS
“Transition” è un movimento culturale nato in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins. Tutto avviene quasi per caso nel 2003. In quel periodo Rob insegnava a Kinsale (Irlanda) e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile. Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro.
COM’È IL NOSTRO MONDO
L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite. Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle materie prime, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.
La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Rob intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento.
RISCOPRIRE LA RESILIENZA
Ma Rob è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza.
Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.
La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.
È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.
I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali).
Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.
LE TRANSITION TOWNS
Nascono così le Transition Towns (oramai centinaia), città e comunità che sulla spinta dei propri cittadini decidono di prendere la via della transizione.
Qui si evidenzia il terzo elemento di forza del progetto di Rob Hopkins, quello che lui ha creato è un metodo che si può facilmente imparare, riprodurre e rielaborare. Questo lo rende piacevolmente contagioso, anche grazie alla forza della visione che contiene, un’energia che attiva le persone e le rende protagoniste consapevoli di qualcosa di semplice e al contempo epico.
Possediamo tutte le tecnologie e le competenze necessarie per costruire in pochi anni un mondo profondamente diverso da quello attuale, più bello e più giusto. La crisi profonda che stiamo attraversando è in realtà una grande opportunità che va colta e valorizzata. Il movimento di Transizione è lo strumento per farlo.


Non perdetevi questo documentario:
http://www.youtube.com/user/NuovoEcosistemaWebTv#play/user/5840CDA67145C475/0/icZFYghEeUE
Grazie Monika, il documento è straordinario per la semplicità e chiarezza con cui espone i temi della sostenibilità e della transizione.Direi anche che va ben al di là di questo, personalmente la grande dignità con cui viene affrontato il tema della transizione ha dei rapporti molto stretti con la poesia. Non me lo sono perso e consiglio vivamente a tutti gli amici di guardarlo.
Ciao, anch’io ho colto il lato umano e il bisogno del riavvicinarci tutti alla terra e quello di reinstaurare un rapporto diretto con la natura. Ci sono reti già operative in Italia in tal senso e altre in costruzione:
http://www.scribd.com/doc/20245409/Distretto-economia-solidale-Imperia
Io spero che tutto questo porti queste esperienze a dialogare e non a seguire strade parallele, retiglocali è nata appunto per questo.
Infatti come membro della MDFGE ho compreso immediatamente questa finalità e l’opportunità che Enrico ci ha fornito di stringere di più i rapporti e la comunicazione con gli amici del ponente. Il ghiaccio è stato rotto e percepisco un crescente bisogno di comunicare ed ascoltare esperienze di gestione e di confronto ispirate agli obiettivi che voi cercate di perseguire coi DES. Seguiamo con grande interesse gli sviluppi delle vostre attività. La comunicazione sta funzionando! Ciao
Ciao Enzo : La comunicazione sta funzionando
http://resfvg.blogspot.com/
RESFVG – Rete di Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia.
Cerca tra i link sotto il nome di Rete Globale
trovi Nuovoecosistema, evidentemente le info che arrivano dalla Liguria sono ritenute molto interessanti per i Soci.
Partendo da questa considerazione di Enzo: “Il ghiaccio è stato rotto e percepisco un crescente bisogno di comunicare ed ascoltare esperienze di gestione e di confronto ispirate agli obiettivi che voi cercate di perseguire coi DES”. E’ senz’altro vero che il bisogno di comunicare e di entrare in contatto diretto tra le persone è un desiderio crescente. Purtroppo non tutte le persone che potrebbero essere interessate ai temi trattati hanno ancora percepito l’opportunità di comunicare con strumenti come RG. Credo che uno degli obiettivi di questo progetto potrebbe essere proprio quello di far cogliere questa opportunità con iniziative mirate
Ieri con mia moglie abbiamo seguito il seminario sulla Transazione e devo dire che entrambi lo abbiamo trovato molto interessante
Fra l’altro notavo che molti dei punti operativi illustrati dal relatore nella parte finale del seminario hanno forti affinita’ con il modo in cui RG sta provando a fare rete
Magari potrebbe valerne la pena “isolarli” (questi punti comuni) e renderli pubblici
Mi spiace di non avere avuto la possibilità di partecipare al seminario sulla transizione. Condivido gli obiettivi e le proposte della Transizione, ma condivido, soprattutto le proposte di Marcello che conosco come membro fondatore dell’MDFGE e considero come uno degli amici più attivi e più brillanti per la grande attenzione, l’impegno e la qualità delle competenze e delle proposte impiegate nelle operazione di costituzione di una rete, sia quella dei GAS, sia della Transizione, sia DES, sia Nuovo Municipio, sia RG.