Fa’ la cosa giusta! Liguria

Ultimi giorni per iscriversi come espositori a Fa’ la cosa giusta! Liguria, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili alla sua seconda edizione ligure (il 25, 26 e 27 settembre 2009). Organizzata da Arci, Fair, gruppo d’acquisto solidale Birulò, Legambiente, Bottega solidale, Mani Tese Genova, MDC, Rete Lilliput Genova AIAB e Banca Etica Liguria in collaborazione con Insieme nelle Terre di mezzo Onlus, Fa’ la cosa giusta! Liguria si svolgerà nell’Area del porto antico di Genova e vedrà tra gli espositori aziende agricole biologiche, botteghe del commercio equo, associazioni e ong, operatori di turismo responsabile, bioedilizia e finanza etica, mobilità sostenibile, software libero, abbigliamento in materiali naturali.
Iscrizioni espositori su www.falacosagiusta.org/liguria, entro il 31 luglio.

Monitoraggio delle campagne pubblicitarie delle automobili

L’Associazione NOAUTO, per una mobilità urbana alternativa, ha l’obiettivo di promuovere un sistema di mobilità urbana che migliori la qualità della vita  dei cittadini e che riduca gli impatti negativi dei trasporti sulla salute e sull’ambiente.

Consapevole  del  ruolo  che  la  pubblicità  riveste  come  promotore  di  valori  e  di  comportamenti  e  del  fatto che l’automobile rappresenta il primo settore per spesa pubblicitaria (Fonte: Nielsen, aprile 2008),  NOAUTO  ha  avviato  una  campagna  di monitoraggio  delle  campagne  pubblicitarie  delle  automobili. 

Da questo monitoraggio sono risultati diffusi e rilevanti casi che potrebbero avere un’influenza negativa sul  consumatore,  proprio  per  quanto  riguarda  gli  aspetti  legati  all’impatto  sanitario,  all’impatto ambientale e alla sicurezza delle automobili.

 Sulla base di questo monitoraggio NOAUTO ha già chiesto:

-  al  Comitato  di  controllo  dell’Istituto  dell’Autodisciplina  Pubblicitaria  di  verificare  se  siano riscontrabili violazioni al 2° comma dell’art. 12 del Codice di Autodisciplina pubblicitaria  (per  quanto riguarda l’induzione di stili di guida non sicuri);

-  all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di verificare se siano riscontrabili forme di  pubblicità ingannevole (per quanto riguarda l’uso improprio e non dimostrato di termini come  “verde”, “amico dell’ambiente”, ecc..);

-  alla Camera di Commercio di Roma di verificare se siano riscontrabili violazioni del 2° comma  dell’art. 6 del D.P.R. 84/2003 e del suo allegato IV (per quanto riguarda l’insufficiente o omessa  informazione al consumatore sulle emissioni di CO2 delle automobili). 

Un primo risultato è già stato ottenuto: in seguito all’intervento del Comitato di Controllo dello IAP, Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, la Mercedes si è impegnata a non riproporre più messaggi “volti ad esaltare lo stimolo ad una guida particolarmente veloce e che suggeriscano comportamenti di guida potenzialmente imprudenti e pericolosi”, come ad esempio: “Non vi vedranno arrivare e non vi vedranno andarvene. Per questo vi noteranno”, oppure “Ammirate le strisce colorate fuori dal finestrino”.

India capitale della fame

Intervista con Vandana Shiva
È un modello distorto quello che basa lo sviluppo di un’economia sull’analisi del prodotto interno lordo. L’India cresce del 9 per cento l’anno ma ci sono 240 milioni di persone che soffrono la fame. Il grido d’allarme di Vandana Shiva.

Attivista politica e ambientalista indiana Vandana Shiva, è uno dei leader dell’International Forum on Globalization e si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale, e di biodiversità, biotecnologie, bioetica e ingegneria genetica. Nel 1993 ha vinto il Kight Livelihood Àward, una sorta di Premio Nobel alternativo per la pace.

Perchè parla della Terra come di una Donna?

Nella maggior parte dei casi pensiamo alla Terra come a qualcosa di morto o di inerte, e così facendo creiamo l’illusione che il benessere provenga da Wall Street e dalle industrie. Dimentichiamo che per qualunque industria il primo materiale è proprio quello fornito dalla Terra, e l’abuso della Terra è essenzialmente la causa della crisi ecologica attuale, così seria al punto che diverse specie stanno correndo il rischio dell’estinzione. Il report dell’Ipcc (organismo composto da 2.500 scienziati) dichiara che – mantenendo il ritmo attuale – entro qualche centinaio danni gli stessi esseri umani non saranno più in grado di vivere su questo pianeta.

Perchè, secondo lei, l’agricoltura industriale è più povera di quella manuale?

La quantità di cibo che deriva dalla prima è inferiore a quella della seconda. Ciò che è maggiore è la quantità prodotta per singola coltura. Se per esempio hai un terreno di 150 ettari, su cui coltivi solo pere, avrai sicuramente più pere da vendere, in confronto a una coltivazione manuale, ma non puoi vivere solo di pere. Hai anche bisogno di insalata, di pomodori e di altre cose. Così, se in una certa area ti limiti a coltivare solo un certo tipo di prodotto le altre cose di cui hai bisogno vengono importate dall’esterno.

Una critica a Jeffrey Sachs e alla sua teoria su come usci-re dalla povertà…

La prima cosa che critico a Jeffrey Sachs è la sua idea secondo cui la gente che vive con l’agricoltura sia povera per definizione. Motivo per cui propone un modello di sviluppo basato sulla fuoriuscita dall agricoltura. Il problema non è l’agricoltura, ma lo sfruttamento indebito della terra. Se la gente non continuasse a coltivare la terra, noi non avremmo più cibo. Pertanto, diversamente da lui, nel mio ultimo libro Ritorno alla Terra, io dico: «Fate in modo che più gente ritorni alla terra». In modo naturale, però, cioè seguendo l’utilizzo di metodi biologici e promuovendo la biodiversità. Signor Jeffrey Sachs, ritorna alla terra, e anche tu guadagnerai qualcosa di nuovo. Molti giovani americani sono venuti a studiare con me, perché vogliono tornare alla terra perché rappresenta una possibilità reale di cambiamento per qualunque Paese.

Sarà davvero possibile operare questo cambiamento, in concreto?

Nei Cda delle multinazionali oppure nei palazzi dei Governi non riusciranno neppure a iniziare a pensare a come fare un percorso alternativo, perché loro non sono collegati con le persone a livello locale. Invece è dalla connessione con la terra e con le persone che si riuscirà a capire la strada da percorrere, ed è da lì che dobbiamo partire. Ai momento io intravedo due possibilità. Una è quella dell’ecoimperialismo, dove i potenti si appropriano delle risorse rimaste; l’altra è quella delle persone comuni, che insieme condividono la responsabilità per il consumo delle limitate risorse della terra, e lottano per proteggerle, conservarle e rinnovarle. Ci sarà sempre qualcuno che cercherà di darci una rappresentazione falsata della crescita. Ci diranno: distruggete i vostri piccoli appezzamenti di terra e unitevi all’agricoltura industrializzata. Vorranno farci credere che questa crescila è vera, quando in realtà è una crescita che fa crescere solo la povertà.

I giornali parlano dell’India e della Cina come di economie emergenti. Cosa ne pensa?

Parlare di civiltà antiche come l’India e la Cina descrivendole come Paesi emergenti è un insulto alla nostra storia e alle nostre radici. Noi non stiamo  emergendo, noi siamo alti e dritti da secoli. Quelli che ci chiamano emergenti esistono da 400 o 500 anni, mentre noi esistiamo da 10 mila anni e più. Premesso questo, è abbastanza noto a chi e dentro il settore che misurare la crescita semplicemente in termini di Pil non è valido, perché il Pil misura solo il movimento di denaro. Il quale è effettivamente cresciuto in India negli ultimi anni anche a ritmi del 9 per cento. Ma è proprio in questo periodo che la nostra economia emergente – come la chiamano i giornali – è diventata la capitale della fame, con 240 milioni di persone senza il minimo indispensabile per sopravvivere. Abbiamo cioè scavalcato la capitale storica della fame, l’Africa subsahariana, dove vivono 198 milioni di persone senza cibo sufficiente. E’ evidente, quindi, che quel modello basato sull’analisi del Pil non considera tutti gli aspetti del sistema, e la verità è che si è creata sempre più farne…