LO STUDIO ATRES SI ARRICCHISCE DI NUOVI SERVIZI

Augurando un buon 2011 a tutti, il nostro studio informa tutti i soggetti interessati che daremo il via a una serie di nuovi servizi che mano a mano si renderanno operativi saranno esposti.

In questo inizio di anno è motivo di orgoglio l’avere dato l’avvio alla compartecipazione con RetiGlocali per la consulenza di start-up a nuove aziende del settore e a risposte su argomenti di interesse comune di cui ci possiamo fare carico. Aspetto numerose le Vostre richieste.

Nell’ambito di servizi alle imprese, che il nostro studio è sempre pronto a cogliere, vi voglio segnalare la possibilità per chiunque lavori con il materiale vivaistico, sementiero e con la legna, la possibilità di potersi avvalere del mio operato in quanto a responsabile Fitosanitario. Questa figura si rende necessaria per chiunque operi nei campi sopra descritti con poche  deroghe se non per quelli che vengono considerati piccoli produttori (vendita diretta al dettaglio). Le normative purtroppo rendono obbligatoria questa figura anche per chi rivende tuberi da seme (patate)|

Per qualsiasi delucidazione non esitate a contattarmi.

In un prossimo articolo le delucidazioni sulle normative attualmente in vigore.

agr. Fabio Nervo

Avvicinarsi all’agricoltura biologica

A seguito di alcuni quesiti che mi sono pervenuti vorrei consegnarvi una rapida guida su come ci si avvicina all’agricoltura biologica.

Procediamo per punti:

Costituzione dell’azienda

Se non è già esistente e se si vuole dare vita ad un soggetto commerciale, bisognerà cosituire un’azienda agricola. Per farlo ci sono varie possibilità a seconda del livello che si vuole dare alla nostra attività. Si va dalla semplice apertura di una partita Iva agricola fino all’iscrizione alle liste INPS come coltivatore diretto.

La semplice apertura di partita Iva è tipico di chi si impegna in agricoltura come integrazione al reddito principale. L’iscrizione alla Camera di Commercio è obbligatoria (dietro corrispondenza di un diritto camerale che varia a seconda dell’attività) per quei soggetti che nell’anno solare superano un fatturato (o corrispettivi) di 7.500€. Ci sono casi particolari, come ad esempio i dipendenti di enti pubblici, che possono aprire partita iva solo previa richiesta di part-time dall’occupazione principale (per i casi particolari contattemi).

Si può essere iscritti alle liste INPS, come coltivatori diretti, solo se questa è l’attività principale. L’iscrizone può avvenire anche come imprenditore a titolo principale…..ma questa è un’altra storia e la racconteremo la prossima volta.

Per ciascuno dei casi sopra descritti non si può prescindere dal possedere un po’ di terreno e/o qualche allevamento. I dettagli sono un po’ lunghi e articolati e quindi chi li volesse  si rivolga a me in forma privata.

Il possesso del terreno deve essere regolato da un diritto reale sia esso proprietà o affitto. In ambedue i casi il tutto deve essere dimostrato tramite la documentazione del caso. Tale operazione non è necessaria se l’attività è di tipo integrativa o se amatoriale.

Certificazione

Appurato che l’azienda sia stata costituita, si passa alla certificazione biologica.

Bisognerà rivolgersi ad un ente certifcatore riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole. In Italia ce ne sono circa una decina. A questo punto un ispettore vi farà una visita preventiva in cui cercherà di valutare la possibilità di certificare la vostra azienda, dandovi anche tutte le coordinate burocratiche per assoggettarvi al biologico.

L’aggravio più consistente è di carattere burocratico. Ogni anno bisogna dichiarare quali saranno le colture interessate, quali saranno le produzioni in quantità e qualità e quali saranno le superfici interessate. Questa dichiarazione va fatta in duplice copia inviandone una copia all’ente certificatore e una alla Regione di appartenenza.

La tenuta di vari registri tra cui quello dei trattamenti (logicamente biologici!) e quello colturale rende l’aggravio un po’ oneroso in termini di tempo.

La certificazione dell’azienda non avviene immediatamente all’atto dell’iscrizione. Ci sono tempi tecnici che devono trascorrere, perchè i prodotti ottenuti si possano definire biologici. Tale termine si chiama di conversione e varia a seconda delle produzioni da un minimo di un anno fino ad un massimo di tre anni.

L’ultima cosa da sapere è che la certificazione ha un costo diretto, che è la quota che l’ente certificatore richiede per i controlli, e un costo indiretto, dato dalla minore percentuale di prodotto che si ricava dall’agricoltura biologica (che si attesta in un 20% di media).

Spero con questo scritto di avere esaudito alcuni dei quesiti posti. Sono sempre a disposizione per eventuali chiarimenti.

Buona agricoltura a tutti!

La vita in campagna

Alcuni giorni fa mi sono venuti a trovare due ragazzi milanesi. Come al solito, data la mia poca attenzione nel momento delle presentazioni (mi perdo nello scrutare il mio interlocutore), mi sono dimenticato i loro nomi. Spero abbiano pietà di me se mai leggeranno questo scritto. Sono venuti a trovarmi per un motivo ben preciso: vogliono trasferirsi da Milano nel nostro entroterra. Non solo, vogliono venire in Liguria per darsi all’agricoltura! Il caso è emblematico. Lui, ragazzo esile e sveglio, ha perso il lavoro. La sua ditta ha chiuso in uno dei mille fallimenti, pilotati o meno, che attraversano il nostro paese e che sembrano sconosciuti ai più, meno che a quelli che li subiscono. Lei, aspetto fragile, ha un lavoretto impiegatizio senza troppe pretese ma pagato il giusto e cioè ne troppo ne troppo poco. Ambedue hanno una espressione un po trasognata a metà tra il disilluso e l’illuso. Sono venuti a farsi un giro nell’entroterra di levante dove vorrebbero piantare radici e dare vita alla loro attività agricolo/turistica. Sono venuti a chiedermi un parere e un consiglio nelle doppie vesti di coltivatore e tecnico agricolo. Purtroppo per loro il sottoscritto in questo momento non è il massimo per invogliare chicchesia a buttarsi a capofitto in agricoltura. Ho cominciato con il fare vedere a loro che tipo di aziende esistono sul nostro territorio. Gli ho fatto vedere come bisogna calare i motocoltivatori dalle fasce, legati agli alberi di olivo, come si coltivano gli ortaggi tra una pianta e l’altra, come si allevano galline nei posti più scomodi (ma almeno non si ruba posto agli ortaggi!). A questo punto dopo averli impresssionati sono passato alle parole dure  su quale è lo staio di salute dell’agricoltura ligure. Via con l’elenco di aziende che stanno per chiudere, quelle che sono agonizzanti, gli agriturismi con investimenti sbagliati, gli allevamenti con le bestie morte di fame. Come un pugile, paziente e conscio dei propri mezzi, dopo il lavorio ai fianchi sono passato ai colpi pesanti. E giù con il fatturato (?), giù con le spese fisse, con quelle variabili, con quelle impreviste e imprevedibili. Le loro faccie emaciate stavano diventando livide. Era il momento. Il buon combattente sa quando è il momento di sferrare il colpo decisivo. Frase perentoria: ” sto per chiudere “. Si avevano capito benissimo, appena i tempi burocratici me lo permetteranno chiuderò i battenti. Basta!
Questa volta avevo fatto male i conti. La risposta è stata tanto laconica quanto spiazzante “perchè ?”. Come perchè. Vi ho appena fatto un quadro che a confronto la disfatta di Waterloo sembra una passeggiata in campagna!!
A quel punto però una cosa mi è saltata agli occhi. L’espressione dei loro visi e dei loro sguardi io li avevo già visti. Erano esattamente quelli che vedevo nello specchio ogni volta che presentavo una delle mie idee per cambiare la mia vita a qualcuno che mi stava vicino. Ogni volta era la stessa tiritera su probabili insuccessi e su probabili disfatte. Bisognava sempre fare massima attenzione a qualsiasi insidia. E io invece ero convinto che quella fosse la migliore delle idee e rispondevo “perchè ?”.
E’ a quel punto, visto quello sguardo, che ho aggiunto “comunque fossi in voi ci proverei!!!”. E li ho cominciato ad elencare tutte le possibili magnificenze che ci possono essere in una vita da contadino aria aperta, spazi liberi, cuore libero e mente sgombra.
Provateci è quello che mi viene da dire stasera……..a prescindere da come andrà a finire.

Scusandomi per il fuori tema lo dedico a RetiGlocali e a tutti quelli che vogliono provarci.
Fabio

NON SOLO L’ORTAGGIO FA IL COMPOSTAGGIO

A Genova c’è il Festival della Scienza. Già questa è una notizia visto che negli ultimi tempi è più facile scoprire che le manifestazioni di una certa caratura migrano in altre città!

Non solo. Il festival è particolarmente ricco. Sono circa 300 i laboratori e gli incontri che si possono visitare in tutto il centro cittadino.

Presso le cisterne del Ducale c’è un laboratorio che mi riguarda da vicino: non solo l’ortaggio fa il compostaggio. A cura del Laboratorio di Sicurezza Alimentare, dipartimento di Chimica e Chimica Industriale – Università degli Studi di Genova e in collaborazione con la Segreteria Tecnica del progetto Viridis e Consorzio di Rio Marsiglia l’idea è della dottoressa Claudia Fazio facente parte della segretria tecnica del progetto Viridis (già esposto in un altro articolo di questo Blog).

La mission del laboratorio è quella di far capire come avvengono le trasformazioni all’interno di una compostiera. Allo scopo sono state approntate due compostiere pilota di cui una presso un’azienda agricola e un’altra presso un’abitazione privata. Nell’arco di circa quattro mesi sono state seguite tutte le fasi di decomposizione del materiale organico  documentate con una serie di rilievi fotografici. In particolare sono state introdotte nel compostaggio stoviglie e sacchetti  a base di amido di mais per seguirne le sorti (!).

I visitatori del laboratorio avranno la possibilità di capire le fasi del compostaggio e l’utilizzo dell’humus ottenuto oltre ad avere la possibilità di toccare con “mano”. Alla fine della visita una piccola sorpresa consentirà ai partecipanti di portare a casa un ricordo dell’esperienza.

Il laboratorio, come dicevo precedentemente, mi riguarda da vicino in quanto sono stato incaricato di gestire l’approvviggionamento del materiale necessario. L’occasione mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà davvero interessante l’azienda a partecipazione comunale GAIA della provincia di Asti. In pratica nella provincia piemontese i comuni si sono consorziati per dare vita ad una struttura per la raccolta differenziata e per la produzione di compost da frazione umida organica. Il centro è veramente interessante e gli operatori si sono dimostrati altamente coinvolti da questa esperienza. In un prossimo articolo vi spiegherò le peculiarità e le caratteristiche di GAIA. Ad oggi posso dirvi che è bastato dire ai responsabili dello stabilimento per quale motivo venivano contattati per avere materiale gratuito a volontà  e un’intervista con uno dei responsabili in sole 24 ore!

Professionalità e passione.

Vi ricordo che il laboratorio può essere visitato previa prenotazione fino al 7 novembre.

www.festivalscienza.it/site/Home/Programma/Eventipertipo/Laboratori/articolo10009337.html

COLLABORAZIONE CON L’AGROTECNICO OGGI

Nei prossimi giorni comincerò la mia collaborazione giornalistica con la testata “l’Agrotecnico Oggi” sui temi dell’agricoltura biologica. Gli articoli che verranno pubblicati vedranno la luce anche qui sul blog di retiGlocali. Seguitemi.

Al festival della scienza si scompone il compost

Con la Segreteria Tecnica di Viridis ci stiamo occupando dell’organizzazione del seguente laboratorio che sarà presente al Festival della Scienza di Genova

Non solo l’ortaggio fa il compostaggio

Scomponiamo… il compost
Rami e foglie secche, scarti di cucina, avanzi di cibo, possono diventare un’importante risorsa per l’ambiente? Sì, se finiscono in una compostiera, invece che nella comune pattumiera. Evitiamo inutili sprechi e scopriamo come si produce il compost e come avviene la trasformazione dei rifiuti organici. Produrre e utilizzare questo prodotto fertilizzante è fondamentale per ridurre i rifiuti, per salvaguardare l’ambiente e i suoli, nonché per la corretta gestione agronomica dei terreni. Il compost permette infatti di restituire materia organica e quindi nutrimento alla terra. In questo laboratorio, dopo aver imparato a distinguere le diverse tipologie di rifiuti destinabili alla frazione umida (tra cui le bioplastiche), i partecipanti possono analizzare con semplici test chimico-fisici il terriccio per evidenziarne le diverse proprietà, conoscere le differenti plastiche in commercio e il meccanismo biochimico mediante il quale i microrganismi presenti negli scarti domestici operano la trasformazione in compost. Alla fine del laboratorio ognuno può portare a casa un omaggio “compostabile”, un piccolo dono che invita i partecipanti a ricordare questa esperienza e a diventare cittadini responsabili.

A cura di

Laboratorio di Sicurezza Alimentare, dipartimento di Chimica e Chimica Industriale – Università degli Studi di Genova.

In collaborazione con Segreteria Tecnica progetto Viridis e Consorzio di Rio Marsiglia
Con il contributo di Ecozema

GLOCAL

Biologico Glocal! Risposte locali per azioni globali!
Oggi il biologico si pone come una grande opportunità, partendo dal locale, per rispondere a livello globale alla grande crisi climatica, alimentare ed economico-sociale. La Biodomenica 2010 vuole mettere l’accento sulla caratteristica “Glocal” del movimento del biologico che oggi è costituito da persone provenienti da tutto il mondo ma che sono fortemente radicati nei territori locali, attraverso l’applicazione di metodi di produzione legati alla storia, la cultura, l’economia e l’ambiente locale. I produttori biologici in tutto il mondo prestano attenzione alle tipicità del territorio, trovando soluzioni localmente sostenibili ed efficaci, valorizzando le risorse presenti e minimizzando gli eventuali svantaggi pedoclimatici, con l’idea di “agire localmente avendo però in mente l’intero siste ma”. A livello globale il biologico rappresenta un modello di sviluppo agricolo in grado di contribuire alle principali sfide del nostro secolo quali i cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità, la crisi energetica, la sovranità alimentare e l’accesso al mercato per i produttori agricoli. Il termine glocal è stato utilizzato alla fine degli anni novanta in relazione alle città, ma oggi anche le aree rurali sono ricche di soggetti attivi nel processo di globalizzazione che non rappresentano recettori passivi degli input esterni. Il movimento del biologico rappresenta una fitta rete di risposte dal basso ai processi di cambiamento sociale ed economico delle aree rurali ed urbane. L’agricoltura biologica è un esempio di come le risposte locali interagiscono con le forze globali e di come il rafforzamento di tali interazioni può rappresentare un buon adattamento alla crisi globale. La Biodomenica 2010 rappresenta la p rima esperienza del biologico italiano di coordinamento di una campagna di promozione a livello mondiale. Gli agricoltori biologici il 3 ottobre saranno presenti contemporaneamente su piazze in tutti e cinque i continenti. La realizzazione di una tale iniziativa rappresenta l’alto livello di comunicazione esistente all’interno del movimento del biologico. Il messaggio della Biodomenica 2010 è quello di un modello che agisce a livello locale, rispondendo alla crisi globale. Partecipate!

Associazione Italiana Agricoltura Biologica
TRATTO DA BIOAGRICOLTURA NOTIZIE

“VIRIDIS” quando l’ente è sostenibile

Riporto sotto un articolo da me scritto per il sito www.ecocentrico.it su una bella iniziativa per ora unica in Italia.

PROGETTO VIRIDIS: PARTE DALLA LIGURIA LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE CONDIVISA
A volte la parsimonia ligure ha risvolti positivi e inaspettati. Nasce sotto la spinta della ottimizzazione delle risorse (anche economiche) il raggruppamento di enti che danno origine al progetto Viridis che consiste nel dare unità di intenti ad un gruppo di 13 comuni e un Consorzio Intercomunale della provincia di Genova, tutti con certificazione ambientale UNI EN ISO 14001.
Il progetto vede coinvolti I comuni della costa Recco, comune capofila, Pieve Ligure, Sori e Zoagli, mentre nell’entroterra Cicagna, comune capofila, Tribogna, Neirone, Uscio, Avegno, Coreglia Ligure, Lumarzo, Favale di Malvaro, Orero e il Consorzio Intercomunale di Rio Marsiglia. Il percorso è stato lungo e laborioso. Partito nel 2007 ha visto dipanarsi una serie di adempimenti burocratici fino ad arrivare nel 2009 alla concretizzazione con la nascita di Virids. Si legge nel sito www.viviviridis.it : “[...] concetto base del progetto Viridis, che in latino significa verde, vigoroso, virgulto è la coalizione volta all’ottimizzazione di risorse e risultati e ha il fine di migliorare la qualità della vita di ogni singolo cittadino. [...]”.
La regione Liguria ha da subito individuato nelle certificazioni ambientali ISO 14001 un buon viatico per la sostenibilità e l’organizzazione del territorio. Prova ne è che il progetto è stato sostenuto da un finanziamento pubblico.
La vera innovazione, però, risiede nell’avere coagulato così tante forze e avere dato al progetto una segreteria tecnica condivisa merito che va spartito tra i sindaci dei comuni interessati e chi in questo progetto ha collaborato alla buona riuscita. Proprio a due di queste persone, la dott. Claudia Fazio e l’ing. Fabrizio Bozzo, abbiamo chiesto alcune impressioni per capire meglio cosa è Viridis.

Cosa sono Viviviridis e Viridis?
ViviVIRIDIS è l’estensione di un progetto nato dalla condivisione di intenti nell’ambito del conseguimento della certificazione ambientale di un raggruppamento di comuni liguri.
VIRIDIS è principalmente una “visione” di un futuro sostenibile che si realizza concretamente attraverso un modello di gestione per ottimizzare le risorse e massimizzare l’efficacia degli interventi, la condivisione di idee e progetti tra i soggetti aderenti, la comunicazione condivisa di identità territoriale e la divulgazione estesa delle buone pratiche da adottare nel quotidiano, che proponga uno stile di vita sostenibile.
In poche parole VIRIDIS è la risposta concreta al detto “l’unione fa la forza”
Quale è la molla che ha spinto la nascita di Viridis?
Proporre un progetto, unico nel suo genere, che potesse declinare, in maniera fattiva, i principi fondamentali del “miglioramento continuo” previsti dalla certificazione ambientale secondo lo standard internazionale UNI EN ISO 14001 conseguita dal raggruppamento di comuni del Golfo Paradiso, Tigullio e Val Fontanabuona comprensivo del Consorzio Rio Marsiglia che gestisce la discarica controllata per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, il centro per la raccolta differenziata, il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti (carta, plastica, vetro, lattine) ai centri autorizzati per il successivo riciclo.
Intuendo l’enorme potenzialità che un contesto di questo genere poteva offrire, abbiamo colto l’attimo, proponendo il modello gestionale attualmente in vigore.
Chi partecipa a Viridis?
Il progetto è di tipo “open source” nel senso che la sua adesione è libera a tutti i soggetti, pubblici e privati, che vogliano condividere gli obiettivi che il progetto stesso si prefigge.
Le uniche “condizioni” per aderire sono : per i soggetti pubblici: aver conseguito la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 e per i soggetti privati aver conseguito la certificazione ambientale oppure dimostrare un comportamento “virtuoso” nei confronti dell’ambiente in maniera oggettivamente verificabile.
Quali sono state le difficoltà in partenza?
“Capillarizzare” gli interventi nell’implementazione del sistema gestionale e nella raccolta dei dati – i soggetti che aderiscono al progetto sono tanti e distribuiti su un territorio vasto.
La filosofia della “condivisione” o “sharing” nelle idee, obiettivi, progetti, è un concetto che ha stentato inizialmente a seguito della “LIGURIALITA’” dei soggetti coinvolti, una mentalità difficile da cambiare, ma è un processo di evoluzione inevitabile in un contesto dinamico come quello attuale nel quale il gioco di squadra vince rispetto alle individualità.
Come si sono posti gli enti interessati rispetto al progetto?
VIRIDIS ha suscitato subito entusiasmo nei soggetti a cui è stato proposto e non poteva essere diversamente vista la struttura del progetto e gli evidenti benefici del modello organizzativo proposto.
L’approccio proposto dal progetto consente di superarre i limiti manifestati nel precedente modello (certificazione per singolo comune – nessuna condivisione tra soggetti facenti parte del consorzio) colmando tutte le lacune gestionali riscontrate.
Quali le cose fatte più significative e quali le più difficili da realizzare?
Sicuramente la realizzazione del portale web del progetto che costituisce il contenitore di riferimento per tutte le iniziative proposte in seno al progetto, la gestione informatizzata della documentazione del Sistema Ambientale, la rassegna stampa di progetto compreso recupero dello storico e il riconoscimento della valenza della Segreteria Tecnica da parte degli enti aderenti.
Le difficoltà le abbiamo incontrate nell’integrazione del Sistema di Gestione Ambientale alla realizzazione di strumenti urbanistici volti alla pianificazione del territorio e l’ottenimento di un’efficace e fattiva cooperazione tra soggetti pubblici e privati.
Quali saranno gli sviluppi di questo progetto?
Difficile rispondere!
Provando a razionalizzare, concentrandoci sulla fattibilità nella logica dei piccoli passi (“Un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo.” Lao Tze)
Comunque gli obiettivi che ci siamo posti nell’immediato sono l’estensione del progetto ad altre amministrazioni pubbliche, il coinvolgimento sempre maggiore dei soggetti privati che insistono sui territori dei comuni aderenti e l’incremento delle soluzioni progettuali/prodotti/servizi “sostenibili” proposte da soggetti esterni – il meccanismo di validazione dei soggetti proponenti passa attraverso la logica di “valutazione del fornitore” effettuata dalla Segreteria Tecnica , inserendo specifiche prescrizioni (predisposizione di un elenco forniture ad uso e consumo degli enti partecipanti. Infine ma non ultimo le linee guida per gli eventi sostenibili (comprese le sagre) recepite dalle singole amministrazioni nei propri regolamenti.

Recentemente si è già dato prova dell’efficacia del progetto ed è così che la festa della mimosa di Pieve Ligure ha visto l’utilizzo di solo materiale biodegradabile al posto della solita plastica (bicchieri, piatti, ecc.).

Varie sono le iniziative in corso e di futuro svolgimento, vi consiglio come al solito di andare a dare un’occhiata di persona al sito

Fabio Nervo

Acquacoltura biologica

Il reg. Ce 710/2009 regola, per la prima volta, l’accesso degli impianti di acquacoltura che ambiscono a diventare certificati biologici. Fino al 1 luglio 2010, chiunque volesse certificare il proprio impianto come biologico poteva rivolgersi alle sole certificazioni volontarie. Il passo avanti è notevole avendo di fatto colmato una lacuna che avevano aperto il reg. CE 834/2007 prima e il reg. CE 889/2008 poi, i quali menzionavano l’acquacoltura senza di fatto entrare nello specifico delle norme.
Dal 13 al 17 settembre 2010 si è tenuto, a Roma, il primo corso per esperti in acquacoltura bio e a seguire il primo corso propedeutico alla formazione degli ispettori per il controllo della certificazione in questo ambito. Purtroppo come tutti i regolamenti che vedono la luce quali apripista anche il 710/2009 presenta numerose lacune. Se da una parte ora esistono le norme che regolano il settore è vero che le stesse risultano essere abbastanza a maglia larga. Il pericolo evidente è che, così facendo, sia possibile, ai più, accedere alla certificazione rendendo vano ogni sforzo di chi vuole operare in un regime di assoluta correttezza avendo in assoluto tutti i requisiti per essere riconosciuto quale operatore biologico. Nell’immediato stanno per vedere la luce due decreti, che saranno immediatamente attuativi, che normeranno ancor più nello specifico l’acquacoltura biologica nel nostro paese.

intervento

Sabato 18 nell’ambito del convegno sulla filiera corta bio, organizzato da Liguria Biologica, farò un intervento sulla situazione dell’apicoltura biologica in Liguria cercando di inquadrare se tale attività è una risorsa o meno per l’agricoltura del nostro territorio. Sempre nell’ambito della giornata terrò un assaggio guidato di diversi mieli. Oltre a questi miei interventi ci saranno molti momenti interessanti tra cui una degustazione di prodotti tradizionali quali formaggi e ortaggi. Tutte le info su orari ed interventi nella sezione comunicazioni del sito di Liguria Biologica

http://www.liguriabiologica.it/Comunicazioni2.htm