Avvicinarsi all’agricoltura biologica
A seguito di alcuni quesiti che mi sono pervenuti vorrei consegnarvi una rapida guida su come ci si avvicina all’agricoltura biologica.
Procediamo per punti:
Costituzione dell’azienda
Se non è già esistente e se si vuole dare vita ad un soggetto commerciale, bisognerà cosituire un’azienda agricola. Per farlo ci sono varie possibilità a seconda del livello che si vuole dare alla nostra attività. Si va dalla semplice apertura di una partita Iva agricola fino all’iscrizione alle liste INPS come coltivatore diretto.
La semplice apertura di partita Iva è tipico di chi si impegna in agricoltura come integrazione al reddito principale. L’iscrizione alla Camera di Commercio è obbligatoria (dietro corrispondenza di un diritto camerale che varia a seconda dell’attività) per quei soggetti che nell’anno solare superano un fatturato (o corrispettivi) di 7.500€. Ci sono casi particolari, come ad esempio i dipendenti di enti pubblici, che possono aprire partita iva solo previa richiesta di part-time dall’occupazione principale (per i casi particolari contattemi).
Si può essere iscritti alle liste INPS, come coltivatori diretti, solo se questa è l’attività principale. L’iscrizone può avvenire anche come imprenditore a titolo principale…..ma questa è un’altra storia e la racconteremo la prossima volta.
Per ciascuno dei casi sopra descritti non si può prescindere dal possedere un po’ di terreno e/o qualche allevamento. I dettagli sono un po’ lunghi e articolati e quindi chi li volesse si rivolga a me in forma privata.
Il possesso del terreno deve essere regolato da un diritto reale sia esso proprietà o affitto. In ambedue i casi il tutto deve essere dimostrato tramite la documentazione del caso. Tale operazione non è necessaria se l’attività è di tipo integrativa o se amatoriale.
Certificazione
Appurato che l’azienda sia stata costituita, si passa alla certificazione biologica.
Bisognerà rivolgersi ad un ente certifcatore riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole. In Italia ce ne sono circa una decina. A questo punto un ispettore vi farà una visita preventiva in cui cercherà di valutare la possibilità di certificare la vostra azienda, dandovi anche tutte le coordinate burocratiche per assoggettarvi al biologico.
L’aggravio più consistente è di carattere burocratico. Ogni anno bisogna dichiarare quali saranno le colture interessate, quali saranno le produzioni in quantità e qualità e quali saranno le superfici interessate. Questa dichiarazione va fatta in duplice copia inviandone una copia all’ente certificatore e una alla Regione di appartenenza.
La tenuta di vari registri tra cui quello dei trattamenti (logicamente biologici!) e quello colturale rende l’aggravio un po’ oneroso in termini di tempo.
La certificazione dell’azienda non avviene immediatamente all’atto dell’iscrizione. Ci sono tempi tecnici che devono trascorrere, perchè i prodotti ottenuti si possano definire biologici. Tale termine si chiama di conversione e varia a seconda delle produzioni da un minimo di un anno fino ad un massimo di tre anni.
L’ultima cosa da sapere è che la certificazione ha un costo diretto, che è la quota che l’ente certificatore richiede per i controlli, e un costo indiretto, dato dalla minore percentuale di prodotto che si ricava dall’agricoltura biologica (che si attesta in un 20% di media).
Spero con questo scritto di avere esaudito alcuni dei quesiti posti. Sono sempre a disposizione per eventuali chiarimenti.
Buona agricoltura a tutti!

Puntuale e preciso. Me la suono e me la canto:))