La vita in campagna
Alcuni giorni fa mi sono venuti a trovare due ragazzi milanesi. Come al solito, data la mia poca attenzione nel momento delle presentazioni (mi perdo nello scrutare il mio interlocutore), mi sono dimenticato i loro nomi. Spero abbiano pietà di me se mai leggeranno questo scritto. Sono venuti a trovarmi per un motivo ben preciso: vogliono trasferirsi da Milano nel nostro entroterra. Non solo, vogliono venire in Liguria per darsi all’agricoltura! Il caso è emblematico. Lui, ragazzo esile e sveglio, ha perso il lavoro. La sua ditta ha chiuso in uno dei mille fallimenti, pilotati o meno, che attraversano il nostro paese e che sembrano sconosciuti ai più, meno che a quelli che li subiscono. Lei, aspetto fragile, ha un lavoretto impiegatizio senza troppe pretese ma pagato il giusto e cioè ne troppo ne troppo poco. Ambedue hanno una espressione un po trasognata a metà tra il disilluso e l’illuso. Sono venuti a farsi un giro nell’entroterra di levante dove vorrebbero piantare radici e dare vita alla loro attività agricolo/turistica. Sono venuti a chiedermi un parere e un consiglio nelle doppie vesti di coltivatore e tecnico agricolo. Purtroppo per loro il sottoscritto in questo momento non è il massimo per invogliare chicchesia a buttarsi a capofitto in agricoltura. Ho cominciato con il fare vedere a loro che tipo di aziende esistono sul nostro territorio. Gli ho fatto vedere come bisogna calare i motocoltivatori dalle fasce, legati agli alberi di olivo, come si coltivano gli ortaggi tra una pianta e l’altra, come si allevano galline nei posti più scomodi (ma almeno non si ruba posto agli ortaggi!). A questo punto dopo averli impresssionati sono passato alle parole dure su quale è lo staio di salute dell’agricoltura ligure. Via con l’elenco di aziende che stanno per chiudere, quelle che sono agonizzanti, gli agriturismi con investimenti sbagliati, gli allevamenti con le bestie morte di fame. Come un pugile, paziente e conscio dei propri mezzi, dopo il lavorio ai fianchi sono passato ai colpi pesanti. E giù con il fatturato (?), giù con le spese fisse, con quelle variabili, con quelle impreviste e imprevedibili. Le loro faccie emaciate stavano diventando livide. Era il momento. Il buon combattente sa quando è il momento di sferrare il colpo decisivo. Frase perentoria: ” sto per chiudere “. Si avevano capito benissimo, appena i tempi burocratici me lo permetteranno chiuderò i battenti. Basta!
Questa volta avevo fatto male i conti. La risposta è stata tanto laconica quanto spiazzante “perchè ?”. Come perchè. Vi ho appena fatto un quadro che a confronto la disfatta di Waterloo sembra una passeggiata in campagna!!
A quel punto però una cosa mi è saltata agli occhi. L’espressione dei loro visi e dei loro sguardi io li avevo già visti. Erano esattamente quelli che vedevo nello specchio ogni volta che presentavo una delle mie idee per cambiare la mia vita a qualcuno che mi stava vicino. Ogni volta era la stessa tiritera su probabili insuccessi e su probabili disfatte. Bisognava sempre fare massima attenzione a qualsiasi insidia. E io invece ero convinto che quella fosse la migliore delle idee e rispondevo “perchè ?”.
E’ a quel punto, visto quello sguardo, che ho aggiunto “comunque fossi in voi ci proverei!!!”. E li ho cominciato ad elencare tutte le possibili magnificenze che ci possono essere in una vita da contadino aria aperta, spazi liberi, cuore libero e mente sgombra.
Provateci è quello che mi viene da dire stasera……..a prescindere da come andrà a finire.
Scusandomi per il fuori tema lo dedico a RetiGlocali e a tutti quelli che vogliono provarci.
Fabio

Fabio, un bello scritto, carico del frutto che fino ad ora è stato coltivato…. In questo -meditare- -riflettere- -progettare- io sto cercando di creare uno strumento “concettual-concreto” la creazione dello “spazio socio-culturale” (visione STRUTTURALISTA della ricerca, dove incontrarci! Al concreto penso a poter insediarmi (nomadisticamente) nel “uliveto ponentino”. Apresto!
intenso!!! e ricco di spunti molto interessanti!