Che cos’è la decrescita felice

Il Movimento per la Decrescita Felice è stato fondato da Maurizio Pallante, ex insegnante, saggista ed esperto di politiche energetiche e tecnologie ambientali. Il movimento parte dal presupposto che la correlazione fra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva: sono assai frequenti i casi in cui ad un aumento del PIL non si riscontra anche un aumento della qualità della vita, anzi si rileva l’effetto  opposto. Questo perchè il PIL è calcolato sulla base del valore monetario delle merci (ossia i prodotti che si possono scambiare col denaro) e non dei beni (gli scambi di tipo non mercantile). Il concetto di bene e il concetto di merce, infatti, non sono equivalenti: non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni. Un esempio? I frutti dell’orto coltivati per il consumo familiare sono beni (più sani e quindi migliori di quelli che si trovano al supermercato), ma dato che non diventano oggetto di uno scambio di tipo mercantile, non sono merci.

Pertanto, la decrescita indica la diminuzione della produzione di merci, non dei beni: anzi, può essere indotta da un aumento della produzione di beni non commerciabili, autoprodotti. Per questo motivo, spiega Pallante, “la decrescita può diventare il fulcro di un nuovo paradigma culturale e un obbiettivi politico se si realizza come una diminuzione della produzione di merci che non sono beni e un incremento della produzione di beni che non sono merci”, contribuendo a realizzare un miglioramento qualitativo della vita e dell’ecosistema in genere (i beni autoprodotti non inquinano e fanno aumentare il benessere proprio e della collettività). La decrescita è quindi definita “felice” perchè, anteponendo alla crescita delle merci l’aumento di beni, la qualità ambientale, un uso più “ricco” e sereno del proprio tempo, può davvero contribuire a vivere più felicemente la propria vita, rinunciando al superfluo, ma conquistando un benessere maggiore attraverso la riscoperta dai valori fondamentali dell’esistenza e il conseguimento della giustizia sociale.

La meta è un nuovo Rinascimento in cui tutte le nostre conoscenze, il nostro sapere e il nostro saper fare vengono messi a servizio della vita, non di un obbiettivo economico fine a se stesso che subordina e sacrifica la vita alla sua realizzazione” (M. Pallante).

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