ASPO Italia – nota informativa

Alla Cortese Attenzione

PRESIDENTI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
PRESIDENTI DELLE PROVINCE
RAPPRESENTANTI DI REGIONI, PROVINCE ED ENTI LOCALI
PRESSO LA CONFERENZA STATO – REGIONI – ENTI LOCALI

8 Maggio 2010

Oggetto: Nota informativa – Petrolio, economia e società

Egregio Sig. Presidente,

Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA’ DI PETROLIO A BASSO COSTO E’ IN DECLINO

Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.

La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.

La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l’offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.

La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA (cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo “crash” petrolifero.

La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.

Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d’esempio, dal vero e proprio “boom” del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell’eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.

La via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta!

Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO

Il grafico sottostante è stato prodotto dal Dipartimento dell’Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d’America a partire dai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.

Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.

L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l’insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell’AIE sulla domanda da oggi al 2030.

In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca l’immaginazione. Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.

I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare definitivamente l’offerta.

Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi.

Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il “vantaggio” tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.

Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!

La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.

Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.

Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.

Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell’energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).

Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, così come l’intero assetto economico e sociale soffriranno – in modo al momento imprevedibile – generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.

Si rileva che l’attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti

La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l’azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.

In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita.

Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

Con Ossequio.
ASPO ITALIA
ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO

Sede legale: via Buffalmacco 8, Fiesole (FI)
www.aspoitalia.it

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Approfondimenti:
International Energy Agency. Global Energy Outlook
Energy Information Agency, Dept. Of Energy USA
The Oil Drum – Discussions about Energy and Our Future
Stockholm Resilience Centre
ICLEI – Local Governments for Sustainability
Petrolio – uno sguardo dal picco

Varata la Giunta regionale Ligure, con il nuovo “Assessorato agli stili di vita consapevoli”

 

E’ stata presentata la nuova Giunta regionale ligure uscita dalle elezioni regionali di fine marzo.
Tra le deleghe assegnate una apparente ma piacevole sorpresa: quella agli stili di vita consapevoli.
Apparente sorpresa perché è il frutto di un paziente lavoro di MDF Genova e altri gruppi che hanno portato all’attenzione dei candidati alla Presidenza della Regione Liguria un corposo e puntuale documento politico, approvato da 31 associazioni, che conteneva tra l’altro la istituzione di tale delega. Nel nostro documento c’erano tante altre cose, ma per ora non si poteva ottenere di più.
Ciò che stupisce invece davvero è l’enfasi con cui la notizia è stata riportata dalla stampa locale.
Riporto stralci di notizie apparse sui quotidiani on line di oggi
Il secolo xix
“Liguria, nasce assessorato a Stili di vita consapevoli”
C’è anche una delega all’Altra economia e agli Stili di vita consapevoli, nella nuova giunta della Regione Liguria, varata oggi dal presidente, Claudio Burlando (Pd): «È una delega “strana” – ha ammesso il governatore quando l’ha annunciata – che ritengo necessaria perché la crisi sta provocando effetti che si spingono a modificare i modi di vivere e di produrre».
Sarà l’assessore Renata Briano a occuparsi di questi temi, «portati alla mia attenzione – ha spiegato Burlando – da 31 associazioni ambientaliste»…..
Nel suo intervento di presentazione della giunta, Burlando è partito dalla crisi, «che picchia duro, ma si può vincere guardandola in faccia», per illustrare il programma di governo, dove i nodi da affrontare sono il lavoro – «di cui in Italia si è parlato troppo poco» – e la green economy, «che nasce in quel Paese che si era sempre opposto alla firma sui Protocolli di Kyoto».
Il presidente ha annunciato di essersi convinto «che l’acqua non può essere un bene di mercato»

Repubblica
Varata giunta regionale. Una delega inedita: l’assessorato alle “Altre economie e stili di vita consapevoli”. E per le mense degli ospedali e delle scuole, la Regione pensa a cucine interne con prodotti del territorio…..
Tra le deleghe ne appare una inedita: la Liguria avrà un assessore alle “Altre economie e stili di vita consapevoli”. Se ne occuperà Renata Briano, a cui è stato demandato anche l’ambiente. <Questo assessorato _ ha detto Burlando _ risponde ad un impegno che ho assunto con 31 associazioni ambientaliste durante la campagna elettorale”.
Tra le novità destinate ad incidere direttamente sulla qualità della vita dei liguri, una riguarda le mense degli ospedali e delle scuole: la Regione vuole provare a tornare al cibo a “chilometri zero”, cucinato dove si consuma e con i prodotti del territorio. “Voglio verificare se è vero che costa davvero meno la scelta degli appalti esterni, con quelle piramidi di purè che arrivano negli ospedali e che, senza offendere nessuno, in molti non mangiano. A Masone il cibo lo confeziona una cooperativa con i prodotti del territorio”.

Un buon inizio, non c’è che dire.

Il pentagono: crisi energetica inevitabile

Il documento del pentagono dal titolo “Joint Operating Environment 2010” è finalizzato alla diffusione delle informazioni per lo sviluppo e la sperimentazione del “joint concept” all’interno del Dipartimento della Difesa USA. Esso fornisce un quadro completo delle prospettive sulle tendenze future, i contesti e le possibili implicazioni per i futuri comandanti della forza congiunta, gli altri dirigenti ed i professionisti nel campo della sicurezza nazionale. Questo documento è di natura speculativa e non pretende di prevedere che cosa accadrà nei prossimi venticinque anni. Piuttosto, è destinato a servire come punto di partenza per le discussioni a livello operativo sul futuro contesto di difesa e di sicurezza.

www.jfcom.mil/newslink/storyarchive/2010/JOE_2010_o.pdf

 

A pagina 26 si legge:

Picco del Petrolio

Il petrolio deve continuare a soddisfare la maggior parte della domanda di energia da qui al 2030. Anche ipotizzando lo scenario più ottimistico per la produzione di petrolio, con miglioramento dell’estrazione, sviluppo di oli non convenzionali (come gli scisti bituminosi e sabbie bituminose) e scoperta di nuovi pozzi, la produzione di petrolio avrà comunque difficoltà a soddisfare la domanda futura prevista pari a 118 milioni di barili al giorno.

Riporto di seguito la traduzione completa del capitolo relativo all’energia

JOE 2010 – pagina 26 e seguenti

ENERGIA

Per soddisfare anche i tassi di crescita più conservativi, la produzione globale di energia dovrebbe aumentare del 1,3% all’anno. Si stima che negli anni 2030 la domanda sarà circa il 50% superiore rispetto a oggi. Per rispondere a tale domanda, anche nell’ipotesi di più efficaci misure di risparmio energetico, ci sarebbe bisogno di aggiungere l’equivalente della produzione energetica attuale dell’Arabia Saudita ogni sette anni.

In assenza di un forte aumento del ricorso alle fonti energetiche alternative (che richiederebbe forti investimenti di capitali, drammatici cambiamenti nella tecnologia e un diverso atteggiamento politico verso l’energia nucleare), il petrolio ed il carbone continueranno a trainare il treno di energia. Negli anni 2030 il fabbisogno di petrolio potrebbe arrivare a 86-118 milioni di barili al giorno (MBD). Anche se può declinare nei paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), l’uso del carbone sarà più che raddoppiato nei paesi in via di sviluppo. I combustibili fossili costituiranno ancora l’80% del mix energetico nei 2030, con petrolio e gas complessivamente al 60%. Il problema centrale per il prossimo decennio non sarà una mancanza di riserve di petrolio, ma piuttosto una carenza di piattaforme di trivellazione, ingegneri e capacità di raffinazione. Quand’anche si iniziasse oggi uno sforzo concertato per rimediare a tale carenza, occorrerebbero dieci anni prima che la produzione potesse eguagliare la domanda prevista per i prossimi anni. Il fattore determinante sarà il grado di impegno che gli Stati Uniti e gli altri paesi esprimeranno per affrontare le pericolose vulnerabilità che la crisi energetica sempre più presentera’.

A parte questo collo di bottiglia della produzione, le potenziali fonti di approvvigionamento energetico del futuro quasi tutte i presentano le loro difficoltà e vulnerabilità. Nessuna di queste fornisce molti motivi di ottimismo.

Attualmente, gli Stati Uniti possiedono circa 250 milioni di auto, mentre la Cina con la sua popolazione immensamente più grande ne ha solo 40 milioni. I cinesi stanno stendendo circa 1.000 chilometri di autostrada a quattro corsie ogni anno: un dato indicativo di quanti più veicoli si aspettano di possedere, con il prevedibile aumento della loro richiesta di petrolio. La presenza di cinesi “civili” in Sudan per proteggere oleodotti sottolinea la preoccupazione che la Cina rivolge a proteggere le sue forniture di petrolio e potrebbe far presagire un futuro in cui in Africa interverranno altri stati per proteggere le scarse risorse energetiche. Le implicazioni per un futuro conflitto sono inquietanti, se le forniture di energia non possono tenere il passo con la domanda e gli Stati dovreanno prevedere la necessità di proteggere militarmente le risorse energetiche in calo.

Un altro effetto potenziale di un crisi energetica può essere una prolungata recessione degli Stati Uniti, che potrebbe portare a tagli nelle spese della difesa (come accadde durante la Grande Depressione). I comandanti delle forze congiunte potrebbero trovarsi con le loro capacità diminuite proprio nel momento in cui potrebbe essere necessario intraprendere missioni sempre più pericolose. Se questo dovesse accadere, si richiederebbe loro una grande adattabilità per la lotta contro i nemici degli Stati Uniti, ma anche la volontà di riconoscere e ammettere i limiti delle forze militari americane. La condivisione delle risorse e delle capacità degli Stati Uniti con gli alleati potrebbe quindi diventare ancora più critica. Operazioni di coalizione potrebbero diventare essenziali per proteggere gli interessi nazionali.

Una grave crisi energetica è inevitabile, senza una massiccia espansione della produzione e della capacità di raffinazione. Sebbene sia difficile prevedere con precisione quali effetti economici, politici e strategici questo può produrre, una crisi energetica sicuramente ridurrebbe le prospettive di crescita sia nel mondo sviluppato che nelle aree in via di sviluppo. Tale rallentamento dell’economia potrebbe esacerbare le altre tensioni irrisolte, spingere le economie fragili e in dissoluzione ulteriormente lungo il sentiero verso il collasso, e forse avere gravi ripercussioni economiche sulla Cina e sull’India. Nella migliore delle ipotesi, potrebbe portare a periodi di dura crisi economica. Quanto le misure di risparmio energetico, gli investimenti nella produzione di energia alternativa e gli sforzi per espandere la produzione di petrolio da sabbie bituminose siano in grado di attenuare gli effetti durante tale periodo è difficile da prevedere.

JOE 2010 – pagina 31

ENERGY SUMMARY

Per generare l’energia richiesta in tutto il mondo fino al 2030, si richiede di trovare ogni anno nuovi pozzi per 1,4 milioni di barili al giorno (MBD).

Nel corso dei prossimi venticinque anni, carbone, petrolio e gas naturale rimarranno indispensabili per soddisfare il fabbisogno energetico.

Il tasso di scoperta di nuovo petrolio e gas negli ultimi due decenni (con la possibile eccezione del Brasile) lascia ben poco spazio all’ottimismo che gli sforzi futuri porteranno alla scoperta di nuovi importanti giacimenti.

Allo stato attuale si sta solo cominciando la raccolta degli investimenti per lo sviluppo di nuova produzione di petrolio, con la conseguenza che la produzione potrebbe rimanere costante per un periodo prolungato.

Nel 2030, il mondo richiederà la produzione di 118 MBD, ma può anche essere che i produttori di energia possano produrre solo 100 MBD, se non vi saranno modifiche importanti negli investimenti in corso e nella capacità di perforazione.

Entro il 2012, l’eccesso di capacità produttiva di petrolio potrebbero scomparire del tutto, e già nel 2015 il deficit della produzione potrebbe raggiungere quasi i 10 MBD.

La produzione di energia e le infrastrutture di distribuzione dovranno ricevere significativi nuovi investimenti affinchè la domanda energetica sia soddisfatta ad un costo compatibile con la crescita e la prosperità economica.

I veicoli ibridi, elettrici, e flex-fuel probabilmente domineranno le vendite di veicoli commerciali leggeri nel 2035 e gran parte della crescita della domanda di benzina potrà essere soddisfatta quasi esclusivamente attraverso aumenti di produzione di biocarburanti.

Il rinnovato interesse per l’energia nucleare e le fonti di energia pulita come l’energia solare, eolica o geotermica potrà attenuare l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili.

Tuttavia, i costi degli investimenti nella generazione e nella distribuzione dell’energia elettrica da fonti energetiche alternative sono in aumento, riflettendo la domanda mondiale, e ostacolano la loro capacità di competere efficacemente con i combustibili fossili ancora relativamente economici.

I combustibili fossili molto probabilmente rimarranno la principale fonte di energia ancora a lungo.

MDF Ge a Energethica: che bel convegno !

MDF Genova ha degnamente partecipato a Energetica 2010, 5° salone dell’energia rinnovabile e sostenibile ce si è tenuto a Genova dal 4 al 6 marzo.
La nostra partecipazione attiva si è concentrata su sabato 6 con una doppia presenza.
Al mattino con una relazione (di Enzo Parisi) per conto di MDF nazionale al convegno “istituzionale” “Vivere in una città sostenibile”.
Al pomeriggio con la effettuazione del convegno organizzato proprio da MDF Genova “CITTA’ SOSTENIBILI : QUALI CONDIZIONI ?”
Il nostro convegno è stato un vero successo perché ha visto una molto qualificata presenza di relatori con interventi tutti veramente interessanti e un insperato successo di pubblico (oltre
60 persone, più di quanti fossero presenti al convegno “istituzionale” del mattino).
Per chi se lo fosse perso, ecco la lista degli interventi e delle relazioni:

• Alberto ARICCIO, MDF Genova: Città sostenibili: mito o possibilità?
• Massimo MONTEVERDE, Consorzio Patata Quarantina: Una legge per l’agricoltura contadina
• Elisa TRAVERSO, MDF Genova: Può la decrescita spaventare i giovani?
• Stefano SARTI, Presidente Legambiente Liguria: Il rapporto tra città e industria
• Deborah LUCCHETTI, Presidente FAIR: L’ altra economia:un nuovo modello di produzione, consumo e relazione sociale per riqualificare il territorio.
• Enzo CIRONE, MDF Genova: Le prospettive di Arcipelago Scec
• Alessandra ROCCA, Arci Zenzero: I laboratori del saper fare.
• Claudio CULOTTA, ASL 3 : Mobilità sostenibile e stili di vita per guadagnare salute
• Roberta PARODI, Scuola per Via: Dalla città all’entroterra attraverso il cammino
• Marcello MORESCO, MDF Genova: I gruppi di acquisto solidale a Genova

Alla fine soddisfazione e complimenti per tutti.

Growth isn’t Working!

Riporto una notizia apparsa su Terranauta in merito allo studio della New Economics Foundation (NEF) di Londra intitolato «La crescita non è possibile. Perché abbiamo bisogno di una nuova direzione economica».

E’ stato istituito un club, Il criceto impossibile,  il cui sito presenta un cartone animato di un minuto, dove si spiega l’assurdità del concetto di crescita economica illimitata.  E’ stato scelto il criceto perché questo animaletto dalla nascita sino al raggiungimento dell’età adulta raddoppia di peso e di dimensioni ogni settimana. Paradossalmente, se la sua crescita dovesse proseguire in maniera esponenziale, dopo un anno arriverebbe a pesare…  circa nove miliardi di tonnellate! Un paragone assai calzante per descrivere il meccanismo che soggiace alla nostra economia.

I principi della decrescita sembrano guadagnare terreno, grazie anche a studi come questo Che qualcosa stia davvero cambiando?

MDF Genova per l’Agricoltura contadina

Oggi impera un’agricoltura che spesso non cura la terra, ma la consuma e ne fa steppa, erodendone la fertilità ed erodendo quella delle piante e la loro diversità, per dare spazio a monocolture di una o poche varietà: sempre più sterili, sempre più redditizie per chi le commercia e – fatti i conti, ma fatti bene – sempre più costose per tutti. L’agricoltura che non dà nutrimento più di quanto non dia malattia e porti con sé il deserto è ciò che genera il modo industriale e finanziario di considerare la terra.
Dove gli uomini sono solo mani per fare girare numeri e macchine, e sono stomaci, e uteri per nuove mani e stomaci.
Dove le piante sono solo cloni votati alla massima resa, costi quello che costi.
Dove gli animali sono solo carne, latte, uova e macchine per riprodursi di più e più in fretta.
Dove il patrimonio genetico di piante e animali è territorio di manipolazione e brevetto.
Dove i prodotti servono prima di tutto ai giochi d’azzardo degli investitori.

Un’altra agricoltura, intanto, sopravvive, nascosta più di quanto sia residuale, ancora popolare e straordinariamente diffusa in Italia, anche se non se ne parla e, apparentemente, non fa i grandi numeri
dell’economia. È quella più vicina al lavoro delle persone e alla cultura delle comunità, ai bisogni più elementari e a un’economia ciclica; è quella praticata per mestiere o passione o necessità da chi mangia i propri prodotti perché produce prima di tutto per sé e la propria famiglia e poi anche per vendere; da chi coltiva la terra, non i contributi; da chi mantiene in vita sementi, esperienze, consuetudini, humus e falde dell’acqua: è l’agricoltura dei contadini che non sono imprenditori e tanto meno industriali della terra.
Bisogna che questo mondo sia visto e riconosciuto, perché chi coltiva – comunque lo faccia – tiene in piedi la montagna e le campagne e fa vivere quella diversità di varietà che ci fanno onore e ricchezza e che, altrimenti, non ci sarebbero già più. (da Massimo Angelini)

L’ASCI, Associazione di solidarietà per la campagna italiana, rappresenta questo tipo di agricoltura e i veri contadini. La sezione Ligure di ASCI, dopo un periodo di crisi, l’ 1 febbraio si è rifondata. MDF Genova ha sostenuto questo rilancio, supportando la nascita della rinnovata Associazione soprattutto dal punto di vista organizzativo e di supporto normativo, tanto che alla fine le stato chiesto di assumerne la segreteria. E così è stato.

Primi obiettivi della Associazione saranno quelli di diffondere i valori dell’Agricoltura contadina, di chiedere alla nuova Amministrazione Regionale Ligure che uscirà dalle elezioni delle modifiche normative e di creare un organico rapporto con i Gruppi di Acquisto Solidale.

A questo proposito un ammonimento per chi vuole acquistare.
Se vogliamo che emerga e si diffonda questa figura del contadino, allora bisogna rispettarne i ritmi, la visione e la dignità, apprezzare la qualità del prodotto e il rapporto umano.
• Ritmi. Il correre parallelo tra consumatore e produttore. Non si può pretendere che l’offerta raggiunga velocemente la domanda, pena l’industrializzazione della produzione. Sapere che quando si compra dal contadino non si va al supermercato ma si cerca quello che il contadino produce secondo i cicli delle stagioni.
• La visione è quella di non voler diventare industria proprio per dare più qualità ai prodotti. Le mucche pascolano, le galline si muovono all’aperto nel pollaio e vedono il sole, i vegetali non sono avvelenati da pesticidi e fitofarmaci.
• La dignità è un compenso che almeno gli consenta di vivere come qualsiasi artigiano o piccolo commerciante.
• Apprezzare la qualità del prodotto significa essere sicuri che il prodotto è stato coltivato e confezionato secondo corrette e sempre usate regole igieniche. Ed è soprattutto molto più buono !
• Apprezzare il contatto umano significa la garanzia del rispetto delle regole e l’incontro con persone straordinarie per passione e senso della vita.

W la campagna italiana !

Enzo Parisi

TAV… A saià düa!

Oggi si “inaugura” il progetto del Terzo Valico. In verità si dovrebbe parlare di illustrazione e non di inaugurazione: non vi è ancora un progetto esecutivo, per non parlare degli stanziamenti (costo complessivo: circa 5,4 miliardi di euro). Qual è la reale necessità di questo piano? Quali sarebbero le alternative? Non si potrebbe migliorare l’esistente prima di lanciarsi in un progetto perlomeno ventennale, dai costi elevatissimi (non solo in termini economici!)?

Qui le proposte degli ambientalisti pubblicate sul sito NO TAV Genova.

Un ambiente irrimediabilmente perso (come le pendici del monte Rollino qualora l’Arquata Cementi dovesse aprire la cava) o una risorsa persa (le acque del Rollino o le acque di rigoroso a seguito dei lavori del Terzo Valico) è perso per sempre, e nessuno in futuro potrà mai fruirne“.

Ci frana la terra sotto i piedi..

Sicuramente questo è stato un inverno piovoso, tutti credo ci siamo stancati della pioggia, ma credo che nessuno sia così stanco come la terra.

Ebbene si, la terra, che ha sempre così bisogno d’acqua, che ci da di che nutrirci, secono me ora è stanca.

Infatti frana.  Ormai sempre più frequentemente mi capita di vedere, ai lati delle strade, piccole frane, che ostacolano la circolazione dei mezzi di trasporto. Il territorio ligure è soggetto a questo tipo di fenomeni, ma personalmente non mi era mai successo di vedere queste piccole frane lungo la strada dopo semplicemente qualche giorno di pioggia, magari non particolarmente intensa.

Forse la terra è davero stanca. Stanca di tutta quest’acqua, degli sbalzi di temperatura pazzeschi cui è sottoposta, stanca dei continui disboscamenti, delle costruzioni, degli edifici abusivi e di quelli che, pur non abusivi, sono comunque uno scempio sia paesaggistico che dal punto di vista strettamente architettonico.

Quando parliamo di cura per la terra, secondo me questo problema non va trascurato, anzi bisogna puntare molto sul piano dell’urbanistica, impedendo di legalizzare abusi edilizi, solo per seguire interessi economico-politici.

Altrimenti davvero poi, ci fraerà la terra sottoi piedi e tutti sappiamo cosa questo comporti.

Agricoltura biologica – via libera a distretti e comprensori

Punta sulla qualità e la valorizzazione del comparto la nuova Legge per lo sviluppo, la tutela, la qualificazione e la valorizzazione delle produzioni biologiche liguri approvata prima dal Consiglio Regionale con il pieno accordo delle organizzazioni professionali agricole Coldiretti-Confagricoltura-Cia e le associazioni di produttori del biologico.
Le produzioni bilogiche più affermate in Liguria sono quelle derivanti della zootecnia (latte, formaggi, carne, miele), dell’olivicoltura, dell’orticoltura e della produzione di piante aromatiche.
Con la nuova legge la Liguria recepisce quanto previsto dalla recente normativa europea, ampliando, per esempio, il campo di applicazione all’acquacoltura e prevedendo un’apposita sezione nell’ elenco regionale, Fra i punti salienti contenuti negli articoli della Legge il riconoscimento di forme associative di operatori biologici costituite in varie forme comprese le organizzazioni di produttori, l’individuazione dei mercati biologici a favore dei consumatori e la diffusione delle produzioni biologiche certificate.
Inoltre è stata introdotta la possibilità di costituire distretti o comprensori del biologico previsti in disegni di legge nazionali, ma mai attuati. Una novità, dunque, non solo per il biologico ligure. L’istituzione di distretti in particolari aree in cui le produzioni biologiche risultano consolidate ed incrementabili, rappresenta una opportunità di sviluppo e di traino per l’intera economia locale contribuendo alla salvaguardia ambientale, alla tutela della biodiversità e a prevenire la contaminazione accidentale da OGM. Infine la Regione dovrà promuovere iniziative per favorire l’impiego di prodotti biologici in mese scolastiche, enti pubblici e strutture sanitarie.
La nuova Legge prevede anche incentivi economici per la realizzazione di progetti per lo sviluppo, la tutela, la qualificazione e la valorizzazione delle produzioni biologiche liguri.

“Hopenaghen”

“Nei prossimi giorni Copenaghen sarà Hopenaghen”, così ha detto il premier danese Rasmussen parlando della Conferenza sul Clima apertasi oggi.

Le aspettative per questo vertice paiono molte, così come le buone intenzioni. Saranno poi le solite chiacchere oppure si giungerà a risultarti apprezzabili?

Stasera al telegiornale, durante un servizio su questo Incontro, ho sentito commentare la presenza del rappresentante dell’ Arabia Saudita con un’affermazione che mi ha dato da pensare. Il giornalista ha infatti detto che ovviamente tale rappresentane non è in prima linea per la riduzione dell’utitlizzo del petrolio. Sul momento ho annuito, poi però mi sono resa conto che con queste premesse si potrebbero fare vertici e incontri quotidianamente che tanto non se ne ricaverebbe nulla.

Il problema, a mio avviso, è proprio che il giornalista ha perfettamente ragione, il rappresentante del’Arabia Saudita non trascurerà mai gli interessi del suo Paese, così come non lo faranno gli altri.

Quindi l’incontro a Copenaghen potrebbe ridursi  nel solito interessato scambio di opinioni, a meno che tra i convenuti non ci siano davvero buone intenzioni e l’idea di lasciare un po’ indietro il loro personale tornaconto.

Le note stonate in questo contesto sono a mio parere due.

Primo: il Vertice è composto di rappresentanti, non di individui provenienti dai vari Paesi e che partecipano alla riunione a titolo individuale, ma portatori degli interessi e delle linee politiche degli stati.

Si chiede dunque o ai Paesi convenuti di prendere decisioni consapevoli e responsabili o ai rappresentanti di non rappresentare lo stato da cui provengono, qualora decida di adottare politiche sconsiderate. Tutto è possibile e la fiducia non va mai persa, ma in un momento come questo, con queste condizioni socio-economiche, bisognerebbe essere lungimiranti e lasciarsi alle spalle le vecchie strategie politiche ed economiche e iniziare a considerare i problemi del mondo in modo diverso.

Vedremo le conclusioni del summit, nel frattempo cerchiamo di tapparci orecchie e occhi per non vedere la politica interna dei Paesi convenuti.

Secondo: serve che le decisioni prese siano cogenti. Gordon Brown lo ha detto, molti lo hanno ribadito, sembra una buona prospettiva. Il punto è: cosa si intende per “giuridicamente vincolante?” Non si penserà mica che basti inserire le condizioni in un trattato internazionale per farle rispettare? Perchè non è così. La giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia non è obbligatoria, neanche per i membri dell’ONU, biogna aderirvi espressamente. Per cui osserviamo bene il testo di un eventuale Trattato e vediamo se c’è una clausola sulla obbligatorietà di giurisdizione dela Corte Internazionale o qualche altra strategia per rendere le decisioni prese collettivamente, oltre che vincolanti anche passibili di un controllo giurisdizionale.

Queste sono le mie duo principali perplessità riguardo al Vertice di Copenaghen, attendo una smentita, spero in una smentita.