Trasporto pubblico: comunicato delle associazioni

 

Le scriventi Associazioni e Comitati vogliono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni verso la difesa del trasporto pubblico locale inteso come bene comune e diritto fondamentale ed irrinunciabile. I tagli previsti dall’ultima manovra finanziaria a livello nazionale, che costringerebbero il Comune di Genova, secondo quanto affermato, a ridurre i contributi e conseguentemente AMT a sospendere il servizio già dalle ore 21, oltre a farci reclamare una maggiore trasparenza dell’azienda sulla gestione delle risorse, destano molta preoccupazione per la scarsa attenzione rivolta dalle istituzioni a tutti i servizi pubblici. Il drastico abbassamento della qualità della vita nelle nostre città è infatti direttamente connesso ad un uso smodato dei mezzi privati. Chi ha costruito i nuclei urbani prima di noi ha creato spazi destinati alla socializzazione, all’incontro ed agli scambi commerciali. Un tempo tali luoghi si chiamavano piazze, ora parcheggi. A Genova il numero dei motocicli é cresciuto esponenzialmente, avvicinandosi a quello delle auto sbilanciando sempre più le offerte di mobilità verso la mobilità privata con aumento degli inquinanti nell’aria, questo nonostante giungano a livello nazionale ed europeo indicazioni a perseguire politiche di mobilità sostenibile. Ci sembra importante ricordare ancora una volta come l’inquinamento dell’aria sia causa, anche nella nostra città, di tantissimi casi di malattie respiratorie, cardiocircolatorie e tumorali anche nei bambini. Allo stesso modo è necessario ridimensionare fortemente gli investimenti verso nuove infrastrutture ponderando la scelta dell’opera non solo attraverso l’erogazione dei finanziamenti, ma sulle reali necessità della stessa riequilibrando gli investimenti a favore ed a sostegno del TPL. Anche la stessa Civica Amministrazione non è rimasta immune da palesi contraddizioni. Da un lato sostiene la reintroduzione del tram prima in val Bisagno e successivamente nel resto della città, dall’altro consente nuovi parcheggi all’Acquasola ed in piazza Dante in totale contro tendenza rispetto alle strategie di tutte le città europee che hanno allontanato le auto dai centri cittadini favorendo il servizio pubblico, la pedonalità, la ciclabilità ed un trasporto sostenibile delle merci in ambito urbano. I trasporti pubblici non devono essere intesi come elemento marginale della mobilità destinato a chi non può permettersi un auto od un motorino, ma coinvolgere migliaia e migliaia di cittadini. Di fatto sono l’asse portante di tutte quelle politiche che perseguono un miglioramento della qualità della vita ed il benessere sociale ed economico di una città, di un Paese. Dobbiamo dunque chiedere ai cittadini di comprarsi una nuova auto o una moto? Dobbiamo continuare a penalizzare chi già ora usa il servizio pubblico, i pendolari e tutte quelle categorie deboli come gli anziani? Per questi motivi chiediamo a tutte le istituzioni, Regione Provincia e Comune il reale sostegno del Trasporto pubblico Locale.

Distinti Saluti da: Amici di Beppe Grillo Genova, gruppo storico, Associazione Metrogenova, Associazione Ligure dei diritti dei pedoni, Coordinamento Comitati No Gronda, Italia Nostra, Legambiente Liguria, Medici per l’ambiente, Movimento Decrescita Felice, Peglimobile

Genova 14 luglio 2010

ASPO Italia – nota informativa

Alla Cortese Attenzione

PRESIDENTI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
PRESIDENTI DELLE PROVINCE
RAPPRESENTANTI DI REGIONI, PROVINCE ED ENTI LOCALI
PRESSO LA CONFERENZA STATO – REGIONI – ENTI LOCALI

8 Maggio 2010

Oggetto: Nota informativa – Petrolio, economia e società

Egregio Sig. Presidente,

Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA’ DI PETROLIO A BASSO COSTO E’ IN DECLINO

Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.

La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.

La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l’offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.

La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA (cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo “crash” petrolifero.

La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.

Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d’esempio, dal vero e proprio “boom” del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell’eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.

La via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta!

Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO

Il grafico sottostante è stato prodotto dal Dipartimento dell’Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d’America a partire dai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.

Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.

L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l’insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell’AIE sulla domanda da oggi al 2030.

In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca l’immaginazione. Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.

I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare definitivamente l’offerta.

Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi.

Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il “vantaggio” tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.

Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!

La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.

Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.

Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.

Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell’energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).

Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, così come l’intero assetto economico e sociale soffriranno – in modo al momento imprevedibile – generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.

Si rileva che l’attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti

La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l’azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.

In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita.

Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

Con Ossequio.
ASPO ITALIA
ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO

Sede legale: via Buffalmacco 8, Fiesole (FI)
www.aspoitalia.it

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Approfondimenti:
International Energy Agency. Global Energy Outlook
Energy Information Agency, Dept. Of Energy USA
The Oil Drum – Discussions about Energy and Our Future
Stockholm Resilience Centre
ICLEI – Local Governments for Sustainability
Petrolio – uno sguardo dal picco

IN VIAGGIO VERSO LA TRANSIZIONE

Corsi teorico – pratici per prepararsi al cambiamento.

L’Ecovillaggio Torri Superiore propone dal 4 marzo al 20 giugno un programma di corsi orientati alla creazione di un mondo con minor uso del petrolio e a minor impatto ambientale.

Vogliamo imparare a consumare meno, in modo responsabile, sviluppare le economie locali, impegnandoci ad aumentare il benessere e la gioia di vivere: insomma, fare dei passi concreti verso la Decrescita Felice, seguendo l’esempio positivo del movimento delle Transition Towns.

Per maggiori dettagli: www.torri-superiore.org.

Per informazioni e prenotazioni: info@torri-superiore.org
Tel.               0184 215504         0184 215504

4 / 7 MARZO
Trazione animale – Lavori agricoli con gli asini
Con Marco Spinello

20 / 21 MARZO
Introduzione pratica all’antica tecnica di lavorazione del feltro ad acqua e sapone
Con Gaia Di Stefano

17 / 18 APRILE
Fare la birra in casa – Corso base
Con Katja Mirri

8 / 9 MAGGIO
Produzione domestica di saponi e creme naturali
Con Lucilla Borio

22 /23 MAGGIO
Introduzione all’orto biodinamico
Con Stefano Cattapan

4 / 6 GIUGNO
Costruzione di un pavimento in terra cruda
Con Stefano Soldati

30 MAGGIO /  13 GIUGNO
Progettazione in Permacultura – Modulo certificato di 72 ore
Con Massimo Candela, Stefano Soldati, Fabio Pinzi

14 / 19 GIUGNO
Permacultura pratica
Con Massimo Candela, Daniel Von Düffel

19 /20 GIUGNO
Introduzione al Biochar
Con Nathaniel Mulcahy

MDF Genova per l’Agricoltura contadina

Oggi impera un’agricoltura che spesso non cura la terra, ma la consuma e ne fa steppa, erodendone la fertilità ed erodendo quella delle piante e la loro diversità, per dare spazio a monocolture di una o poche varietà: sempre più sterili, sempre più redditizie per chi le commercia e – fatti i conti, ma fatti bene – sempre più costose per tutti. L’agricoltura che non dà nutrimento più di quanto non dia malattia e porti con sé il deserto è ciò che genera il modo industriale e finanziario di considerare la terra.
Dove gli uomini sono solo mani per fare girare numeri e macchine, e sono stomaci, e uteri per nuove mani e stomaci.
Dove le piante sono solo cloni votati alla massima resa, costi quello che costi.
Dove gli animali sono solo carne, latte, uova e macchine per riprodursi di più e più in fretta.
Dove il patrimonio genetico di piante e animali è territorio di manipolazione e brevetto.
Dove i prodotti servono prima di tutto ai giochi d’azzardo degli investitori.

Un’altra agricoltura, intanto, sopravvive, nascosta più di quanto sia residuale, ancora popolare e straordinariamente diffusa in Italia, anche se non se ne parla e, apparentemente, non fa i grandi numeri
dell’economia. È quella più vicina al lavoro delle persone e alla cultura delle comunità, ai bisogni più elementari e a un’economia ciclica; è quella praticata per mestiere o passione o necessità da chi mangia i propri prodotti perché produce prima di tutto per sé e la propria famiglia e poi anche per vendere; da chi coltiva la terra, non i contributi; da chi mantiene in vita sementi, esperienze, consuetudini, humus e falde dell’acqua: è l’agricoltura dei contadini che non sono imprenditori e tanto meno industriali della terra.
Bisogna che questo mondo sia visto e riconosciuto, perché chi coltiva – comunque lo faccia – tiene in piedi la montagna e le campagne e fa vivere quella diversità di varietà che ci fanno onore e ricchezza e che, altrimenti, non ci sarebbero già più. (da Massimo Angelini)

L’ASCI, Associazione di solidarietà per la campagna italiana, rappresenta questo tipo di agricoltura e i veri contadini. La sezione Ligure di ASCI, dopo un periodo di crisi, l’ 1 febbraio si è rifondata. MDF Genova ha sostenuto questo rilancio, supportando la nascita della rinnovata Associazione soprattutto dal punto di vista organizzativo e di supporto normativo, tanto che alla fine le stato chiesto di assumerne la segreteria. E così è stato.

Primi obiettivi della Associazione saranno quelli di diffondere i valori dell’Agricoltura contadina, di chiedere alla nuova Amministrazione Regionale Ligure che uscirà dalle elezioni delle modifiche normative e di creare un organico rapporto con i Gruppi di Acquisto Solidale.

A questo proposito un ammonimento per chi vuole acquistare.
Se vogliamo che emerga e si diffonda questa figura del contadino, allora bisogna rispettarne i ritmi, la visione e la dignità, apprezzare la qualità del prodotto e il rapporto umano.
• Ritmi. Il correre parallelo tra consumatore e produttore. Non si può pretendere che l’offerta raggiunga velocemente la domanda, pena l’industrializzazione della produzione. Sapere che quando si compra dal contadino non si va al supermercato ma si cerca quello che il contadino produce secondo i cicli delle stagioni.
• La visione è quella di non voler diventare industria proprio per dare più qualità ai prodotti. Le mucche pascolano, le galline si muovono all’aperto nel pollaio e vedono il sole, i vegetali non sono avvelenati da pesticidi e fitofarmaci.
• La dignità è un compenso che almeno gli consenta di vivere come qualsiasi artigiano o piccolo commerciante.
• Apprezzare la qualità del prodotto significa essere sicuri che il prodotto è stato coltivato e confezionato secondo corrette e sempre usate regole igieniche. Ed è soprattutto molto più buono !
• Apprezzare il contatto umano significa la garanzia del rispetto delle regole e l’incontro con persone straordinarie per passione e senso della vita.

W la campagna italiana !

Enzo Parisi

GAS: passare alla fase successiva?

I GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) nascono e si sviluppano come circuito di acquisto alternativo a un mercato principale. E se modificassimo la formula? Nel modello GAS si potrebbe fare una variazione passando da Gruppi di Acquisto Solidale a Gruppi di Acquisto Sostenibili di Transizione.

Leggete l’articolo di Cristiano Bottone

http://www.terranauta.it/a1030/citta_in_transizione/dai_gas_ai_gast.html

e postate qui il vostro commento.

:-)

Aiuto, un fiocco di neve!!!

Eccola, è tornata anche quest’anno, candida e bellissima, rende davvero  il paesaggio un po’ magico.

Crea però molti problemi: il traffico si paralizza, la gente non si può muovere di casa, per terra si scivola e chi più ne ha più ne metta. Nasce quella sorta di impazienza di tornare alla normalità, ci si spazientisce, quasi non si accetta che un fenomeno metereologico ci costringa a spezzare la frenesia della nostra giornata.

Riflettiamo però, non è questa un’occasione per riprenderci un po’ del nostro tempo e per rivedere il nostro rapporto con la natura? D’altra parte noi facciamo tanto, tantissimo per influenzare la natura, stravolgiamo l’ecosistema con l’inquinamento, cerchiamo addirittura di governarne i ritmi.

Alla fine però l’ha vinta lei e ce lo dimostra sempre, in alcuni casi le sue reazioni sono distruttive, altre volte più blande, ma la sua forza in qualche modo emerge (speriamo che i suoi “promemoria” non siano troppo mirati, se no a Copenaghen avremo un bel po’ da spalare per tirarli fuori tutti).

Quindi è proprio questo che manca, il rispetto per la natura e per i suoi ritmi, per il mondo in cui viviamo, manca l’armonia con quello che ci sta intorno e del quale siamo una parte.

Non dico nulla di nuovo per i lettori “glocali”, ma credo che questo concetto vada ripetuto tante volte e vada diffuso il più possibile. Se non si cambia questo sistema di riferimento antropocentrico non si potrà mai ragionare diversamente, perchè se tutto ruota attorno all’uomo e alle sue esigenze anche artificiali, è normale che cose importanti come l’ecosistema mondiale passino in secondo piano, è come se diventasse un problema secondario, che in fondo non va affrontato finchè l’uomo non si trova seriamente a disagio. Ma allora sarà tardi.

Concludo facendo a tutti tanti auguri di buone feste e con un piccolo proverbio, del quale purtroppo ho perso la fonte, ma che mi sembra rispecchiare molto la vivace realtà di RG, che credo possa guardare al nuovo anno con occhi carichi di soddisfazione e aspettative:

” la forza del lupo è il branco,

la forza del branco è il lupo”.

MANIFESTO PER L’ALTRAECONOMIA E GLI STILI DI VITA CONSAPEVOLI IN LIGURIA

Premessa

Il percorso che ha portato alla stesura di questo documento parte dalla volontà di definire e comunicare l’identità e la visione che unisce tutti i soggetti a diverso titolo impegnati nella costruzione di forme di economia alternativa e stili di vita consapevoli sul nostro territorio. È stato elaborato grazie all’esperienza di lavoro in rete degli ultimi quattro anni e ai contributi ricevuti dagli espositori e dai soggetti economici e sociali che organizzano e partecipano alla fiera FLCG. Questa è la stesura finale emendata dopo l’assemblea tenutasi il giorno 25/09/2009 in fiera.

Chi siamo

Siamo una rete di organizzazioni formali e informali, di imprese artigiane e sociali, cooperative e associazioni, produttori e gruppi di acquisto solidale che operano nel territorio ligure. Ci legano la consapevolezza che l’attuale modello di sviluppo basato sullo sfruttamento illimitato delle risorse del pianeta non è sostenibile e la scelta di contrastare il processo di deresponsabilizzazione – verso le comunità del Sud del mondo, l’ecosistema e le generazioni future- che largamente predomina nella cultura contemporanea. Ci troviamo di fronte ad una crisi economica, ecologica e sociale che trova le sue radici in modelli di produzione, distribuzione e consumo basati sul mero profitto di breve periodo e sull’idea che la crescita quantitativa è possibile e illimitata. Sappiamo che non è così e che è sempre più urgente e necessario invertire la rotta per costruire una società basata su una vera riconversione dei modelli di relazione economica e sociale orientate al benessere delle persone e dell’ambiente.

Cosa promuoviamo

Per questo siamo da tempo impegnati nello sviluppo di pratiche concrete di cambiamento, in grado di offrire al territorio e ai cittadini strumenti per l’azione quotidiana, restituendo a ciascuno il dovere e il piacere di interpretare il senso delle proprie scelte. La finanza etica, il commercio equo e solidale, l’agricoltura bio e locale, la promozione delle filiere corte, le campagne per i diritti umani e i beni comuni, la produzione di beni e servizi ecologici, la riduzione dei rifiuti e la riconversione energetica, la diffusione di pratiche di mobilità sostenibile, la lotta ai cambiamenti climatici, la decarbonizzazione dell’economia, la costruzione di spazi di vita in comune, di spazi sociali e culturali accessibili e inclusivi, la cooperazione equa tra i popoli, la promozione di stili di vita consapevoli e di un’idea della salute basata sulla prevenzione e sulla medicina integrata, sono le tante facce di una rete che trova nel percorso della fiera “Fà La Cosa Giusta! a Genova e in Liguria” e nelle iniziative attualmente in essere sul territorio, uno spazio importante di aggregazione, scambio, relazione e contaminazione.

Uno spazio che vuole essere aperto e indipendente.

Alla base delle pratiche e degli stili di vita sostenibili sta una nuova idea di società e di economia basata sul rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente, sulla centralità delle relazioni e della fiducia, sulla partecipazione democratica e la trasparenza, sulla volontà e il piacere di unirsi fra realtà diverse e complementari, senza negare i conflitti ma affrontandoli positivamente, per fare massa critica e sollecitare un cambiamento strutturale, profondo, dal basso, in grado di mutare la prospettiva culturale, politica e sociale.

Impegni per il futuro

L’assemblea delle diverse realtà presenti a “Fà La Cosa Giusta a Genova e in Liguria”, riunita nel corso della fiera, approva il manifesto, inteso come documento aperto all’ ulteriore precisazione di contenuti e a nuove adesioni.

Vogliamo dedicare particolare attenzione alla capacità di attrarre in questo percorso realtà, gruppi di cittadini e territori più fragili e periferici. Siamo consapevoli dell’impegno che questa scelta richiede sia nella manutenzione del percorso che nella gestione delle contraddizioni e dei conflitti che emergono quando si allarga la partecipazione e si coinvolgono soggetti che vivono condizioni di isolamento e difficoltà economica. Per questo l’assemblea si impegna a definire con maggiore precisione strumenti di facilitazione e manutenzione del percorso e tempi realistici per la sua realizzazione.

Nello specifico, nei prossimi mesi le realtà presenti all’assemblea si impegnano:

•           a produrre uno strumento di comunicazione agile e aperto, che consenta di tenersi aggiornati e scambiarsi notizie e pareri;

•           a diffondere fra tutti notizie di eventi di formazione, laboratori, iniziative di sensibilizzazione organizzati sul territorio ligure in modo che possano diventare patrimonio comune, superando nel tempo l’identificazione stretta col singolo soggetto promotore;

•           ad aderire in modo sostanziale, e quindi portando il contributo del proprio punto di osservazione, alle iniziative promosse dalle altre realtà della rete ritenute di interesse comune. I soggetti promotori delle singole iniziative si impegnano dal canto loro a darne notizia e a organizzarle tenendo conto, ove possibile, dei tempi necessari a consentire la possibilità reale di un contributo da parte di altri soggetti;

•           a organizzare a breve un incontro nel corso del quale, avendo ognuno prima ascoltato la propria realtà di riferimento, vengano condivise le iniziative prioritarie su cui ogni soggetto sta lavorando.

Questo incontro viene inteso come avvio di un processo volto (1) all’ideazione e promozione di progetti comuni e (2) alla selezione di alcune istanze che tutta la rete si impegna ad appoggiare in modo sostanziale, attraverso la promozione di iniziative e la definizione di una linea condivisa di pressione nei confronti delle istituzioni;

•           a identificare luoghi da “abitare” nella quotidianità dell’esercizio delle pratiche di altra economia. Luoghi che consentano di incrociarsi e contaminarsi indipendentemente dall’organizzazione di eventi e che, contestualmente, consentano di mantenere un rapporto aperto e permeabile col territorio e i suoi cittadini.

Hanno contribuito alla stesura del documento:

ARCI Genova – Gabriele Taddeo, Stefano Kovac

Banca Etica – Alessandra Marani, Francesco Pavone

Bottega della solidarietà – Sara De Rosa

Bottega Solidale – Paolo Trucco

CONACREIS  – Enrico Gamberini

Cospe  – Emilia Bruzzo

Ecovillaggio Torri Superiore – Lucilla Borio

Equa  – Philppe Lemoussu

Fair – Deborah Lucchetti

Fiume Azzurro – Anna Mango

Alcuni G.A.S. della provincia di Genova – Paola Letardi, Alessia Marrapodi, Marcello Moresco, Sergio Revello, Roberto Dalmas

Legambiente Liguria  – Santo Grammatico, Salvatore Franco

Magazzini del Mondo – Marina Ciceri

EquodiLiguria

Ingegneria senza frontiere – Silvia Parodi, Michele Traverso

Le Ramate  – Patrizia Cambiano-Vanelli

Manitese – Andrea Bertonasco

ML Impianti – Luca Marazzano

Movimento Decrescita Felice – Alberto Ariccio, Simona Calissano, Claudio Culotta, Marcello Moresco

Movimento Difesa Cittadino – Vittorio Bigliazzi

Punto Equo  – Simone Arcengeli, Marco Bruno, Maurizio Ricci

Roba dell’Altro Mondo – Annarita Quaranta

S.C.I. – Matteo Testino

Zucchero Amaro – Ezio Devincenzi

Forse non stanno parlando sul serio..

Si avvicina la fine dell’anno, è tempo di bilanci..ed è anche il tempo della Legge Finanziaria, che infatti entra nei discorsi all’ordine del giorno su quotidiani e telegiornali.

Questo articolo è più che altro finalizzato ad avere una risposta a una domanda che mi sono posta leggendo il giornale e alla quale proprio non so dare risposta.

Queste le parole del Ministro dell’ Economia : “Può essere che chiudiamo il 2010 con un segno positivo del Pil, particolarmente positivo: 1% oppure di più di 1%”. Poi però ha avvertito che se anche la situazione economica è migliore di quella degli anni precedenti l’economia del Paese resterà debole.

Poi ha detto, riguardo al debito pubblico : “La politica a volte va fatta anche dal lato della matematica. In passato è stato l’opposto. C’era un sistema per cui più spendevi e più voti prendevi”.

Ecco, io trovo queste due affermazioni illuminanti.

Primo, perchè è evidente che ancora si ragiona in un sistema di riferimento sbagliato, o quantomeno non idoneo all’attuale situazione e che si continua a remare a gran forza verso la cascata, come se la corrente non fosse già abbastanza forte.

Secondo, perchè almeno si è ammesso che in passato ci sono state politiche sconsiderate che giocavano sul debito pubblico come arma per vincere le elezioni secondo il meccanismo: più spendo, più sembra che io faccia qualcosa, più voti ho, poi chissenefrega se il Paese annega nei debiti. Politica che devo dire è piaciuta molto un po’ a tutti, anche portandola sul piano dei privati, come tecnica di gestione delle risorse familiari, a giudicare dalla selva di finanziamenti per i più vari acquisti che fino a poco fa ci venivano proposti di continuo.

C’è però un problema di fondo, il passo successivo a un’amara confessione, generalmente, è quello di cambiare rotta e invece questo non accade. Si continua a dire che la crisi è passata ( a sentire certe voci, si potrebbe dire che ci ha appena sfiorati ), che l’ Italia ce la farà egregiamente e che l’economia mondiale si riprenderà. Eppure ci sono fior di economisti che iniziano a pensarla diversamente, alcuni governi hanno anche compiuto studi specifici, la gente in certe cose ormai non ci crede più.

O forse si? Forse ancora si pensa che “tutto possa tornare come prima”?

Io ritengo che il messaggio sia chiaro, il sistema così come era stato messo in piedi non può sopravvivere e di questo ha dato prova, una prova che tocca direttamente tutti i cittadini, una prova di cui tutti ci siamo accorti sulla nostra pelle.

Per cui io sono un po’ incredula quando sento certe affermazioni, mi sento presa in giro, sento che tutti noi siamo presi  in giro.

Secondo voi, questa è la domanda che mi pongo, è un sentimento diffuso o ci sono molte probabilità che il messaggio “va tutto bene, ci pensiamo noi” sia preso per buono?

A me sembra impossibile e mi sembra assurdo giocare ancora con questa foga una battaglia persa in partenza. Questa però è la mia opinione, ne parliamo?

A quando la privatizzazione dell’aria??

La Camera ha votato la fiducia riguardo la riforma sull’acqua.

(per il testo vedi: http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88969&idCat=81 )

Siamo davvero così stupiti e furiosi? Io personalmente sono furiosa, ma non stupita.

Però se guardo proprio in fondo alla mia coscienza mi sorge un pensiero un po’ scomodo, ossia “però Elisa, in fondo è anche un po’ colpa tua”. E’ un pensiero che ho solo io? Perchè a ben guardare, le proteste sono state più simboliche che altro. Tante parole, una proposta di mail-booming, qualche voce più forte..e basta direi.

Anche noi, MDF e altre associazioni che a vario titolo si occupano di queste tematiche e che hanno la possibilità di dialogare su RG, non ci siamo attivati più di tanto, o si e io non ne ho avuto notizia? (in tal caso dal pensiero scomodo passo diretamente al ciliccio..)

Perchè io ho sempre pensato che per influenzare scelte già prese ci fosse bisogno di una reazione forte. D’altra parte avendo praticamente un unico partito in Parlamento, non si può contare sull’ ambiente politico per quanto riguarda un’opposizione seria, allora si fa opposizione da fuori.

Da quanto ho appreso è subito nata la proposta di un referendum abrogativo, soluzione apprezzabile e che a mio avviso va sostenuta, ma perchè fare le cose sempre dopo? E’ successa la stessa cosa con la legge elettorale, poi peraltro il referendum è fallito miseramente dopo un discreto esodo.

Non sarebbe meglio pensarci prima? Io credo che la protesta, quella vera, costruttiva non contrasti con mezzi anche duri e forti per farsi sentire, ma bisogna essere convinti di quello che si fa. Credo poi che una delle cose che di cui questa nuova “società civile attiva” senta veramente la mancamza sia un po’ la convinzione di fondo cdi quello che fa. Si ha sempre paura di passare per idealisti, per gente che rincorre i sogni, dire “piazza”  è quasi come bestemmiare, si grida subito al Comunismo e al baccano inutile, al voler toccare “la pancia” del popolo senza avere solide basi propositive. Si possono citare altre perle di saggezza simili, ma quello che si può soprattutto vedere è che il risultato ottenuto da tutti questi messaggi è che ci hanno addormentati.  Anche le poche grandi manifestazioni si riducaono poi a un nulla di fatto, proprio perchè in fondo non ci si crede.

A me sembra che questo non vada bene, ci vogliono carattere, forza d’animo, sacrificio per ottenere risultati in un clima di assopimento come quello attuale. Un po’ come quando una gamba si addormenta, bisogna muoverla, bisogna scalciare anche se fa male e si sente un fastidioso formicolio, solo così passa il torpore.

Ebbene, questa è una soluzione analoga, nonostate io ritenga ad esempio che il proliferare di gruppi attivi su vari fronti di interesse publico sia molto positivo, direi un’ottimo punto di partenza

Solo che dobbiamo un po’ scalciare, smuoverci per recuperare in pieno la forza e si tratta di un torpore che dura da un bel po’.

Report WWF su cambiamenti climatici, ambiente ed energia

La United Nations Framework Convention on Climate Change (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, UNFCCC), entrata in vigore il 21 marzo del 1994, ha come obiettivo “la stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra ad un livello tale da prevenire pericolose interferenze delle attività umane con il sistema climatico” e questo livello di stabilizzazione deve essere raggiunto “in un periodo di tempo da permettere agli ecosistemi di adattarsi in modo naturale ai cambiamenti del clima, tale da assicurare che la produzione alimentare per la popolazione mondiale non venga minacciata e tale, infine, da consentire che lo sviluppo socioeconomico mondiale possa procedere in modo sostenibile.” I rischi derivanti dal mutamento climatico in atto devono quindi essere affrontati su due piani fondamentali:

-          azioni che affrontano la questione attraverso una strategia di mitigazione con l’obiettivo globale di un’eliminazione o riduzione progressiva delle emissioni dei gas climalteranti mediante la predisposizione e l’attuazione di piani, azioni e misure nazionali;

-         azioni che affrontano la questione attraverso una strategia di adattamento al cambiamento climatico con l’obiettivo di predisporre piani, programmi, azioni e misure che minimizzino le conseguenze negative e i danni causati dal possibile cambiamento climatico sia agli ecosistemi sia ai sistemi sociali.

Riteniamo sia molto urgente intervenire. Pensiamo che non sia più ammissibile attendere ancora. Il costo dell’inazione dal punto di vista ambientale, sociale ed economico potrebbe essere veramente ingente e difficilmente riparabile. Inoltre, riteniamo pericolosa per il Paese la mancanza di un approccio strategico che consenta di trasformare i rischi in opportunità e doti il Paese della capacità di prevedere e anticipare il cambiamento cogliendone anche l’aspetto positivo. Anche il IV e ultimo Rapporto dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), con analisi sistematica dei dati sino ad oggi disponibili, documenta chiaramente l’importanza di un’azione urgente e immediata. È perciò fondamentale avviare tutte le azioni necessarie per una seria politica di mitigazione. Più si ritarda la stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche di gas che incrementano l’effetto serra naturale, maggiori sono i rischi del cambiamento climatico e dei conseguenti possibili danni. In questo contesto, il 2009 si presenta come un anno cruciale. Un vero e proprio “Anno del clima”. La 15° Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici, che avrà luogo a Copenaghen il prossimo dicembre, deve approvare il Climate Deal, il nuovo Protocollo che implementa in maniera consistente e significativa la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, rispetto agli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto, individuando target di riduzione dell’ordine del 30-40% al 2020 e dell’80% al 2050. Contestualmente è fondamentale impostare, da subito, una strategia di adattamento al cambiamento climatico che prenda le mosse dalle analisi degli impatti e dei futuri scenari degli impatti stessi. Crediamo sia giunto il momento per l’Italia di dotarsi di una strategia complessiva nei confronti del cambiamento climatico, un vero e proprio piano climatico energetico che affronti, in una dimensione integrata e sistemica, i complessi aspetti della mitigazione e dell’adattamento al cambiamento climatico. A questo scopo, il Comitato Scientifico del WWF si è già fatto promotore, nel 2007, di un percorso che potesse condurre all’elaborazione di Linee Guida per una Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico coinvolgendo le migliori competenze esistenti nel nostro Paese. Nello stesso anno, ha quindi presentato un primo documento intitolato “Per un piano di adattamento al cambiamento climatico in Italia. Prime indicazioni” particolarmente importante per caratterizzare, sul versante delle problematiche dell’adattamento, la Conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici che l’allora Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici (APAT, oggi Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA) ha organizzato per conto del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, nel settembre del 2007. Questo nuovo documento vuole costituire un’introduzione alle Linee Strategiche per un piano energetico e alle Linee Guida per una strategia dell’adattamento agli impatti del cambiamento climatico sugli ecosistemi in Italia. Mira, quindi, a porsi come una prima indicazione, di taglio molto generale, degli argomenti e dei temi che un Piano nazionale e una Strategia di questo tipo dovrebbero trattare e cerca di fornire un contributo e uno stimolo affinché tali strumenti vengano presto realizzati.

Per scaricare il documento completo:

http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=19417&content=1

Analisi

- Negli ultimi 150 anni, la rivoluzione industriale ha trasformato completamente il modo di utilizzare l’energia da parte dell’uomo; infatti, l’estrazione su vasta scala di combustibili ad alta densità di energia e a basso costo, come il petrolio e solo successivamente il gas, facili entrambi da essere veicolati, ha permesso l’accesso a un enorme quantità di energia potenziale ad appannaggio però di minoranza della popolazione mondiale. La trasformazione di queste fonti in elettricità ha prodotto lo schema energetico dominante, rappresentato da poli di potenza che alimentano una rete capillare di distribuzione di elettricità e combustibili. La domanda energetica mondiale si presenta, tuttavia, molto difforme per area geografica, rispetto al peso demografico di ciascuna area stessa; gli abitanti dei Paesi OCSE, che costituiscono il 18% della popolazione mondiale, nel 2006 hanno avuto un consumo medio pro capite di 4,7 tep, a fronte di circa 1 tep consumato da ciascun individuo del restante 82% della popolazione mondiale. Questo costituisce un primo elemento di criticità per il futuro.

-          L’economia mondiale è oggi alimentata fondamentalmente da combustibili fossili che, nel 2006, coprivano l’80,9% dell’energia primaria utilizzata. Piuttosto modesto risulta il contributo del nucleare (pari al 6,2% espresso in calore di cui, però, i 2/3 vengono dispersi, ne consegue che il contributo effettivo al soddisfacimento dei consumi energetici mondiali sia, in realtà, pari ad appena il 2%). L’andamento storico dei consumi mostra una crescita media annua, negli ultimi 30 anni, di circa il 2%, coperta prevalentemente con il ricorso a carbone, petrolio e gas naturale. Continuando con lo scenario di crescita dei consumi degli ultimi 30 anni, prima del 2050 tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate, uranio compreso, saranno esaurite. Questo è il secondo elemento di criticità.

-          Si ritiene sia estremamente imprudente affidare la vita dei 9 miliardi di esseri umani, che probabilmente abiteranno il pianeta nel 2050, alla sola capacita della tecnologia di risolvere problemi e moltiplicare risorse. L’esperienza del passato ha dimostrato come la tecnologia abbia risolto molti problemi ma molti altri ne abbia creati; tra questi, il più grave è sicuramente rappresentato dalla minaccia del cambiamento climatico in atto che costituisce uno dei tanti problemi scaturiti dall’imponente cambiamento ambientale globale, indotto dall’intervento umano sui sistemi naturali.

-          Per il contenimento entro livelli gestibili, con apposite misure di adattamento dei danni peggiori derivanti dal cambiamento climatico, secondo il IV Rapporto dell’IPCC, sarebbe necessario che le emissioni di gas serra, prodotte dalle attività umane, venissero ridotte di almeno l’80% entro il 2050. L’Unione Europea si è data come tappa intermedia, il raggiungimento entro il 2020 di una riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, portato al 30% in caso di accordo internazionale. Si è prefissata, al contempo, come obiettivi strategici di accompagnamento, la riduzione dei consumi energetici del 20% (rispetto al 2005), attraverso il miglioramento dell’efficienza e una quota di produzione da fonti rinnovabili del 20%. Si ritiene che, per raggiungere l’obiettivo del 2050, si debba decisamente puntare ad una riduzione delle emissioni di gas-serra almeno del 30% entro il 2020.

-          Per uscire dal percorso energetico attuale, ormai privo di prospettive, è necessario percorrere strade alternative rispetto a quella sin qui seguita basata sulla crescita illimitata dei consumi in un pianeta con evidenti limiti biofisici, ben chiari a tutta la comunità scientifica. È necessario, invece, riorientare il sistema produttivo e gli stili di vita delle società umane al fine di ottenere il massimo benessere possibile con le risorse a disposizione, operando quindi con concrete azioni basate sull’efficienza, la sufficienza e l’efficacia dei modelli di produzione e consumo.

-          Le forniture di energia in Italia si basano quasi esclusivamente su fonti fossili e non mostrano uno scenario in grande evoluzione. Proseguendo su questa strada, i consumi energetici cresceranno e continueranno a basarsi, eccetto che per una modesta quota di rinnovabili, su fonti importate, soggette quindi alle turbolenze nei prezzi che, un quadro internazionale critico, rende sempre più probabili e difficilmente controllabili. Mancando di significative risorse energetiche non rinnovabili interne, il nostro è il Paese maggiormente esposto ai rischi insiti nel proseguire sulla strada delle fonti non rinnovabili. È chiaro come le poche grandi imprese, che controllano il mercato delle risorse fossili e nucleari, e i paesi che ne detengono le riserve, pur consapevoli dei limiti fisici inequivocabili delle loro strategie, intendono tuttavia trarre tutti i vantaggi economici ancora possibili.

-          Al contrario, il nostro Paese è particolarmente avvantaggiato quanto a disponibilità di fonti rinnovabili. È sorprendente il fatto che l’Italia, nell’utilizzo delle fonti rinnovabili, sia preceduta da paesi sicuramente meno avvantaggiati per quanto riguarda la loro disponibilità. Ciò è vero per quanto riguarda gli usi sia elettrici sia termici. La geomorfologia del nostro territorio consente un’invidiabile disponibilità di potenziale idroelettrico, già ampiamente sfruttato ma ancora in grado di fornire ulteriori contributi. La cospicua copertura forestale e la buona produttività agricola garantiscono, inoltre, un’mportante disponibilità potenziale di biomasse di scarto e sottoprodotti delle attività primarie.

-          L’Italia è, infine, fra i paesi europei più favoriti quanto a ore di soleggiamento e fra i paesi al mondo con la maggiore disponibilità di risorse geotermiche economicamente utilizzabili. Il nostro è, anche, fra i paesi industrializzati che hanno i più bassi consumi pro capite, 3,13 tep, al di sotto della media dei Paesi OCSE (4,7 tep/ pro capite anno), pur avendo un potenziale di miglioramento dell’efficienza molto elevato. Tutte queste opportunità che, fino ad oggi, sono state solo in minima parte sfruttate, costituiscono le basi certe, affidabili e durature sulle quali è indispensabile fondare una strategia energetica realistica e a basso rischio, che avvicini il nostro Paese all’autosufficienza energetica.

-          La strada fin qui seguita, essendo fondata su fonti non rinnovabili, non può che evolvere verso crescenti difficoltà economiche e ambientali; il costo delle fonti primarie utilizzate (petrolio, gas, carbone, uranio) non può che continuare ad aumentare a causa del persistente incremento della domanda e del progressivo esaurimento delle risorse più accessibili. I costi ambientali connessi all’utilizzo delle fonti energetiche non rinnovabili (a iniziare da quelli degli impatti del cambiamento climatico), se internalizzati, vedrebbero alcune di queste fonti già oggi fuori mercato.

-          Viceversa la strategia che si ritiene proponibile si basa sull’efficienza e sull’integrazione delle diverse fonti endogene e rinnovabili, non soggette a turbolenze di mercato e speculazioni, ma solo a fattori positivi dettati dall’innovazione tecnologica e delle reti di infrastrutture, aspetti con grandi margini di miglioramento connessi allo sviluppo su larga scala. Il costo attualmente superiore di alcune fonti rinnovabili (rispetto a quelle fossili) sta in realtà scendendo rapidamente e si prevede come tali riduzioni di prezzo proseguiranno in maniera significativa nel prossimo futuro.

 

Proposte

-          La strada della sostenibilità, proposta in questo documento, può certamente evolvere verso un continuo miglioramento sociale, economico e ambientale proprio grazie all’integrazione delle attività umane con le risorse disponibili, le caratteristiche ambientali e gli obiettivi sociali; si tratta in pratica di pianificare queste attività in funzione delle risorse rinnovabili utilizzabili localmente, scegliendo le tecnologie più appropriate in tal senso.

-          Il primo obiettivo è stabilizzare i consumi, operando sull’efficienza non solo degli usi finali, ma anche dell’intero tessuto economico e produttivo, ridefinendone coerentemente obiettivi, strategie e strumenti. Il secondo obiettivo è ridurre i consumi all’interno di uno schema energetico che deve essere dotato di elevata resilienza, ovvero capace di adattarsi in tempo reale alle variazioni del contesto economico e sociale nazionale e internazionale. Ciò porterebbe alla riduzione del 20% dei consumi al 2020, in linea con gli impegni europei, e del 50% al 2030.

-          Le fonti rinnovabili dovrebbero triplicare rispetto a oggi entro il 2020, coprendo circa il 30% dei consumi, e crescere di un altro 25% fino a soddisfare il 50% della domanda di energia nel 2030. Il ricorso alle fonti fossili, ridotto rispetto a oggi del 50%, andrebbe a coprire il restante 50% dei consumi del 2030.

-          Se, rispetto alla necessità e alla convenienza di questa trasformazione, è difficile nutrire dubbi, diversi e opinabili potrebbero essere i percorsi di transizione. L’utilizzo di fonti convenzionali, come il carbone o il nucleare, appare problematico sotto tutti gli aspetti, sia economici sia ambientali, e rischia di ingessare il sistema di produzione centralizzata, impedendone una sufficientemente rapida evoluzione verso uno schema di produzione distribuita dell’energia, come quella necessaria all’espansione delle fonti rinnovabili, spesso caratterizzate da bassa intensità e discontinuità.

-          Particolarmente rischiosa, anche sul piano economico, appare la scelta di un ritorno all’energia nucleare, fonte che, se correttamente si comprendessero anche i futuri costi di smantellamento delle centrali e di gestione finale delle scorie, nonché gli elevati investimenti pubblici già ricevuti (per la ricerca, la gestione della sicurezza esterna e lo sviluppo di infrastrutture) sarebbe già oggi non competitiva. Gli analisti internazionali (per es., Moody’s) prevedono inoltre come il costo del kWh prodotto sia destinato a raddoppiare entro il 2022, data in cui dovrebbero entrare in funzione le prime centrali italiane ipotizzate dal governo.

-         Sebbene lo stato attuale di estrema marginalità del contributo delle fonti rinnovabili (fatta eccezione per l’energia idroelettrica) possa rendere difficoltoso un cambiamento radicale del sistema nei tempi necessari per rispondere sia ai limiti fisici delle risorse non rinnovabili, sia all’esigenza di mitigazione del cambiamento climatico, l’impegno economico inizialmente richiesto dalla strategia proposta presenta tuttavia una convenienza di medio termine tale da motivarne l’attuazione anche e soprattutto nell’attuale situazione di crisi economica.