Seminario Le nuove malattie del progresso

Il Circolo di Genova del Movimento per la Decrescita Felice,
ISDE (Medici per l’ambiente) e la Fondazione Labò
propongono alla “cittadinanza attiva” la discussione

Le nuove malattie del “progresso”

o La medicina di fronte alle emergenze sanitarie prodotte
dall’inquinamento ambientale e dagli stili di vita insostenibili.
o Medicina e Salute: criticità attuali e scenari futuri
o Salute globale, ambiente, sviluppo.
o “Nemesi medica”: fino a che limite è delegabile la nostra
salute? Critica alla medicina “riduzionista”.

9 dicembre, ore 17
Fondazione Labò
Genova, Vico San Luca 2/1

Avvierà la discussione:
dott. Gianfranco Porcile
Presidente Regionale ISDE (Medici per l’Ambiente)
con contributi di:
dott. Enrico Balleari – Ospedale S. Martino
dott. Claudio Culotta – ASL 3 Genovese

Contadini italiani a confronto a Genova

Si è svolta a Genova il 13 e 14 novembre una riunione nazionale di numerose Associazioni di contadini, quelli che lavorano prevalentemente su piccola scala, per autoproduzione in agricoltura di sussistenza seguendo un modello alternativo a quello industriale.
Secondo la recente indagine Nomisma sono più di 1 milione.
Il tema era: come organizzarsi per sopravvivere alla spietata concorrenza della agricoltura industrializzata, che produce i generi di consumo che troviamo al supermercato, realizzati con tecniche invasive della integrità dei suoli, concimati chimicamente e trattati con fitofarmaci e pesticidi.
E anche salvare un mondo che sta sparendo, che causa chiusure di aziende e quindi la possibilità di approvvigionarsi di prodotti ruspanti, come erano una volta. E di realizzare l’importante funzione di gestire il territorio

Molte le associazioni e delegazioni presenti (tra cui MDF Genova) e tante le proposte emerse.
Intanto una diversa impostazione della Politica agricola comunitaria che concentrandosi sulle grandi imprese “non vede” il problema dei piccoli contadini e non ne concede se non in misura miserevole l’accesso ai contributi.
Fondamentale il proseguimento della campagna per l’agricoltura contadina con l’obiettivo di dotarsi di una Legge che riconosca l’agricoltura contadina, ne riconosca i meriti anche in termini di sgravi fiscali e sburocratizzazione, con le sue specificità di cui tutti, anche gli organi di controllo, devono tener conto con una visione meno tagliata sulle grandi imprese ma guardando agli effetti positivi di questo tipo di agricoltura, sempre fatta salva la salubrità del prodotto.
Visto che le regioni hanno la competenza in campo agricolo, la campagna propone di provare in tutte le regioni, con le diverse specificità, a far approvare una legge in tal senso
Importante poi il tema del sistema di garanzia partecipata, un tipo di rapporto con i consumatori (secondo l’esempio francese) che garantisce l’autenticità e la salubrità del prodotto evitando l’immane produzione cartacea e i costi annessi per l’ottenimento della certificazione di prodotto biologico. La presenza della Rete ligure per l’altra economia, una Rete di 34 Associazioni, tra cui MDF, che si batte per un diverso modello economico che sia sostenibile e solidale, ha permesso di avviare un dialogo con la galassia dei Gas che stanno lavorando a livello nazionale anche loro sulla stessa questione.

Molto spazio alla parte organizzativa.
La proposta di estendere a tutti i contadini il Sindacato ALPA è parsa una ottima soluzione, così come di usare le competenze del Compascuo realizzato a Verona per fare un giornale di tutti i piccoli contadini.
Molto sentita l’esigenza di realizzare un coordinamento generale delle Associazioni, con la saggia proposta di investire di tale funzione l’Associazione Semi Rurali, che ha già nella sua mission e nelle sue capacità operative la possibilità di farlo.
Sentita anche l’esigenza di rapportarsi con organizzazioni internazionali, quali Via campesina. Le alleanze servono a integrare le conoscenze, a fare sinergia, a mettere a disposizione degli altri saperi e capacità. Se ne esce più forti. C’è bisogno di un forte movimento internazionale. L’Italia da sola non può cambiare il mondo. Ogni elemento di forza che diamo al movimento internazionale è importante. Il lavoro di collaborazione avviato con Slow food sulla campagna per l’agricoltura contadina va nello stesso senso.

Sul piano metodologico della iniziativa politica c’è un senso di sfiducia nel contatto con le diverse Amministrazioni Pubbliche. Molto meglio, secondo molti, rinforzarsi dal basso, creando alleanze con i consumatori e i Gruppi di acquisto solidale, e quando la massa diventa sufficiente trattare con la politica da un punto quantomeno di non debolezza.
Importante infine continuare a fare cultura, facendo capire ai cittadini che ciò che mangiano oggi è innaturale (come i pomodori d’inverno), aumenta l’effetto serra per i trasporti ed è di bassa qualità e appetibilità rispetto a quello che si mangiava una volta e che si può riprendere a mangiare sano e di gusto grazie alla agricoltura di piccola scala.

Biodiversità: le conclusioni del COP 10 di Nagoya

La Convezione Onu sulla biodiversità di Nagoya (COP 10), in Giappone dove per due settimane dal 18 al 30 ottobre 2010, sono stati riuniti i ministri dell’ambiente dei 193 paesi firmatari della Convenzione sulla biodiversità, si è conclusa con un’intesa.
Nasce il Protocollo di Nagoya: 10 anni per salvare la biodiversità sul pianeta con un Piano d’azione condiviso al livello globale.

In extremis, il vertice ha approvato un «Piano d’azione» in venti punti per proteggere gli ecosistemi, dagli oceani alle foreste, mettere un freno al degrado degli habitat naturali e all’estinzione delle specie viventi che li popolano.
Il Piano di azione globale per la biodiversità prevede impegni nodali su aree protette, risorse genetiche, sovrasfruttamento della pesca, sussidi ‘perversi’ e contabilità ambientale
Nel Piano d’azione approvato le nazioni concordano un obiettivo generale: proteggere il 17% delle terre e il 10% delle aree costiere e marine entro il 2020 (oggi sono rispettivamente il 13 e l’1 percento). Misure urgenti, se si considera che oggi il pianeta registra il tasso di estinzione più alto dai tempi della scomparsa dei dinosauri. Certo, sarà importante ora capire i dettagli di quel piano.
Su questo punto il commento del WWF: “Pur riconoscendo il grande progresso fatto su questo obiettivo il WWF sottolinea tuttavia che per adesso l’accordo riguarda solo la metà di quanto avevano chiesto gli scienziati per assicurare la conservazione di questi fondamentali biomi”.
I governi hanno anche raggiunto un accordo per modificare i sussidi perversi (es pesca, agricoltura, trasformazione del territorio).
Un‘ultima e non meno importante decisione, il nuovo accordo chiede ai paesi di garantire che il valore della biodiversità venga integrata nelle contabilità nazionali. “Si tratta di un elemento strategico e nuovo nell’approccio alla difesa della natura, un segnale politico importantissimo che metterà in moto un nuovo approccio alla finanza globale”.
Considerato che ecosistemi sono la base del benessere umano, perché producono cibo materie prime, medicine, acqua, risulta chiaro che la biodiversità è una delle priorità globali, proprio come il clima. Non per nulla il capo del programma Onu per lo sviluppo, Achim Steiner, ha dichiarato ieri che il vertice di Nagoya ha segnato un grande cambiamento «nella comprensione del valore da miliardi di miliardi di dollari della biodiversità di foreste, aree umide e altri ecosistemi».

Gran parte dello scontro a Nagoya è ruotato attorno ai soldi: chi guadagna e chi perde dalla protezione degli ecosistemi, chi e come finanzierà il piano d’azione.
E’ significativo che l’impasse si sia sbloccato solo quando i 193 paesi riuniti a Nagoya hanno trovato un accordo su un documento collaterale che implica una questione da miliardi di dollari. Si tratta del Protocollo sull’accesso e la condivisione dei benefici derivati dalle risorse genetiche di animali, piante e microrganismi (Access and Benefit Sharing Protocol, o Abs).
Molte delle nazioni in via di sviluppo rifiutavano di votare il Piano d’azione senza prima definire questo documento: infatti stabilisce regole sulla condivisione dei profitti fatti dalle aziende (farmaceutiche, ad esempio) che usano risorse genetiche trovate in natura. Il caso classico è quello dell’industria farmaceutica che manda ricercatori in giro nelle foreste tropicali, individua principi attivi di piante locali, trova applicazioni utili, brevetta un nuovo farmaco, insetticida o altro – e ne trae ricchi profitti. Molto spesso, se non sempre, l’industria o laboratorio di ricerca che va a caccia di nuove sostanze naturali appartiene a ricchi paesi industrializzati e la risorsa genetica è estratta da ecosistemi tropicali di paesi in via di sviluppo. A volte la cosa sconfina nella biopirateria (si brevettano sostanze già note e usate da popolazioni locali), e solo paesi con capacità scientifiche e una certa influenza internazionale riescono a proteggere il proprio patrimonio naturale anche in termini di marchi e diritti (famose alcune cause intentate dall’india per proteggere in sede legale il neem, albero di cui si usano diversi estratti in un grande ventaglio di prodotti, dai dentifrici agli insetticidi). In ogni caso è questione di commercio e diritti intellettuali: il nuovo accordo deve riequilibrare la distribuzione dei profitti, a beneficio dei paesi «saccheggiati».

Fondi. Mentre il Giappone si è impegnato mettendo a disposizione fondi significativi, il resto dei paesi sviluppati non è stato in grado di mettere sul piatto altrettante risorse immediatamente disponibili.
Tuttavia i governi hanno condiviso l’obiettivo di identificare i finanziamenti necessari al Piano strategico entro il 2012 , soldi ‘freschi’ vitali e fondamentali per mettere mano immediatamente alla perdita di biodiversità nel mondo.

Maurizio Pallante a Genova 19 ottobre

Martedì 19 ottobre ore 21.00
Biblioteca Berio, via del Seminario 16, (da via Fieschi bassa)
Sala Chierici

Nell’ambito del Festival “La fine del mondo: paure e speranze al tempo della crisi”
Conferenza “Decrescita felice”

Interventi:
Maurizio Pallante (Fondatore del movimento La Decrescita Felice)
Laura Sicignano (Direttore Teatro Cargo)

Pallante a Perugia e altri interventi

Pallante: stiamo mangiando nel piatto dei nostri figli
di Giorgio Cattaneo

«Non sprecare è diventato un dovere morale: stiamo mangiando nei piatti dei nostri figli e dei nostri nipoti. Dobbiamo credere nelle nuove tecnologie, la politica deve investire nel settore e tutti noi nel dobbiamo fare qualcosa. Come? Riducendo i consumi». Parola di Maurizio Pallante, leader del Movimento per la Decrescita Felice, che a Perugia ha concluso la tre giorni “Progettare il il futuro”, scienziati e aziende a confronto per mettere in campo le “tecnologie della decrescita”. Tutto è troppo: in estrema sintesi, è questo il pensiero di ecologisti e imprenditori della green economy che fanno della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente la loro filosofia di vita per un “comportamento virtuoso”.
Tre giorni, a Perugia, per mettere insieme ecologisti-filosofi, bio-architetti, imprese specializzate nelle nuove tecnologie energetiche e tutti quelli che della sostenibilità fanno una regola di vita. A partire dal green-building, le case “verdi” le cui bollette sono ridotte all’osso, come l’emissione di anidride carbonica. Primo comandamento: riduzione dei consumi. «La regola è: riutilizzare tutto quello che c’è in casa», scrive Antonella Mariotti su “La Stampa”. «Non si butta via niente, tutto si ricicla, nulla si distrugge. Dalle maglie infeltrite che diventano “cattura-polvere” alle mini-pale eoliche sul tetto di casa per produrre energia». Tutto va bene se serve a risparmiare: non solo i soldi, ma il Pianeta.

All’inizio fu Serge Latouche, ecologista presidente dell’associazione “La ligne d’horizon”, professore emerito di scienze economiche all’università di Parigi, che da sempre sostiene: «Se tornassimo ai consumi degli Anni Sessanta, per noi non cambierebbe nulla: già allora c’erano auto e riscaldamento. Moltissimo di quello che abbiamo oggi è solo superfluo». Con Latouche, aggiunge la Mariotti, diventa di moda il termine “decrescita serena”, una tendenza che sta dilagando forse anche come conseguenza della crisi, più che della virtù. In Italia, la filosofia della decrescita è elaborata e interpretata da Maurizio Pallante, tra i fondatori con Mario Palazzetti e Tullio Regge del Cure, Comitato per l’uso razionale dell’energia, e da vent’anni ricercatore e divulgatore dei rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia.

È stato Pallante a fondare il “Movimento per la decrescita felice” che organizza corsi su come riciclare i rifiuti e il metodo migliore per separarli, oltre a fornire indicazioni su dove trovare i “negozi alla spina” nei quali si vendono prodotti senza imballaggi, come pasta, spezie, cereali, vino, detersivo, saponi. Ognuno si porta un contenitore da casa e chiede di riempirlo. «Ma il punto fondamentale degli ultimi anni, attorno a cui ruota la “decrescita” – osserva la Mariotti sulla “Stampa” – è l’energia alternativa e il modo di “farsela-da-sé”, se le amministrazioni non intervengono. È sufficiente collegarsi su YouTube per vedere frotte di ingegneri che spiegano, a video, come fabbricare un pannello solare, una mini-pala eolica, o come collegare la lavatrice all’acqua calda di casa per evitare l’eccessivo consumo di energia elettrica».

«Il consumismo deve diventare tabù, la salvezza della Terra lo impone»: ne è convinto Erik Assadourian, ricercatore del Worldwatch Institute e direttore della pubblicazione annuale “State of the world”, atteso a Cuneo con l’associazione Greenaccord. «L’epoca dello spreco alimentare e dell’abuso di risorse naturali è finita», avverte: «O impareremo ad accontentarci o la Terra lo farà per noi». L’anno scorso, secondo la Cgia, il calo dei consumi è stato di 12,6 miliardi. Ogni nucleo familiare in media ha tagliato le spese per 516 euro l’anno. Colpa della crisi, hanno detto gli esperti. Maurizio Pallante legge questi dati traducendo la parola “crisi” in cinese: «È formata da due ideogrammi – spiega – che significano pericolo e opportunità».

Da dove cominciare? Da casa propria, naturalmente: «Se siamo in un condominio con riscaldamento centralizzato, basta mettere le valvole ai termosifoni. Le nostre case consumano 20 litri di gasolio l’anno per ogni metro quadrato, mentre in Germania non concedono l’abitabilità se ne consumano più di 7». In che modo invertire la tendenza? Con la massima semplicità, sottolinea Pallante: «Basta mettere più attenzione negli acquisti, non schermare i termosifoni con le tende, non lasciare aperto il frigo, far bollire l’acqua chiudendo la pentola con un coperchio, dotare i rubinetti di riduttori di flusso: pochi euro di spesa, risparmio di quasi il 50% sulla bolletta. A casa mia ho dovuto scegliere: infissi nuovi o cambiare le piastrelle del bagno? Ho scelto gli infissi, e col risparmio sul riscaldamento fra tre anni cambierò anche le maioliche del bagno».

Il Cambiamento è arrivato !

E’ nato Il Cambiamento, giornale web coordinato da Daniel Tarozzi, uno dei fondatori e componenti del direttivo nazionale del Movimento per la Decrescita Felice.
E’ una iniziativa importante, perché di fatto si colloca nella linea di MDF e di fatto ne rappresenta il quotidiano.
Invitiamo tutti a connettersi con il cambiamento http://www.ilcambiamento.it
Sarà una piacevole e interessante scoperta e spero una buona abitudine.

Di seguito la presentazione del giornale di Daniel Tarozzi
Siamo convinti che milioni di italiani siano stufi di lavorare a qualcosa in cui non credono, ma soprattutto stufi di pensare che non ci sia un altro modo
State ’sfogliando’ un nuovo giornale, nato dalla passione e dalla perseveranza di un gruppo di persone un po’ ‘folli’ che hanno deciso di scommettere su un altro modo di fare giornalismo e su un altro modo di concepire e vivere la vita.
Viviamo nell’era dell’informazione. Centinaia di canali televisivi digitali, decine di quotidiani, migliaia di telegiornali, una quantità infinita di radio e siti internet. Eppure mai come in questo momento storico si avverte nell’aria una fame di notizie e un’insoddisfazione per il modo in cui viene raccontata la realtà.
Non abbiamo infatti alcun problema se analizziamo la quantità di notizie ricevute. Ma abbiamo un grande problema se ci soffermiamo a valutarne la qualità.
Purtroppo, infatti, le grandi testate dei diversi media continuano a proporci le stesse non-notizie, la stessa triste e decadente visione del mondo: sterili battibecchi tra politici, cronaca nera, crisi, costume, sport.
Ecco perché abbiamo deciso di creare Il Cambiamento. Un vero e proprio giornale che però ‘esce’ solo sul web. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, proporremo ai nostri lettori news e approfondimenti su quanto accade nella nostra realtà.
Non a caso abbiamo diviso le nostre categorie in ‘Conoscere’ e ‘Cambiare’. Vogliamo infatti proporvi, accanto agli articoli di denuncia o di inchiesta su quanto accade, una serie di articoli che ci raccontino esperienze e possibilità concrete di cambiamento.
Cercheremo di proporre una visione ‘ecologica’ della realtà andando però molto al di là del giornali per ecologisti. Secondo noi, è infatti finito il tempo in cui si poteva parlare di ecologia o di ambiente come di un qualcosa di separato dall’economia, dalla salute, dalla alimentazione e dalla società.
Per questo, tratteremo i grandi temi che caratterizzano il nostro tempo, con un taglio e una visione diversa da quella vigente. Cercheremo di analizzare ogni notizia con spirito critico, cercando insieme a voi una soluzione, un’alternativa di fronte ad ogni problema, per quanto vasto esso sia.
Limitarsi a dire “piove governo ladro” o “viviamo in un mondo schifoso”, infatti, non fa che rafforzare il gioco di chi ci vuole consumatori inerti e manipolabili.
Noi crediamo invece che solo con la responsabilità individuale e con l’azione quotidiana si possano cambiare veramente le cose. E per farlo occorre conoscere, capire, ma soprattutto agire.
Agire consapevolmente, cercando di scoprire cosa si nasconde dietro ogni nostro gesto. Quanto sangue, quante guerre, quanta deforestazione si cela dietro la nostra spesa al super market? Quante bombe dietro la nostra benzina?
Per la presentazione ufficiale del giornale e del progetto che sta dietro Il Cambiamento vi rimando al nostro chi siamo. Qui vorrei aggiungere solo alcune considerazioni.
Prima di tutto quello che vedete ora è solo il primo nucleo del portale. Nei prossimi mesi apriremo nuove importanti sezioni: quella della formazione e quella dell’azione.
Il nostro obiettivo è di raccontare e proporre un cambiamento autentico che passi davvero dal virtuale al reale, che si realizzi nel fare più che nel parlare.

Laboratori di sostenibilità ambientale

Da venerdì 22 ottobre si svolgerà una  iniziativa dell’Auser Liguria,
che è stata coordinata da Alberto Ariccio di MDF Genova e di cui vi allego il programma
Chi fosse interessato, può iscriversi gratuitamente collegandosi a:
http://www.auserliguria.it/news/percorso_formativo_sullecosostenibilita_459.aspx

Laboratori Ecosostenibilità Ambientale
Da una società degli squilibri ad un nuovo patto uomo-ambiente

Il progetto Laboratori per l’ecosostenibilità, promosso da
Fondazione CARIGE e Auser Liguria, nasce con l’obiettivo di
formare sul territorio un nucleo di facilitatori per la divulgazione
di comportamenti e stili di vita eco-compatibili.
I laboratori saranno articolati in diversi moduli:
Ven, 22 ottobre “Principi base della sostenibilità ambientale”
Ven, 29 ottobre “Approvvigionamento e autoproduzione alimentare”
Ven, 05 novembre “La gestione dei rifiuti”
Ven,12 novembre “La mobilità”
Ven, 19 novembre “Il risparmio energetico”

Presso la Biblioteca Berio, Sala Lignea 14.30 – 18.30

Seminario Genova città in decrescita

Il Circolo Genovese del Movimento della Decrescita Felice e la Fondazione Labò propongono alla “cittadinanza attiva” la discussione sul tema:

Genova città in decrescita:
una realtà con cui confrontarsi
Come molte città occidentali (europee e nordamericane) Genova è in fase di decrescita economica, demografica ed urbanistica. Un segnale che molti interpretano negativamente, che noi giudichiamo una opportunità.

Avvieranno la discussione;
L’arch. Alberto Ariccio: “Genova PUC 2010 – verso una città a crescita zero?
L’arch. Rinaldo Luccardini: “Decrescita urbana: il caso Detroit”

Brevi interventi:
Il prof. arch. Luigi Lagomarsino
Il biologo Enzo Parisi

Mercoledì 29 settembre ore 17
Fondazione Labò
Vico San Luca 2/1

Con i presenti ci confronteremo su:
La decrescita è già una realtà per Genova. Come gestirla?
Quali condizioni porre per il nuovo PUC ?
Come vorremmo la futura città ?

Confidiamo sul contributo attivo da parte di cittadini, movimenti, associazioni interessati a questi argomenti

Lettera aperta al Presidente Napolitano

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE NAPOLITANO DI MAURIZIO PALLANTE (MDF) E FABIO SALVIATO (BANCA ETICA) SULLA VICENDA FIAT-MELFI PER UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA-INDUSTRIALE ITALIANA:

Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica,

Il protrarsi della grave crisi finanziaria, economica, sociale e ambientale che ha colpito il mondo intero ha innescato da tempo una profonda riflessione sulla sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo. Dopo anni di mobilitazione, impegno e campagne della società civile, che noi ci onoriamo di rappresentare, temi come la finanza etica e lo sviluppo sostenibile sono finalmente entrati nell’agenda dei potenti, anche se siamo ancora ben lungi da un cambio di paradigma che oggi appare essenziale.
Abbiamo molto apprezzato il suo recente intervento nella vicenda del licenziamento dei tre operai di Melfi. In questi mesi la FIAT, la principale azienda italiana, ha spesso occupato le prime pagine dei giornali, dalle vicende di Termini Imerese, passando per Pomigliano d’Arco, all’ipotesi di delocalizzazione in Serbia per arrivare oggi a Melfi. Nel suo illuminato e distensivo intervento lei auspica ” un passo avanti e un confronto pacato sul futuro dell’azienda “.
Noi sottoscritti, come rappresentanti della società civile ma anche forti della nostra esperienza rispettivamente come fondatore e presidente del Movimento della Decrescita Felice e come fondatore e già presidente della Banca Etica, Le offriamo la nostra disponibilità a tale confronto, certi di poter fornire un contributo sostanziale, avvalendoci anche della collaborazione e consulenza tecnica dell’Ing. Mario Palazzetti, già responsabile del Centro Ricerche FIAT, e di numerosi altri esponenti sia del mondo dell’Università che del mondo economico e industriale.
Le soluzioni per disinnescare le tensioni sindacali, per creare nuovi posti di lavoro di qualità, per rilanciare la FIAT e, ancor più, per uscire dalla crisi economica esistono già e sono a portata di mano, è solo un problema di volontà politica. Il mercato dell’auto è ormai saturo: in Italia circolano oltre 35 milioni di vetture, è chiaro che il futuro della FIAT non può essere solo nell’auto, che, oltretutto, ha un elevato impatto ambientale e sociale (basti pensare agli incidenti stradali). Occorrono nuove idee, occorre diversificare e percorrere nuove strade.
Quando si parla di innovazione e nuove idee, in genere si guarda al futuro. Noi sosteniamo invece che le idee e le soluzioni esistono già e appartengono al passato, un passato che però nessuno ha mai voluto realizzare. Nel 1972 l’Ing. Mario Palazzetti, dirigente del Centro Ricerche Fiat, brevettò il micro-cogeneratore: si trattava di un semplice motore d’auto, che può essere installato in qualsiasi casa, alimentato a metano, collegato ad un alternatore e capace di generare in forma combinata energia termica ed elettrica (da cui il nome di co-generatore). Tale macchina ha un rendimento energetico almeno doppio rispetto alle tradizionali caldaie, il che significa anche dimezzare il consumo di energia da fonti fossili e quindi la CO2 prodotta.
Purtroppo, chissà perché, nessuno in Italia ha sviluppato su ampia scala tale idea, su cui ora sta investendo la Germania: la Volkswagen, con il sostegno del governo tedesco, da qui al 2015, utilizzando come base il motore della Golf, produrrà ben 100.000 cogeneratori che, mentre riscalderanno le case, forniranno anche l’energia elettrica equivalente a ben due centrali nucleari! Perché non può farlo anche la FIAT, che è stata la prima azienda a produrli? Ci sarebbe nuovo lavoro per migliaia e migliaia di operai, un lavoro utile alla società e all’ambiente e in Italia non ci sarebbe più il bisogno di riaprire lo spinoso e controverso capitolo del nucleare.

Questo è solo un primo esempio di quelle che noi amiamo chiamare le “tecnologie della decrescita”, ovvero quelle tecnologie che consentono di creare ricchezza e occupazione di qualità riducendo l’impatto sull’ambiente e il consumo di risorse. Tecnologie per riqualificare gli edifici e ridurre i consumi energetici, per ridurre la produzione di rifiuti, per riciclare le materie prime, per produrre energia da fonti rinnovabili. In questo campo potremmo essere all’avanguardia e non temere la concorrenza di nessuno, neanche della forte economia cinese o americana. Ma ci vuole una classe imprenditoriale sensibile e illuminata, e ci vuole il convinto sostegno di una rinnovata classe politica, che sia capace di una visione più alta e lungimirante rispetto al solito nucleare, grandi opere o inceneritori.
L’8 ottobre p.v., con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Perugia e della Regione Umbria, si terrà a Perugia il primo convegno italiano sulle tecnologie della decrescita. Interverranno numerosi industriali che, nella loro attività economica, stanno già realizzando questa rivoluzione, questo salto culturale. Verrà proposto un patto per mettere in rete conoscenze e tecnologie, creare sinergie, rilanciare il comparto tecnologico e industriale italiano riducendo l’impatto ambientale e il consumo di risorse e creando nuovi posti di lavoro di qualità e ricchi di senso e di valore. Ci guadagneranno gli imprenditori, i lavoratori, i cittadini e anche le generazioni future, cui lasceremo in eredità un mondo migliore e più vivibile.
Cogliamo l’occasione per invitarLa a presenziare a questo importante appuntamento e Le chiediamo di concedere all’evento il Suo Alto Patrocinio. Saremmo molto onorati dalla Sua presenza o quantomeno, da un Suo messaggio di sostegno.

Restiamo a Sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti e per un incontro.
Certi della Sua cortese risposta, Le porgiamo distinti saluti.

Sabato, 28 agosto 2010

Maurizio Pallante Fabio Salviato

Riflessioni di ferragosto

In questi giorni ferragostani in cui incendi apocalittici in Russia e bibliche alluvioni nell’Europa Centrale, in India, Pakistan e Cina, sembrano volerci scuotere dai nostri stanchi rituali vacanzieri per sbatterci in faccia l’evidenza dei cambiamenti climatici in atto, ho ritrovato e riletto “La fine del lavoro”, un libro del 1995 di Jeremy Rifkin.
Con lucida preveggenza Rifkin descriveva il progressivo aumento della disoccupazione, in seguito alla sistematica automazione dei processi produttivi. La sostituzione, in pratica, di tutti i lavoratori: operai, impiegati, ricercatori, progettisti, da parte di macchine sempre più sofisticate, definite addirittura “intelligenti”, più affidabili, precise, e soprattutto meno costose e più obbedienti.
E come la Conferenza di Rio del 1992, con la “Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”, da cui scaturì il Protocollo di Kyoto, aveva anticipato il progressivo estremizzarsi dei fenomeni climatici di cui oggi cominciamo ad essere testimoni, così, negli stessi anni, un intellettuale, con largo anticipo, aveva descritto altri fatti di cui adesso leggiamo le notizie sui giornali.
In questi giorni, ad esempio, la Fiat, non solo delocalizza parte della produzione in Serbia, passando da salari di 1.200 a 300 €, ma approfitta del trasloco per attuare una ristrutturazione produttiva, che prevede di incrementare la già avanzata automazione delle suo catene di montaggio, con l’introduzione di ulteriori robot.
Quindi, non solo riuscirà a mantenere inalterata la propria potenzialità produttiva, riducendo ad un quarto il costo della manodopera, ma riuscirà, incrementando l’automazione, ad ottimizzazione ulteriormente il proprio ciclo produttivo, riducendo il numero complessivo dei lavoratori: un vero miracolo.
Le macchine, si sa, non mangiano, non dormono, non si stancano, non si ammalano, non si lamentano. Però non comprano, non pagano contributi e tanto meno le tasse.
Quindi, tenendo conto che il costo del lavoro incide il 7/8% del valore complessivo di un’auto e che quindi le mutate condizioni di produzione non incideranno significatamene sull’attuale prezzo di vendita delle auto, viene spontanea una domanda.
Chi comprerà le auto prodotte in Serbia?
Non certo i lavoratori serbi pagati 300€. Tanto meno i lavoratori italiani messi in mobilità. Quindi a comprare le nuove auto prodotte in Serbia non potranno essere i lavoratori che le producono.
Chi le comprerà allora?
I profeti del mercato ci spiegano che le macchina che sostituiscono gli uomini sono progettate e costruite da altri uomini, e che quindi quando si distruggono posti di lavoro in un settore se ne creano in altri settori. Peccato che il rapporto sia di uno a dieci. Per ogni posto creato nell’automazione se ne perdono dieci nei settori automatizzati. C’è chi urla la meraviglia di macchine in grado di progettare e costruire altre macchine!
Quindi, man mano che l’automazione viene estesa ad ogni settore produttivo, paradossalmente all’aumento delle unità di prodotto corrisponde una parallela diminuzione dei posti di lavoro: una spirale perversa.
Rifkin concludeva il suo saggio auspicando che l’incremento di produttività generato dall’automazione, venisse restituito ai lavoratori, almeno, sotto forma di riduzione dell’orario di lavoro e dell’età pensionabile.
Ma questa conclusione del libro sui giornali non la sto ancora leggendo. Anzi leggo di aumentare gli straordinari e spostare in avanti l’età pensionabile.
Sicuramente sono io che non capisco le meraviglie del mondo in cui vivo, ma continuo a chiedermi come possa continuare a funzionare un processo economico che continua a produrre più merci ed a ridurre il potere d’acquisto dei propri potenziali acquirenti, o, chi pagherà in futuro le pensioni degli anziani, se i giovani non sono in grado oggi di trovarsi un lavoro e garantirsi un reddito.
Qualcuno di voi conosce la risposta?

di Alberto Ariccio