Ci frana la terra sotto i piedi..

Sicuramente questo è stato un inverno piovoso, tutti credo ci siamo stancati della pioggia, ma credo che nessuno sia così stanco come la terra.

Ebbene si, la terra, che ha sempre così bisogno d’acqua, che ci da di che nutrirci, secono me ora è stanca.

Infatti frana.  Ormai sempre più frequentemente mi capita di vedere, ai lati delle strade, piccole frane, che ostacolano la circolazione dei mezzi di trasporto. Il territorio ligure è soggetto a questo tipo di fenomeni, ma personalmente non mi era mai successo di vedere queste piccole frane lungo la strada dopo semplicemente qualche giorno di pioggia, magari non particolarmente intensa.

Forse la terra è davero stanca. Stanca di tutta quest’acqua, degli sbalzi di temperatura pazzeschi cui è sottoposta, stanca dei continui disboscamenti, delle costruzioni, degli edifici abusivi e di quelli che, pur non abusivi, sono comunque uno scempio sia paesaggistico che dal punto di vista strettamente architettonico.

Quando parliamo di cura per la terra, secondo me questo problema non va trascurato, anzi bisogna puntare molto sul piano dell’urbanistica, impedendo di legalizzare abusi edilizi, solo per seguire interessi economico-politici.

Altrimenti davvero poi, ci fraerà la terra sottoi piedi e tutti sappiamo cosa questo comporti.

Aiuto, un fiocco di neve!!!

Eccola, è tornata anche quest’anno, candida e bellissima, rende davvero  il paesaggio un po’ magico.

Crea però molti problemi: il traffico si paralizza, la gente non si può muovere di casa, per terra si scivola e chi più ne ha più ne metta. Nasce quella sorta di impazienza di tornare alla normalità, ci si spazientisce, quasi non si accetta che un fenomeno metereologico ci costringa a spezzare la frenesia della nostra giornata.

Riflettiamo però, non è questa un’occasione per riprenderci un po’ del nostro tempo e per rivedere il nostro rapporto con la natura? D’altra parte noi facciamo tanto, tantissimo per influenzare la natura, stravolgiamo l’ecosistema con l’inquinamento, cerchiamo addirittura di governarne i ritmi.

Alla fine però l’ha vinta lei e ce lo dimostra sempre, in alcuni casi le sue reazioni sono distruttive, altre volte più blande, ma la sua forza in qualche modo emerge (speriamo che i suoi “promemoria” non siano troppo mirati, se no a Copenaghen avremo un bel po’ da spalare per tirarli fuori tutti).

Quindi è proprio questo che manca, il rispetto per la natura e per i suoi ritmi, per il mondo in cui viviamo, manca l’armonia con quello che ci sta intorno e del quale siamo una parte.

Non dico nulla di nuovo per i lettori “glocali”, ma credo che questo concetto vada ripetuto tante volte e vada diffuso il più possibile. Se non si cambia questo sistema di riferimento antropocentrico non si potrà mai ragionare diversamente, perchè se tutto ruota attorno all’uomo e alle sue esigenze anche artificiali, è normale che cose importanti come l’ecosistema mondiale passino in secondo piano, è come se diventasse un problema secondario, che in fondo non va affrontato finchè l’uomo non si trova seriamente a disagio. Ma allora sarà tardi.

Concludo facendo a tutti tanti auguri di buone feste e con un piccolo proverbio, del quale purtroppo ho perso la fonte, ma che mi sembra rispecchiare molto la vivace realtà di RG, che credo possa guardare al nuovo anno con occhi carichi di soddisfazione e aspettative:

” la forza del lupo è il branco,

la forza del branco è il lupo”.

“Hopenaghen”

“Nei prossimi giorni Copenaghen sarà Hopenaghen”, così ha detto il premier danese Rasmussen parlando della Conferenza sul Clima apertasi oggi.

Le aspettative per questo vertice paiono molte, così come le buone intenzioni. Saranno poi le solite chiacchere oppure si giungerà a risultarti apprezzabili?

Stasera al telegiornale, durante un servizio su questo Incontro, ho sentito commentare la presenza del rappresentante dell’ Arabia Saudita con un’affermazione che mi ha dato da pensare. Il giornalista ha infatti detto che ovviamente tale rappresentane non è in prima linea per la riduzione dell’utitlizzo del petrolio. Sul momento ho annuito, poi però mi sono resa conto che con queste premesse si potrebbero fare vertici e incontri quotidianamente che tanto non se ne ricaverebbe nulla.

Il problema, a mio avviso, è proprio che il giornalista ha perfettamente ragione, il rappresentante del’Arabia Saudita non trascurerà mai gli interessi del suo Paese, così come non lo faranno gli altri.

Quindi l’incontro a Copenaghen potrebbe ridursi  nel solito interessato scambio di opinioni, a meno che tra i convenuti non ci siano davvero buone intenzioni e l’idea di lasciare un po’ indietro il loro personale tornaconto.

Le note stonate in questo contesto sono a mio parere due.

Primo: il Vertice è composto di rappresentanti, non di individui provenienti dai vari Paesi e che partecipano alla riunione a titolo individuale, ma portatori degli interessi e delle linee politiche degli stati.

Si chiede dunque o ai Paesi convenuti di prendere decisioni consapevoli e responsabili o ai rappresentanti di non rappresentare lo stato da cui provengono, qualora decida di adottare politiche sconsiderate. Tutto è possibile e la fiducia non va mai persa, ma in un momento come questo, con queste condizioni socio-economiche, bisognerebbe essere lungimiranti e lasciarsi alle spalle le vecchie strategie politiche ed economiche e iniziare a considerare i problemi del mondo in modo diverso.

Vedremo le conclusioni del summit, nel frattempo cerchiamo di tapparci orecchie e occhi per non vedere la politica interna dei Paesi convenuti.

Secondo: serve che le decisioni prese siano cogenti. Gordon Brown lo ha detto, molti lo hanno ribadito, sembra una buona prospettiva. Il punto è: cosa si intende per “giuridicamente vincolante?” Non si penserà mica che basti inserire le condizioni in un trattato internazionale per farle rispettare? Perchè non è così. La giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia non è obbligatoria, neanche per i membri dell’ONU, biogna aderirvi espressamente. Per cui osserviamo bene il testo di un eventuale Trattato e vediamo se c’è una clausola sulla obbligatorietà di giurisdizione dela Corte Internazionale o qualche altra strategia per rendere le decisioni prese collettivamente, oltre che vincolanti anche passibili di un controllo giurisdizionale.

Queste sono le mie duo principali perplessità riguardo al Vertice di Copenaghen, attendo una smentita, spero in una smentita.

Forse non stanno parlando sul serio..

Si avvicina la fine dell’anno, è tempo di bilanci..ed è anche il tempo della Legge Finanziaria, che infatti entra nei discorsi all’ordine del giorno su quotidiani e telegiornali.

Questo articolo è più che altro finalizzato ad avere una risposta a una domanda che mi sono posta leggendo il giornale e alla quale proprio non so dare risposta.

Queste le parole del Ministro dell’ Economia : “Può essere che chiudiamo il 2010 con un segno positivo del Pil, particolarmente positivo: 1% oppure di più di 1%”. Poi però ha avvertito che se anche la situazione economica è migliore di quella degli anni precedenti l’economia del Paese resterà debole.

Poi ha detto, riguardo al debito pubblico : “La politica a volte va fatta anche dal lato della matematica. In passato è stato l’opposto. C’era un sistema per cui più spendevi e più voti prendevi”.

Ecco, io trovo queste due affermazioni illuminanti.

Primo, perchè è evidente che ancora si ragiona in un sistema di riferimento sbagliato, o quantomeno non idoneo all’attuale situazione e che si continua a remare a gran forza verso la cascata, come se la corrente non fosse già abbastanza forte.

Secondo, perchè almeno si è ammesso che in passato ci sono state politiche sconsiderate che giocavano sul debito pubblico come arma per vincere le elezioni secondo il meccanismo: più spendo, più sembra che io faccia qualcosa, più voti ho, poi chissenefrega se il Paese annega nei debiti. Politica che devo dire è piaciuta molto un po’ a tutti, anche portandola sul piano dei privati, come tecnica di gestione delle risorse familiari, a giudicare dalla selva di finanziamenti per i più vari acquisti che fino a poco fa ci venivano proposti di continuo.

C’è però un problema di fondo, il passo successivo a un’amara confessione, generalmente, è quello di cambiare rotta e invece questo non accade. Si continua a dire che la crisi è passata ( a sentire certe voci, si potrebbe dire che ci ha appena sfiorati ), che l’ Italia ce la farà egregiamente e che l’economia mondiale si riprenderà. Eppure ci sono fior di economisti che iniziano a pensarla diversamente, alcuni governi hanno anche compiuto studi specifici, la gente in certe cose ormai non ci crede più.

O forse si? Forse ancora si pensa che “tutto possa tornare come prima”?

Io ritengo che il messaggio sia chiaro, il sistema così come era stato messo in piedi non può sopravvivere e di questo ha dato prova, una prova che tocca direttamente tutti i cittadini, una prova di cui tutti ci siamo accorti sulla nostra pelle.

Per cui io sono un po’ incredula quando sento certe affermazioni, mi sento presa in giro, sento che tutti noi siamo presi  in giro.

Secondo voi, questa è la domanda che mi pongo, è un sentimento diffuso o ci sono molte probabilità che il messaggio “va tutto bene, ci pensiamo noi” sia preso per buono?

A me sembra impossibile e mi sembra assurdo giocare ancora con questa foga una battaglia persa in partenza. Questa però è la mia opinione, ne parliamo?

A quando la privatizzazione dell’aria??

La Camera ha votato la fiducia riguardo la riforma sull’acqua.

(per il testo vedi: http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88969&idCat=81 )

Siamo davvero così stupiti e furiosi? Io personalmente sono furiosa, ma non stupita.

Però se guardo proprio in fondo alla mia coscienza mi sorge un pensiero un po’ scomodo, ossia “però Elisa, in fondo è anche un po’ colpa tua”. E’ un pensiero che ho solo io? Perchè a ben guardare, le proteste sono state più simboliche che altro. Tante parole, una proposta di mail-booming, qualche voce più forte..e basta direi.

Anche noi, MDF e altre associazioni che a vario titolo si occupano di queste tematiche e che hanno la possibilità di dialogare su RG, non ci siamo attivati più di tanto, o si e io non ne ho avuto notizia? (in tal caso dal pensiero scomodo passo diretamente al ciliccio..)

Perchè io ho sempre pensato che per influenzare scelte già prese ci fosse bisogno di una reazione forte. D’altra parte avendo praticamente un unico partito in Parlamento, non si può contare sull’ ambiente politico per quanto riguarda un’opposizione seria, allora si fa opposizione da fuori.

Da quanto ho appreso è subito nata la proposta di un referendum abrogativo, soluzione apprezzabile e che a mio avviso va sostenuta, ma perchè fare le cose sempre dopo? E’ successa la stessa cosa con la legge elettorale, poi peraltro il referendum è fallito miseramente dopo un discreto esodo.

Non sarebbe meglio pensarci prima? Io credo che la protesta, quella vera, costruttiva non contrasti con mezzi anche duri e forti per farsi sentire, ma bisogna essere convinti di quello che si fa. Credo poi che una delle cose che di cui questa nuova “società civile attiva” senta veramente la mancamza sia un po’ la convinzione di fondo cdi quello che fa. Si ha sempre paura di passare per idealisti, per gente che rincorre i sogni, dire “piazza”  è quasi come bestemmiare, si grida subito al Comunismo e al baccano inutile, al voler toccare “la pancia” del popolo senza avere solide basi propositive. Si possono citare altre perle di saggezza simili, ma quello che si può soprattutto vedere è che il risultato ottenuto da tutti questi messaggi è che ci hanno addormentati.  Anche le poche grandi manifestazioni si riducaono poi a un nulla di fatto, proprio perchè in fondo non ci si crede.

A me sembra che questo non vada bene, ci vogliono carattere, forza d’animo, sacrificio per ottenere risultati in un clima di assopimento come quello attuale. Un po’ come quando una gamba si addormenta, bisogna muoverla, bisogna scalciare anche se fa male e si sente un fastidioso formicolio, solo così passa il torpore.

Ebbene, questa è una soluzione analoga, nonostate io ritenga ad esempio che il proliferare di gruppi attivi su vari fronti di interesse publico sia molto positivo, direi un’ottimo punto di partenza

Solo che dobbiamo un po’ scalciare, smuoverci per recuperare in pieno la forza e si tratta di un torpore che dura da un bel po’.

Per il bene della città??

Pare ormai quasi certo: Genova avrà due stadi per poter ospitare le partite degli Europei di calcio. La sindaco è decisamente favorevole a questa “grande opera”, per la quale è già prevista una forma di project financing.

Quello che mi sono chiesta e che vorrei chiedere anche a voi è , ma ci serve davvero?

Il progetto prevede una spesa di 190 mln di euro, comprese le infrastrutture necessarie al collegamento del nuovo stadio con la città e l’autostrada, un budget che, se anche rimanesse invariato (qualcuno ci crede?) è decisamente alto se si peansa allo scopo dell’opera.

Recentemente è stata avanzata l’idea di costruire un “carcere galleggiante” nel porto, si è levato un indignato coro di no, l’opera può di per sè non essere realizzabile, ma perchè non prendere in considerazione il fatto che ci sono progetti che hanno un’utilità sicuramente molto maggiore per la città e soprattutto per i cittadini?

Perchè buttare un sacco di soldi così?

Quanti progetti si potrebbero realizzare con quei fondi, che consentirebbero un effettivo miglioramento della qualità della vita della popolazione genovese?

Questa non vuole essere una polemica politica, solamente uno spunto di riflessione sul fatto che, nonostante tutto, il sistema gira sempre allo stesso modo.

Io credo sinceramente che dovremmo prendere posizione in modo netto nei confronti di certe politiche sconsiderate, di qualsiasi colore esse siano, soprattutto quando toccano settori che ci riguardano. Specialmente poi quando provengono da persone che dimostrano ampiamente di non tenere minimamente in considerazione il nostro impegno a fronte di dichiarazioni e prese di posizione pubbliche che vanno esattamente nella direzione opposta.

Questa è la mia personale opinione, mi piacerebbe condividere con voi le vostre riflessioni.

Occhio all’acqua……..

L’acqua è una risorsa fondamentale per la vita. Ce lo insegnano fin da piccoli: alzi la mano chi non ha mai studiato o non ha mai sentito nominare il famoso “ciclo dell’acqua”. Siamo così abituati a vederla, che a volte ci passa di mente quanto sia importante e quanto sia in pericolo. Nonostante il nostro pianeta  sia composto per una elevatissima percentuale di acqua, quella effettivamente utilizzabile non è molta e pertanto andrebbe gestita con i giusti accorgimenti.

Ed ecco che arrivano le dolenti note: dove sono i giusti accorgimenti? Non andiamo tanto lontano, non spingiamoci fino a Istanbull per il 5° Forum mondiale dell’acqua (ma queste “riunioni” sono davvero produttive??), fermiamoci in Italia e vediamo cosa facciamo noi.

Noi approviamo un decreto legge nella seduta del Consiglio dei Ministri n. 61 del 9 settembre 2009, in cui si impone la parziale privatizzazione, non meno del 40%, delle attuali società pubbliche, senza il rispetto di tale condizione queste società non potranno più partecipare alle gare. In questo caso inoltre la norma affida al socio privato la gestione della s.p.a. mista. Lo stesso decreto prevede poi che la partecipazione pubblica delle società quotate scenda sotto il 30%.

Fermiamoci qui.

Cosa significa? Una massiccia privatizzazione, che investirà anche il settore idrico. L’acqua “pubblica”, così come l’abbiamo avuta finora non ci sarà più, salvo che nelle norme. Ebbene si, il nostro ordinamento identifica l’acqua come bene pubblico e non solo, del demanio pubblico con tutte le garanzie (ancora valide in toto?) che questo comporta.

E’ la strada giusta? Passa un messaggio positivo? Dobbiamo impegnarci per far capire che il percorso da seguire è un altro o il nostro obiettivo è stato raggiunto??

Gli imballaggi: un’altra sfida.

Il problema degli imballaggi dei prodotti è certamente uno di quelli che vanno affrontati “a viso aperto” e nell’ottica di una drastica riduzione di questi materiali che spesso poi vengono buttati e magari neanche nei contenitori per la raccolta differenziata. Le responsabilità per una corretta gestione in questo ambito ricadono su tutti noi, ma anche e soprattutto sui produttori che dovrebbero prestare maggiore attenzione a questo problema e ovviamente sui poolitici, cui spetta dettare le regole per una corretta produzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti che da questi derivano.

Ho recentemente notato che le confezioni dei capi di abbigliamento, le comuni borse che danno i negozi, le confezioni anche non per i regali, sono ormai “pezzi da arredamento”, sono davvero belle. Così ho cercato informazioni sulla gestione degli imballaggi e ho trovato innanzi tutto un quadro normativo incoraggiante e anche qualche consiglio utile.

Per quanto riguarda il primo punto, il quadro normativo, noi in quanto appartenenti all’Unione Europea siamo tenuti a recepire le Direttive che vengono prodotte a livello europeo e il tema “ambiente” è sicuramente uno di quelli sensibili, almeno negli ultimi tempi.

Proprio recentemente, nel recepimento della Direttiva Europea 94/62, sono stati fissati nuovi obiettivi di raccolta, recupero e riciclaggio su tutte le tipologie di imballaggio e sono stati istituiti il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) e i Consorzi di filiera, uno per ogni tipo di materiale di imballaggi, che si occupano della raccolta dei materiali usati e dei rifiuti derivati.

La materia è complessivamente regolata nel d.lgs. 3 aprile 2006 n.152 “norme in materia ambientale”, il quale dedica un intero titolo ala materia dei rifiuti e degli imbalaggi. Ci sono poi alcune novità più recenti, del 2008, che consistono nella possibilità di avere nuovi Consorzi di filiera, più di uno per ogni materiale, nonchè la previsione secondo la quale i dati del Mud (la dichiarazione ambientale) devono essere comunicati alla Sezione nazionale del Catasto direttamente dal Conai e da soggetto (Consorzi di filiera) cui hanno aderito i produttori per organizzare un proprio sistema autonomo e cauzionale. Unico problema è che in caso di inosservanza, non è prevista alcuna sanzione.

Quindi le regole ci sono e non sebrano male, ora bisogna vedere se e come, soprattutto come,  vengono applicate.

Un dato positivo è che il Conai ha elaborato un progetto, Pensare Futuro, per incentivare i produttori e gli utilizzatori di imballaggi al rispetto dell’ambiente. Tale progetto prevede alcune attività: il Dossier Prevenzione; l’Oscar dell’ Imballaggio; l’ Indagine sul riutilizzo; lo sviluppo di strumenti volontari (soprattutto di certificazione); il Panel Conai-aziende.

 

Per quanto riguarda invece ciò che tutti noi possiamo fare, si tratta di piccoli accorgimenti, che magari già seguiamo:

-evitare di acquistare prodotti con confezioni eccessice  e preferire prodotti imballati semplicemente;

-riutilizzare i contenitori in casa;

-preferire le confezioni in vetro rispetto a quelle in plastica;

-acquistare prodotti confezionati in modo tradizionale e non in porzioni singole o mini-porzioni, preferire anzi i  “formato famiglia”;

-preferire le confezioni ricaricabili;

-acquistare, ove possibile, merce sfusa;

-utilizzare carrelli, borse di carta o meglio di cotone per trasportare la spesa;

-preferire le confezioni costituite di un solo tipo di materiale;

-non acquistare prodotti usa e getta;

-preferire prodotti in confezioni fatte di materiali ricilclati;

-acquistare prodotti in confezioni ridotte.

Sono gesti semplici, che è possibile compiere nella quotidianità, ma che se diffusi a tutta la popolazione darebbero un contributo decisivo alla soluzione di questo problema.

Piante officinali..solo una moda?

Oggi il “Sole 24 ORE” pubblica, sul suo allegato, un bell’articolo sulla produzione di piante aromatiche. Il primo dato che salta all’occhio è numerico: in Italia ci sono 4000 operatori e 2200 imprese coltivatrici. Comunque i dati danno in crescita anche il fenomeno dell’erborista “fai da te”.

Le erboristerie sono oggi, secondo Gianpaolo Fabris, il sociologo dei consumi che ha dedicato a questo settore uno studio per il Sana di Bologna, uno dei canali di vendita meno colpiti dalla recessione. In Italia soltanto si producono 2500 tonnellate di piante officinali (fonte: Istat) e il settore macina un giro d’affari annuo da 750milioni di euro. E’ anche in corso un progetto per elaborare un marchio: erbe d’Italia, che la Federazione italiana produttori erbe officinali e Franco Chialva, un ex manager nei giganti della distilleria ora tornato nell’azienda di famiglia a coltivare menta, hanno intenzione di proporre  data la risonanza del settore nell’economia del Paese.

Dalle ricerche risulta che il bio-salutista medio sia: “donna, colta, tra i 30 e i 45 anni”.

Cosa ne pensano i lettori?

Personalmente ritengo che le piante officinali non siano affatto da sottovalutare, ma non sono neanche tra coloro che le credono pressochè miracolose.

Sono però dell’idea che anche il concetto di “salute” e di “cura” siano stati influenzati dal sistema di pseudo-valori che oggi ancora dominano e quindi che sia necessario prendere in considerazione anche questo settore come spunto per riflettere.

Un orticello per tutti!!

Tra le tante cose che ciascuno di noi può fare per adeguare il proprio stile di vita ai principi della decrescita, una particolarmente mi incuriosisce e mi attira: il coltivarsi da soli la verdura e la frutta o quantomeno parte di esse o anche solo le spezie, i “gusti”, come origano, rosmarino, salvia, maggiornana e che più ne ha più ne metta.

In particolare me piace molto l’idea di trasformare il proprio terrazzo in un piccolo orto, una pratica che andrebbe a mio avviso molto incentivata. Peraltro, chi fosse interessato, può trovare moltissime informazioni su Internet, anche perchè ultimamente questa  attività si sta diffondendo, complice anche la crisi economica che ci obbliga a ridurre il più possibile gli sprechi.

Per non parlare della soddisfazione per i risultati ottenuti e della loro qualità!!

Tra i lettori quanti adottano questa pratica? Cosa ne pensate?

Secondo me è un impegno che si può assumere, ci rimette in contatto con la terra e con tutti i valori ad essa connessi, come il rispetto per la natura, il senso del tempo e l’idea che comunque è dalla terra stessa che traiamo il nostro sostentamento e quindi distruggerla non può far altro che danneggiare anche noi.