Il pentagono: crisi energetica inevitabile
Il documento del pentagono dal titolo “Joint Operating Environment 2010” è finalizzato alla diffusione delle informazioni per lo sviluppo e la sperimentazione del “joint concept” all’interno del Dipartimento della Difesa USA. Esso fornisce un quadro completo delle prospettive sulle tendenze future, i contesti e le possibili implicazioni per i futuri comandanti della forza congiunta, gli altri dirigenti ed i professionisti nel campo della sicurezza nazionale. Questo documento è di natura speculativa e non pretende di prevedere che cosa accadrà nei prossimi venticinque anni. Piuttosto, è destinato a servire come punto di partenza per le discussioni a livello operativo sul futuro contesto di difesa e di sicurezza.
www.jfcom.mil/newslink/storyarchive/2010/JOE_2010_o.pdf
A pagina 26 si legge:
Picco del Petrolio
Il petrolio deve continuare a soddisfare la maggior parte della domanda di energia da qui al 2030. Anche ipotizzando lo scenario più ottimistico per la produzione di petrolio, con miglioramento dell’estrazione, sviluppo di oli non convenzionali (come gli scisti bituminosi e sabbie bituminose) e scoperta di nuovi pozzi, la produzione di petrolio avrà comunque difficoltà a soddisfare la domanda futura prevista pari a 118 milioni di barili al giorno.
Riporto di seguito la traduzione completa del capitolo relativo all’energia
JOE 2010 – pagina 26 e seguenti
ENERGIA
Per soddisfare anche i tassi di crescita più conservativi, la produzione globale di energia dovrebbe aumentare del 1,3% all’anno. Si stima che negli anni 2030 la domanda sarà circa il 50% superiore rispetto a oggi. Per rispondere a tale domanda, anche nell’ipotesi di più efficaci misure di risparmio energetico, ci sarebbe bisogno di aggiungere l’equivalente della produzione energetica attuale dell’Arabia Saudita ogni sette anni.
In assenza di un forte aumento del ricorso alle fonti energetiche alternative (che richiederebbe forti investimenti di capitali, drammatici cambiamenti nella tecnologia e un diverso atteggiamento politico verso l’energia nucleare), il petrolio ed il carbone continueranno a trainare il treno di energia. Negli anni 2030 il fabbisogno di petrolio potrebbe arrivare a 86-118 milioni di barili al giorno (MBD). Anche se può declinare nei paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), l’uso del carbone sarà più che raddoppiato nei paesi in via di sviluppo. I combustibili fossili costituiranno ancora l’80% del mix energetico nei 2030, con petrolio e gas complessivamente al 60%. Il problema centrale per il prossimo decennio non sarà una mancanza di riserve di petrolio, ma piuttosto una carenza di piattaforme di trivellazione, ingegneri e capacità di raffinazione. Quand’anche si iniziasse oggi uno sforzo concertato per rimediare a tale carenza, occorrerebbero dieci anni prima che la produzione potesse eguagliare la domanda prevista per i prossimi anni. Il fattore determinante sarà il grado di impegno che gli Stati Uniti e gli altri paesi esprimeranno per affrontare le pericolose vulnerabilità che la crisi energetica sempre più presentera’.
A parte questo collo di bottiglia della produzione, le potenziali fonti di approvvigionamento energetico del futuro quasi tutte i presentano le loro difficoltà e vulnerabilità. Nessuna di queste fornisce molti motivi di ottimismo.
Attualmente, gli Stati Uniti possiedono circa 250 milioni di auto, mentre la Cina con la sua popolazione immensamente più grande ne ha solo 40 milioni. I cinesi stanno stendendo circa 1.000 chilometri di autostrada a quattro corsie ogni anno: un dato indicativo di quanti più veicoli si aspettano di possedere, con il prevedibile aumento della loro richiesta di petrolio. La presenza di cinesi “civili” in Sudan per proteggere oleodotti sottolinea la preoccupazione che la Cina rivolge a proteggere le sue forniture di petrolio e potrebbe far presagire un futuro in cui in Africa interverranno altri stati per proteggere le scarse risorse energetiche. Le implicazioni per un futuro conflitto sono inquietanti, se le forniture di energia non possono tenere il passo con la domanda e gli Stati dovreanno prevedere la necessità di proteggere militarmente le risorse energetiche in calo.
Un altro effetto potenziale di un crisi energetica può essere una prolungata recessione degli Stati Uniti, che potrebbe portare a tagli nelle spese della difesa (come accadde durante la Grande Depressione). I comandanti delle forze congiunte potrebbero trovarsi con le loro capacità diminuite proprio nel momento in cui potrebbe essere necessario intraprendere missioni sempre più pericolose. Se questo dovesse accadere, si richiederebbe loro una grande adattabilità per la lotta contro i nemici degli Stati Uniti, ma anche la volontà di riconoscere e ammettere i limiti delle forze militari americane. La condivisione delle risorse e delle capacità degli Stati Uniti con gli alleati potrebbe quindi diventare ancora più critica. Operazioni di coalizione potrebbero diventare essenziali per proteggere gli interessi nazionali.
Una grave crisi energetica è inevitabile, senza una massiccia espansione della produzione e della capacità di raffinazione. Sebbene sia difficile prevedere con precisione quali effetti economici, politici e strategici questo può produrre, una crisi energetica sicuramente ridurrebbe le prospettive di crescita sia nel mondo sviluppato che nelle aree in via di sviluppo. Tale rallentamento dell’economia potrebbe esacerbare le altre tensioni irrisolte, spingere le economie fragili e in dissoluzione ulteriormente lungo il sentiero verso il collasso, e forse avere gravi ripercussioni economiche sulla Cina e sull’India. Nella migliore delle ipotesi, potrebbe portare a periodi di dura crisi economica. Quanto le misure di risparmio energetico, gli investimenti nella produzione di energia alternativa e gli sforzi per espandere la produzione di petrolio da sabbie bituminose siano in grado di attenuare gli effetti durante tale periodo è difficile da prevedere.
JOE 2010 – pagina 31
ENERGY SUMMARY
Per generare l’energia richiesta in tutto il mondo fino al 2030, si richiede di trovare ogni anno nuovi pozzi per 1,4 milioni di barili al giorno (MBD).
Nel corso dei prossimi venticinque anni, carbone, petrolio e gas naturale rimarranno indispensabili per soddisfare il fabbisogno energetico.
Il tasso di scoperta di nuovo petrolio e gas negli ultimi due decenni (con la possibile eccezione del Brasile) lascia ben poco spazio all’ottimismo che gli sforzi futuri porteranno alla scoperta di nuovi importanti giacimenti.
Allo stato attuale si sta solo cominciando la raccolta degli investimenti per lo sviluppo di nuova produzione di petrolio, con la conseguenza che la produzione potrebbe rimanere costante per un periodo prolungato.
Nel 2030, il mondo richiederà la produzione di 118 MBD, ma può anche essere che i produttori di energia possano produrre solo 100 MBD, se non vi saranno modifiche importanti negli investimenti in corso e nella capacità di perforazione.
Entro il 2012, l’eccesso di capacità produttiva di petrolio potrebbero scomparire del tutto, e già nel 2015 il deficit della produzione potrebbe raggiungere quasi i 10 MBD.
La produzione di energia e le infrastrutture di distribuzione dovranno ricevere significativi nuovi investimenti affinchè la domanda energetica sia soddisfatta ad un costo compatibile con la crescita e la prosperità economica.
I veicoli ibridi, elettrici, e flex-fuel probabilmente domineranno le vendite di veicoli commerciali leggeri nel 2035 e gran parte della crescita della domanda di benzina potrà essere soddisfatta quasi esclusivamente attraverso aumenti di produzione di biocarburanti.
Il rinnovato interesse per l’energia nucleare e le fonti di energia pulita come l’energia solare, eolica o geotermica potrà attenuare l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili.
Tuttavia, i costi degli investimenti nella generazione e nella distribuzione dell’energia elettrica da fonti energetiche alternative sono in aumento, riflettendo la domanda mondiale, e ostacolano la loro capacità di competere efficacemente con i combustibili fossili ancora relativamente economici.
I combustibili fossili molto probabilmente rimarranno la principale fonte di energia ancora a lungo.
