Oggi impera un’agricoltura che spesso non cura la terra, ma la consuma e ne fa steppa, erodendone la fertilità ed erodendo quella delle piante e la loro diversità, per dare spazio a monocolture di una o poche varietà: sempre più sterili, sempre più redditizie per chi le commercia e – fatti i conti, ma fatti bene – sempre più costose per tutti. L’agricoltura che non dà nutrimento più di quanto non dia malattia e porti con sé il deserto è ciò che genera il modo industriale e finanziario di considerare la terra.
Dove gli uomini sono solo mani per fare girare numeri e macchine, e sono stomaci, e uteri per nuove mani e stomaci.
Dove le piante sono solo cloni votati alla massima resa, costi quello che costi.
Dove gli animali sono solo carne, latte, uova e macchine per riprodursi di più e più in fretta.
Dove il patrimonio genetico di piante e animali è territorio di manipolazione e brevetto.
Dove i prodotti servono prima di tutto ai giochi d’azzardo degli investitori.
Un’altra agricoltura, intanto, sopravvive, nascosta più di quanto sia residuale, ancora popolare e straordinariamente diffusa in Italia, anche se non se ne parla e, apparentemente, non fa i grandi numeri
dell’economia. È quella più vicina al lavoro delle persone e alla cultura delle comunità, ai bisogni più elementari e a un’economia ciclica; è quella praticata per mestiere o passione o necessità da chi mangia i propri prodotti perché produce prima di tutto per sé e la propria famiglia e poi anche per vendere; da chi coltiva la terra, non i contributi; da chi mantiene in vita sementi, esperienze, consuetudini, humus e falde dell’acqua: è l’agricoltura dei contadini che non sono imprenditori e tanto meno industriali della terra.
Bisogna che questo mondo sia visto e riconosciuto, perché chi coltiva – comunque lo faccia – tiene in piedi la montagna e le campagne e fa vivere quella diversità di varietà che ci fanno onore e ricchezza e che, altrimenti, non ci sarebbero già più. (da Massimo Angelini)
L’ASCI, Associazione di solidarietà per la campagna italiana, rappresenta questo tipo di agricoltura e i veri contadini. La sezione Ligure di ASCI, dopo un periodo di crisi, l’ 1 febbraio si è rifondata. MDF Genova ha sostenuto questo rilancio, supportando la nascita della rinnovata Associazione soprattutto dal punto di vista organizzativo e di supporto normativo, tanto che alla fine le stato chiesto di assumerne la segreteria. E così è stato.
Primi obiettivi della Associazione saranno quelli di diffondere i valori dell’Agricoltura contadina, di chiedere alla nuova Amministrazione Regionale Ligure che uscirà dalle elezioni delle modifiche normative e di creare un organico rapporto con i Gruppi di Acquisto Solidale.
A questo proposito un ammonimento per chi vuole acquistare.
Se vogliamo che emerga e si diffonda questa figura del contadino, allora bisogna rispettarne i ritmi, la visione e la dignità, apprezzare la qualità del prodotto e il rapporto umano.
• Ritmi. Il correre parallelo tra consumatore e produttore. Non si può pretendere che l’offerta raggiunga velocemente la domanda, pena l’industrializzazione della produzione. Sapere che quando si compra dal contadino non si va al supermercato ma si cerca quello che il contadino produce secondo i cicli delle stagioni.
• La visione è quella di non voler diventare industria proprio per dare più qualità ai prodotti. Le mucche pascolano, le galline si muovono all’aperto nel pollaio e vedono il sole, i vegetali non sono avvelenati da pesticidi e fitofarmaci.
• La dignità è un compenso che almeno gli consenta di vivere come qualsiasi artigiano o piccolo commerciante.
• Apprezzare la qualità del prodotto significa essere sicuri che il prodotto è stato coltivato e confezionato secondo corrette e sempre usate regole igieniche. Ed è soprattutto molto più buono !
• Apprezzare il contatto umano significa la garanzia del rispetto delle regole e l’incontro con persone straordinarie per passione e senso della vita.
W la campagna italiana !
Enzo Parisi