Forse non stanno parlando sul serio..
Si avvicina la fine dell’anno, è tempo di bilanci..ed è anche il tempo della Legge Finanziaria, che infatti entra nei discorsi all’ordine del giorno su quotidiani e telegiornali.
Questo articolo è più che altro finalizzato ad avere una risposta a una domanda che mi sono posta leggendo il giornale e alla quale proprio non so dare risposta.
Queste le parole del Ministro dell’ Economia : “Può essere che chiudiamo il 2010 con un segno positivo del Pil, particolarmente positivo: 1% oppure di più di 1%”. Poi però ha avvertito che se anche la situazione economica è migliore di quella degli anni precedenti l’economia del Paese resterà debole.
Poi ha detto, riguardo al debito pubblico : “La politica a volte va fatta anche dal lato della matematica. In passato è stato l’opposto. C’era un sistema per cui più spendevi e più voti prendevi”.
Ecco, io trovo queste due affermazioni illuminanti.
Primo, perchè è evidente che ancora si ragiona in un sistema di riferimento sbagliato, o quantomeno non idoneo all’attuale situazione e che si continua a remare a gran forza verso la cascata, come se la corrente non fosse già abbastanza forte.
Secondo, perchè almeno si è ammesso che in passato ci sono state politiche sconsiderate che giocavano sul debito pubblico come arma per vincere le elezioni secondo il meccanismo: più spendo, più sembra che io faccia qualcosa, più voti ho, poi chissenefrega se il Paese annega nei debiti. Politica che devo dire è piaciuta molto un po’ a tutti, anche portandola sul piano dei privati, come tecnica di gestione delle risorse familiari, a giudicare dalla selva di finanziamenti per i più vari acquisti che fino a poco fa ci venivano proposti di continuo.
C’è però un problema di fondo, il passo successivo a un’amara confessione, generalmente, è quello di cambiare rotta e invece questo non accade. Si continua a dire che la crisi è passata ( a sentire certe voci, si potrebbe dire che ci ha appena sfiorati ), che l’ Italia ce la farà egregiamente e che l’economia mondiale si riprenderà. Eppure ci sono fior di economisti che iniziano a pensarla diversamente, alcuni governi hanno anche compiuto studi specifici, la gente in certe cose ormai non ci crede più.
O forse si? Forse ancora si pensa che “tutto possa tornare come prima”?
Io ritengo che il messaggio sia chiaro, il sistema così come era stato messo in piedi non può sopravvivere e di questo ha dato prova, una prova che tocca direttamente tutti i cittadini, una prova di cui tutti ci siamo accorti sulla nostra pelle.
Per cui io sono un po’ incredula quando sento certe affermazioni, mi sento presa in giro, sento che tutti noi siamo presi in giro.
Secondo voi, questa è la domanda che mi pongo, è un sentimento diffuso o ci sono molte probabilità che il messaggio “va tutto bene, ci pensiamo noi” sia preso per buono?
A me sembra impossibile e mi sembra assurdo giocare ancora con questa foga una battaglia persa in partenza. Questa però è la mia opinione, ne parliamo?

Sulle considerazioni del Ministro Tremonti penso che non ci sia molto da aggiugere! Il comportamento è quello tipico di chi è affetto da dissociazioni di tipo schizoide. Da una parte, è stato l’artefice del via libera ai prodotti derivati, che hanno moltiplicato esponenzialmente lo sconquasso della finanza , ormai esteso all’economia reale, dall’altra, esprime col piglio dell’inquisitore la sua forte contrarietà alle imposizione del mercato finanziario, unica causa della crisi economica in atto. Delle due l’una! Con chi sta Tremonti? Ancora non si è capito! Credo che stia bene dove sta, facendo ciò che fa! E’ il suo ruolo. Dobbiamo ormai avere capito che le decisioni non si prendono in parlamento. I politici, tutti, sono solo dei passacarte, le decisioni sono imposte da esclusivi circoli legati al mondo bancario ed alla politica del Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, WTO, CFR, Gruppo Bilderberg. Tutti i politici e tutti i governi si sottomettono, in ogni parte del globo, a questo potente giogo. Si può soltanto essere consapevoli del gioco oppure no! Se manca questa consapevolezza i giochi sono fatti, noi non contiamo nulla. In presenza di consapevolezza della natura del gioco, i giochi sono aperti, perchè possiamo scegliere, non tanto di lottare contro il sistema (non serve a nulla, come dice Pieluigi Paoletti,provare ad andare contro un treno in corsa), ma di costruire un’alternativa indipententemente dalle logiche che il sistema utilizza.
E’ esattamente quello che stiamo cercando di fare e osservo un’attenzione crescente verso nuove modalità di aggregazione totalmente svincolate dalla morsa dei vecchi paradigmi. Andiamo avanti con fiducia ed entusiasmo! Possiamo farcela! Enzo Cirone
E’ difficile rispondere alla tua domanda, perché entrano in gioco troppi fattori. La consapevolezza e la cultura personale, il senso di “comunità” che ciascuno possiede (o non possiede), la propria situazione contingente (un cassaintegrato avrà una percezione diversa rispetto a chi ha conservato il suo bel posto, magari statale) ecc…
Io credo che, in generale, l’idea che non si potrà mai tornare indietro e che sia necessario un cambiamento di rotta sia più diffuso di prima. Tuttavia gli stereotipi e i pregiudizi permangono. Conosco persone sveglie e intelligenti le quali, tuttavia, continuano a pensare che a Natale sia opportuno tornare a spendere per “rilanciare l’economia italiana”. Shopping e Made in Italy: la panacea per tutti i mali.
Del resto, guardiamo ciò che accade all’interno della compagine governativa. Molti ministri detestano Tremonti e la sua politica “restrittiva” per ciò che concerne spese e finanziamenti. Si lamentano perché non vengono attribuiti dei fondi, perché non ci si sforza di “rimettere in moto il motore dell’economia”. Probabilmente c’è un forte bisogno di investire in alcuni settori per dare un futuro a questo paese (vedi università e ricerca), però è evidente che le casse piangono! La soluzione quale sarebbe? Aspettare che “l’economia si risollevi”? Come? Cosa intendono per “sviluppo” dell’economia?
Io penso che molte persone, in verità, abbiano capito abbastanza bene la situazione reale, ma purtroppo chi ci governa continua a fare orecchie da mercante e lanciare slogan.
Non mi stancherò mai di ripetere che questo tipo di economia fondata sul debito, costringe i nostri governanti a pagare, in soli interessi sul debito, 80 miliardi di euro per l’anno in corso! Sapete quante finanziarie sono? Come può continuare a sopravvivere un’economia che dissangua se stessa a tutto vantaggio delle banche?
Seplicemente è matematicamente impossibile, infatti quegli interessi vengono sottratti dall’economia reale e non è possibile pagare oltre, pena la morte per asfissia o dissanguamento. I banchieri lo hanno sempre saputo, è il loro mestiere, è la loro funzione. In momenti di crisi come questi, da loro stessi indotti, creano denaro dal nulla per innescare conflitti che provocano guerre, perchè finanziano entrambi gli schieramenti e più si distrugge, più si fa tabula rasa, più aumenta il PIL, e più interessi sul debito paghiamo loro. Quando avremo mai compreso definitivamente questo gioco al massacro cui assistiamo stancamente adagiati nei nostri salotti? Nel settembre 2001 ci hanno provato ad innescare il terzo conflitto mondiale, ma, per il momento, pare che gli sia andata male. Questo lascia ben sperare, vuol dire che il livello di consapevolezza delle persone si è elevato. Ma vogliamo fare un ulteriore salto quantico? Dai nostri governanti non è possibile aspettarsi nulla di buono. Solo noi possiamo organizzarci nell’altra economia.
Io penso questo: se si fa -6% nel 2008 e +0,6 nel 2009 evidentemente non siamo ancora usciti dalla crisi. E questa è matematica. D’altra parte l’attuale ripresina è finanziata prevalentemente dal debito pubblico di Stati Uniti, Germania/Francia e Cina. Quindi le parole di Tremonti sono quelle della mosca seduta sulla schiena dell’elefante: può dire (e fare) quello che vuole… Tanto quello che succederà l’anno prossimo in Italia non dipende da quello che decide lui. E poi detto tra noi meno casini fa meglio è per tutti.
Grazie a tutti!!
Mi trovo d’accordo con molte delle cose che tutti voi avete scritto e tuttavia sono comunque un po’ sconfortata.
Insomma il messaggio che prevale è sempre quello: non ci possiamo aspettare niente di buono da loro, organizziamoci noi, facciamo noi qualcosa.
Giustissimo, sono d’accordo. Ma se per un attimo, almeno per quanto riguarda la piccola Italia provassimo a pensare a un passo ulteriore, ma perchè parliamo sempre di loro? Chi ce li ha messi li? E se i “loro” diventassero i “noi”?
Io sarò un’inguaribile sognatrice, ma credo che un cambiamento in questo senso sia possibile. Insomma, perchè lottare contro i mulini a vento quando possiamo benissimo abbatterli e metterci qualcosa contro cui non serve lottare, ma con cui si può proseguire per una strada diversa?
Io credo che si possa fare, certo è un’obiettivo da considerare nella lunga distanza, ma si può raggiungere. E’ una cosa in cui io credo profondamente, un progetto che mi sta molto a cuore, anche se guardandosi attorno c’è il rischio di farsi prendere dallo sconforto.
Finalmente si comincia ad utilizzare lo strumento adatto. Brava Elisa! Per utilizzare lo strumento adatto è necessario attivare la massima attenzione al contesto esterno, dopo aver compreso la natura degli elementi del contesto diventa opportuno digitare gli imput per elaborare stategie flessibili di organizzazione. Questo è ciò che, secondo me, comincia a poter essere definito giusto sentire. Ogni sentito è la legittima espressione di colui che lo esprime, ma è facile accorgersi che abitualmente sentiamo cose la cui origine ci sfugge! Il giusto sentire è, per me, il sentire consapevole, il sentito di chi, con la massima attenzione, a partire da ciò che sente come più importante, si apre nella condivisione di un progetto allargato di organizzazione della propria vita in consapevole sinergia e reciproco supporto con la vita dei propri simili, dando origine alla costituzione di una comunità aperta e solidale. Per questo ha senso chiedersi: “Chi ce li ha messi li?”. Ed ha ancora più senso dire: “loro” non possiamo diventare “noi”? Questo è il passaggio fondamentale di quello che chiamo giusto sentire, che significa non delegare a nessuno le decisioni per le nostre vite ma farsene carico in prima persona con tutta l’attenzione che è richiesta a chi si prende cura di sè e di ciò che sente più caro, che è sostanzialmente la libertà di poter esprimere la propria dignità. Lo sconforto arriva spontaneamente! Lo sentiamo invaderci e non capiamo bene perchè! Arriva semplicemente perchè ci siamo illusi che delegare ad altri l’organizzazione delle nostre vite potesse bastare per soddisfare i nostri bisogni. Il mondo è già cambiato, siamo chiamati alla gestione responsabile delle nostre vite e delle nostre comunità. E’ questo il compito che ci attende. Se consapevolmente attiviamo il giusto sentire, lo sconforto scompare. Sento che hai avviato le riflessioni adatte per sperimentare i percorsi che possono condurre nella direzione auspicata di una organizzzione alternativa al sistema esistente. Quindi anche alternativa alla politica esistente. La strada è certamente accidentata, la salita è impervia, ma l’abbiamo cominciata e percorrerla insieme con entusiasmo dà una forza che si moltiplica ad ogni passo. Credo proprio che valga la pena di continuare così!