Gli imballaggi: un’altra sfida.
Il problema degli imballaggi dei prodotti è certamente uno di quelli che vanno affrontati “a viso aperto” e nell’ottica di una drastica riduzione di questi materiali che spesso poi vengono buttati e magari neanche nei contenitori per la raccolta differenziata. Le responsabilità per una corretta gestione in questo ambito ricadono su tutti noi, ma anche e soprattutto sui produttori che dovrebbero prestare maggiore attenzione a questo problema e ovviamente sui poolitici, cui spetta dettare le regole per una corretta produzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti che da questi derivano.
Ho recentemente notato che le confezioni dei capi di abbigliamento, le comuni borse che danno i negozi, le confezioni anche non per i regali, sono ormai “pezzi da arredamento”, sono davvero belle. Così ho cercato informazioni sulla gestione degli imballaggi e ho trovato innanzi tutto un quadro normativo incoraggiante e anche qualche consiglio utile.
Per quanto riguarda il primo punto, il quadro normativo, noi in quanto appartenenti all’Unione Europea siamo tenuti a recepire le Direttive che vengono prodotte a livello europeo e il tema “ambiente” è sicuramente uno di quelli sensibili, almeno negli ultimi tempi.
Proprio recentemente, nel recepimento della Direttiva Europea 94/62, sono stati fissati nuovi obiettivi di raccolta, recupero e riciclaggio su tutte le tipologie di imballaggio e sono stati istituiti il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) e i Consorzi di filiera, uno per ogni tipo di materiale di imballaggi, che si occupano della raccolta dei materiali usati e dei rifiuti derivati.
La materia è complessivamente regolata nel d.lgs. 3 aprile 2006 n.152 “norme in materia ambientale”, il quale dedica un intero titolo ala materia dei rifiuti e degli imbalaggi. Ci sono poi alcune novità più recenti, del 2008, che consistono nella possibilità di avere nuovi Consorzi di filiera, più di uno per ogni materiale, nonchè la previsione secondo la quale i dati del Mud (la dichiarazione ambientale) devono essere comunicati alla Sezione nazionale del Catasto direttamente dal Conai e da soggetto (Consorzi di filiera) cui hanno aderito i produttori per organizzare un proprio sistema autonomo e cauzionale. Unico problema è che in caso di inosservanza, non è prevista alcuna sanzione.
Quindi le regole ci sono e non sebrano male, ora bisogna vedere se e come, soprattutto come, vengono applicate.
Un dato positivo è che il Conai ha elaborato un progetto, Pensare Futuro, per incentivare i produttori e gli utilizzatori di imballaggi al rispetto dell’ambiente. Tale progetto prevede alcune attività: il Dossier Prevenzione; l’Oscar dell’ Imballaggio; l’ Indagine sul riutilizzo; lo sviluppo di strumenti volontari (soprattutto di certificazione); il Panel Conai-aziende.
Per quanto riguarda invece ciò che tutti noi possiamo fare, si tratta di piccoli accorgimenti, che magari già seguiamo:
-evitare di acquistare prodotti con confezioni eccessice e preferire prodotti imballati semplicemente;
-riutilizzare i contenitori in casa;
-preferire le confezioni in vetro rispetto a quelle in plastica;
-acquistare prodotti confezionati in modo tradizionale e non in porzioni singole o mini-porzioni, preferire anzi i “formato famiglia”;
-preferire le confezioni ricaricabili;
-acquistare, ove possibile, merce sfusa;
-utilizzare carrelli, borse di carta o meglio di cotone per trasportare la spesa;
-preferire le confezioni costituite di un solo tipo di materiale;
-non acquistare prodotti usa e getta;
-preferire prodotti in confezioni fatte di materiali ricilclati;
-acquistare prodotti in confezioni ridotte.
Sono gesti semplici, che è possibile compiere nella quotidianità, ma che se diffusi a tutta la popolazione darebbero un contributo decisivo alla soluzione di questo problema.

E’ importante parlarne. portiamo sempre con noi una borsetta pieghevole oppure un sacchetto di cotone coi manici, e rifiutiamoci di ritirare le borse di plastica, quando ce le buttano sul banco!
L’Italia sarà l’ultimo paese a recepire la direttiva di vietare i sacchetti di plastica nel commercio.
Avete notato l’enorme quantità di rumenta che si fa sballando una cartuccia di inchiostro per una stampante HP? E’ una vergogna che paghiamo tutti noi.
Ormai ho preso l’abitudine di portare con me borse da riutilizzare più volte per la spesa e gli altri acquisti. Le shopper in cotone sono più belle e più resistenti!
Quello degli imballaggi è un problema serio. La quantità di rifiuti che si possono accumulare dopo aver fatto la spesa è impressionante. Anche per questo mi sono cari i “vecchi” negozietti che ancora resistono in periferia.
Il rapporto di Assoambiente, che riunisce oltre 130 imprese per i servizi ambientali e ha svolto un censimento capillare, rimangono solo 24 mesi o poco più prima che tutte le discariche italiane abbiano esaurito le loro capacità di assorbire il flusso di rifiuti urbani e speciali senza sforare i limiti autorizzati di tutte le discariche: entro 24 mesi tutta l’Italia vivrà il dramma già provato a Napoli. Se non producessimo rifiuti immaginate anche il risparmio che ci sarebbe per le amministrazioni comunali.
Concordo assolutamente sulla drastica riduzione delle “shoppers” che, oltre tutto, costano sia per il costo di produzione che per le accise che lo Stato ha applicato e che noi consumatori paghiamo comunque.
Una buoina idea, oltre quella di portare sempre con se una o due buste di tela o cotone piegate, in borsa, 24 ore, altro porta oggetti, è di utilizzare vecchi jeans da cui ricavare uste per la spesa.
Non avete idea di quanto possano essere resistenti, capienti e … “trendy”
Ho trovato un articolo su: http://libertadipensiero.netsons.org/?p=4787
che ci dà buone speranze sul cambiamento: chissà se qualcuno aprirà un negozio “leggero” anche da noi…
@valerio: grazie per il link!! L’ho trovato davvero interessante!!