Piante officinali..solo una moda?

Oggi il “Sole 24 ORE” pubblica, sul suo allegato, un bell’articolo sulla produzione di piante aromatiche. Il primo dato che salta all’occhio è numerico: in Italia ci sono 4000 operatori e 2200 imprese coltivatrici. Comunque i dati danno in crescita anche il fenomeno dell’erborista “fai da te”.

Le erboristerie sono oggi, secondo Gianpaolo Fabris, il sociologo dei consumi che ha dedicato a questo settore uno studio per il Sana di Bologna, uno dei canali di vendita meno colpiti dalla recessione. In Italia soltanto si producono 2500 tonnellate di piante officinali (fonte: Istat) e il settore macina un giro d’affari annuo da 750milioni di euro. E’ anche in corso un progetto per elaborare un marchio: erbe d’Italia, che la Federazione italiana produttori erbe officinali e Franco Chialva, un ex manager nei giganti della distilleria ora tornato nell’azienda di famiglia a coltivare menta, hanno intenzione di proporre  data la risonanza del settore nell’economia del Paese.

Dalle ricerche risulta che il bio-salutista medio sia: “donna, colta, tra i 30 e i 45 anni”.

Cosa ne pensano i lettori?

Personalmente ritengo che le piante officinali non siano affatto da sottovalutare, ma non sono neanche tra coloro che le credono pressochè miracolose.

Sono però dell’idea che anche il concetto di “salute” e di “cura” siano stati influenzati dal sistema di pseudo-valori che oggi ancora dominano e quindi che sia necessario prendere in considerazione anche questo settore come spunto per riflettere.

Commenti
  • Salvo Schiavone scrive:

    Personalmente ho sempre ritenuto le piante officinali non una moda ma una necessità.
    Purtroppo, come tutte le cose toccate da Re Mida (leggasi Homo Economicus), il loro uso è spesso diventato un abuso in termini di sfruttamento industriale e pompato da pubblicità massiccia per un impiego anche “innaturale”.
    Su tutto questo grava anche, da tempo, il cavalcare la sensibilità delle persone (comsumatori passivi) con il bombardamento mediatico sull’uso di prodotti contenenti, o derivati, principi attivi “naturali”.
    Il suggerimento che posso dare è di documentarsi profondamente prima di lasciarsi ammaliare da dentifrici alla salvia, da saponi al burro di Kiuri, da creme all’aloe vera, da estratti naturali per brodo vegetale, e quanto altro la GDO possa aver inventato, con l’unico scopo di svuotare i nostri portafogli per riempire i loro conti in banche rigorosamente posizionate in paradisi fiscali verdi.
    Il progetto “La cultura del cibo” quà su Reti Glocali, ha affrontato questo tema pubblicando alcune recensioni su alcuni tipi di piante aromatiche usate prevalentemente in cucina.
    Posso completare le pubblicazioni citando altre piante o aromi, non ancora recensite.
    Infine, sarebbe utile poter creare un progetto condiviso in cui le piante officinali possano essere l’argomento principale.
    Si potrebbero sfruttare le conoscenze da addetta ai lavori, di Giovanna D’Amico, del nuovo entrato Gianni Strazzulla, e di quanti altri volessero collaborare.
    L’idea è di postare una serie di schede complete per usi ed applicazioni.

    • Personalmente , mi curo da vent’anni con omeopatia e fitoterapia , curo anche i miei cani , uccellini e le mie gallinelle , devo dire con ottimi risultati , non mi sono mai capitati gli effetti collaterali ,cosa invece che succede con i medicinali ,sappiamo benissimo quante persone muoiono nel mondo a causa d’esse , le piante officinali posseggono principi attivi validissimi per ogni tipo di malattia , quindi in medicina alternativa sono nel mio , se interessa posso dare notizie in merito ciao.

  • Enrico Alletto scrive:

    L’idea è di postare una serie di schede complete per usi ed applicazioni

    L idea e buona Salvo. Perche non provare a svilupparla magari aprendo una discussione su La cultura del cibo? Il massimo sarebbe provare a legarla il piu possibile alla cultura ed alle tradizioni della nostra regione