Occhio all’acqua……..

L’acqua è una risorsa fondamentale per la vita. Ce lo insegnano fin da piccoli: alzi la mano chi non ha mai studiato o non ha mai sentito nominare il famoso “ciclo dell’acqua”. Siamo così abituati a vederla, che a volte ci passa di mente quanto sia importante e quanto sia in pericolo. Nonostante il nostro pianeta  sia composto per una elevatissima percentuale di acqua, quella effettivamente utilizzabile non è molta e pertanto andrebbe gestita con i giusti accorgimenti.

Ed ecco che arrivano le dolenti note: dove sono i giusti accorgimenti? Non andiamo tanto lontano, non spingiamoci fino a Istanbull per il 5° Forum mondiale dell’acqua (ma queste “riunioni” sono davvero produttive??), fermiamoci in Italia e vediamo cosa facciamo noi.

Noi approviamo un decreto legge nella seduta del Consiglio dei Ministri n. 61 del 9 settembre 2009, in cui si impone la parziale privatizzazione, non meno del 40%, delle attuali società pubbliche, senza il rispetto di tale condizione queste società non potranno più partecipare alle gare. In questo caso inoltre la norma affida al socio privato la gestione della s.p.a. mista. Lo stesso decreto prevede poi che la partecipazione pubblica delle società quotate scenda sotto il 30%.

Fermiamoci qui.

Cosa significa? Una massiccia privatizzazione, che investirà anche il settore idrico. L’acqua “pubblica”, così come l’abbiamo avuta finora non ci sarà più, salvo che nelle norme. Ebbene si, il nostro ordinamento identifica l’acqua come bene pubblico e non solo, del demanio pubblico con tutte le garanzie (ancora valide in toto?) che questo comporta.

E’ la strada giusta? Passa un messaggio positivo? Dobbiamo impegnarci per far capire che il percorso da seguire è un altro o il nostro obiettivo è stato raggiunto??

La decrescita sbarca a “Fa’ la cosa giusta!”

Il nostro circolo parteciperà con un proprio stand all’edizione genovese della fiera dell’economia solidale “Fa’ la cosa giusta!” in programma al Porto Antico dal 25 al 27 settembre.

Per il pomeriggio di sabato 26 settembre, in collaborazione con il G.A.S. Camogli, il movimento ha organizzato un convegno intitolato Decrescita: istruzioni per l’uso.

Ecco il programma:

Come ridurre il PIl e migliorare la qualità della vita? Come ritrovare il gusto di farsi le
cose, di essere autosufficienti, di educare alla lentezza e alla felicità comune?
Decrescita: istruzioni per l’uso” ha l’ambizioso progetto di fornire strumenti operativi
in questa direzione. L’attenzione del seminario infatti non è tanto sul concetto di
decrescita, o sulla critica alla crescita, bensì su come concretamente realizzare una
qualità della vita diversa: con quali strumenti si costruisce autonomia e ben vivere?

Maurizio PALLANTE – Presidente nazionale Movimento Decrescita felice – introdurrà
in specifico le strade per la cultura dell’autonomia, attraverso il recupero delle
competenze individuali e sociali e in particolare di quella energetica.

Alberto ARICCIO – architetto ed esperto in risparmio energetico in edilizia – parlerà
su come recuperare antiche competenze e svilupparne di nuove per massimizzare
l’autonomia energetico-abitativa propria e della propria comunità.

Andrea MAGNOLINI, – Pedagogista e educatore ambientale – toccherà il tema
fondamentale di come educare alla decrescita, attivando anche una “Pedagogia
della lumaca”

Enzo PARISI – biologo e farmacista – affronterà il tema decrescita, alimentazione e
salute mostrando come la corretta alimentazione può migliorare al contempo la
salute del pianeta e delle persone.

Cesare VALENTINI – financial planner , autore di “Vivere di rendita” – introdurrà il
tema della sostenibilità economica per l’unità familiare, cioè su come organizzare le
proprie risorse, sulla base della sua provocazione per “vivere di rendita”.

Seguirà dibattito finale.

Orari della Fiera “Fa’ la cosa giusta!”:
Venerdì 16.30-20.00
Sabato 10.00-23.00
Domenica 10.00-20.00
Per saperne di più, visitate il sito ufficiale della manifestazione: http://falacosagiusta.org/liguria/

Vi aspettiamo!!!

Gli imballaggi: un’altra sfida.

Il problema degli imballaggi dei prodotti è certamente uno di quelli che vanno affrontati “a viso aperto” e nell’ottica di una drastica riduzione di questi materiali che spesso poi vengono buttati e magari neanche nei contenitori per la raccolta differenziata. Le responsabilità per una corretta gestione in questo ambito ricadono su tutti noi, ma anche e soprattutto sui produttori che dovrebbero prestare maggiore attenzione a questo problema e ovviamente sui poolitici, cui spetta dettare le regole per una corretta produzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti che da questi derivano.

Ho recentemente notato che le confezioni dei capi di abbigliamento, le comuni borse che danno i negozi, le confezioni anche non per i regali, sono ormai “pezzi da arredamento”, sono davvero belle. Così ho cercato informazioni sulla gestione degli imballaggi e ho trovato innanzi tutto un quadro normativo incoraggiante e anche qualche consiglio utile.

Per quanto riguarda il primo punto, il quadro normativo, noi in quanto appartenenti all’Unione Europea siamo tenuti a recepire le Direttive che vengono prodotte a livello europeo e il tema “ambiente” è sicuramente uno di quelli sensibili, almeno negli ultimi tempi.

Proprio recentemente, nel recepimento della Direttiva Europea 94/62, sono stati fissati nuovi obiettivi di raccolta, recupero e riciclaggio su tutte le tipologie di imballaggio e sono stati istituiti il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) e i Consorzi di filiera, uno per ogni tipo di materiale di imballaggi, che si occupano della raccolta dei materiali usati e dei rifiuti derivati.

La materia è complessivamente regolata nel d.lgs. 3 aprile 2006 n.152 “norme in materia ambientale”, il quale dedica un intero titolo ala materia dei rifiuti e degli imbalaggi. Ci sono poi alcune novità più recenti, del 2008, che consistono nella possibilità di avere nuovi Consorzi di filiera, più di uno per ogni materiale, nonchè la previsione secondo la quale i dati del Mud (la dichiarazione ambientale) devono essere comunicati alla Sezione nazionale del Catasto direttamente dal Conai e da soggetto (Consorzi di filiera) cui hanno aderito i produttori per organizzare un proprio sistema autonomo e cauzionale. Unico problema è che in caso di inosservanza, non è prevista alcuna sanzione.

Quindi le regole ci sono e non sebrano male, ora bisogna vedere se e come, soprattutto come,  vengono applicate.

Un dato positivo è che il Conai ha elaborato un progetto, Pensare Futuro, per incentivare i produttori e gli utilizzatori di imballaggi al rispetto dell’ambiente. Tale progetto prevede alcune attività: il Dossier Prevenzione; l’Oscar dell’ Imballaggio; l’ Indagine sul riutilizzo; lo sviluppo di strumenti volontari (soprattutto di certificazione); il Panel Conai-aziende.

 

Per quanto riguarda invece ciò che tutti noi possiamo fare, si tratta di piccoli accorgimenti, che magari già seguiamo:

-evitare di acquistare prodotti con confezioni eccessice  e preferire prodotti imballati semplicemente;

-riutilizzare i contenitori in casa;

-preferire le confezioni in vetro rispetto a quelle in plastica;

-acquistare prodotti confezionati in modo tradizionale e non in porzioni singole o mini-porzioni, preferire anzi i  “formato famiglia”;

-preferire le confezioni ricaricabili;

-acquistare, ove possibile, merce sfusa;

-utilizzare carrelli, borse di carta o meglio di cotone per trasportare la spesa;

-preferire le confezioni costituite di un solo tipo di materiale;

-non acquistare prodotti usa e getta;

-preferire prodotti in confezioni fatte di materiali ricilclati;

-acquistare prodotti in confezioni ridotte.

Sono gesti semplici, che è possibile compiere nella quotidianità, ma che se diffusi a tutta la popolazione darebbero un contributo decisivo alla soluzione di questo problema.

Educazione slow

Negli ultimi tempi mi sono sempre più appassionata dei temi riguardanti l’educazione e la pedagogia, tanto che ho deciso di tornare all’Università per acquisire le basi per un eventuale, futuro impegno nel mondo dell’infanzia. Si dice spesso che i bambini sono il nostro futuro, si sprecano moltissime parole sulla “famiglia” e sui servizi dedicati ai più piccoli, eppure i buoni intenti raramente si concretizzano in politiche sociali veramente incentrate su quell’età meravigliosa e decisiva che è la fanciullezza. Aumentare la permanenza dei bambini nei nidi o nelle scuole private, riempire la loro giornata di impegni ricreativi e culturali di ogni tipo, in modo da sollevare i genitori lavoratori da una serie di incombenze, non significa prendersi cura di loro. Purtroppo li abbiamo abituati sin dalla più tenera età a vivere di corsa, come gli adulti, a prediligere il “fare” e la competizione ad ogni costo.

Essendomi avvicinata allo stile di vita della decrescita, non ho potuto non interessarmi anche a una pedagogia della lentezza, provando a immaginare come i principi e le buone pratiche che stiamo cercando di rivalutare e valorizzare attraverso una diversa concezione della vita, del tempo, della persona e della natura, potessero essere applicati all’universo infantile. Credo che i più piccoli abbiamo molto da insegnarci in questo senso e che tutta l’esperienza educativa si possa trasformare, in realtà, in uno scambio continuo fra adulti e bambini che imparano a crescere insieme. La pedagogia della lumaca, l’ultima opera dell’educatore Gianfranco Zavalloni, sarà uno dei temi trattati durante il seminario Decrescita: istruzioni per l’uso che si terrà sabato 26 settembre all’edizione genovese della fiera dell’economia solidale “Fa’ la cosa giusta“.

Penso che entrare in comunicazione con i bambini e i ragazzi, anche attraverso degli incontri da realizzare nelle scuole, sarà un po’ come piantare il “seme della decrescita”.

Vi aspettiamo numerosi alla Fiera!

Piante officinali..solo una moda?

Oggi il “Sole 24 ORE” pubblica, sul suo allegato, un bell’articolo sulla produzione di piante aromatiche. Il primo dato che salta all’occhio è numerico: in Italia ci sono 4000 operatori e 2200 imprese coltivatrici. Comunque i dati danno in crescita anche il fenomeno dell’erborista “fai da te”.

Le erboristerie sono oggi, secondo Gianpaolo Fabris, il sociologo dei consumi che ha dedicato a questo settore uno studio per il Sana di Bologna, uno dei canali di vendita meno colpiti dalla recessione. In Italia soltanto si producono 2500 tonnellate di piante officinali (fonte: Istat) e il settore macina un giro d’affari annuo da 750milioni di euro. E’ anche in corso un progetto per elaborare un marchio: erbe d’Italia, che la Federazione italiana produttori erbe officinali e Franco Chialva, un ex manager nei giganti della distilleria ora tornato nell’azienda di famiglia a coltivare menta, hanno intenzione di proporre  data la risonanza del settore nell’economia del Paese.

Dalle ricerche risulta che il bio-salutista medio sia: “donna, colta, tra i 30 e i 45 anni”.

Cosa ne pensano i lettori?

Personalmente ritengo che le piante officinali non siano affatto da sottovalutare, ma non sono neanche tra coloro che le credono pressochè miracolose.

Sono però dell’idea che anche il concetto di “salute” e di “cura” siano stati influenzati dal sistema di pseudo-valori che oggi ancora dominano e quindi che sia necessario prendere in considerazione anche questo settore come spunto per riflettere.

DIZIONARIO DI BUONE PRATICHE

Acqua del rubinetto
Non comprando l’acqua ferma in bottiglia risparmiamo mezzo euro a testa al giorno, e 200.000 tonnellate di plastica all’anno in Italia, enormi quantità di petrolio per la produzione e i trasporti..

Acqua da non sprecare
I riduttori di flusso, piccoli aggeggi dal costo di uno o due euro che si applicano ai rubinetti e alle docce di casa, miscelano acqua e aria permettendo un risparmio a parità di servizio fino al 50 per cento.

Affitto e cohousing
Almeno le spese extraffitto si possono ridurre con il cohousing, modello variegato di comunità residenziale a servizi condivisi e riproducibili anche in un condominio (www.cohousing.it).

Alimenti proteici vegetali
Se la carne porta via un quarto del bilancio alimentare, ragione in più per sostituirla con le proteine etiche, vegetali, ben più sostenibili, accessibili a tutti al mondo, gustose!

Alimenti biologici
Il cibo bio costa quanto l’altro se: a) si comprano le materie prime (frutta, ortaggi, cereali) per trasformarle in casa; b) si preferiscono le bancarelle bio o i Gas (v.oltre); c) si usano cucinando anche le bucce, le scorze.

Alimenti non pronti
Gli ortaggi già lavati, i piatti già cotti costano anche 5 volte più delle materie prime – sfuse o con piccolo imballaggio – necessarie a produrli. Evitarli risparmia soldi, plastica, polistirolo, e i tanti giri di fabbriche.

Alimenti «vicini» e di stagione
Leggendo la provenienza di frutta, verdura e trasformati ed evitando pesche a Natale, arance in agosto, asparagi in autunno e così via (e la frutta esotica) si risparmiano denaro e oltre 1,5 kg di anidride carbonica ogni mille km percorsi da un kg di alimento (www.coldiretti.it)

Arredo usato
Dai mobili ai tendaggi, dagli oggettini agli scaffali, pescare dalla miniera del già esistente fa risparmiare euri e legno (magari di foresta); e può essere un acquisto solidale (www.manitese.it; www.emmaus.it)

Artigianato d’uso
Una brocca, un piatto, un asciugamano fatti da artigiani italiani o del commercio equo costano di più, ma belli come sono li faremo durare moltissimo. Pagheremo lavoro più che materie prime.

Autoprodurre

Incoraggiare l’autoproduzione alimentare (ad es. yogurt, pane, dolci, liquori, conserve alimentari…) e di tutto ciò che sia possibile ad es. capi di vestiario, mobil. Sostituire il più possibile le merci (prodotte per essere vendute) con beni autoprodotti, riportando il mercato alle sue dimensioni fisiologiche, naturali. Ricostruire le conoscenze distrutte dalla parcellizzazione delle competenze .

Bicicletta
In media ogni 15 km percorsi in bici si risparmiano 3 kg di anidride carbonica e almeno 1,5 euro se si lascia l’auto e fino a 2 kg di anidride carbonica e un euro se si lascia la moto. Bici usate (con marce) presso le ciclofficine.

Borraccia, bicchiere e thermos
Comodamente in borsa permettono di evitare anche fuori casa le bottiglie di acqua ferma, molte lattine e contenitori di drink zuccherosi, montagnuzze di bicchierini di plastica usa e getta, portando tisane, bevande e caffé da casa e potendo bere a qualunque rubinetto. Costano 10-15 euro e durano anni e anni.

Borse di tela
Belle comode e durevoli sostituiscono gli inutilissimi nove miliardi di shopper usa e getta usati ogni anno in Italia per portare la spesa a casa. Risparmio di 5 centesimi a shopper.

Caffé equo
Al bar costa almeno 70 cent; quanti ne prendiamo al giorno al mese all’anno? Conviene farlo in casa o in ufficio. Quello equo costa forse due miseri euro al mese più dell’altro…

Caldo saggio
Due gradi in meno, una sciarpa in più e il clima ringrazia. Pure il portafogli: anche senza riformare la casa o il sistema di riscaldamento, abbassare la temperatura fa risparmiare il 6 per cento per ogni grado ridotto.
Una valvola termostatica applicata ai radiatori costa una ventina di euro e può far risparmiare fino al 20 per cento dell’energia, dunque molti gas serra.
Sostituire lo scaldacqua elettrico con uno a metano o solare fa risparmiare centinaia di euro e di kg di CO2 all’anno. E poi scoprire l’acqua fredda!

Car pooling
Se proprio serve l’auto su un dato tragitto, verso il lavoro o la scuola dei figli, almeno condividiamola con altri viaggiatori a turno (individuandoli fra i vicini). Così la spesa e il carburante fossile si dimezzano, o più.

Car sharing
Attivo in varie città, supera l’auto in proprietà ( www.icscarsharing.it). L’auto condivisa si prende a pagamento solo quando serve. Risparmi di centinaia di euro all’anno in spese fisse e minimizzazione dell’uso non avendola a portata d’occhio.

Carta riciclata
Igienica o da fotocopie, da scuola o da ufficio, non costa più dell’altra, basta trovarla(www.cartierraverdedellaliguria.it). Inoltre riciclare i fogli e fotocopiare meno fa risparmiare energia, acqua e alberi e qualche cent.

Comunicare anziché cellulare
Evviva chi risparmia coltan e rifiuti elettronici tenendo il vecchio modello e protegge le proprie cellule usandolo «come una radio di emergenza». Abbiamo tutti una email o una segreteria telefonica. Molto meno onerose anche in euro.

Elettrodomestici
Fanno l’80 per cento della bolletta elettrica. Quelli di classe energetica migliore costano di più ma si ammortizzano in pochi anni. Inoltre: molti si possono sostituire con i manodomestici a energia umana.

Energia umana
Perché sprecarla in enervigore palestre anziché usarla produttivamente con pedali e manovelle per sostituire macchinari a energia fossile? Biciclette. Radio a manovella, come pile e mulini. Mani per lavare i piatti. Piedi per camminare. I parchi sono ottime palestre; chiedere l’installazione degli economici percorsi vita.

Filiera corta

Aiutare a programmare la “filiera corta”, cioè la messa in commercio di prodotti (soprattutto commestibili) provenienti da località vicine, così da ridurre i trasporti.

Fotovoltaico
Un impianto per produrre elettricità dal sole richiede almeno 15.000 euro ma con il conto energia (http://www.conto-energia-online.it/) si ammortizzano in pochi anni e il resto è guadagno. Ci sono anche gruppi d’acquisto ( www.jacopofo.com/pannellisolari)

Fresco
Mai superare i sei gradi di differenza fra dentro e fuori. Perché ghiacciare in estate sforando tutti i picchi nel consumo di energia? Meglio il ventilatore, la coibentazione, le tende e…al bando le cravatte e le giacche.

Giochi e regali
Fra le regole d’oro del neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea: «Dar loro meno, il consumismo apre le porte alla noia». Meglio i giochi meno elettronici, quelli manual-mentali da tavolo, i giochi solari, quelli autocostruibili, gli ecolibri costruiti insieme, i libri ecologisti. Lettura: Il pianeta lo salvo io (Edt).

Gita fuori porta
Non solo a Pasquetta, ma tutto l’anno, scoprire bei luoghi vicini a cui si arriva con i mezzi pubblici per un bel picnic al sacco ci permette anche di trovare erbe e frutti abbandonati o selvatici.

Gruppi d’acquisto solidale
Associarsi a un Gas o fondarne uno con altri amici o colleghi è un modo per ottenere beni di qualità – alimenti, detersivi, pannelli solari, ecovernici, cancelleria… – a prezzi inferiori e conoscendo i produttori.

Igiene, lavaggi e cosmesi
Detersivi, oli, shampoo e saponi si possono fare in casa con poco tempo e molto risparmio (www.forumetici.org). Riscoprire il sapone di Aleppo o Marsiglia invece dei bagnischiuma. Lettura: Cosmesi naturale pratica (Stampa Alternativa).

Imballaggi

richiedere di eliminare gran parte degli imballaggi e contenitori di ogni oggetto in vendita;

Lampadine
Le lampadine a basso consumo costano dieci volte più di quelle a incandescenza ma durano 8 volte tanto e consumano un quinto (www.dimagrisco2.it)

Luci
Spegnerle sempre quando non servono; idem per gli stand by che totalizzano se accesi l’8 per cento in media della spesa elettrica.

 Ecoducatori: contestare le luminarie comunali!

Merci di lunga durata

Comprare merci di lunga durata, anziché come oggi programmate per pochi anni (o mesi, a seconda del genere);

Pannolini lavabili
Senza richiedere fatica o operazioni spiacevoli, l’abbandono dei pannolini usa e getta multinazionali fa risparmiare nei primi due-tre anni di vita circa 2.000 euro, una tonnellata di rifiuti, molta acqua, cellulosa ed energia. Incentivando i nuovi modelli di pannolini lavabili in cotone bio, con sconti ai genitori, i comuni risparmiano 220 euro di smaltimento rifiuti per ogni bambino

Pannelli solari autoprodotti
La Rete per l’aucostruzione solare (www.autocostruzionesolare.it) organizza corsi, laboratori, assistenza, gruppi d’acquisto per ridurre anche a un terzo il costo dell’impianto, facendo in buona parte da sé (come in Austria)

Piante alimurgiche

Sono piante molto comuni, raccoglibili in passeggiate campestri. Sono un ottima e succulenta alternativa agli acquisti nei negozi per la preparazione di frittate, insalate, ripiei, marmellate, sciroppi etc.

Piaceri e divertimenti
«La maggior parte dei piaceri non richiede il consumo di energia da macchinari» (dal saggio-manuale utopico Bolo’Bolo). Consumi zero di materia e di euri. Vedasi una camminata sotto un viale di tigli fiorito esercitando i cinque sensi (anche il palato, quando si berrà la tisana fatta con i fiori di tiglio raccolti, messi a essiccare all’ombra e conservati in vasetti al buio).

Piatti da campeggio
Con coperchio e stoviglie, ci permettono di consumare nella pausa pranzo il cibo preparato la sera prima; risparmio di almeno 5 euro al giorno, cibi più sani, meno stoviglie usa e getta. Costo di acquisto ammortizzato in tre-quattro giorni di servizio attivo.

Pubblicità
Si ripercuote sul costo del bene/male. Ignorarla (clic mentale), e rifiutarla se cartacea nella cassetta postale o brevi manu.

Regali saggi
Buste e cartoncini da lettera autorealizzati con collage di fiori secchi, foglie, cordicelle, stoffe sono un vero regalo; poi borracce, piatti da campeggio, lenzuoli sacco, borse di tela da noi decorate, brocche artigianali, semi antichi da orto o frutteto.

Ridurre i consumi e gli sprechi

Ridurre i consumi di beni materiali non essenziali e soprattutto gli sprechi e i troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità ingannevole. Dare valore a chi ritiene importante la moderazione e la frugalità vs chi ama gli eccessi, ai tempi lenti vs la velocità, la performance, lo stress. Minore consumo e migliore consumo. Eliminare gli sprechi e il superfluo.

Rifiuti zero
Minimizzarli, compostarli in condominio (chiedendo lo sconto sulla tariffa). Ecoeducatori: chiedere la raccolta porta a porta, per non doversi caricare del costo ecologico ed economico degli inceneritori….

Riparare
Se una riparazione costa tanto quanto un nuovo oggetto, scegliamo quella: si sosterrà il lavoro di qualcuno ma senza sprecare materia.

Ristoranti d’amici
Invitarsi a turno la sera è un buon modo per risparmiare convivialmente decine di euro.

Scambio di ospitalità per viaggi e vacanze
Macché seconde case cemento-vacanza, o costosi alberghi. Io presto la mia a te, lei presta la sua a me e via triangolando a seconda dei bisogni (www.scambiocasa.com). Ancor meglio l’ospitalità solidale Servas (www.servas.it).

Sigarette
Anche 150 euro al mese (1.750 all’anno) se ne vanno in fumo per un male che mina la salute, arricchisce multinazionali anglosassoni, è coltivato con pesticidi, tanta acqua e danni ai lavoratori…Lettura: E’ facile smettere di fumare se lo sai fare (Allen Carr). Costo 10 euro che si ammortizza in pochi giorni smoke-free.

Telefono fisso
La cooperativa Livecom (www.livecom.coop) è un operatore telefonico non profit. Tariffe speciali senza profitti multinazionali.

Vestiti usati
Il valore di usare abiti più volte in più persone è anche economico. Altro che comprare straccetti cinesi da quattro soldi subito da rottamare.

Viaggi vicini
Gli aerei low cost costano poco ma sono micidiali per il clima. Scoprire le meraviglie che abbiamo intorno, o almeno a portata di treno, pulman, traghetto. E su meno di 700 km l’aereo alla fin fine non è più veloce (se mettiamo nel conto anche i cambi e le attese).