Paese che vai retribuzione che trovi

husum-zentrum

Husum, tramonto alle 23,10 - Nordfriesland - Schleswig-Holstein

Rammentando che Lettere dalla Germania è aperto a contributi esterni, riporto le impressioni di una giovane conoscente tedesca rientrata nel suo Paese nel 2007, dopo tre anni passati a lavorare in una grande cittá della Toscana.

Mi sono trovata molto bene… Ho avuto un lavoro che mi è piaciuto molto, ho goduto la fiducia del capo, mi ha lasciato tante libertà per fare il lavoro in modo mio e a realizzare nuove idee. A casa stavo bene assieme a persone che ho voluto bene e che hanno voluto bene a me (piccolo appartamento in 5 come all´Universitá, ndr).

Ho trovato veri amici ..ma…. non mi sono mai sentita al posto giusto pensando al futuro (900€ al mese come segretaria/coordinatrice in una Scuola Privata di Lingue).

A una certa età bisogna pensare anche a quello. Se perdo lavoro…se mi ammalo..se voglio avere una famiglia?

Non mi sento sempre così leggera come mi sono sentita spesso in Italia, ma mi sento più “protetta” dallo Stato qua, in Germania.

Ci sono situazioni inaccettabili in Italia che nascono dai politici troppo corrotti. Roba pesante.”

“…sono stata benissimo in Italia (sari rimasta volentieri) ma dopo tre anni di permanenza mi godo la comodità di stare in Germania.

Il sistema sociale e un altro qua!

Al lavoro ti pagano quello che si deve, ti danno servizi sanitari sufficienti, e se ti ammali o perdi il lavoro si prendono cura di te.

È una bella sensazione.

Tornata nella sua città in Niedersachsen, dopo alcuni mesi, trovó lavoro in una grande societá di servizi turistici con importanti funzioni IT e di organizzazione meeting aziendali. Retribuzione: 3000€!

Ricordo che il costo della vita in Germania é ormai eguale all´Italia. Alla fine anche piú basso e lo spiegheró bene nei prossimi articoli.

Questa testimonianza, come tutti i contenuti del Blog, non vuole essere un invito a lasciare il Bel Paese (o quello che ne resta) ma a cogliere gli esempi, se volete banali, per farli propri ogni giorno (magari rinfacciandoli a chi di dovere). Il prezzo di questo impegno quotidiano è alto, lo so molto bene da quanto pagato personalmente, tuttavia assicuro, ne vale la pena.

Il problema è che, riferendosi alla retribuzione, se in Italia abbiamo perso il doppio (scusate, forse il triplo) di potere di acquisto rispetto ad altri Paesi come la Germania, non è solo colpa dei Governi, dei Sindacati o degli Imprenditori. Essi misurano ci misurano  per poi vedere fino a che punto possono spingersi e se noi  lasciamo fare, di certo, nella mentalitá tipica italiana, nessuno si fará scrupoli etici.

Ho visto e subito (ma reagendo quasi sempre)  nella mia vita tali soprusi e assenza di diritti minimi sul lavoro che non basterebbe un libro intero per descriverli. Ogni volta che accettiamo un “consiglio” a lasciar perdere, ogni volta che pensiamo “tengo famiglia”, ci dimentichiamo che facciamo un danno non solo alla nostra autostima. Domandiamoci quale realtà lasceremo ai nostri figli, in genere alle future generazioni. La norma è che sono gli stessi colleghi di lavoro a frenare per migliorare le condizioni di sicurezza e retributive (significa solo maggiore rendimento ma questo non l´ha capito ancora nessuno).

L´ equità retributiva è alla base di una stabilità e convivenza sociale, di una economia sana.

Il secondo obiettivo di questo articolo, come nello spirito del Blog, è rendere consapevoli le persone della reale condizione italiana, sociale, sanitaria, amministrativa ed economica. Parlo per esperienza diretta, vista da fuori la situazione puzza ancora più, sopratutto se ti imbatti tutti i giorni in piccoli esempi virtuosi.

Il nostro Paese puó essere salvato solo dai suoi cittadini, partendo dal territorio e da ogni piccola azione quotidiana: agire localmente,  pensare globalmente (*), anzi, pardon… Glocalmente!

(*) Citazione da Small Is Beautiful di EF Schumacher

Il giornalista Paolo Barnard ha portato alla luce ieri in un  articolo la testimonianza di una lavoratrice italiana. Credo sia utile il raffronto con quella che avete appena letto.

3 Responses to “Paese che vai retribuzione che trovi”

  1. Condivido in toto, le piccole azioni quotidiane faranno la differenza, insieme a quei professionisti e imprese che sapranno cogliere il cambiamento come una nuova responsabilità sociale che si sta diffondendo.

  2. Già.. ognuno di noi può far la differenza nel proprio agire quotidiano..

  3. In Italia per fare un ecodoppler al cuore ci vogliono otto mesi ho deciso me ne vadoin Germania.

Leave a Reply