ACHTUNG Giftstoffe drin!

Bookmark and Share - Segna e Condividi

Gossip e chimica verde

Quando, nella patria delle multinazionali europee della chimica, un settimanale popolare educa ad una scelta ed uso consapevole privo da rischi dei prodotti di pulizia quotidiani allora, forse, un maggiore equilibrio di poteri tra media, politica e industria, è presente. Sarà un caso ma in Germania ancora esistono editori “puri”.

Nell’articolo di Freizeit Spass dello scorso gennaio (“Dai prodotti di pulizia ai biberon – Attenzione!  Si trovano sostanze tossiche dappertutto”), tra gossip e cruciverba, apprendiamo oltre della pericolisità di Formaldeide e Bisfenoli, consigli molto utili per una scelta diversa nell’acquisto dei prodotti per la casa.

“Al posto degli ordinari prodotti battericidi contenenti sostanze pericolose che distruggono la flora cutanea e finiscono nel latte materno, meglio usare Natron (bicarbonato di sodio, può essere aggiunto anche aceto, ndr).
I profumatori d’ambiente sono una miscela di prodotti che portano all’insorgere allergie alle fragranze. Quindi qualche goccia di olio essenziale in un flacone di acqua può risolvere quella necessità senza danni.”

Parlando dei prodotti ordinari per la bellezza ritroviamo una lunga lista di “prodotti tossici al loro interno: formaldeide, DEP, DMP. Ovviamente prodotti a base di sostanze naturali sono preferibili”.

“Negli alimenti e contenitori come i biberon troviamo altri prodotti chimici che danneggiano il sistema endocrino e immunitario. Pesticidi, Bisfenolo A, coloranti e conservanti dannosi sono presenti in quasi tutti gli alimenti sia da discount che di più alta gamma ed andrebbero evitati”.

Nell’articolo non si fa cenno alla pericolosità delle nanotecnologie oramai ampiamente utilizzate anche per prodotti, strumenti di pulizia e igiene personale. Una banale dimentincanza oppure l’articolo tende semplicemente ad “indirizzare” negli acquisti di prodotti più “moderni”? Và dato atto comunque  si consiglino prodotti a basso costo e innocui per la salute quotidiana.

 

“Sensitive risk” 

Prodotti marcati “sensitive” (ohne Duftstoffe, Farbstoffe und Konservierung) sono venduti da un decennio in comuni catene germaniche di distribuzione quali Schlecker, DM e altre. Il “Kaiser Natron“, prodotto commercializzato da quasi due secoli, è ancora venduto nei supermercati tedeschi. Tuttavia ne risulta più conveniente l’acquisto, a confezioni da 5Kg,  presso una qualsiasi Apotheke.

Queste sono differenze sostanziali che si riscontrano rispetto alla rete di distribuzione italiana. Prima di tutto rivolgendosi ad una Farmacia si sarebbe costretti a rispondere a domande da Komissar Derrick  del tipo: “cosa ci deve fare con 5kg di bicarbonato di sodio?”. Nei punti vendita in Italia la stessa Schlecker, “adeguandosi”, non vende la linea Sensitive del proprio marchio AS. Forse perchè il colosso tedesco delle “drogherie di villaggio” ha altro da pensare in questo periodo avendo maturato un enorme buco di bilancio. Affrontato alla solita maniera. Chiusura di centinaia di filiali, anche in Italia, con 10,000 dipendenti a casa.

E a questo punto scopriamo interessanti aspetti, anche commerciali, della vicenda. La concorrente DM, che non a caso ha una discreta gamma di prodotti organici e naturali in vendita, assorbirà una parte dei dipendenti di Schlecker aprendo nuove filiali. La domanda cambia di solito l’offerta. Non accade così frequentemente in Italia sopratutto per la pigrizia e immobilismo del consumatore, tipo leggere la composizione del prodotto. Nel piccolo cambiamento avvenuto negli ultimi venti anni si deve registrare anche una minore qualità dei prodotti organici e un prezzo anche doppio rispetto alla Germania. Ancora oggi, a distanza di trentanni dalla nascita del bio italiano, nei negozi naturali latte formaggi e yougurth provengono da marche tedesche quali Berchtesgadener Land, Andechser e Söbbeke. Parliamo in più di prodotti freschi. Decisamente una assurda situazione. Pare che in Italia non sappiamo produrre formaggi e latte biologico. Magari, sai che novità, c’è una concetrazione anomala nella distribuzione?

Con un minimo di impegno, tempo e una manciata di sostanze base (Natron, Soda, Essig, Zitrone, Fett, Indische Waschnüsse, etc) ci si può industriare nel favoloso mondo dell’autoproduzione. Risparmio, il che in tempo di crisi non fa male, e un contributo alla prevenzione delle malattie cronico-degenerative sono i cardini di un piccolo vitale cambiamento nella vita quotidiana.  Entreremo nel dettaglio in seguito. Per maggiori approfondimenti sugli effetti, all’inizio sopratutto neuro-tossici (leggi: “depressione“), dei prodotti di uso quotidiano rimandiamo a uno dei nostri primi articoli.

 

New wave

La “new wawe” della chimica amica dell’uomo e dell’ambiente rinasce in Germania già decenni fa. Oggi le marche più apprezzate sono ad esempio Sodasan, Ecover, e Sonnet. Interessante quanto sta avvennendo anche per i prodotti rivolti alla sanitizzazione degli ambienti ospedalieri. La Klar, con il recente Hygiene-Spray, ha dato un contributo ulteriore alla “conquista” del settore sanitario da parte della “chimica verde“. 

Resta ancora lo scoglio di una legislazione, anche in Germania, che impone prodotti allergizzanti e immunosopressori negli ambienti indoor di cura e terapia. Il che è una nota ed evidente contraddizione per le finalità cui sarebbero deputate le strutture sanitarie. Ancora più da nord arriva una corretta politica di evitamento delle sostanze tossiche quotidiane. Già alcuni anni fa, nella svedese Västra Götalandsregionen, il dipartimento sanitario ha introdotto una politica Duftstoffe-frei per i propri 55,000 dipendenti ospedalieri. D’altronde non è vero che Ohne Duft = Bessere Luft?

Non ci tengo particolarmente a parlare negativamente dell’Italia. Anzi. Ma la storia di Ida e sua figlia mi torna utile per rendere evidente quanto la classe medica (italiana) debba fare un esamino di coscienza nel suo complesso. Questa madre trentina cerca di trovare una soluzione alle reazioni cutanee ed altri problemi non indifferenti di salute della figlia neanche adolescente. Dal medico di famiglia fino all’allergologo la risposta va dallo “stress” (è per non dirti che avresti problemi mentali) a “è un disturbo che le resterà vita“. Semplicemente erano reazioni ai prodotti per la pulizia e igiene personale. Da quando Ida si auto-produce saponi e acquista detersivi senza schifezzen i problemi di salute della figlia sono “miracolosamente” scomparsi. Se nelle vostre passeggiate in una amena valle alpina scoprirete una tavolata di saponi ad essicare al sole saprete di chi stiamo parlando. 

Tornando alle ”corazzate” da gossip… Novella2000, Oggi, Chi, Cronaca Vera, dove siete?


Facebook
Twitter
More...
Cliccare sull’immagine per leggere l’articolo originale. I collegamenti ipertestuali sono evidenziati con la sottollineatura. Un flyer è scaricabile nell’ultimo.

Correre in auto è poco “cool” – Parte 2

schneller-alb-die-polizei-erlaubt

N.B. I collegamenti ipertestuali sono evidenziati solo con la sottolineatura.

Bookmark and Share

Schneller als die Polizei erlaubt” è il programma-veritá sulle azioni di repressione delle auto civetta della Autobahnpolizei, da Düsseldorf ad Hamburg. Ogni domenica alle 16.30 su Vox oppure nella pagina streaming con alcuni episodi kostenlos (gratuiti). Degno di nota il fatto che vada in onda prima di AUTO-MOBIL (un programma molto popolare dedicato ad auto e moto).

L’educazione stradale prima di tutto, pare essere il leit-motiv sui mezzi di informazione di lingua tedesca. Sul tema poliziesco dal vivo sembra che ogni rete, pubblica o privata, produca un programma apposito come ad esempio Nachteinsatz im Streifenwagen (Unterwegs mit der Wiesbadener Polizei) in onda su Das Erste (la RAI1 tedesca) del network pubblico ARD.

Raccolta viideo di Achtung Kontrolle e ultima puntata in streaming cliccando sulla immagine - Fonte immagine: http://www.monstersandcritics.de

Achtung Kontrolle va in onda invece su Kabeleins. Non solo riprese dai controlli stradali, ma anche della KRIPO (Kriminalpolizei), Umweltschutzpolizei e altri Dipartimenti.

ARD e ZDF (secondo canale pubblico) producono su KI.KA, Der Kinderkanal (per bambini), il programma del sabato Checker Can (Die Sicherheits-Check!). Sul quale, immancabimente, non poteva mancare la puntata Der wie-wird-man-Polizist-Check. Il camaleontico condutttore Tobias questa volta indosserà i panni dell’allievo poliziotto e lo vedremo forse all’ opera regolando il traffico.

Questo è il tipo di televisione che mi sarebbe piaciuto vedere nell'infanzia al posto dei cartoni giapponesi. La televisione è un po' ugauale dappertutto, tuttavia quella di area tedesca (per poco che ho visto) mi pare non abbia perduto lo spirito educativo della nostra vecchia cara RAI. La quale da trentanni è alla perenne rincorsa della TV commerciale. Proprio quello che non dovrebbe fare una rete pubblica.

Le auto civetta (senza tecnologia di registrazione) esistevano anche in Italia almeno fino agli anni ´60. Cosí almeno mi raccontava mio padre che ha fatto il taxista per 40 anni. Le funzioni delle auto civetta erano come descritte in Germania  ma, per le ennnesime leggi a favore dei delinquenti, i poliziotti erano costretti a portare la divisa (potevano togliere solo il berretto di ordinanaza durante la marcia). Abbastanza riconoscibili di giorno, un po’ meno la notte. Comunque efficaci. Tanto che, mio padre ricordava , col tempo, le auto civetta furono eliminate poiché  ad essere sanzionate erano spesso persone importanti (ottimo a tal riguardo il film “Il Vigile” con Alberto Sordi). Ora pare siano tornate con le supercar ma quante ce ne sono sulla rete nazionale stradale invece del controllo capillare deglii anni del boom economico?

Esperienza personale di viaggi per vacanza in roulotte nelle Dolomiti tirolesi. Due o tre viaggi nei mesi invernali da Cesenatico fino a Dobbiaco. In 30 anni avrò visto la Polizia Stradale o i Carabinieri solo una decina di volte. La metà delle quali erano fermi ad un bar. E pensare che la famigerata Romea (piena di buche profonde da sempre e gente “sparata” anche a 130-150km/h) da Ravenna a Mestre è costellata di storie drammatiche di migliaia di incidenti mortali nel corso dei decenni passati. Come vedremo in seguito, si pensa di porre fine alla strage realizzando il prolungamento dell’autostrada E45 Roma – Hamburg  (L’Austrai ha già detto di no decenni fa all’attraversamento). Far rispettare l’arrresto del veicolo ai crocevia (o l’attraversamento della linea continua di mezzeria), e limiti di velocità, fonte primaria di incidenti mortali.. Questo no, eh?.

Albishofen-Lachen nei pressi di Wohringen A7 (Kreis Unterallgäu, Schwaben, Bayern).Agli accessi principali di ogni Dorf (villaggio tedesco), o quartiere, che si rispetti vengono realizzate della aiuole restringendo la carreggiata. Al fine di far ridurre istintivamente la velocità al conducente. Luoghi di sosta, piste ciclabili, marciapiedi, non mancano mai anche nei più piccoli centri.

Ad ogni modo anche in Italia ci siamo dotati di un “reality on the highway”. Non lo possiamo vedere alla televesione. Solo l’agente di turno, che vidimerà il verbale, ha questo privilegio di smascherare chi oltrepassa i limiti di velocità dove è installato il TUTOR. E’ un sistema sviluppato da Autostrade Spa a partire dal 2004 d’ intesa com Associazioni Consumatori e Polizia Stradale.

“Il Tutor permette, grazie all’installazione di sensori e portali con telecamere, il rilevamento della velocità media lungo tratte autostradali di lunghezza variabile, indicativamente tra 10 e 25 Km.

La velocità media è calcolata in base al tempo di percorrenza: il sistema monitora tutto il traffico e ne registra gli orari di passaggio sotto i portali posti all’inizio ed alla fine della tratta controllata. I dati relativi ai veicoli la cui velocità media non supera quella consentita vengono automaticamente eliminati. Il Tutor funziona con qualsiasi mezzo di pagamento e non è in alcun modo legato ai sistemi di pagamento del pedaggio.”

Diciamo che era ventanni che attendevamo un simile “dissuasore” della velocità. Nei tratti ove il “Tutor” è installato si è registrata una netta diminuzione di incidenti. Questi ha sicuramente una ripercussione positiva sul comportamento di guida in generale e non solo nei tratti autostradali  segnalati e controllati automaticamente.

Tuttavia, l’ impressione che se ne ricava è al sempre la stessa. Stante la scarsa presenza sul territorio della Polizia Stradale con auto civetta come quelle tedesche, non è che si possa pensare di “controllare” tutta la rete autostradale, e non solo quella, con  tale dispositivo. Oppure il vero obiettivo è di abituare la popolazione al controllo elettronico, sempre e ovunque? Ad ogni modo i costi di tutto ciò ricade sempre sull’utente finale. Il cittadino. Il quale in realtà, senza una reazione di consapevolezza massiccia, di fatto si rende complice della sua stessa schiavizzazione digitale.

L’ impressione che se ne ricava, come per altre “emergenze” similmente “risolte”, è quella di tamponare i problemi (resisi gravissimi per colpevole indifferenza prima, ritardo poi) con soluzioni tecnologiche. Tradotto nel “sistema” italiano ciò significa lucrosi appalti, soddisfazione delle clientele sul quale si sorregge il potere dei partiti (più che sulla legittimazione elettorale…) e costi ulteriori nei decenii per la manutenzione.

In Germania, dove amano molto le soluzioni tecnologiche risolutive, non mi risulta abbiano installato qualcosa come il Tutor. E dire che in autostrada puoi passare da tratti senza limite di velocità a 100, oppure anche 60km/h (in caso di maltempo o forti pendenze). Tutti, a parte rarissime eccezioni, rispettano il limite obbligatorio appena il segnale è visibile. Piuttosto in Italia servirebbero molti più portali autostradali per fare mutare il limite di velocità secondo le condizioni di traffico e meteoreologiche. Non mi pare funzionanino tanto bene sopratutto nel caso si debba comunicare l’uscita al successivo casello per incidente (oppure impraticabilità per neve come accade quasi ogni anno). In Francia quando si verificano tali episodi CHIUDONO il tratto autostradale interessato su entrambe le carreggiate. Si fa  deviare all’ uscita ultima disponibile i veicoli in arrivo. Mentre quelli già incolonnati senza possibilità di deviazioni, viene permessa loro di invertire la marcia (attraverso i varchi mobili tra le carreggiate) raggiungendo l’uscita nel senso inverso al senso di  marcia precedente.

Molti sforzi sono stati fatti nell’ ultimo decennio per riportare la correttezza sulle strade italiane. Il probelma resta la insufficiente capillare presenza sul terriorio delle forze dell’ordine, non solo per reprimere giustamente, ma con “stimoli” educativi appropriati come in uso in altri Paesi (e mai abbandonati). La tecnologia ci ha miglorato notevolmente la nostra vita, ma da sola non può sopperire alle deficienze croniche dei servizi che i cittadini pagano in Italia profumatamente in cambio di una qualità scadente. Intendo affermare che il “Tutor” non ripara le buche sull’autostrada. Esso non interviene in dieci minuti (come se ci fosse la pattuglia in servizio ogni  x chilometri) in caso di emergenza. Queste sono differenze che si notando subito vivendo negli altri Paesi per qualche mese.

Senza dilungarmi troppo sul disastroso sistema logistico italiano, anche perchè trai collegamenti ipertestuali di questo articolo c’è l’ottimo documentario di “Tracce” Rai2, il problema degli incidenti stradali causati da mezzi pesanti rimane. Con o senza “Tutor”. E’ sufficiente ascoltare le testimonianze dei camionisti costretti a correre oltre ogni limite anche a rischio di salatissime multe. Non rispettando le pause di riposo. Prendendo anfetamine e cocaina per “tirare avanti”. Per rispettare l’orario di consegna imposto. Il mutuo della casa. Perchè se non ti fai neanche la casa non vale la candela fare i sacirfici di quel lavoro. Sei giorni fuori la settimana come per molti camionisti. Poi le rate per pagare il “bisonte della strada”. Infine qualcosa che ti rimanga come pensione integrativa. E anche su questo, in Italia al solito, non ce la raccontano tutta. In Francia i camionisti vanno in pensione dopo venticinque (25) anni di attività e se qualcuno supera limiti di velocità è la stessa azienda (committente o proprietaria del veicolo) che licenzia e denuncia alla Police. Questo perchè c’è una legge che tutela tutti gli operatori del settore nell’ interesse collettivo di partire da casa col proprio veicolo, qualunque esso sia o a piedi, tornandovi  vivi e rilassati che non guasta mai.

Il sistema Italia è marcio nell’ossatura legislativa, amministrativa e dei comportamenti di base. D’accordo trovare anche soluzioni “istantanee” e tecnologiche come il Tutor perarginare la carneficina. Rimane il problema di affrontare in modo organico, con tempi certi e senza deroghe all’italiana, tutto il cambiamento nella legislazione, nel sistema repressivo e di educazione, fino alla scuola. Diversamente continueranno a pagare i “soliti” con lavita e con le tasse sotto forma di multe. Assolutamente non i soliti “ignoti”, ma ben identificabili come categorie sociali,  succubi e sudditi finora. Ogni “emerggenza” un salasso sulla propria qualità  di vita. Fino a quando?

Le italiche emergenze sono tante si dirà. Ma a ben vedere si può (si deve) partire da quelle dove la gente muore ammazzata (si tratta di veri e propri omicidi del sistema che “tutti” sfruttiamo a nostro vantaggio esclusivo per le più varie motivazioni egoistiche). Non in dieci anni o venti come al solito. La vita prima di tutto. Se la situazione generale è talmente sbandata sul fianco (viene naturale la similitudine col Concordia Costa all’isola del Giglio) non si può pensare che, tanto resteremo sempre a galla “come abbiamo sempre fatto”. Cederà anche l’ ultimo appoggio.E senza alcun preavviso perchè tutto poi sappiamo dire, ma la situazione la vediamo tutti i giorni inquale stato versa (agoonizza). I sistemi complessi e interconnessi delle società moderne non lasciano ai naufraghi neppure un salvagente alla fine. Non parliamo delle scialuppe di salvataggio! Si torna quindi alla legge del più forte? Chi sarà in grado di nuotare fino alla riva bene. Gli altri la solita “carne da cannone”? Che sia guerra di occupazione con le armi o con la finanza cambia poco negli esiti finali. Continuando così conosceremo, in tutto o in parte, quanto ci raccontavano i nostri nonni della prima metà del secolo scorso.

Una rotonda sul mare

In Italia per “migliorare” la sicurezza si raddrizzano curve (aumentando la velocità). si sconvolge il paesaggio (e le casse statali) con viadotti, gallerie, e rotonde. Dove non servono e talvolta dove neppure vi è lo spazio per accoglierle. Il caso di di Cesenatico finì nella puntata di Report. Vale la pena leggere la replica alla domanda della giornalista:

STEFANIA RIMINI Appena ti distrai un attimo ne spunta una. Le rotonde, o rotatorie, in Italia stanno sostituendo dappertutto gli incroci. Qui siamo in Romagna, dove hanno celebrato il funerale del semaforo. Rotonde con dentro fontana (inizio Viale Roma, costata 50 milioni di lire quindici anni fa, ndr). Rotonde senza fontana. Rotonde mini ottime solo per auto nane. Rotonde così grandi che ti devi aggrappare al volante. Rotonde con lampione artistico, ma se ci sbatti contro distruggi la macchina. In Romagna ce n’è per tutti i gusti.

WALTER ROCCHI – Assessore lavori pubblici Cesenatico Ma io direi che ci siamo svegliati tardi. Se andiamo nel Nord Europa è già da tempo che c’è una rotatoria. La rotatoria è sinonimo di sicurezza e quindi noi abbiam visto che da quando abbiamo le rotatorie l’incidenza degli infortuni e degli incidenti è calata di molto.

STEFANIA RIMINI Fate dei corsi apposta per sapere come farle?

WALTER ROCCHI Sì, noi abbiamo dei tecnici che loro hanno tecnicamente dei raggi di curvatura che vanno rispettati. STEFANIA RIMINI Ma se i tecnici fanno i corsi apposta, allora come mai ci sono tante rotonde poco sicure, come questa della stazione di Cesenatico? (dove gli autobus non troppo lunghi come quelli cittadini faticano a girarci attorno. Inoltre per reallizzarla sacrificaraono il parcheggio più comodo della stazione. La foto si riferisce a pochi mesi prima della installazione della rotatoria e della data di registrazione del servizio di Report. Il diametro è meno di 25 metri, ndr) WALTER ROCCHI Si, ma il discorso è questo, è quello di prima. Noi è una di quelle condizioni che si è fatta una rotatoria su un asse stradale che c’è già da quando è nato Cesenatico, diciamo e quindi in quelle condizioni si può operare nel modo migliore ma non sarà mai una rotatoria come se fatta in un nuovo insediamento dove naturalmente c’è spazio.

STEFANIA RIMINI Bisogna accontentarsi!

WALTER ROCCHI Ehee… Bisogna accontentarsi!

Fonte: Puntata “Lavori sfiniti” del 15 Aprile 2007 – Report Rai3

Quello che da questo brano non emerge (bisogna vedere l’ intera puntata) è il fatto che delle rotonde in Italia non fregava quasi nessuno finchè dalla Unione Europea non vennere destinati i fondi appositi a tale scopo. In diversi casi, e non solo nella mia regione, pare che la logica sia stata “tot soldi di fondi=tot rotonde”. Poi, che fossero sicure senza ombra di dubbio e assolutamente necessarie è un altro discorso. L’importante è che si “faccia girare l’economia”. Quella della corruzione e del clientelismo. Le mafie che vengono dopo, una volta “coltivato il terreno” imprenditoriale e amministrativo, costoro rappresentano solo  una “ottimizzazione” della rapina alla collettività.

Sulle rotonde una illiminante ed esilerante gag del cabarettista Giovanni Giacobazzi (“Grande figlio di Romagna”) rende perfettamente l’idea in quale labirinto viario siamo finiti per “qualche” rotonda in più!

1. Video registrato allo Zelig Circus di Milano: Le rotonde di Ravenna!

(NB: prima di cliccare sul link accederea a Facebook per la visione)

2. Teatro Comunale Cesenatico: Rotonde a go-go!

"Bravi, perchè pensavo a Cesenatico aveste fatto altre rotonde... LE ROTATORIE SONO IL MALE DEL DUEMILA! Non vi ha ancora pervaso del tutto. Anche se il navigatore si è messo a piangere a un certo punto: <io questa non ce l' ho... non ce l'ho..!.>.. E per quanto voi vi possiate sforzare, noi a Ravenna siamo i numeri uno. In Europa!!! Ne abbiamo una testa. Quest'anno abbiato toccato il top. Abbiamo fatto una rotonda sui binari del treno. La stanno smantellando dopo che hanno capito che il treno non da la precedenza..."

Negli altri Paesi mi è stato dato di vedere prima il rispetto delle regole del Codice della Strada poi, eventuali migliorie sempre possibili (ma vincolate al rapporto costi-benefici, alterazione del paesaggio). Non può esistere nessuna sicurezza stradale senza una applicazione (ferrea, si derebbe in Italia, intendoendo in senso dispregiativo) puntuale delle regole che ci si è dati. Da aggiungere che la progettazione e la realizzazione vengono eseguite come si dovrebbe fare anche in Italia e non si fa da decenni. Quindi di interventi ulteriori correttivi non se ne ravvisa la necessità normalmente.

E per concludere un cartello non raro sulle autostrade tedesche.

Chi corre è cosi` poco sexy.

"Chi corre è cosi` tanto poco sexy" (ma si potrebbe essere più coloriti spiegando il gesto della modella). Dedicato a chi pensa ancora che correre sia associato alle proprie prestazioni sessuali. Foto ripresa sulla A44 Kassel-Dortmund nei pressi di Breuna (Kreis Waldeck-Frankenberg, Kassel, Hessen). Fonte immagine: www.maxrev.de - Autore Honda-Baby. Un altro cartello della stessa campagna educativa era sull'altro lato dell'autostrda. Un giovanotto trendy allo stesso modo beffardo diceva "Chi corre non è per niente cool". Come dire: "sei uno sfigato che non ti si può vedere in giro". Da quel cartellone ho ripreso il titolo di questo articolo.

Se vi recherete in Germania in automobile o camper (non escludete treno più bici) scoprirete di guidare con una tranquillità e una sicurezza inusuauli per gli standard che si riscontrano in Italia e persino nella “tedesca” regione trentina. Rispettate il limite anche di quel chilometro all’ ora in più sul tachimetro perchè non esistono “tolleranze” di misurazione e nessun Tribunale tedesco vi acceterà i famosi ricorsi assolutori italiani. Anzi state sotto qualche grado di arco dell’ indicatore poichè, o non sono così precisi oppure anche il variare al conusmo del battistrada dei penumatici ne altera la sensibilità.

Allo stesso modo non pensate di cavarvela se vi viene elevata una contravvenzione. Solitamente non riuscirete a tornare in Italia senza averla pagata. A tal proposito vado ad aggiungere una virtuosa curiosità. Mi è giunta voce da un conoscente turista in quel di Finlanddia che le sanzioni vengono commisurate al reddito fiscale. Ciascuna pattuglia finlandese (non perdetevi l’esilerante film svedese Kopps!) ha il terminale di bordo collegato col Ministero delle Finanze. Quindi tanto sei più benestante e tanto salatissima sarà la multa. Vi immaginate migliaia di euro ad ogni minore infrazione per i ricchi figli di papà? Non credo proprio che mai copieranno in Italia questo semplice e formidabile sistema. Se siete turisti invece o pagate sull’ unghia oppure vi accompagneranno gentilmente al primo ufficio postale.

Ciò che mi ha colpito osservando il comportamento dei tedeschi nel rispetto delle leggi è proprio la consapevolezza che è un valore collettivo, che più o meno garantisce tutti,  per il quale ciascuno deve fare la propria parte. Nell’osservare e nel segnalare chi infraziona. Prima ancora quindi che il naturale timore della Polizei c’è un radicato senso civico col quale, al primo impatto, gli italiani che si dovessero avventurare in quelle lande non avebbero di meglio da criticare con: “Mamma mia.. quanto sono rigidi! E rilassatevi un attimo”. Quello che non si è capito è che i tedeschi fanno una vita molto più rilassata e tranquilla della nostra (almeno quella degli ultimi venti anni. E questo pare quasi nessuno voglia capirlo in Italia guardando volendo sempre fare da specchio agli altri e senza mai osservarsi senza filtri di bugie e ipocrisie. Italiane DOC.

Se avete necessità della famosa Polizei chiamate il Notruf 110 (numero di emergenza. Vedere  alla pagina collegata  le informazioni da fornire in caso di necessità).

Sito internet della NordRehin-Westfalen Polizei che rilancia il programma tv: http://www.presseportal.de/polizeipresse/

Statale 254 nei pressi di Wemswig (Efze) in direzione Fritzlar (Schwalm-Eder-Kreis, Kassel, Hessen).L'aspetto piacevole della rete viaria tedesca (e francese, austriaca, slovena, croata, etc) è il verde che avvolge quasi sempre la carreggiata. Quando proprio non percorri una area boschiva, il che non è raro. Andando verso Hamburg da sud non capivo dove iniava la metropoli. Dalla cartina (mai userò un navigatore-GPS) si sarebbe dovuta vedere da un pezzo. E invece, alberi, alberi a non finire, dai lati della Autostrada A7 e oltre. Qualche squarcio negli snodi di intersezione. Il panorama si aprì solo scendendo dal cavalcavia sopra il porto delle navi cargo. E poi una breve vista dall' altra parte sulla città vecchia prima di venire inghiottiti dal tunnel di 4km sotto il fiume Elbe. E io che fino a poco prima continuavo a chiedermi... ma dov'è Amburgo? Ecco, in Germania piantano continuamente alberi a fianco della carreggiata. Da noi si limitano a tagliare quelli esistenti, facenti parte del paesaggio dal secondo depoguerra almeno perchè sarebbero pericolosi per la circolazione. Sarà vero, ma all' estero fanno il contrario e le stime dei decessi sono sempre più basse.

© Copyright 2009-2012 Rocco Panzavolta

Per le immagini di proprietà esterna al Blog cliccare sulle medesime per visualizzare la fonte web.

Pubblicato il: 31 luglio 2009

Aggiornato il: 18 Agosto 2011

Ultima Revisione il: 6 Marzo 2012


Facebook
Twitter
More...

http://www.kabeleins.de/

Correre in auto è poco “cool” – Parte 1

und-wer-fahrt

"E chi guida?" Normalmente sulle strade tedesche non vi sono cartelli pubblicitari ma di ben altra natura educativa. Cartello sulla statale 200 nei pressi di Husum (Nordfrisland, Schleswig-Holstein)

Bookmark and Share
N.B. I collegamenti ipertestuali sono evidenziati con la sottolineatura.

Essere rispettosi dei limiti di velocità e delle norme del codice della strada non è una fastidiosa eccezione in quasi tutti i Paesi Europei.  Questa curiosa abitudine si traduce in minore inquinamento, sicurezza per tutti, viabilità scorrevole, costi sociali e sanitari a causa di incidenti ridotti al minimo.

Considerando che ancora in Italia si perde tempo “a far notizia” con  domande esistenziali del tipo, autovelox visibile o no, vediamo come funziona in Germania.

Gli autovelox vengono occultati il più possibile (diversamente, a che servono?). Mobili o mimetizzati in colonnine di arredo urbano. In Nord Hessen vidi con i miei occhi un autovelox mobile, nascosto a fianco di una auto commerciale (della Polizei) posto in una piazzola nel bosco ai margini della strada provinciale. Dopo un kilometro circa dalla postazione vi era l´auto della Polizei ufficiale che si preoccupava di fermare i trasgressori, avvisata dall´auto civetta. Il limite di velocitá era di 70Km/h.

Tacheometro-autovelox nei pressi di Stuttgart (Kreisfrei Stuttgart, Stuttgart, Baden-Württemberg)

Quando si ravvisano troppe infrazioni (due o tre  in dieci giorni?) al limite di velocità spesso sono gli stessi abitanti dei villaggi o quartieri che richiedono che venga posizionato (e ben occultato!) un autovelox per almeno una settimana. Poi tutto ritorna alla tranquilla, sicura e civile normalità. Postazioni fisse vengono invece installate in quei rari casi dove la frequenza di superamenti dovesse risultare spropositata (rispetto al significato del termine in terra tedesca intendiamo sempre..).




Italia fuori controllo

I controlli da parte della polizia sullo stato del guidatore e del veicolo sono alla base del risultato finale che interessa tutti. La salvaguardia della vita e delle cose che utilizziamo. Anche di chi si comporta egoisitcamente al di fuori delle regole.

Conta relativamente effettuare grandi retate di presunti alcolisti alla uscita delle discoteche nei fine settimana. Certo che in Italia, tardivamente poi, non si poteva fare diversamente come misura repressiva. Io stesso ho perduto amici e amiche in gioventù per velocità eccessiva o magari per colpa altrui.

Per un soffio salvai la vita quando una notte stavo tornando da una sala da ballo. In un centro abitato mi trovai di fronte, prima di una leggera curva a sinistra, una autovettura sfrecciante oltre i cento km/h, e neanche di poco. Per miracolo riuscii a scostare l’auto dal centro della corsia di quel poco da rimediare “solo” una strisciata dall’angolo sinistro del paraurti anteriore via via fino a quello posteriore. Lo specchietto retrovisore esterno schizzò via dopo aver rotto il vetro della portiera finito in faccia ai miei amici di fianco e dietro. Quando mi fermai, dopo quell’attimo dalla vista dei fari non più di 1-2 secondi, realizzai che non potevo aprire la portiera. L’auto del criminale si era appoggiata alla mia fiancata sinistra “adattandosi”. Ovviamente il conducente non ci aveva pensato due volte a fermarsi. Provammo a inseguirlo con un compaseano, che ci stava dietro, ma senza risultati. Così come le ricerche presso le carrozzerie della zona le feci personalemte insieme a mio padre con i pezzi raccolti del paraurti e dei fanali del deficiente di turno che avrebbe fatto centro con quattro morti almeno quel sabato sera. Perchè le indagini obbligatorie delle forze di polizia preposte si fanno solo dopo che ci scappa il morto.

I controlli dunque, intesi anche per educare continuativamente nel lungo (si spera) periodo di abilità alla guida, sono importanti per limitare al massimo episodi come quello che ho risportato poc’anzi. Sempre che gli accertamenti siano costanti e a sorpresa, verificando i vari aspetti meccanici e fisiologici dell’insieme uomo-macchina.

Interessanti certe sperimentazioni pedagogiche sugli automobilisti che superano il limite di velocità o conducono un veicolo non effciente (luci, pneumatici, etc.). La pattuglia ha in dotazione una postazione video sul quale mostrare agli automobilisti fermati le riprese effettuate dalla Polizei (o dai Feuerwehr, vigili del fuoco) nel recupero di vittime, decedute o ferite, dai loro veicoli disastrati. Quando non si vuole vedere in faccia la realtà credo sia adeguato ricorrere a questa opzione per fissare nella mente delle persone le conseguenze delle loro sconsiderate mancanze e comportamenti usuali.

A parte l’ educazione continua e la pedagogia, la certezza della pena è l’anello più importante  della catena per mantenere vivo il sitema di norme. In Italia sappiamo bene l’ andazzo. E vedere prima del confine di Ventimeglia, automobilisti e camionisti sprezzanti di ogni pericolo e legge. Per poi in territorio francese, di lì a pochi chilometri, trasfromarsi in provetti e disciplinattissimi conducenti. Uno “spettacolo” che non ha prezzo. Di là dal confine la Police si vede e si fa sentire.  Nel programma inchiesta Tracce di Rai2 Corri bisonte Corri” viene citato proprio l’episodio raccontato al confine ligure. L’orario di trasmissione lo scorso 8 dicembre 2011? Dopo mezzanotte!

Un esempio di come vengono effettuati i controlli in Germania possiamo vederlo nel servizio televisivo  cliccando sulla immagine del video.

Controllo quotidiano della Polizia del Lander Rheinland-Pfalz nella provincia Mayen-Koblenz il 21.06.2010. Servizio della TV regionale MYK. Per esperienza personale non ricordo di avere visto una tale meticolosità nei controlli effettuati dalla Polizia nostrana.

Non sono qui ad affermare che non esistono conducenti scorretti in Germania o altri Paesi virtuosi. Ci sono e ogni tanto è dato verderli all’opera. La differenza sta appunto nei numeri. Se per i tedeschi la loro percezione gli dice che troppa gente guida male, per chi viene dall’ Italia gli parrà di essere nel Paradiso dell’automobilista. Aggiungete cartelli di direzione, nella migliore risoluzione nero su fondo giallo, che recano la gerarchia delle località (Comune, Provincia, Capoluogo). Immortalerete una buca come un raro cimelio perchè non è dato vederne praticamente. Dimenticherete la decina di chilometri di ogni matina per Bologna. Scoprirete che è meglio avere una piazzola di sosta con panche, bagno e bosco per sgranchirsi le gambe, ogni 10-15 km di autostrada piuttosto che gli Autogrill.

E se dimenticherete di mettere la freccia a destra o di cambio corsia: “Ach..so.. Der Italiener!!!




Piccola deviazione: Poblacht na hÉireann

In Eire (Repubblica di Irlanda nel titolo) adottavano, almeno fino al 1991, un sistema semplice ed economico per allertare gli utenti della strada di luoghi della rete stradale intrinsecamente pericolosi. Appena noleggita l’auto da Dublino cominciamo  a vedere questi enormi cartelliche che recitano “Black Point“. Per chi non leggeva bene c’era un bel punto nero enorme visibile a grande distanza. Viaggiammo per centianaia di chilometri fino alla costa atlantica senza capire cosa volessero mai significare questi Black Points. Almeno un kilometro prima cominciavano i cartelli di avviso: “Attenzione Punto Nero a km…. “. Arrivati al punto zero presumile ci guardavamo attorno smarriti con una punta di saccente ironia. L’affasciannate nulla assoluto della bellissima campagna irlandese ci faceva aguzzare la vista alla ricerca di una costruzione, un indizio collegato ai misteriosi punti neri. Ah sì, magari c’era un incrocio o una curva, ma erano solo un normalissimo incrcocio o una curva. Dovemmo chiedere alla fine perchè le nostre ipotesi parevano tutte sballate  rispetto alla logica. Dalla statistica degli incidenti risultavano dei punti della rete stradale con incidentalità maggiore di un valore designato (registrato annualmente e statisticamente su un periodo lungo). Questi incroci, curve, cavalcavia (rarissimi) e via dicendo venivano insigniti appunto quali Black Points per le generazioni a venire. Se vi recherete nelle gaeliche bruhiere occhio quindi ai Punti Neri (avvisate della differenza la vostra compagna…)

Guidare allora sulle strade irlandesi emozionò il cuore di figlio del fondatore di uno dei primi Gruppo Radio-Taxi italiani nel 1972. Strade senza una buca ma strette solitamente. A parte le poche principali direttrici da Dublino. Curve ovunque (evitate questa frase in Sarajevo…), saliscendi continui ma sopratutto, guida a sinistra. C”è poco da ridere. Il primo giorno di guida l’istinto fortissimo di buttarsi a destra doveva essere messo sotto controllo da una speciale attenzione mentale. Poi in Italia, dopo ventincique giorni sinistri ritornare alle orgini napoleoniche. Con qualche problema al ritono a casa. Una strisciata al parafango destro tirando fuori la mia l’automobile dal garage e quel cercare il cambio nella maniglia interna dello sportello. Inconvenienti scomparsi con qualche giorno di guida ad attenzione massima.

Per questi motivi, onde evitare pericoli inutili, ci eravamo organizzati in modo che oltre all’ ovvio attentissimo pilota, la donzella di turno avrebbe coperto il ruolo di  navigatore mentre l’ altro si riposava. Perchè finchè sei nel sud, di solito trovi anche la traduzione inglese sulla segnaletica, che corrisponde con la guida stradale. Ma appena oltrepassi Galway troverai nomi del tipo Dún Na nGall in gaelico. E fin qui puoi immaginare che si tratti dell’ inglesizzato Donegal. Difficile, ma non impossibile. I paesi minori invece, che ad ogni modo ti servono per confermare la direzione (non lasciate a casa la bussola se la possedete), avevano una estensione di minimo 10-12 lettere con tre vocali in tutto. Naturalmente nessuno in giro a cui chiedere al bisogno. E poi come glielo chiedi… in inglese? Sconsigliabile in certi luoghi remoti dell’ Eire.

Con una recente legge il Governo di Dublino ha riportato indietro la toponamastica di diversi secoli. 2300 cittadine riavranno solo il nome in gaelico antico. Via l’idioma invasore (e che ne hanno combinati di danni da Cromwell in poi!).  Speriamo stiano stampando anche le relative mappe stradali con i nomi gaelici e con tanto di pronuncia. Diversamente seguite il nostro esempio. Una buona bussola, quattro occhi sulla strada, senso di avventura e tanta pazienza. Quest’ultima non rientra sempre nelle doti dei nostri connazionali.

Autobahn 7 verso Memmingen in Allgäu (Kreis Unterallgäu, Schwaben, Bayern)

Altra nota irlandese, pardon gaelica, a margine. Su oltre duemila kilometri percorsi in quella lunga vacanza sforammo il limite di velocità una sola volta sulla via di ritorno a Dublino, da nord. Non vedemmo il cartello segnaletico perchè eravamo in una vera foresta millenaria. Forse era occultato parzialmente dalle fronde degli alberi o più probabilmente eravamo distratti dalla discussione sulla bravata di uno del gruppo che aveva avuto l’ardire (l’imbeccilità) di fotografare all’ultimo posto di blocco del Royal Army. Dopo Derry. Un fortino di calcetruzzo praticamente: torrette con vetri antiproiettile, bunker, cavalli di frisia, percorsi obbligati a zig-zag tra i new-jersey. Automobile bloccata all’ istante e circondata da soldati in assetto da guerra in versione SAS. Ci lasciaraono andare dopo aver appurato che non avevamo potuto fotografare chissà cosa (i rullini dell’ intera vacanza erano salvi!) ma sopratutto in quanto turisti italiani. Un po’ per compassione insomma del comprensivo ufficiale brittanico. Dopo che, una del gruppo indicata in seduta stante quale miglior interprete dai due foto-colpevoli, con aria timida da maestrina (era una insegnante di scuola primaria in effetti) ci tirò fuori da guai molto seri. Beccati ma non rinchiusi  in prigione in attesa del Console Italiano (chissà se sarebbe mai arrivato…).

Stavo raccontando dunque di quella distrazione. Così, immancabilmente, appena imboccata una curva ci ferma una pattuglia della Garda. Garda Síochána na hEireann, Guardiani della Pace d’Irlanda.
Questa volta Polizia civile  irlandese insomma. Increduli (“Nooo! Ancora?“).

Ci avevano rilevato col tachimetro-laser sul rettilineo ma ancora non l’ avevamo capito. Non ci siamo mai capacitati come. In quanto dalla loro posizione in curva era praticamente impossibile. Ad ogni modo, paletta e ordine di accostare. Anche se eravamo  due coppie, e non quattro brutti ceffi dell’ IRA, armi spianate come nel vergognoso episodio di cui sopra. Documenti, carta di circolazione, controllo bagagliaio e sommariamente anche le valigie. Temevamo già quello che avevamo evitato quaranta chilometri prima.

Lo sa che marciava a 37 miglia orarie invece che a 30?” mostrando lo “scontrino” del tachimetro-laser e rivolgendosi al guidatore. Lo stesso che veniva sempre preso in giro in Italia dalla allegra compagnia romagnola perchè azionava l’ indicatore di direzione destro  per cambiare corsia o per il puntuale  rispetto dei limiti di velocità (per la precisione il redattore di questo articolo, per giunta possessore del patentino da tassista!).

“Ora che mi avete fermato sì, ma la strada era così larga e rettilinea che non mi sono reso conto della velocità”.

“Perchè c’era un cartello?”. Il Garda, in po’ sconcertato, mi accompagna fino al punto dal quale si può scorgere in lontananza (doppia figuraccia dopo l’inutile domanda).

Non stavo cercando scuse ma proprio non l’ avevo visto. Nel frattempo calcolavo quanto mi sarebbe costata la salatissima multa (mentre in Italia a quell’ epoca  non erano indicizzate annualmente ma la somma era spesso ridicolmente stata fissata venti o trenta anni prima).

Finisce che i poliziotti irlandesi, appurando che eravamo i soliti italiani in vacanza (simpatia tra le tifoserie calcistiche nazionali o la stessa triste compassione di cui sopra?) ci lasciarono andare con l’ invito (che all’estero, traducendo, corrisponde di consuetudine all’ obbligo): “Per questa volta potete andare ma fate attenzione!”. “E lei controlli meglio la segnaletica ed il tachimetro”. Giuro che non abbiamo quasi mai visto una pattuglia  nelle tre setimane precedenti ma forse erano ben mimetizzate. Come in Germania non le vedi quasi mai (quel quasi significa che in Italia proprio non ci stanno). Ma stai pur sicuro, furbis di  italiano, che se ne combini una ci sono quasi sempre. Non li vedi ma ci sono. E se non ci sono arrivano in cinque minuti.




Deutschland die Wege

Torniamo alla Germania dalla bellissima vacanza Uaithne. Oltre agli autovelox vi sono telecamere fisse su tutte le autostrade e all’ occorenza sul resto della viabilità. La posizione dei sistemi di controllo non viene decisa dalla Gemeinde (Municipalità), che incassa gli introiti delle sanzioni, ma da una autorità apposita del Land, chiamata Landesverkehrsbehoerde. Per quanto appaia incredibile, agli occhi di noi italiani, i limiti di velocità sono coerenti con la morfologia stradale e usuale intensità di traffico. In altre parole, la giusta velocità che il normale buon senso assegnerebbe a quel determinato  tratto di carreggiata.

Wabern-Ebel sulla statale 254 nei pressi di Fritzlar (Schwalm-Eder-Kreis, Kassel, Hessen). Il limite di velocità è raramente indicato nella segnaletica orizzontale. Nessuno residente in Germania metterebbe in dubbio che il limite massimo sia dei 50km/h nei centri abitati. Quando non diversamente indicato per le zone residenziali, quindi 30km/h. Sulla segnaletica verticale troverete solo il nome della località, Gemeinde e Landkreis (Comune e Provincia). Il cartello recante i limiti, diversificati per tipo di sede stradale o ambito citaddino/rurale, si trova all' ingresso dello Stato e all'uscita di porti/aeroporti internazionali.

Per capirci, limiti assurdi di 50 Km/h su strade a veloce scorrimento, in città come in campagna, non li troverete, a meno che non vi siano oggettivi pericoli o mutate condizioni atmosferiche. Oppure ridicoli cartelli indicanti 10 o 20 Km/h per lavori in corso interminabili. Se proprio è pericolosa a tal punto la circolazione chiudono la strada tempraneamente. Sulle autostrade, al contrario della leggenda che raccontano i giornali italiani da decenni, vi sono quasi sempre limiti obbligatori a parte una frazione minima della rete sopratutto a Ovest e a Nord delle montagne vulcaniche di Kassel. E proprio sulla rete autostradale di pianura, dove neanche qualche germanico resiste alla tentazione di schiacciare il pedale, la rete televisiva Vox ha pensato bene di ricavarci un reality-tv in collaborazione con la Autobahnpolizei (Polizia Autostradale).

Un programma del genere in Italia sarebbe impensabile con l’abitudine diffusa, dell’ordinario suddito italiano (non ci possiamo definire cittadini da un bel pezzo), a cercare di farla franca prima e ricorrere in Tribunale alla multa, poi.  Inoltre, quando redazioni TV italiane, a parte rari casi, ci provarono a fare qualcosa del genere la telecamera fu spenta per ordine dell’ufficale di turno. Ma alla fine, in fondo, quanti in Italia guardarebbero un programma del genere dove?

Zusammen mit der Polizei geht Vox auf die Jagd nach Verkehersrowdys -(con Vox insieme alla polizia a caccia dei teppisti al volante) www.vox.de

Auto civetta e paletta lampeggiante della Autobahnpolizei. Le coppie miste vengono preferite per la pattuglia poichè, oltre a portare abiti civili, sono ancora meno riconoscibili dagli utenti della strada scorretti.

Due poliziotti in borghese con auto commerciale. A bordo un sistema di telerilevamento con videocamera-terminale e stampante, sono il deterrente per eccellenza su strade statali e autostrade. Temutissimi dagli automobilisti tedeschi. Il trasgressore (anche solo per 1,5 Km/h di sorpasso del limite) viene registrato nel corso delle sue evoluzioni. Dopo piú prove video del comportamento da sanzionare l´auto civetta si smaschera, il poliziotto mette sul cruscotto il lampeggiante blu. Viene sorpassata l´autovettura da fermare intimamdo l´Alt in velocitá con la paletta mostrata dall´interno dell´auto civetta. Raggiunta una zona sicura, parcheggio o uscita autostradale (non ci sono caselli di pedaggio), i poliziotti indossano i giubbotti gialli di emergenza della polizia mostrando i documenti di riconoscimento. Se il limite superato prevede il ritiro della patente questa viene trattenuta immediatamente. Il trasgressore poi viene posto davanti alla mini-tv presente nell´auto civetta mostrandogli tutto quanto il registrato e facendo rilevare gli errori commessi. Per i meno pentiti é previsto anche un colloquio con lo psicologo.

Mentre nella Penisola sarebbe considerato “lesivo” della privacy anche solo fotografare i trasgressori. La tedesca Vox (uno dei maggiori canali TV privati con produzioni decennali come Alarm für Cobra 11, in onda su Rai2) ne ha fatto un programma di successo.

Continua nella seconda parte…


Facebook
Twitter
More...