
N.B. I collegamenti ipertestuali sono evidenziati solo con la sottolineatura.

“Schneller als die Polizei erlaubt” è il programma-veritá sulle azioni di repressione delle auto civetta della Autobahnpolizei, da Düsseldorf ad Hamburg. Ogni domenica alle 16.30 su Vox oppure nella pagina streaming con alcuni episodi kostenlos (gratuiti). Degno di nota il fatto che vada in onda prima di AUTO-MOBIL (un programma molto popolare dedicato ad auto e moto).
L’educazione stradale prima di tutto, pare essere il leit-motiv sui mezzi di informazione di lingua tedesca. Sul tema poliziesco dal vivo sembra che ogni rete, pubblica o privata, produca un programma apposito come ad esempio Nachteinsatz im Streifenwagen (Unterwegs mit der Wiesbadener Polizei) in onda su Das Erste (la RAI1 tedesca) del network pubblico ARD.

Raccolta viideo di Achtung Kontrolle e ultima puntata in streaming cliccando sulla immagine - Fonte immagine: http://www.monstersandcritics.de
Achtung Kontrolle va in onda invece su Kabeleins. Non solo riprese dai controlli stradali, ma anche della KRIPO (Kriminalpolizei), Umweltschutzpolizei e altri Dipartimenti.
ARD e ZDF (secondo canale pubblico) producono su KI.KA, Der Kinderkanal (per bambini), il programma del sabato Checker Can (Die Sicherheits-Check!). Sul quale, immancabimente, non poteva mancare la puntata Der wie-wird-man-Polizist-Check. Il camaleontico condutttore Tobias questa volta indosserà i panni dell’allievo poliziotto e lo vedremo forse all’ opera regolando il traffico.

Questo è il tipo di televisione che mi sarebbe piaciuto vedere nell'infanzia al posto dei cartoni giapponesi. La televisione è un po' ugauale dappertutto, tuttavia quella di area tedesca (per poco che ho visto) mi pare non abbia perduto lo spirito educativo della nostra vecchia cara RAI. La quale da trentanni è alla perenne rincorsa della TV commerciale. Proprio quello che non dovrebbe fare una rete pubblica.
Le auto civetta (senza tecnologia di registrazione) esistevano anche in Italia almeno fino agli anni ´60. Cosí almeno mi raccontava mio padre che ha fatto il taxista per 40 anni. Le funzioni delle auto civetta erano come descritte in Germania ma, per le ennnesime leggi a favore dei delinquenti, i poliziotti erano costretti a portare la divisa (potevano togliere solo il berretto di ordinanaza durante la marcia). Abbastanza riconoscibili di giorno, un po’ meno la notte. Comunque efficaci. Tanto che, mio padre ricordava , col tempo, le auto civetta furono eliminate poiché ad essere sanzionate erano spesso persone importanti (ottimo a tal riguardo il film “Il Vigile” con Alberto Sordi). Ora pare siano tornate con le supercar ma quante ce ne sono sulla rete nazionale stradale invece del controllo capillare deglii anni del boom economico?
Esperienza personale di viaggi per vacanza in roulotte nelle Dolomiti tirolesi. Due o tre viaggi nei mesi invernali da Cesenatico fino a Dobbiaco. In 30 anni avrò visto la Polizia Stradale o i Carabinieri solo una decina di volte. La metà delle quali erano fermi ad un bar. E pensare che la famigerata Romea (piena di buche profonde da sempre e gente “sparata” anche a 130-150km/h) da Ravenna a Mestre è costellata di storie drammatiche di migliaia di incidenti mortali nel corso dei decenni passati. Come vedremo in seguito, si pensa di porre fine alla strage realizzando il prolungamento dell’autostrada E45 Roma – Hamburg (L’Austrai ha già detto di no decenni fa all’attraversamento). Far rispettare l’arrresto del veicolo ai crocevia (o l’attraversamento della linea continua di mezzeria), e limiti di velocità, fonte primaria di incidenti mortali.. Questo no, eh?.

Albishofen-Lachen nei pressi di Wohringen A7 (Kreis Unterallgäu, Schwaben, Bayern).Agli accessi principali di ogni Dorf (villaggio tedesco), o quartiere, che si rispetti vengono realizzate della aiuole restringendo la carreggiata. Al fine di far ridurre istintivamente la velocità al conducente. Luoghi di sosta, piste ciclabili, marciapiedi, non mancano mai anche nei più piccoli centri.
Ad ogni modo anche in Italia ci siamo dotati di un “reality on the highway”. Non lo possiamo vedere alla televesione. Solo l’agente di turno, che vidimerà il verbale, ha questo privilegio di smascherare chi oltrepassa i limiti di velocità dove è installato il TUTOR. E’ un sistema sviluppato da Autostrade Spa a partire dal 2004 d’ intesa com Associazioni Consumatori e Polizia Stradale.
“Il Tutor permette, grazie all’installazione di sensori e portali con telecamere, il rilevamento della velocità media lungo tratte autostradali di lunghezza variabile, indicativamente tra 10 e 25 Km.
La velocità media è calcolata in base al tempo di percorrenza: il sistema monitora tutto il traffico e ne registra gli orari di passaggio sotto i portali posti all’inizio ed alla fine della tratta controllata. I dati relativi ai veicoli la cui velocità media non supera quella consentita vengono automaticamente eliminati. Il Tutor funziona con qualsiasi mezzo di pagamento e non è in alcun modo legato ai sistemi di pagamento del pedaggio.”
Diciamo che era ventanni che attendevamo un simile “dissuasore” della velocità. Nei tratti ove il “Tutor” è installato si è registrata una netta diminuzione di incidenti. Questi ha sicuramente una ripercussione positiva sul comportamento di guida in generale e non solo nei tratti autostradali segnalati e controllati automaticamente.
Tuttavia, l’ impressione che se ne ricava è al sempre la stessa. Stante la scarsa presenza sul territorio della Polizia Stradale con auto civetta come quelle tedesche, non è che si possa pensare di “controllare” tutta la rete autostradale, e non solo quella, con tale dispositivo. Oppure il vero obiettivo è di abituare la popolazione al controllo elettronico, sempre e ovunque? Ad ogni modo i costi di tutto ciò ricade sempre sull’utente finale. Il cittadino. Il quale in realtà, senza una reazione di consapevolezza massiccia, di fatto si rende complice della sua stessa schiavizzazione digitale.

L’ impressione che se ne ricava, come per altre “emergenze” similmente “risolte”, è quella di tamponare i problemi (resisi gravissimi per colpevole indifferenza prima, ritardo poi) con soluzioni tecnologiche. Tradotto nel “sistema” italiano ciò significa lucrosi appalti, soddisfazione delle clientele sul quale si sorregge il potere dei partiti (più che sulla legittimazione elettorale…) e costi ulteriori nei decenii per la manutenzione.
In Germania, dove amano molto le soluzioni tecnologiche risolutive, non mi risulta abbiano installato qualcosa come il Tutor. E dire che in autostrada puoi passare da tratti senza limite di velocità a 100, oppure anche 60km/h (in caso di maltempo o forti pendenze). Tutti, a parte rarissime eccezioni, rispettano il limite obbligatorio appena il segnale è visibile. Piuttosto in Italia servirebbero molti più portali autostradali per fare mutare il limite di velocità secondo le condizioni di traffico e meteoreologiche. Non mi pare funzionanino tanto bene sopratutto nel caso si debba comunicare l’uscita al successivo casello per incidente (oppure impraticabilità per neve come accade quasi ogni anno). In Francia quando si verificano tali episodi CHIUDONO il tratto autostradale interessato su entrambe le carreggiate. Si fa deviare all’ uscita ultima disponibile i veicoli in arrivo. Mentre quelli già incolonnati senza possibilità di deviazioni, viene permessa loro di invertire la marcia (attraverso i varchi mobili tra le carreggiate) raggiungendo l’uscita nel senso inverso al senso di marcia precedente.
Molti sforzi sono stati fatti nell’ ultimo decennio per riportare la correttezza sulle strade italiane. Il probelma resta la insufficiente capillare presenza sul terriorio delle forze dell’ordine, non solo per reprimere giustamente, ma con “stimoli” educativi appropriati come in uso in altri Paesi (e mai abbandonati). La tecnologia ci ha miglorato notevolmente la nostra vita, ma da sola non può sopperire alle deficienze croniche dei servizi che i cittadini pagano in Italia profumatamente in cambio di una qualità scadente. Intendo affermare che il “Tutor” non ripara le buche sull’autostrada. Esso non interviene in dieci minuti (come se ci fosse la pattuglia in servizio ogni x chilometri) in caso di emergenza. Queste sono differenze che si notando subito vivendo negli altri Paesi per qualche mese.
Senza dilungarmi troppo sul disastroso sistema logistico italiano, anche perchè trai collegamenti ipertestuali di questo articolo c’è l’ottimo documentario di “Tracce” Rai2, il problema degli incidenti stradali causati da mezzi pesanti rimane. Con o senza “Tutor”. E’ sufficiente ascoltare le testimonianze dei camionisti costretti a correre oltre ogni limite anche a rischio di salatissime multe. Non rispettando le pause di riposo. Prendendo anfetamine e cocaina per “tirare avanti”. Per rispettare l’orario di consegna imposto. Il mutuo della casa. Perchè se non ti fai neanche la casa non vale la candela fare i sacirfici di quel lavoro. Sei giorni fuori la settimana come per molti camionisti. Poi le rate per pagare il “bisonte della strada”. Infine qualcosa che ti rimanga come pensione integrativa. E anche su questo, in Italia al solito, non ce la raccontano tutta. In Francia i camionisti vanno in pensione dopo venticinque (25) anni di attività e se qualcuno supera limiti di velocità è la stessa azienda (committente o proprietaria del veicolo) che licenzia e denuncia alla Police. Questo perchè c’è una legge che tutela tutti gli operatori del settore nell’ interesse collettivo di partire da casa col proprio veicolo, qualunque esso sia o a piedi, tornandovi vivi e rilassati che non guasta mai.
Il sistema Italia è marcio nell’ossatura legislativa, amministrativa e dei comportamenti di base. D’accordo trovare anche soluzioni “istantanee” e tecnologiche come il Tutor perarginare la carneficina. Rimane il problema di affrontare in modo organico, con tempi certi e senza deroghe all’italiana, tutto il cambiamento nella legislazione, nel sistema repressivo e di educazione, fino alla scuola. Diversamente continueranno a pagare i “soliti” con lavita e con le tasse sotto forma di multe. Assolutamente non i soliti “ignoti”, ma ben identificabili come categorie sociali, succubi e sudditi finora. Ogni “emerggenza” un salasso sulla propria qualità di vita. Fino a quando?
Le italiche emergenze sono tante si dirà. Ma a ben vedere si può (si deve) partire da quelle dove la gente muore ammazzata (si tratta di veri e propri omicidi del sistema che “tutti” sfruttiamo a nostro vantaggio esclusivo per le più varie motivazioni egoistiche). Non in dieci anni o venti come al solito. La vita prima di tutto. Se la situazione generale è talmente sbandata sul fianco (viene naturale la similitudine col Concordia Costa all’isola del Giglio) non si può pensare che, tanto resteremo sempre a galla “come abbiamo sempre fatto”. Cederà anche l’ ultimo appoggio.E senza alcun preavviso perchè tutto poi sappiamo dire, ma la situazione la vediamo tutti i giorni inquale stato versa (agoonizza). I sistemi complessi e interconnessi delle società moderne non lasciano ai naufraghi neppure un salvagente alla fine. Non parliamo delle scialuppe di salvataggio! Si torna quindi alla legge del più forte? Chi sarà in grado di nuotare fino alla riva bene. Gli altri la solita “carne da cannone”? Che sia guerra di occupazione con le armi o con la finanza cambia poco negli esiti finali. Continuando così conosceremo, in tutto o in parte, quanto ci raccontavano i nostri nonni della prima metà del secolo scorso.
Una rotonda sul mare
In Italia per “migliorare” la sicurezza si raddrizzano curve (aumentando la velocità). si sconvolge il paesaggio (e le casse statali) con viadotti, gallerie, e rotonde. Dove non servono e talvolta dove neppure vi è lo spazio per accoglierle. Il caso di di Cesenatico finì nella puntata di Report. Vale la pena leggere la replica alla domanda della giornalista:
STEFANIA RIMINI Appena ti distrai un attimo ne spunta una. Le rotonde, o rotatorie, in Italia stanno sostituendo dappertutto gli incroci. Qui siamo in Romagna, dove hanno celebrato il funerale del semaforo. Rotonde con dentro fontana (inizio Viale Roma, costata 50 milioni di lire quindici anni fa, ndr). Rotonde senza fontana. Rotonde mini ottime solo per auto nane. Rotonde così grandi che ti devi aggrappare al volante. Rotonde con lampione artistico, ma se ci sbatti contro distruggi la macchina. In Romagna ce n’è per tutti i gusti.
WALTER ROCCHI – Assessore lavori pubblici Cesenatico Ma io direi che ci siamo svegliati tardi. Se andiamo nel Nord Europa è già da tempo che c’è una rotatoria. La rotatoria è sinonimo di sicurezza e quindi noi abbiam visto che da quando abbiamo le rotatorie l’incidenza degli infortuni e degli incidenti è calata di molto.
STEFANIA RIMINI Fate dei corsi apposta per sapere come farle?
WALTER ROCCHI Sì, noi abbiamo dei tecnici che loro hanno tecnicamente dei raggi di curvatura che vanno rispettati.
STEFANIA RIMINI Ma se i tecnici fanno i corsi apposta, allora come mai ci sono tante rotonde poco sicure, come questa della stazione di Cesenatico? (dove gli autobus non troppo lunghi come quelli cittadini faticano a girarci attorno. Inoltre per reallizzarla sacrificaraono il parcheggio più comodo della stazione. La foto si riferisce a pochi mesi prima della installazione della rotatoria e della data di registrazione del servizio di Report. Il diametro è meno di 25 metri, ndr) WALTER ROCCHI Si, ma il discorso è questo, è quello di prima. Noi è una di quelle condizioni che si è fatta una rotatoria su un asse stradale che c’è già da quando è nato Cesenatico, diciamo e quindi in quelle condizioni si può operare nel modo migliore ma non sarà mai una rotatoria come se fatta in un nuovo insediamento dove naturalmente c’è spazio.
STEFANIA RIMINI Bisogna accontentarsi!
WALTER ROCCHI Ehee… Bisogna accontentarsi!
Fonte: Puntata “Lavori sfiniti” del 15 Aprile 2007 – Report Rai3
Quello che da questo brano non emerge (bisogna vedere l’ intera puntata) è il fatto che delle rotonde in Italia non fregava quasi nessuno finchè dalla Unione Europea non vennere destinati i fondi appositi a tale scopo. In diversi casi, e non solo nella mia regione, pare che la logica sia stata “tot soldi di fondi=tot rotonde”. Poi, che fossero sicure senza ombra di dubbio e assolutamente necessarie è un altro discorso. L’importante è che si “faccia girare l’economia”. Quella della corruzione e del clientelismo. Le mafie che vengono dopo, una volta “coltivato il terreno” imprenditoriale e amministrativo, costoro rappresentano solo una “ottimizzazione” della rapina alla collettività.
Sulle rotonde una illiminante ed esilerante gag del cabarettista Giovanni Giacobazzi (“Grande figlio di Romagna”) rende perfettamente l’idea in quale labirinto viario siamo finiti per “qualche” rotonda in più!
1. Video registrato allo Zelig Circus di Milano: Le rotonde di Ravenna!
(NB: prima di cliccare sul link accederea a Facebook per la visione)
2. Teatro Comunale Cesenatico: Rotonde a go-go!

"Bravi, perchè pensavo a Cesenatico aveste fatto altre rotonde... LE ROTATORIE SONO IL MALE DEL DUEMILA! Non vi ha ancora pervaso del tutto. Anche se il navigatore si è messo a piangere a un certo punto: <io questa non ce l' ho... non ce l'ho..!.>.. E per quanto voi vi possiate sforzare, noi a Ravenna siamo i numeri uno. In Europa!!! Ne abbiamo una testa. Quest'anno abbiato toccato il top. Abbiamo fatto una rotonda sui binari del treno. La stanno smantellando dopo che hanno capito che il treno non da la precedenza..."
Negli altri Paesi mi è stato dato di vedere prima il rispetto delle regole del Codice della Strada poi, eventuali migliorie sempre possibili (ma vincolate al rapporto costi-benefici, alterazione del paesaggio). Non può esistere nessuna sicurezza stradale senza una applicazione (ferrea, si derebbe in Italia, intendoendo in senso dispregiativo) puntuale delle regole che ci si è dati. Da aggiungere che la progettazione e la realizzazione vengono eseguite come si dovrebbe fare anche in Italia e non si fa da decenni. Quindi di interventi ulteriori correttivi non se ne ravvisa la necessità normalmente.
E per concludere un cartello non raro sulle autostrade tedesche.

"Chi corre è cosi` tanto poco sexy" (ma si potrebbe essere più coloriti spiegando il gesto della modella). Dedicato a chi pensa ancora che correre sia associato alle proprie prestazioni sessuali. Foto ripresa sulla A44 Kassel-Dortmund nei pressi di Breuna (Kreis Waldeck-Frankenberg, Kassel, Hessen). Fonte immagine: www.maxrev.de - Autore Honda-Baby. Un altro cartello della stessa campagna educativa era sull'altro lato dell'autostrda. Un giovanotto trendy allo stesso modo beffardo diceva "Chi corre non è per niente cool". Come dire: "sei uno sfigato che non ti si può vedere in giro". Da quel cartellone ho ripreso il titolo di questo articolo.
Se vi recherete in Germania in automobile o camper (non escludete treno più bici) scoprirete di guidare con una tranquillità e una sicurezza inusuauli per gli standard che si riscontrano in Italia e persino nella “tedesca” regione trentina. Rispettate il limite anche di quel chilometro all’ ora in più sul tachimetro perchè non esistono “tolleranze” di misurazione e nessun Tribunale tedesco vi acceterà i famosi ricorsi assolutori italiani. Anzi state sotto qualche grado di arco dell’ indicatore poichè, o non sono così precisi oppure anche il variare al conusmo del battistrada dei penumatici ne altera la sensibilità.
Allo stesso modo non pensate di cavarvela se vi viene elevata una contravvenzione. Solitamente non riuscirete a tornare in Italia senza averla pagata. A tal proposito vado ad aggiungere una virtuosa curiosità. Mi è giunta voce da un conoscente turista in quel di Finlanddia che le sanzioni vengono commisurate al reddito fiscale. Ciascuna pattuglia finlandese (non perdetevi l’esilerante film svedese Kopps!) ha il terminale di bordo collegato col Ministero delle Finanze. Quindi tanto sei più benestante e tanto salatissima sarà la multa. Vi immaginate migliaia di euro ad ogni minore infrazione per i ricchi figli di papà? Non credo proprio che mai copieranno in Italia questo semplice e formidabile sistema. Se siete turisti invece o pagate sull’ unghia oppure vi accompagneranno gentilmente al primo ufficio postale.
Ciò che mi ha colpito osservando il comportamento dei tedeschi nel rispetto delle leggi è proprio la consapevolezza che è un valore collettivo, che più o meno garantisce tutti, per il quale ciascuno deve fare la propria parte. Nell’osservare e nel segnalare chi infraziona. Prima ancora quindi che il naturale timore della Polizei c’è un radicato senso civico col quale, al primo impatto, gli italiani che si dovessero avventurare in quelle lande non avebbero di meglio da criticare con: “Mamma mia.. quanto sono rigidi! E rilassatevi un attimo”. Quello che non si è capito è che i tedeschi fanno una vita molto più rilassata e tranquilla della nostra (almeno quella degli ultimi venti anni. E questo pare quasi nessuno voglia capirlo in Italia guardando volendo sempre fare da specchio agli altri e senza mai osservarsi senza filtri di bugie e ipocrisie. Italiane DOC.
Se avete necessità della famosa Polizei chiamate il Notruf 110 (numero di emergenza. Vedere alla pagina collegata le informazioni da fornire in caso di necessità).
Sito internet della NordRehin-Westfalen Polizei che rilancia il programma tv: http://www.presseportal.de/polizeipresse/

Statale 254 nei pressi di Wemswig (Efze) in direzione Fritzlar (Schwalm-Eder-Kreis, Kassel, Hessen).L'aspetto piacevole della rete viaria tedesca (e francese, austriaca, slovena, croata, etc) è il verde che avvolge quasi sempre la carreggiata. Quando proprio non percorri una area boschiva, il che non è raro. Andando verso Hamburg da sud non capivo dove iniava la metropoli. Dalla cartina (mai userò un navigatore-GPS) si sarebbe dovuta vedere da un pezzo. E invece, alberi, alberi a non finire, dai lati della Autostrada A7 e oltre. Qualche squarcio negli snodi di intersezione. Il panorama si aprì solo scendendo dal cavalcavia sopra il porto delle navi cargo. E poi una breve vista dall' altra parte sulla città vecchia prima di venire inghiottiti dal tunnel di 4km sotto il fiume Elbe. E io che fino a poco prima continuavo a chiedermi... ma dov'è Amburgo? Ecco, in Germania piantano continuamente alberi a fianco della carreggiata. Da noi si limitano a tagliare quelli esistenti, facenti parte del paesaggio dal secondo depoguerra almeno perchè sarebbero pericolosi per la circolazione. Sarà vero, ma all' estero fanno il contrario e le stime dei decessi sono sempre più basse.
© Copyright 2009-2012 Rocco Panzavolta
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Pubblicato il: 31 luglio 2009
Aggiornato il: 18 Agosto 2011
Ultima Revisione il: 6 Marzo 2012



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Filed under: Germania, Italia, Mobilità, Servizi Pubblici, Vita quotidiana di Redazione LdG
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