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l’uliveto ponentino


Laboratorio Pubblico attivo 1 anno, 2 mesi fa

Un progetto che nasce nel sentimento di “liguritudine” che mi ha sempre accompagnato nelle mie migrazioni ed a ogni ritorno rinnovato.
Tanti uliveti abbandonati, fra i quali quello dei miei avi sono lo sprono a farmi impegnare per il recupero, che non è solo dell’uliveto ma della nostra “.locale” storia, e riavvicinarmi al ritmo della vita che trova il senso autentico.

Riflessioni passeggiando (3 articoli)

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  • Immagine Avatar wladimiro amadeo4p ha scritto 1 anno, 6 mesi fa:

    Proposta a L’uliveto ponentino da l’animatore del PaTePi:
    sviluppare dialoghi sulle immagini di “passeggiate” nel nostro territorio.

  • Immagine Avatar Nino Di Bernardo ha scritto 1 anno, 6 mesi fa:

    Non ho capito questa frase: “Proposta a L’uliveto ponentino da l’animatore del PaTePi”.
    Cosa intendi quando scrivi: sviluppare dialoghi sulle immagini di “passeggiate” nel nostro territorio? Detta cosi sembra interessante, ma prima di scrivere un parere vorrei capire meglio in cosa consiste l’idea e come s’integrerebbe con L’uliveto Ponentino che a questo punto, mi sembra di capire, e’ un progetto molto piu’ articolato di quello che sembra ad una prima lettura.

  • Immagine Avatar wladimiro amadeo4p ha scritto 1 anno, 6 mesi fa:

    E’ un’idea che sta prendendo corpo ora, dopo aver visto le immagini di Flavio, (autunno nel bosco) quei boschi sono sulla strada del nostro uliveto (Flavio è mio cugino), e l’idea: creare “album” con… per dirla “brutta” un
    “foto-riflessioni” .
    Io sono un’animatore, sto portando avanti un progetto d’animazione d’arte sociale eco-ambientale, che nel progetto dell’uliveto ponentino, è lo strumunto di comunicazione. Come hai inteso il progetto è complesso, come del resto è la realtà economica sociale dove prenderebbe vita, una condizione essenziale per poterlo sviluppare è nella capacità di creare lo spazio socio-culturale dove svilupparlo, appunto: nell’ospitante “ParalleloTeatroPipedo” lo spazio d’arte sociale eco-ambientale. Ebbene si sono in un mare di burrasca creativa , con la determinazione e la speranza di non annegare, non vedo altra via d’uscita, se non quella di creare le condizioni per possibili cambiamenti, agli stati d’abbandono che affliggono e i paesaggi del territorio e dell’anima (son andato giù un po “peso”?)