Confesso di non aver compreso bene la finalità dell’inchiesta che, a prima impressione, sembra più una richiesta di informazioni di nomi, piuttosto che una richiesta di testimonianze di esperienza di Gruppi di Acquisto Solidale (per i gruppi di acquisto condiviso non posso esprimermi approfonditamente, ritenendo la condivisione di un acquisto già insita nelle finalità di un G.A.S.)
Credo, comunque, che vi sia una differenza notevole tra Gruppi di Acquisto Solidale e Gruppi di Acquisto Condiviso, nonostante le finalità perseguite (acquistare) possano essere simili o addirittura uguali.
La sottile differenza sta nel tipo di prodotto da acquistare e, soprattutto, da chi acquistare.
Un Gruppo di acquisto condiviso potrebbe (per ipotesi) acquistare prodotti da una multinazionale impegnata in aumento della fatturazione complessiva e assolutamente non rispettosa di ambiente, lavoro, smaltimento scorie o rifiuti di lavorazione, sfruttando manovalanza minorile, utilizzando componenti chimiche velenose, ecc. ecc.
Poco importa se i prodotti siano di industria dolciaria o bevande gasate o scarpe per la pratica dello sport o grandi atelieurs di moda, o prodotti della terra.
Un Gruppo di Acquisto Solidale, per definizione, “acquista” prodotti ecosostenibili da aziende che rispettano le normative sui contratti di lavoro, che rispettano l’ambiente ponendo attenzione al tipo di materiali usati ed allo smaltimento delle scorie e , per finire, se prodotti alimentari, derivati da agricoltura biologica o comunque nel massimo rispetto per l’uomo e per l’ambiente in modo da offrire frutti o verdure o carni derivate dalla piena potenza della natura non corrotta da pesticidi, integratori o da agricoltura intensiva che violenta anche la stessa stagionalità dei prodotti: pomodori e fragole in inverno, arance in estate, kiwi in primavera.
Ritengo vi sia una differenza sostanziale non soltanto nel prodotto ma nel produttore e per questa differenza si adoperano i Gruppi di Acquisto Solidale.
Sono scettico ad accettare simile filosofia di base da parte dei gruppi di acquisto condiviso.
Quanto, poi, alla costituzione di cooperative per
[cito]
- numero e nomi di cooperative coinvolte in attività di GAS come promotori o come fornitori …
quà la confuzione potrebbe essere massima, nel senso che una simile realtà potrebbe essere identificata nella “Coop” o nel “Conad”, note aziende della grande distribuzione organizzata che, insieme a prodotti puramente derivati da procedimenti di lavorazione industriale, affiancano anche prodotti tipicamente locali o regionali o di nicchia.
Altre cooperative si rivolgono ai GAS offrendo loro sì, prodotti da agricoltura biologica o derivati da aziende a conduzione familiare, ma diversificando le modalità di consegna o di vendita (Alcuni con propri punti vendita diretta, altri con vendita esclusivamente online).
[cito]
- tipologia merce (verdura, carne, latticini, prodotti caseari, prodotti di artigianato, etc…) e in che percentuale rispetto alla produzione dei vostri associati …
Quì forse potrebbero parlare Fabio Nervo e Claudio Solari (che saluto affettuosamente) e la cui esperienza di GAS e di Cooperativa, propenso anche alla vendita ad altri GAS oltre che ai propri soci è un punto di riferimento nel mercato genovese e non solo; ma una voce importante potrebbe anche essere quella dei responsabili di CTM Altromercato (le Botteghe Solidali).
Io, sinceramente, e lo dico da gasista, preferisco dedicarmi alla ricerca di prodotti e di produttori locali che abbiano ancora il senso della misura e le radici profondamente radicate nel territorio.
Se poi questi produttori si associano, si consorziano, fanno rete, diventano Cooperativa di produzione e di consumo, diventa un’altra storia di cui sono sempre ben felice poterne leggere le evoluzioni.