Su “Il Secolo XIX” di oggi, martedì 16 Febbraio 2010, a pagina 9 è riportato l’articolo completo redatto da Annalisa Rimassa.
Seguendo l’esempio di Marcello Moresco che ha postato sul Blog di WikiGas le domande e le risposte per l’intervista a distanza, faccio altrettanto in modo da offrire una panoramica ancora più ampia – anche se incompleta – del mondo dei GAS e dei “gasisti” in generale.
Le mie risposte:
Quando è nato il movimento in Italia e a Genova
Sorvolo su parte della prima (in Italia) in quanto la documentazione esistente su Retegas e su Economia solidale credo siano esaustive e ben descrittive della nascita del fenomeno.
Il nostro Gruppo di Acquisto Solidale ci si riconosce in pieno e aderisce.
Sulla nascita del movimento a Genova, direi che una data ben identificabile sia subito dopo i fatti del G8 quando alcuni gruppi decidono di convergere le loro iniziative in un diverso modo di consumare, critico e consapevole.
Quanti gruppi e persone in Italia e a Genova
Credo sia impossibile effettuare una stima anche solo approssimativa in quanto molti G. A. S. , per scelta, evitano di avere visibilità esterna.
Altri nascono e muoiono nel giro di poco tempo.
Altri ancora, sempre per scelta, confluiscono in un G. A. S. già radicato nel territorio/quartiere/zona.
L’ultima stima (molto per difetto) prevede circa 40 G. A. S. per la maggior parte concentrati su Genova, mentre in provincia ve ne dovrebbero essere non più di 5/6.
Come è organizzato a Genova (le modalità di acquisto e così via)?
Il nostro G. A. S. dispone di un punto di raccolta presso l’ANPI di San Teodoro dove si fanno convergere le spedizioni provenienti da fuori regione e la cui sede agisce anche da punto di incontro informale (sfruttando il bar interno e i biliardi dell’associazione).
Disponiamo anche di una sede autonoma con locale per stoccaggio merci, ufficio, servizi igienici e sala riunioni.
Settimanalmente acquistiamo prodotti orticoli da giovani agricoltori locali della zona del ponente (Pra, Vesima, Valpolcevera) divenuti ormai nostri fornitori abituali.
Sempre settimanalmente, acquistiamo formaggi, uova e miele da altre aziende della valle Scrivia.
Mensilmente la carne di vitello ed i polli da aziende agricole dedite all’allevamento, di Serra Riccò e di Ruta di Camogli.
Sempre mensilmente acquistiamo il riso da una riseria della Baraggia Vercellese e le mele (quando ci sono) dalla provincia di Parma.
Più diradati nel tempo, gli acquisti di pasta, farine e trasformati di pomodoro.
Discorso a parte per l’olio ed il vino che acquistiamo spesso ma da produttori diversi a causa delle particolari scelte da parte dei membri.
Ci accomuna la scelta, per quanto più possibile, di prodotti locali, acquistati da aziende locali a conduzione familiare o gestite da giovani agricoltori.
Quali famiglie o singoli ne fanno parte (il tipo di lavoro, l’età, il quartiere più rappresentato, famiglie numerose o meno etc.)?
Il gruppo è abbastanza eterogeneo nella composizione dei nuclei familiari, ma non abbiamo nuclei monofamiliari.
Anche l’età è compresa tra i 35 ed i 55 anni, senza pensionati all’interno.
La maggior parte di noi ha un impiego dipendente e solo due sono i liberi professionisti.
Il ceto sociale rappresentato è decisamente da ceto medio.
I nostri membri sono per la maggior parte residenti nel quartiere di San Teodoro, tranne due eccezioni di persone che risiedono alla Foce ma che mantengono forti legami con il quartiere.
Genova è sensibile a questo fenomeno?
Sembrerebbe di si se non fosse che anche a Genova, come in molte altre città in Italia, il fenomeno subisce le sollecitazioni e le attenzioni provocate dai mass media.
Si è infatti verificato un forte picco di aumento di richieste di adesione ai diversi G. A. S. (email, telefonate, incontri, ecc.) subito dopo articoli di stampa apparsi sui quotidiani locali e nazionali o dopo ogni servizio sull’argomento, presentato dalle reti tv nazionali.
Ma al di la della curiosità suscitata dai mass media, l’interesse verso i G. A. S. è tenuto ben sveglio da un passa parola tra gli stessi “gasisiti” e la gente del quartiere.
La distribuzione dei prodotti (almeno da noi) richiama un consistente nugolo di persone che si interessano ai metodi di acquisto, alle scelte a monte dei produttori, ai prezzi ed alla loro composizione e che, inevitabilmente, chiedono di poter partecipare ad eventuali ordini successivi.
L’interesse viene, comunque, mantenuto vivo, attraverso iniziative specifiche che alcuni G. A. S. sono in grado di organizzare.
Noi di G. A. S. Zenzero, abbiamo organizzato diverse riunioni, aperte a tutti, dove si è discusso di Scec, di bilanci di giustizia, dove sono stati presentati produttori già confermati e iniziative di promozione sociale verso associazioni non lucrative che volevano presentare i loro interessi in un’ottica di interscambio.
Inoltre, abbiamo organizzato incontri tra i diversi produttori, al fine di verificare eventuali correlazioni e collaborazioni tra essi stessi, al fine di ottimizzare i problemi relativi alla logistica.
Tali riunioni hanno sempre fatto registrare il pieno assoluto (con molti costretti a restare in piedi).
A livello di esperienza personale (indicando nome e cognome età, lavoro, numeri di telefono da non pubblicare, ovviamente, ma soltanto per le foto). Come è arrivato/a a questa esperienza? Come ha inciso sulla sua vita quotidiana? Qualche episodio significativo legato a quest’esperienza anche d’amicizia o di nuovi legami tra persone sconosciute.
Fin dal 1992 ho partecipato a diversi gruppi di acquisto monotematici (acquisto di prodotti hi tek non commercializzati in Italia).
Risiedendo a Genova per motivi di lavoro, nell’anno 2003, ho cominciato a seguire il mondo dei G. A. S. attraverso la rete nazionale e partecipato alla vita sociale di un G. A. S. brianzolo in cui era inserito mio fratello che vive a Monza.
Mi recavo a Monza almeno due volte al mese e mi veniva comodo unire la visita a mio fratello e ritirare i prodotti che lui acquistava anche a nome mio.
Poi la famiglia è aumentata e nel 2007 ho cercato di prendere contatti con Birulò, inizialmente senza successo, poi per sentirmi dire che era meglio formarne uno diverso.
Nell’aprile del 2008, insieme ad altre persone conosciute in una riunione e insieme ad alcuni amici di quartiere, decidemmo di formare un G. A. S.
Nacque G. A. S. Zenzero.
L’impegno e le conoscenze di alcuni produttori sono state quindi condivise tra i miei impegni di lavoro, di famiglia e personali.
Non sempre c’è stata comprensione tra di noi ma il gruppo di oggi è fortemente legato e coeso e questo si traduce anche nel cercarci solo per il piacere di condividere qualche momento insieme, soprattutto extra lavorativo e spendere anche qualche domenica in gite fuori porta all’insegna dell’armonia e per il puro piacere di stare insieme … naturalmente nelle aziende o nelle case di alcuni dei nostri fornitori, di cui siamo diventati ottimi amici.
C’è un filosofo a cui vi riferite?
Nessuno in particolare e comunque non filosofi ma sociologi ed economisti che ci sembrano più introdotti all’argomento ed agli aspetti correlati.
Come può essere migliorato il rapporto tra la città e le zone di coltivazione, come conciliare l’esigenza lecita di guadagno e la necessità ovvia di risparmiare?
Credo che la costituzione di punti vendita specifici – gestiti direttamente dai produttori – sia la soluzione migliore e di facile e immediata costituzione.
I cosiddetti “farmer markets” gestiti in toto e direttamente dai diversi produttori, anche associati tra essi.
Oggi i negozi che vendono prodotti biologici o locali sono delle rivendite commerciali (spesso di fascia alta e selezionata) che hanno interesse ad incrementare i guadagni e che non sfuggono alle politiche strategiche della GDO.
Alcuni di essi applicano, poi, dei ricarichi assolutamente fuori da ogni logica trincerandosi dietro un prodotto riconosciuto di eccellenza e corredato da marchi di certificazione non sempre limpidi.
La costituzione diei farmers markets darebbe l’opportunità ai piccoli produttori, di scardinare o comunque di essere presenti in un mercato altrimenti destinato solo a pochi.
Le Amministrazioni Pubbliche, attraverso la concessione più liberale e meno restrittiva, quando non avversa o burocraticamente pesantissima per oneri e tempi, di autorizzazioni all’apertura degli spacci aziendali e una reale politica “nei fatti” (non solo proclami in prossimità di tornate elettorali) di tutela e valorizzazione di un certo tipo di economia rurale o artigiana e di difesa degli usi, avrebbe una parte fondamentale nello sviluppo non solo economico ma sicuramente anche sociale del territorio.
Valorizzare il prodotto locale (possibilmente incentivandone il consumo presso le mense aziendali, ospedaliere, scolastiche e pubbliche in genere) equivale ad un contenimento del tasso di inquinamento globale per via di trasporti a minore chilometraggio, con la possibilità di consumo di prodotti più freschi e con una più equa distribuzione dell’economia che rafforzerebbe il luogo.
Ultimo aspetto ma non meno importante: il baratto. Come sta prendendo piede e prossimi incontri (sul tipo di quello organizzato nei vicoli dopo Natale)?
Al baratto preferiamo il riuso e il riciclaggio.
Per i prodotti di cui si verifica una eccedenza imprevista, in genere si inviano email di richiesta di acquisto ad altri G. A. S. che vengono prontamente accolte, annullando eventuali sprechi.