GASTONE e COMUNITA’ di SAN BENEDETTO: Cronaca di un incontro – di Roberta Massa
Ebbene ci siamo riusciti! Finalmente, dopo un anno, Gastone e Comunità di San Benedetto si sono conosciuti.
Semplicemente, (com’è nel loro stile), sono stata accolta nella sede della comunità e dopo una breve visita dei locali che la compongono, davanti a una tazza di tè, intorno a un tavolo con gli ospiti della comunità e alcuni dei suoi operatori, mi sono ritrovata a raccontare di GASTONE e della realtà dei gruppi di acquisto solidale (appunto GAS), degli obiettivi, di come funziona, delle potenzialità e dei problemi incontrati nel nostro percorso.
Un’ora è volata senza che me ne accorgessi (pensare che all’inizio avevo il timore di non sapere cosa dire…)
È intervenuto Ottavio facendo presente al gruppo come anche all’esterno della comunità ci siano gruppi e associazioni che spontaneamente hanno ricercato, sebbene con modalità diverse, alternative al modello di vita capitalistico che ci appartiene. Questo può essere di grande incoraggiamento perché esiste una continuità tra la comunità e l’esterno.
Tra me e me ho pensato: “Caspita, può voler dire tutto questo il semplice gesto di comprare l’olio da Paolo?” Ammetto mi sono un po’ commossa (ma forse questo è dovuto anche agli ormoni della gravidanza che ho in corpo); indubbiamente mi ha incoraggiata a far crescere ancora di più questo progetto a cui stiamo partecipando.
Ebbene ci siamo conosciuti; poco sapevamo gli uni degli altri! Due realtà apparentemente così diverse eppure con tante cose in comune. Scambiandoci due parole scopriamo che entrambi cerchiamo un’alternativa all’individualismo e al consumismo che questa società propone cercando di ritrovare il valore delle cose, la consapevolezza critica degli effetti delle nostre azioni sull’ambiente intorno a noi e la ricchezza che si riscopre nelle relazioni umane.
Tutti entusiasti mi chiedono quali attività abbiamo intenzione di svolgere quest’anno e che ci mettono a disposizione sia il teatrino per le consegne che la nuova sala per le riunioni (aperta lo scorso anno). Per il momento hanno interesse a partecipare quanto meno alle riunioni tematiche poi si vedrà: lasciamo spazio alla creatività nostra e loro e vediamo quali saranno i frutti. Una loro partecipazione al GAS è per il momento prematura visto che, mi dicono, loro hanno già grosse difficoltà a organizzare la spesa settimanale figuriamoci se si parla di spesa trimestrale.
La tazza di tè è stata anche occasione per consegnare alla Comunità quanto avevamo raccolto tra Gastone e Wikigas nel corso delle due ultime consegne al Teatrino degli Zingari: 250.00 EURO.
Marco mi ricorda che la politica della comunità è offrire i suoi spazi senza nulla chiedere ma che ovviamente ogni offerta è sempre ben accetta e ci ringrazia di cuore.
Due informazioni sulla Comunità di San Benedetto al Porto:
Nasce nel 1975, fondata da Don Andrea Gallo mentre l’Associazione Comunità San Benedetto al Porto si è costituita nel 1983.: vuol essere uno spazio di amicizia, di autogestione e di autoeducazione
Essa comprende sei residenze di cui quattro cascine dislocate nella compagna piemontese
Impegno principale della comunità è il LAVORO che si svolge nelle cascine, nella trattoria del porto ma anche nelle tante attività quotidiane di gestione delle residenze nonché di offerta al quartiere quali la distribuzione di beni di prima necessità a chi non ha nulla, spazi e servizi gratuiti per il quartiere.
Per maggiori informazioni vi consiglio il sito www.sanbenedetto.org e per chi volesse approfondire il significato delle attività da loro svolte il libro “Dalla dipendenza alla pratica della libertà. Ricerca partecipativa coordinata da Giulio Girardi”, ed. Borla
Da questo libro traggo due citazioni che mi hanno particolarmente colpito:
“se la tossicodipendenza non è tanto una “malattia” quanto l’espressione di una ricerca frustata di senso, la risposta non può essere semplicemente una “terapia”, ma dev’essere un progetto capace di cambiare la vita e di riempirla di significato. …. Esiste uno stretto rapporto tra cambiare la vita e cambiare la società. Non è possibile cambiare profondamente la propria vita se non ci si impegna a cambiare la cultura e la società……la comunità vuol essere pertanto un luogo dove realizzare l’intreccio tra cambiamento personale e cambiamento politico.”
“In comunità viene proposta una cultura “alternativa”: una cultura dell’amicizia, della solidarietà, della condivisione, contrapposta a quella della competizione e dell’individualismo; una cultura della partecipazione , di autogestione contrapposta a quella della dipendenza e dell’assistenzialismo; una cultura della giustizia e dell’uguaglianza contrapposta a quella a quella del profitto e della discriminazione. In una parola una cultura dell’essere contrapposta a quella dell’avere.”
ROBERTA MASSA



