Archivi per ‘Decrescita Felice’
ACQUA PUBBLICA – 4 DICEMBRE
Il prossimo 4 dicembre ci sarà in tutte le regioni d’Italia una manifestazione per chiedere di “congelare” le privatizzazioni dell’acqua, in attesa del referendum.
Anche in Liguria, a Genova, in Largo Pertini (Piazza De Ferrari, sotto la statua di Garibaldi)
dalle 14.30 alle 17.30
interventi, informazione,musica, comici.
con
- DANIELE RACO da Zelig spunti di comicità sull’acqua
- NADIA SIMONETTA testo teatrale “Un bicchiere di acqua pubblica per favore” di Ivano Malcotti
- LABORATORIO RI-PERCUSSIONI SOCIALI musica dal vivo
conclude
- EMILIO MOLINARI movimenti per l’acqua
In caso di pioggia la manifestazione si terrà nel porticato del Carlo Felice
Partecipate numerosi e diffondete la notizia!
per maggiori info:
www.acquapubblicagenova.org
CONOSCIAMO RETENERGIE
In previsione dell’incontro in cui li conosceremo da vicino, iniziamo a farci un’idea su Retergie.
(dal sito www.retenergie.it)
Una RETE di Persone, Idee, Progetti
per Produrre e Utilizzare Insieme ENERGIE
Retenergie Società Cooperativa nasce il 19 dicembre 2008 a Fossano (Cuneo) per iniziativa di un gruppo di persone impegnate nel campo delle autoproduzioni di energia da fonti rinnovabili.
L’idea alla base della Cooperativa consiste nel produrre energia rinnovabile da impianti di produzione a basso impatto ambientale attraverso la forma dell’azionariato popolare (come allargamento dell’esperienza “Adotta un kw” promossa da Solare Collettivo). La sfida progettuale è includere gli utilizzatori finali di energia, chiudendo un circolo virtuoso che parte dalla produzione arrivando fino al consumo.
Essa costituisce un’opportunità economica dalla forte connotazione ideale per chi è attento a problemi ambientali e sociali quali inquinamento, limitatezza delle risorse, equità nella loro distribuzione.
La forma scelta è la cooperativa perchè gli obiettivi devono essere coerenti con i mezzi utilizzati per raggiungerli: partecipazione, autogestione, solidarietà. Sono benvenute proposte e critiche, per condividere il cammino: la cooperativa è un’impresa che si costruisce insieme strada facendo.
Leggi “Per i GAS”
NO LOGO
Riporto dal sito della ASTORFLEX un’interessantissima riflessione sulla dipendenza dai marchi…merita 5 minuti del nostro tempo (già che ci siete, facendovi un giro sul loro sito trovate anche i prodotti del nuovissimo campionario invernale…niente male!)
Lotta contro le contraffazioni – riflessioni
La giornata dedicata alla lotta contro le contraffazioni ci porta a riflettere sul significato del marchio.
Contraffare un oggetto rende molto, quando questo oggetto è molto appetibile.
Il desiderio di possedere qualcosa di valore viene attivato quasi sempre dal marchio che lo contraddistingue: anche oggetti inutili o non particolarmente di valore, timbrati con una nome altisonante diventano oggetti di desiderio. Dunque, esiste un percorso mentale che crea le condizioni affinché si giustifichino spese esagerate per ottenere quello che ci serve a soddisfare il bisogno di possedere l’oggetto firmato.
Se guardiamo le pubblicità di tutto ciò che è oggetto di culto da marchio, ci accorgeremo che il messaggio pubblicitario costruisce un’immagine dell’utilizzatore adeguata a quella costruita dal marchio. L’oggetto è medium fra l’acquirente e l’immagine che si è scelta di offrire agli altri di sè: spesso questa immagine non è il prodotto di un percorso personale di sviluppo della propria individualità, ma viene offerta già preconfezionata ed attagliata sull’oggetto da vendere più che sullo stile innato di chi lo deve comprare. Si investe moltissimo sulla costruzione del consumatore che aderisce all’immagine inventata dal marchio, piuttosto che costruire un oggetto utile a chi lo deve utilizzare.
Essendo l’oggetto spogliato dal suo valore d’uso, ed essendo caricato di simboli, è evidente che tutti coloro che sono vittime di quello stile di pensiero vogliano possederlo, anche a costo di acquistare copie perfette non potendosi permettere l’originale.
Su questo si gioca il successo delle contraffazioni. Su questo dovremo agire per liberarci dalla dipendenza da marchio e ricostruire coscienze critiche che non necessitino di artifici emotivi per presentarsi in società.
Spogliato dalla sua base soggettiva di appartenenza, l’uomo deve ricostruire un’immagine di sè per se stesso e per gli altri. Torna utile al sistema economico dargli un aiuto affinché in quella nuova immagine ci sia posto per oggetti che ne caratterizzino il significato.
Realizzato ciò, viene garantita la commercializzazione per necessità d’immagine, elemento decisivo per ottenere successo e buoni guadagni.
Dietro al percorso descritto vi è un individuo spogliato delle sue certezze, con stili di vita inadatti alla sua umanità, ma funzionali ai prodotti che deve consumare; strappato dalle radici che lo legavano alla comunità di appartenenza e lanciato verso stili globali di vita che hanno un elemento di omogeneità: sono costruiti sulle merci da consumare più che sulle individualità emotive da esaltare.
Allontanarsi dalla dipendenza dal marchio assume quindi il significato di liberazione da una schiavitù spersonalizzante e di riscoperta di elementi fondamentali della nostra umanità. Ricostruire relazioni, impegnarci con altri alla costruzione di economie diverse basate sul valore d’uso dei beni, sulla loro utilità, veicolati dal senso di solidarietà che unisce produttori e consumatori le cui sorti sono molto più collegate di quello che essi immaginano.
Dal punto di vista dei piccoli produttori, artigiani o piccole imprese, il marchio si sta rivelando elemento di ricatto e sfruttamento. Essendo l’elemento decisivo nelle transazioni commerciali e arricchendo di valore le merci, il marchio impone la propria potenza a coloro che producono in conto terzi, costringendoli ad accettare di farsi carico di responsabilità che non gli competono, sia in termini di responsabilità sul lavoro che sui costi di produzione.
In questo senso il marchio è l’elemento decisivo nella trasformazione delle nostre economie e società.
Delocalizzazione, lavoro nero, lavoro minorile, disattesa dei contratti collettivi nazionali, disimpegno dal sistema nazione che ha investito per produrre infrastrutture capaci di assistere le produzioni, cinico abbandono di maestranze formate per realizzare le merci firmate, ecc. sono le conseguenze della manifesta potenza multinazionale del marchio.
Come contrastare questa deriva?
Ricostruendo il senso di responsabilità fra sistema di acquisto e sistema produttivo.
Rifondando il valore dei beni scambiati dando significato al loro valore di soddisfacimento di necessità reali e non di falsi miti.
Le aziende artigiane o le piccole imprese sono beni comuni del territorio che veicolano il diritto al lavoro come bene primario. Dare valore a questo percorso significa ritornare a pensare al territorio come intreccio di responsabilità e solidarietà, in cui ogni individuo si sente elemento capace di responsabilità civile e le aziende di responsabilità sociale.
Ne otterremo un salto di qualità notevole nelle nostre vite, oltre al fatto che avremo combattuto le contraffazioni con l’unico sistema sicuro: non averne bisogno.
Tratto dal sito: www.astorflex.it
Pic-nic per la decrescita
6 giugno 2010 h. 17.00
nel parco dell’Acquasola a Genova
PIC NIC PER LA DECRESCITA
“Il cambiamento inizia sempre con una bella chiacchierata intorno ad una buona cena.”
Il 6 giugno 2010 saranno organizzati in tutto il mondo picnic per la decrescita: http://picnic4degrowth.net/
Anche i GAS d’Europa ed d’Italia aderiranno all’iniziativa proprio in concomitanza con l’assemblea nazionale dei GAS che si terrà in quei giorni a Osnago.
Non c’è dubbio che i GAS mettano già in pratica la decrescita ma trascorrere insieme una serata estiva all’insegna della condivisione, del divertimento e della decrescita può essere anche un momento di forte sensibilizzazione per il resto della cittadinanza.
Si è scelto proprio il parco dell’Acquasola per questo evento perché presto la speculazione ediliza deturperà un antico angolo verde della città per fare dei posteggi, andando contro i principi della decrescita e del saper vivere.
Allarghiamo l’iniziativa invitando i nostri amici anche se lontani dai GAS facendo girare il più possibile la notizia. Inoltre chi sa suonare qualche strumento lo porti con sé, perché ci sarà anche uno spazio dedicato alla musica!!!
CENA PIC-NIC
Tutti sono invitati a portare qualcosa da condividere insieme.
Questi sono i suggerimenti del movimento per la decrescita per ridurre lo spreco:
- non bisogna cucinare per tante persone;
- ognuno porterà bicchieri, piatti e posate con sé, così da non creare rifiuti;
- sarebbe bello se riuscissimo a utilizzare solo ingredienti locali o acquistati tramite il GAS
- preferibilmente non cucinare carne
- portate con voi la ricetta per conoscerci meglio e fare conoscenza più facilmente
Gruppo Convivialità GAS genovesi
L’altra via – incontro con Gesualdi a Savona
Venerdì 4 giugno 2010 con il patrocinio della Provincia di Savona, il Gruppo d’Acquisto Solidale di Savona “GASSA” attivo in Savona dal 2006, promuove un incontro pubblico con Francesco Gesualdi . L’argomento della serata verterà sulla presentazione del progetto di costruzione di un’altra via economica e sociale capace di superare l’attuale situazione di stallo creatasi fra il mito illusorio di uno sviluppo senza limiti e la constatazione che le risorse del pianeta sono al capolinea.
L’appuntamento è per le 20,45 presso la sala mostre della Provincia di Savona in via IV novembre. Sono invitate tutte le Associazioni e Gruppi che svolgono la loro azione nell’ambito sociale e tutti i cittadini interessati alle problematiche legate alle criticità dell’attuale sistema.
Francesco Gesualdi, già allievo di don Milani, è fondatore e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, un centro di documentazione che analizza gli squilibri internazionali, fa ricerche sul comportamento delle imprese, studia nuove formule economiche più eque e sostenibili. È autore di vari testi, tra cui Sobrietà (Feltrinelli 2005) e Il mercante d’acqua (Feltrinelli 2007).
CRITICA AL CONSUMO CRITICO. Km zero: tanti pro e qualche contro?
Il titolo del post è un po’ drastico, ma credo che l’intento dell’autore sia soprattutto provocatorio e che, in generale, l’articolo contenga molte argomentazioni ragionevoli.
- Siamo sicuri che il “Kilometraggio” (le food miles) sia il criterio più sensato (o l’unico) per valutare l’impatto ambientale di un alimento?
- Nel computo dell’impatto totale, dovremmo tenere conto non solo dei costi energetici necessari alla produzione, ma anche di quello relativi al consumo (dal trasporto a casa fino alle tecniche di cottura degli alimenti).
- In generale: stiamo forse tralasciando qualche variabile? I nostri comportamenti “virtuosi” possono avere delle conseguenze che ci sfuggono o che non siamo in grado di valutare?
- Se crediamo nella filosofia del km zero, questa dovrebbe regolare ogni tipo di acquisto, dai mobili del soggiorno al PC, giusto?
- i consumi orientati dal solo km zero non rischiano di creare svantaggi soprattutto alle agricolture dei Paesi in Via di Sviluppo?
E ancora:
- Come conciliare (se si vuole conciliare) la filosofia del km zero con la promozione e vendita di prodotti gastronomici di qualità all’estero (leggi Slow Food e simili)?
Per fortuna, credo che almeno in parte l’acquisto solidale gestito attraverso i GAS e quello di Gastone in particolare possa superare a testa alta le osservazioni di Bressanini: perché il km zero non è l’unico criterio osservato, perché aggregando più consegne si diminuiscono gli spostamenti complessivi, perché spesso gli acquisti non riguardano solo il cibo, perché di solito chi aderisce a un Gruppo d’Acquisto mette in discussione anche altre pratiche di consumo e così via.
Penso però che, al di là delle singole considerazioni, GAS e simili dovrebbero fare proprio l’approccio complessivo: acquistare consapevolmente, secondo coscienza ma anche alla continua ricerca di evidenze scientifiche a sostegno delle propri comportamenti (e con la disponibilità, eventualmente, a metterli continuamente in discussione).
E voi, cosa ne pensate?
FRANCESCA
L’altra via
Cristiano ed io abbiamo appena letto tutto d’un fiato L’altra via scritto da Francesco Gesualdi, del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che ha pubblicato anche la “Guida al consumo critico” e della Guida al vestire critico.
Un libro tosto, denso, ricco. Ci ha fatto piangere, ci ha fatto sentire piccoli piccoli, e poi subito dopo ci ha fatto capire la forza incredibile delle nostre azioni e delle nostre scelte.
E ci ha fatto sentire grandi, togliendoci di dosso quel senso di frustrazione che spesso ci prende quando pensiamo a cosa potremmo fare per influenzare in qualche modo le scelte politiche del nostro paese, del nostro mondo.. Ci sono tantissime cose che possiamo fare, basta pensarci, basta volerlo. Per prima cosa, quindi, informarci. Ed informare gli altri, perchè nessuno possa più dire “Non lo sapevo”. E poi attivarci: dal riciclo, l’autoproduzione, il recupero delle capacità manuali di cui i nostri nonni erano maestri, alla solidarietà collettiva, al vivere comune.
Il libro ci suggerisce un’altra via per uscire dalla fossa in cui siamo finiti. Una via della sobrietà, una nuova idea di economia, di politica, di comunità.
Tratto da un altro contesto (“Parole Sante” di Ascanio Celestini sul precariato), ma molto attinente a questo tema, è lo slogan dei lavoratori precari che si sono organizzati per lottare contro le ingiustizie: Sapere –> Saper fare –> Far Sapere –> Fare!
Da oggi proverò a farlo un pò mio!
L’altra via costa 3 Euro, ma in alternativa è scaricabile gratuitamente qui: www.cnms.it/node/33
Bilanci di Giustizia
“Il nostro modo di consumare non è compatibile con il futuro del pianeta e, soprattutto, con la necessità di garantire un livello di vita dignitoso a gran parte della sua popolazione”.
Così inizia la presentazione della campagna “Bilanci di Giustizia“, a cui Cristiano ed io abbiamo deciso di provare ad aderire.
L’intento è “modificare la struttura dei propri consumi e l’utilizzo dei propri risparmi, cioè l’economia quotidiana seguendo criteri di giustizia, eticità e sostenibilità”.
L’esperienza è nata da persone che cercano, insieme, di liberarsi dalla “dorata schiavitù del consumismo” per diventare capaci di godere dei beni che soddisfano bisogni reali, di vivere meglio con meno. Persone che cercano di diventare consumatori con il portafoglio dalla parte del manico, per trasformare il consumo in un atto consapevole ed in uno strumento di riappropriazione del potere di scelta.
L’obiettivo principale della campagna è sperimentare le possibilità di spostamento da consumi dannosi per la salute, per l’ambiente e per le popolazioni del Sud del mondo, a prodotti più sani, che non incidono in modo irreparabile sulle risorse naturali e che riducono i meccanismi di sfruttamento nelle regioni sottosviluppate.
Non si tratta quindi di affrontare sacrifici e rinunzie in nome di un’etica e di una giustizia concepite in termini astratti, ma di rifiutare in base a scelte coscienti e responsabili i consumi che non rispondono ai bisogni umani reali o che danneggiano in modo irrecuperabile i meccanismi ecologici e le popolazioni da troppo tempo confinate in una povertà incolpevole.
Lo strumento attraverso il quale ci si ripropone di mettere in atto questi principi è il bilancio mensile, nel quale ogni famiglia deve indicare i suoi consumi “normali” e i suoi obiettivi di sostituzione di un prodotto considerato dannoso con un altro meno dannoso o valutato in termini positivi. Prodotti del commercio equo e solidale, detersivi biologici, acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico sono solo alcuni degli esempi di “spostamenti” possibili, che non necessariamente limiteranno i consumi. Altri tipi di spostamento, invece, possono effettivamente ridurre le spese: uso della bicicletta al posto dell’auto, limitazione del consumo di frutta e verdura fuori stagione, autoproduzione, baratto.. C’è spazio per la fantasia!
Le famiglie si tengono in contatto tra loro anche attraverso la segreteria nazionale, a cui ognuno può inviare mensilmente il proprio bilancio.
Sarebbe bello formare un gruppetto locale genovese.
Chi vuol provare?
Esperienza Personale di CAR SHARING
Siccome sento che intorno al Car Sharing c’è molta curiosità e anche molta disinformazione, provo a raccontare la mia esperienza diretta di neo-associata, sperando di dipanare alcuni dubbi e fornire risposte utili a chi mi chiede informazioni.
Innanzitutto, va detto che fino ad ora sono estermamente soddisfatta del servizio, quindi il mio è un parere genericamente positivo…provo a riassumere in un elenco quelli che ritengo i punti di forza e di debolezza del sistema CAR SHARING (in ordine un po’ sparso):

VANTAGGI:
- Dal punto di vista economico è incomparabilmente conveniente rispetto all’acquisto di un’auto nuova, soprattutto per chi, come me, fa un uso dell’auto occasionale….dal punto di vista ambientale date un’occhiata a questo articolo.
- Abito in centro, e devo dire che ho sempre trovato almeno un’auto disponibile, anche se magari non quella richiesta, addirittura con anticipo di prenotazione nullo. Sono fortunata perchè il parcheggio vicino a me ha ben 4 mezzi e perchè ce ne sono altri nelle vicinanze, ma l’impressione è che la disponibilità sia in generale abbastanza buona.
- Il meccanismo di prenotazione online è rapido e semplice, non ho mai provato al telefono, ma l’unica volta che mi sono rivolta al call center (per segnalare un piccolo danno trovato sulla carrozzeria) sono stati rapidi e molto efficienti.
- Una volta prenotata l’auto, devo semplicemente aprirla con la tessera magnetica e digitare un pin sul computerino di bordo, dopo di chè la macchina è “mia” fino alla riconsegna. Se la trovo danneggiata o con meno di 1/3 di benzina, lo segnalo al call center (telefonata gratuita dal computer di bordo), se invece sono io a consumare benzina e devo rifarla per riportare il livello sopra ad 1/3, posso farla gratis presso gli agip, o farla dove mi viene più comodo e poi mandare la ricevuta al car sharing (nel mio caso, avendo scelto modalità “ricaricabile”, mi ricaricano direttamente l’importo, in ogni caso viene restutuito sotto forma di ora di noleggio).
- Parcheggio dove voglio, anche nei posteggi a pagamento all’aperto, e circolo dove mi pare (anche in centro storico e anche sulle corsie dei bus) .
- Ho pagato un fisso annuo di 90 €, essendo socia coop, e con altri 80 € annuali ho eliminato qualsiasi franchigia dalla Casco.
- A seconda delle esigenze posso avere una piccolina Panda/500, per muovermi in città, o anche un Doblò o un Ducato se invece devo traslocare o andare all’Ikea.
- Ci sono attive alcune interessanti convenzioni: se si usa l’auto per andare al cinema, nei cinema aderenti alla convenzione, si hanno diritto a due ore di auto gratuita.
- Si può usufruire del car sharing anche nelle altre città in cui esiste, pagando una una tantum di 10€.
- Si eliminano tutti gli stress connessi al possedere un’auto: le botte, la manutenzione, le revisioni, bolli, assicurazione etc…
- Al rientro a casa si trova parcheggio senza cercarlo.
- In caso di guasto, ho diritto ad un rimborso fino a 25€ per tornare a casa in taxi o in treno.
- In estrema sintesi: si risparmiano un bel po’ di soldini e la qualità della vita ne risente positivamente!e molto!
SVANTAGGI
- l’auto va sempre riconsegnata allo stesso parcheggio in cui la si è ritirata.
- se al rientro qualche furbacchione ha parcheggiato la sua auto privata sul posto car sharing, bisogna cercarsi un altro posto e chiamare il call center per segnalare dove la si è lasciata.
- se si ritorna in ritardo si paga una multa di 25 € (ragionevole, se si pensa che i ritardatari portano enormi problemi al fruitore successivo): per questo conviene tenersi “larghi” nella prenotazione, le ore prenotate ma non utilizzate vengono addebitate al 50%.
- Una volta riconsegnata, e strisciata la tessera magnetica per chiudere le portiere, la macchina non si apre più: ho rischiato sia di lasciare dentro qualcosa di mio, sia di portarmi via le chiavi (che invece devono rimanere nel cruscotto)…nel caso fosse successo avrei probabilmente dovuto richiamare il call center a farmi aprire, ma in linea di massima bisogna stare attenti prima di strisciare la tessera per la chiusura definitiva (sembra una scemata, ma l’istinto di portarsi via le chiavi è difficle da eliminare!).
- Esiste l’auto “amica degli animali”, ma non quella “amica dei bambini” (cioè dotata di seggiolino).
- Ci sono zone a maggiore densità di parcheggi (il centro) e altre completamente scoperte: sarebbe interessante sapere se, nelle zone in cui è assente, è possibile richiedere il servizio se ci si mette insieme in un certo numero di famiglie.
Spero di aver fornito risposta almeno ad alcuni dei dubbi più comuni, scrivetemi se avete altre perplessità!



