Archivi per ‘Autoproduzione’

Cosmetici e detersivi bioallegri

Premetto che non è assolutamente mia intenzione porta via il lavoro ai nostri fantastici referenti dei cosmetici, ma in questo periodo mi sta appassionando la ricerca di cosmetici e detersivi che siano veramente naturali, e non soltanto nel nome, ecologici (il più possibile biodegradabili).. e possibilmente economici!

Esiste on line il “Biodizionario“: una GUIDA al CONSUMO CONSAPEVOLE dei COSMETICI, messa a punto da Fabrizio Zago, un chimico industriale, consulente Ecolabel e per molti produttori di cosmetici sensibili all’ecologia.
Qui si possono verificare ad uno per uno gli INCI (elenco degli ingredienti cosmetici) dei vari prodotti, e vedere se è stato loro assegnato un pallino verde (eco-friendly), giallo (accettabile) o rosso (inaccettabile).

Non è detto che tutti detersivi che usiamo debbano essere acquistati, e di derivazione chimica. A questo link trovate ricette e consigli per detersivi bioallegri: da fare in casa con ingredienti naturali: http://biodetersivi.altervista.org

Anche il sapone per il corpo può essere fatto in casa, basta averne voglia, e il risultato è sicuramente più economico ed ecologico: soda caustica, olio di oliva, acqua, ecco gli ingredienti per quello più semplice.
Chi ha voglia di provare a farlo insieme? Qui trovate le ricette.

A chi dovesse appassionarsi, consiglio il libro “Cosmesi naturale pratica” scaricabile gratuitamente qui: www.stampalternativa.it/liberacultura/?p=164

Qualche link per chi ha voglia di approfondire:
www.promiseland.it
http://lola.forump.it
www.saicosatispalmi.it

Bilanci di Giustizia

“Il nostro modo di consumare non è compatibile con il futuro del pianeta e, soprattutto, con la necessità di garantire un livello di vita dignitoso a gran parte della sua popolazione”.
Così inizia la presentazione della campagna Bilanci di Giustizia, a cui Cristiano ed io abbiamo deciso di provare ad aderire.

L’intento è “modificare la struttura dei propri consumi e l’utilizzo dei propri risparmi, cioè l’economia quotidiana seguendo criteri di giustizia, eticità e sostenibilità”.
L’esperienza è nata da persone che cercano, insieme, di liberarsi dalla “dorata schiavitù del consumismo” per diventare capaci di godere dei beni che soddisfano bisogni reali, di vivere meglio con meno. Persone che cercano di diventare consumatori con il portafoglio dalla parte del manico, per trasformare il consumo in un atto consapevole ed in uno strumento di riappropriazione del potere di scelta.

L’obiettivo principale della campagna è sperimentare le possibilità di spostamento da consumi dannosi per la salute, per l’ambiente e per le popolazioni del Sud del mondo, a prodotti più sani, che non incidono in modo irreparabile sulle risorse naturali e che riducono i meccanismi di sfruttamento nelle regioni sottosviluppate.
Non si tratta quindi di affrontare sacrifici e rinunzie in nome di un’etica e di una giustizia concepite in termini astratti, ma di rifiutare in base a scelte coscienti e responsabili i consumi che non rispondono ai bisogni umani reali o che danneggiano in modo irrecuperabile i meccanismi ecologici e le popolazioni da troppo tempo confinate in una povertà incolpevole.

Lo strumento attraverso il quale ci si ripropone di mettere in atto questi principi è il bilancio mensile, nel quale ogni famiglia deve indicare i suoi consumi “normali” e i suoi obiettivi di sostituzione di un prodotto considerato dannoso con un altro meno dannoso o valutato in termini positivi. Prodotti del commercio equo e solidale, detersivi biologici, acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico sono solo alcuni degli esempi di “spostamenti” possibili, che non necessariamente limiteranno i consumi. Altri tipi di spostamento, invece, possono effettivamente ridurre le spese: uso della bicicletta al posto dell’auto, limitazione del consumo di frutta e verdura fuori stagione, autoproduzione, baratto.. C’è spazio per la fantasia!
Le famiglie si tengono in contatto tra loro anche attraverso la segreteria nazionale, a cui ognuno può inviare mensilmente il proprio bilancio.

Sarebbe bello formare un gruppetto locale genovese.
Chi vuol provare?

Burro… fatto in casa

category Autoproduzione Alice Pesenti 6 novembre 2009

Continuiamo a pubblicare piccole idee per autoproduzione casalinga…la ricetta del burro è tratta da un bellissimo blog di cucina, Il Mondo di Luvi:

 

INGREDIENTI

500 gr panna fresca (per circa 250 gr burro + 250 gr latticello)

Robot da cucina con fruste

PROCEDIMENTO

Mettere la panna a montare con le fruste a velocità sostenuta.

Dopo poco la panna sarà montata, continuate a fare andare le fruste: la panna inizierà a fare dei grumi.. continuate.
Dopo una decina di minuti la parte solida della panna si sarà separata da un liquido quasi acquoso.

Ci siamo: il burro si è separato dal latticello, che si può usare ad esempio per l’impasto della piadina romagnola.

Versate in una ciotola attraverso un colino il latticello e con una spatola picchiettate leggermente il burro.

Dopo averlo pressato e battuto con una spatola, in modo da far fuoriuscire eventuale aria e latticello, lavatelo ben bene sotto l’acqua fredda e mettetelo in una ciotola di ceramica.

In questo modo si rimuovono gli ultimi eventuali residui di latticello, che potrebbero deteriorarlo.
Il panetto si formerà da solo… potete usare il burro subito o “aromatizzarlo” con un trito di erbe come ad esempio erba cipollina, timo, menta, basilico.

 

 

Aceto casalingo!

Illustro ora un metodo semplice e duraturo per produrre aceto in casa. E premetto che lo sto sperimentando ora…

Il segreto è far nascere la cosiddetta madre. Per farlo il vino deve lavorare, quindi deve ossigenarsi.

Io inizierei con un litro di vino in un bottiglione da 1,5 litri, così che la superficie a contatto con l’aria sia maggiore.

Il bottiglione, coperto con un tappo di sughero (per fare passare l’aria) o un fazzolettino, ma NON turato, e rimpito come sopra, va lasciato riposare 25 giorni (più o meno, va un pò a assaggio e odorata) in un luogo non freddo, ad esempio un bel pensile sopra la cucina.

Passato il periodo, si travasa facendo attenzione a non “disturbare” troppo la madre che dovrebbe essersi creata sul fondo. Circa metà del contenuto andrà così in una nuova bottiglia, più piccola (75 cl?) coperta come la precedente. Ricordatevi di riportare nel bottiglione il vino al giusto livello con un bel rabbocco!

Passati altri 20 -25 giorni (qui diventa importante l’assaggio) si travasa la metà del contenuto nell’acetiera da tavola e si rabbocca la seconda bottiglia con il contenuto del bottiglione, che a sua volta viene nuovamente riempito con del vino.

Per quanto riguarda il vino da usare, mi sono documentato un poco e ne ho sentite di tutti i colori… L’unica cosa sensata da dire è che più genuino è il vino, migliore sarà la produzione di aceto…

Ad esempio alimentare il bottiglione con gli avanzi di bottiglia o con quelle che “sanno di tappo” è un bel metodo per non sprecare neppure una goccia di vino buono!

Occhio, più si lascia lavorare, più l’aceto sarà forte.

Io sto partendo con la sperimentazione, vi aggiornerò con i risultati.

Il ciclo deve tararsi, quindi sta alla sensibilità di chi produce capire i tempi giusti… Deve però continuare più o meno costantemente, quindi quando eccedete in quantità, tutt’al più regalatelo!

Concludo con uno schemino riassuntivo e buon aceto!

INIZIO

  • Vino nel bottiglione

DOPO 25 GG

  • Metà del contenuto del bottiglione nella bottiglia
  • Rabbocco il bottiglione con vino nuovo

DOPO ALTRI 25 GG

  • Metà del contenuto della bottiglia nell’acetiera
  • Rabbocco la bottiglia con il contenuto del bottiglione
  • Rabbocco il bottiglione con vino nuovo
  • DOPO ALTRI 25 GG

  • Metà del contenuto della bottiglia nell’acetiera
  • Rabbocco la bottiglia con il contenuto del bottiglione
  • Rabbocco il bottiglione con vino nuovo
  •  

    E COSì ALL’INFINITO…. PRATICAMENTE UNA CONDANNA!

     

    (ricetta fornita da Stefano – Gastone)

Detersivo piatti e lavastoviglie fai-da-te

category Autoproduzione Alice Pesenti 28 settembre 2009

Occorrente:

  • 3 limoni,
  • 400 ml di acqua,
  • 200 g di sale,
  • 100 ml di aceto bianco

La ricetta:

Tagliare i limoni in 4-5 pezzi togliendo solo i semi (è più facile se tagliate i limoni a rondelle o li spremete). Frullarli con un mixer insieme ad un po’ di acqua e al sale. Per evitare intasamenti del filtro lavastoviglie, frullate a lungo e molto finemente la poltiglia. Controllate l’efficacia del vostro frullatore, altrimenti resteranno residui anche sulle stoviglie. Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere tutta l’acqua e l’aceto e far bollire per circa 10 minuti mescolando, affinché non si attacchi. Quando il preparato si è addensato, metterlo in vasetti di vetro, possibilmente ancora caldo: si crea un sottovuoto che conserva il detersivo più a lungo.

Come si usa:

Due cucchiai da minestra per la lavastoviglie. Non mischiate il detersivo fai da te a quello classico per lavastoviglie. A piacere per i piatti a mano. In caso di stoviglie unte basta aggiungere sulla spugnetta un po’ di detersivo classico per piatti a mano visto che, a differenza di quello per lavastoviglie, può mischiarsi con quello fai da te. Attenzione! Alcune persone ci hanno segnalato che il miscuglio rimane grossolano e non lava bene. Ciò dipende dalla potenza del frullatore e dalle caratteristiche della lavastoviglie. Quando la poltiglia è intiepidita, ripassarla al frullatore. Inoltre è consigliabile alternare a un certo numero di lavaggi, uno con detersivo lavastoviglie bio o tradizionale.

(ricetta trovata sul  sito http://biodetersivi.altervista.org)

Fare in casa lo Yogurt

category Autoproduzione Alice Pesenti 28 settembre 2009

Il latte è molto ricco di fermenti e microrganismi.
Questo affollamento ostacola lo sviluppo e la riproduzione dei fermenti specifici che lo trasformano in yogurt. Pertanto, se si usa latte fresco occorre prima bollirlo per sterilizzarlo. Oppure si può usare latte a lunga conservazione, che è stato già sottoposto a sterilizzazione.

Per fare lo yogurt la prima volta si possono comprare in farmacia bustine di fermenti liofilizzati (lactobacillus bulgaricus e streptococcus termophilus) che vanno sciolti nel latte alla temperatura di 40-45 gradi centigradi (un po’ più della temperatura corporea umana).
Questa è la temperatura ideale in cui i fermenti svolgono la loro attività e si moltiplicano. La loro attività sviluppa calore e mantiene la temperatura iniziale, purché non ci siano dispersioni termiche. Quindi il recipiente dove si fa lo yogurt va avvolto in una copertina di lana. Oppure si possono utilizzare apposite yogurtiere in cui la temperatura è mantenuta da un’apposita resistenza elettrica dal consumo molto basso.

Sciogliendo i fermenti nel latte alla sera, la mattina seguente lo yogurt è pronto. Per farlo diventare più denso occorre metterlo in frigo. Dopo averlo fatto la prima volta, basta conservarne la quantità di un vasetto e scioglierlo in un litro di latte sterilizzato per riavviare il processo.

Invece di comprare i fermenti lattici liofilizzati in farmacia, lo yogurt si può fare la prima volta sciogliendo in un litro di latte un vasetto di yogurt con fermenti lattici vivi. Vanno molto bene gli yogurt che contengono due diversi ceppi di fermenti: il Lactobacillus Acidophilus e Bifidum Bacterium Lactis, che sono probiotici.
A differenza del Lactobacillus Bulgaricus e dello Streptococcus termophilus, che con maggiori difficoltà rimangono vivi nell’ambiente acido dello stomaco e quindi esercitano uno scarso effetto sulla flora batterica intestinale, i fermenti probiotici sono molto più resistenti e riescono ad arrivare numerosi nel colon, dove proliferano, svolgendo un’azione rigenerante e fortificante contro i batteri nocivi.

(La ricetta è stata tratta dal sito www.decrescitafelice.it)