IMPRESSIONI SU ASTORFLEX – DI FABRIZIO VALENZA
Martedi 23 novembre all’incontro con Astorflex e relativa consegna delle scarpe presso i locali della Comunità di San benedetto, eravamo un bel po’ di gente: noi gastoni, il Wikigas, altri gas o semplici “curiosi”.
A parlare per Astorflex c’era Gigi Perinello, un simpatico veneto che qualche anno fa ha coinvolto Astorflex per la produzione di scarpe per i GAS e in seguito, altre piccole aziende di abbigliamento.
Gigi ci ha spiegato un po’ come è nata l’idea delle scarpe, come è stata realizzata, come ha avuto successo grazie anche al servizio di Report, come viene portata avanti e inoltre, ha dato qualche delucidazione tecnica sulla produzione.
Sull’azienda penso che più o meno ne sia nota la storia: qualche anno fa si è messa in moto per cercare di produrre le proprie scarpe secondo parametri di rispetto di ambiente e lavoro cercando di fornire prodotti di alta qualità che non fossero però da radical chic, insomma che non fossero troppo costosi.
Tra l’altro, è uscito un po’ fuori il discorso che l’azienda produce non solo per i GAS ma anche per la grande distribuzione con qualità inferiore e con alcune lavorazioni in Romania (mi sembra che ci fossero state polemiche su questo punto). Ad ogni modo, dopo soli due anni la produzione per i GAS ha una quota del 40% ed è in continua ascesa, i lavoratori (tutti a tempo indeterminato) sono passati da 28 a 55… non male per un settore che sta chiudendo un po’ ovunque.
Da un punto di vista tecnico, ha spiegato un po’ come nasce la scarpa, come vengono conciate le pellli, ecc.
E’ interessante come questo progetto abbia coinvolto piccoli laboratori poco più che artigiani che portano avanti lavorazioni tradizionali e che stavano per chiudere.
Insomma, Gigi ha spiegato le ottime qualità delle scarpe come farebbe un oste parlando del proprio vino e ha sparato a zero su varie marche di scarpe: per esempio, un paio di polacchine di marca possono costare 120 euro per una scarpa di qualità pessima, parti in vista in pelle (di scarsa qualità) e parti nascoste di plastica, lavoratori sfruttati ecc, tanto il cliente è già orientato all’acquisto di una certa marca, entra nel negozio e non si pone troppe domande sulla qualità.
Tanto per fare un altro esempio di prodotti di aziende coinvolte nel progetto, si possono citare le magliette tipo polo: la fabbrichetta le produceva per una nota marca ma poi i coccodrilli si sono spostati in bangladesh e producono magliette senza usare più il doppio filo ritorto e quindi dopo un po’ si sformano, costo: 100€. Loro continuano a produrle con materiale di prima qualità e le vendono a 29€.
Chiosa sul marketing: Le marche “note” spendono più del 90% tra pubblicità e marketing vario (tipo assicurarsi uno spazio in un bel centro commerciale) e risparmiano il cent usando materiali scadenti oltre che sfruttando lavoro ed ambiente. Astorflex spende il 70% in materiali e lavoro…
Insomma, per sintetizzare, l’impressione è stata davvero buona.
Dopo questa interessante chiacchierata, durata ca. 45 min ci siamo finalmente spostati al teatro dove è avvenuta la consegna delle scarpe. In puro stile GAS, dopo aver scaricato gli scatoloni era tutto una confusione, un provarsi scarpe e maglie, scambiarsi pareri, far due chiacchiere…un po’ meglio di un solito negozio di scarpe no?
FABRIZIO VALENZA – GASTONE



