CRITICA AL CONSUMO CRITICO. Km zero: tanti pro e qualche contro?
Il titolo del post è un po’ drastico, ma credo che l’intento dell’autore sia soprattutto provocatorio e che, in generale, l’articolo contenga molte argomentazioni ragionevoli.
- Siamo sicuri che il “Kilometraggio” (le food miles) sia il criterio più sensato (o l’unico) per valutare l’impatto ambientale di un alimento?
- Nel computo dell’impatto totale, dovremmo tenere conto non solo dei costi energetici necessari alla produzione, ma anche di quello relativi al consumo (dal trasporto a casa fino alle tecniche di cottura degli alimenti).
- In generale: stiamo forse tralasciando qualche variabile? I nostri comportamenti “virtuosi” possono avere delle conseguenze che ci sfuggono o che non siamo in grado di valutare?
- Se crediamo nella filosofia del km zero, questa dovrebbe regolare ogni tipo di acquisto, dai mobili del soggiorno al PC, giusto?
- i consumi orientati dal solo km zero non rischiano di creare svantaggi soprattutto alle agricolture dei Paesi in Via di Sviluppo?
E ancora:
- Come conciliare (se si vuole conciliare) la filosofia del km zero con la promozione e vendita di prodotti gastronomici di qualità all’estero (leggi Slow Food e simili)?
Per fortuna, credo che almeno in parte l’acquisto solidale gestito attraverso i GAS e quello di Gastone in particolare possa superare a testa alta le osservazioni di Bressanini: perché il km zero non è l’unico criterio osservato, perché aggregando più consegne si diminuiscono gli spostamenti complessivi, perché spesso gli acquisti non riguardano solo il cibo, perché di solito chi aderisce a un Gruppo d’Acquisto mette in discussione anche altre pratiche di consumo e così via.
Penso però che, al di là delle singole considerazioni, GAS e simili dovrebbero fare proprio l’approccio complessivo: acquistare consapevolmente, secondo coscienza ma anche alla continua ricerca di evidenze scientifiche a sostegno delle propri comportamenti (e con la disponibilità, eventualmente, a metterli continuamente in discussione).
E voi, cosa ne pensate?
FRANCESCA

lunedì 22 febbraio 2010 22:12
Il Km 0 penso che debba essere considerato il punto limite, una tendenza o, meglio ancora, una metafora! La metafora che segnala un orizzonte possibile, quello dell’autosufficienza e dell’autonomia, chiaramente non raggiungibile in senso assoluto. Il Km 0 descrive anche la scansione dello sguardo che focalizza la prossimità dello spazio, legata alla rinascita del territorio fino ad oggi compresso e devastato da logiche predatorie e devastanti. Appare evidente da subito che quel parametro non possa mai essere raggiunto, infatti rappresenta un orientamento immediatamente leggibile e condivisibile ma non raggiungibile in senso letterale. Esistono comunque criteri di riduzione efficace dei Km consumati ad opera delle comunità che sono riuscite a darsi sapientemente organizzazioni efficaci, razionali ed equilibrate. Ecovillaggi in Austria , in Germania, in Francia, in Danimarca, in Svezia e le Transition Town in Inghilterra hanno prodotto già esperienze significative di riduzione degli spostamenti con una razionale programmazione delle attività e degli spazi comunitari compresa la razionalizzazione del trasporto che in Italia sta realizzando Gaetano La Legname col suo sistema PS1. A breve produrrò informazioni più dettagliate di quel progetto.
Grazie del contributo. Avremo modo di approfondire. Ciao
lunedì 22 febbraio 2010 22:32
Bellissimo spunto, molto ben sintetizzato :-)
Credo che il km 0 debba essere “applicato” con criterio anche valutando che tipo di alimenti si acquistano con questa filosofia
Secondo me, la frutta è un alimento che ha senso acquistare e consumare a km 0, così come il latte… per esempio, sempre secondo me, l’olio è un prodotto che ha poco senso consumare con questa filosofia
Ma lo spunto è veramente interessante (ed intrigante) … sono curioso di leggere altri commenti :-)
martedì 23 febbraio 2010 14:26
Il km0 è un paradosso e come tale non è nemmeno applicabile allo stesso contadino che, oltre la propria produzione per la vendita, consuma i propri prodotti direttamente.
Anche noi di GAS Zenzero ci siamo spesso posti il problema durante la scelta di prodotti che, non sempre, è possibile reperire in loco.
Le arance sono un esempio classico: prodotte in Sicilia ed in Calabria, devono necessariamente arrivare fino a noi.
Tempo fa ci siamo trovati davanti ad un grosso dilemma: la pasta Libera Terra.
Volevamo sostenere il progetto ma ci siamo resi conto che (al di là del prezzo assolutamente uguale a quello di Coop) il frumento partiva da Cinisi (PA) per arrivare a Calvatone (CR) dove veniva macinato e trasformato in pasta negli stabilimenti della IRIS, per poi ritornare a Cinisi confezionato e pronto per la distribuzione in tutta Italia.
Abbiamo preferito non aderire.
L’olio è un prodotto facilmente reperibile anche in Liguria ma quà (come anche per altri prodotti) si entra nella valutazione soggettiva del gusto personale e delle preferenze.
Trovo che acquistare un certo quantitativo di prodotti sia la soluzione migliore per ottimizzare non soltanto i costi, ma anche i trasporti.
Un camion che viaggia, inquina meno di molti furgoncini che fanno lo stesso viaggio.
Penso che la soluzione migliore sia di concentrare al massimo gli ordini ed unirsi in tanti per una consegna in unico punto.
A questo proposito ricordo che Andrea Rasi, produttore di mele della provincia di Parma, questo sabato concentrerà lo scarico e la distribuzione dei prodotti proprio presso la nostra sede, per una unica soluzione.
I GAS partecipanti agli ordini, potranno venire a ririrare i loro prodotti direttamente in via Digione, dalle ore 8,30 alle ore 12,30
mercoledì 24 febbraio 2010 00:07
Io penso che l’essere drastici non porti da nessuna parte: Acquisto a km zero, secondo me, è acquistare ciò che produce il territorio più vicino, ma non per questo devo sentirmi in colpa se compro l’olio della Puglia o le arance della Sicilia. L’importante è fare le cose con criterio, valutare quanto valga la pena comprare i Kiwi della Nuova Zelanda, quando in Piemonte ci sono centinaia di produttori di kiwi, e così per tutto il resto. E questo non significa sacrificare le zone in via di sviluppo, ma essere consci di ciò che offre la nostra terra ed avere rispetto per essa.
Barbara.
mercoledì 24 febbraio 2010 09:27
Trovo interessante questa frase di Barbara: “essere consci di ciò che offre la nostra terra”
Noi siamo consci di ciò che offre la nostra terra? Per quanto mi riguarda penso di no.
E mi chiedo: Reti Glocali potrebbe in qualche modo contribuire ad aumentare la consapevolezza di ciò che offre la nostra Liguria? Che ne pensate?
mercoledì 24 febbraio 2010 10:49
Pienamente d’accordo con Barbara. E’ significativo conoscere quali siano le caratteristiche della terra di prossimità, quella che letteralmente ci sostiene, che cosa ci offre ed essere consapevoli che il fatto che ci sostenga non ci autorizza a “calpestarla”. Purtroppo quasi nessuno di noi conosce il territorio che abita, la stragrande maggiornza dei cittadini non distingue un tulipano da un narciso o la salvia dai broccoli. E’ opportuno educare ed informare sulla natura dei territori, l’habitat naturale, le piante, gli alberi, le loro proprietà, non intendo da un punto di vista morale, ma culturale; la cultura dei luoghi é conoscenza; solo la conoscenza ed il rispetto del territorio può consentirci di calibrare un rapporto decisamente sbilanciato che abbiamo con noi stessi e quindi anche col territorio. E’ una questione di equilibrio. Ciao. Enzo
venerdì 26 febbraio 2010 11:47
Salve a tutti, io credo che ,oggigiorno, la tematica del km zero e più in generale del consumo critico interessi il singolo, l’azienda, i governi e gli stati tutti. E’ per questo che esistono grandi eventi nazionali come “Fa’ la cosa giusta!”, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, dal 12 al 14 Marzo, che mette in mostra progetti, idee, soluzioni per consumare e produrre secondo principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale. La sezione speciale si chiama Critical Fashion, un vero e proprio “salone nel salone” dedicato alla ‘moda critica’, bella e giusta. Saranno presentati progetti e prodotti mirati a valorizzare l’estetica, lo
stile e le tendenze insieme alle loro qualità etiche. Dall’abbigliamento alle scarpe, dai gioielli al tessile casa. Saranno 14 le sezioni tematiche di Fa’ la cosa giusta! 2010: dall’editoria indipendente all’economia carceraria, dalla casa sostenibile al turismo solidale e poi ancora energie rinnovabili, ecoprodotti, progetti di educazione alimentare, finanza etica, commercio equo e solidale e molto altro. Tra le novità dell’anno uno spazio per il diritto al cibo, una piazza, dedicata alla sovranità alimentare, chiamata Kuminda, che in una lingua della antille significa ‘cibo’.
Il progetto ”Verde di Tutti” punta invece a dare nuove idee e buone pratiche per rendere più verde le nostre case e città, favorendo l’incontro con gruppi e associazioni che lavorano per riconquistare gli spazi pubblici e abbandonati della città. Infine l’ultima novità sarà la Scuola di AltRa amministrazione, in cui verranno presentate le migliori iniziative sperimentate dalle amministrazioni comunali nel corso degli ultimi anni. Ci sarà anche un intenso programma culturale che attraverso incontri, workshop, laboratori e lectio magistralis darà la possibilità di conoscere da vicino temi e protagonisti dell’economia solidale.
Fa’ la cosa giusta! si terrà a fieramilanocity, viale Scarampo 14, Milano.
MM1 Amendola Fiera o Lotto. Padiglioni 1 e 2, ingresso da P.ta Scarampo
Giorni e orari di apertura:
Venerdì 12 marzo: 9-21
Sabato 13 marzo: 9–23
Domenica 14 marzo: 10–19
Per maggiori informazioni: http://www.falacosagiusta.org
venerdì 12 marzo 2010 21:33
ognuno ha le proprie opinioni certo
ma comprare a km 0 sarebbe come dire ai miei figli non mangiate le mele e le pere perchè vengono dal trentino o le banane che vengono dall’africa
io penso che si debba acquistare principalmente prodotti conosciuti e rintracciabili ma sopratutto Italiani ad eccezzione di squisitezze tipo ananas banane ecc.. il GAS nasce per un consumo consapevole e critico secondo me,
ma bisogna informarsi sulla tanto pubblicità dei prodotti bio, bene cari amici io posso assicurarvelo con certezza che nn possono essere commercializzati ad eccezzione di olio mandorle e fichi d’india, tutti gli altri devono essere sottoposti a diversi trattamenti. Oggi purtroppo va di moda la pubblicità dove spiega il biologico come prodotto naturale, ma non e cosi e un comodo di parte e basta
io non produco ortaggi certificati biologici ma uso tutti gli antiparassitari utilizzati in agricoltura biologica, per usarli mi devo mettere la tuta la maschera e non posso mangiarli prima di tre giorni quindi e sempre un veleno.
quindi non fatevi abbindolare che sono prodotti naturali, parola di agricoltore
e tra l’altro non c’è nessun motivo di pagarli a peso d’oro, basta comprare i prodotti che siano Italiani e che siano accompaganti da etichetta con nome e cognome del produttore e zona di produzione
mercoledì 20 luglio 2011 13:32
Km. è soltanto uno slogan o meglio una bella trovata pubblicitaria portata avanti da una parte del mondo agricolo più che altro per richiamare l’attenzione sui grandi problemi dell’agricoltura che anzichè con questi mezzucci andrebbero affrontati intervenendo sui fondamentali, primo tra tutti quello della crescita economico produttiva delle imprese agricole.
Km. 0 è inoltre un falso ideologico in quanto già si parla che il raggio del trasporto può raggiungere anche i settanta chilometri.
Criminalizzare poi il trasporto significa rinnegare ciò che è stato alla base del progresso umano con l’invenzione della ruota,l’utilizzo degli animali quali il cavallo, dei dromedari e dei cammelli che hanno consentito tutta una serie di scambi che altrimenti sarebbero stati praticamente inesistenti. Tutto ciò a consentito all’uomo unitamente alla domesticazione dei vegetali ed all’allevamento di passare dallo stadio di raccoglitore, cacciatore a quello di agricoltore stanziale.