“Il nostro modo di consumare non è compatibile con il futuro del pianeta e, soprattutto, con la necessità di garantire un livello di vita dignitoso a gran parte della sua popolazione”.
Così inizia la presentazione della campagna “Bilanci di Giustizia“, a cui Cristiano ed io abbiamo deciso di provare ad aderire.
L’intento è “modificare la struttura dei propri consumi e l’utilizzo dei propri risparmi, cioè l’economia quotidiana seguendo criteri di giustizia, eticità e sostenibilità”.
L’esperienza è nata da persone che cercano, insieme, di liberarsi dalla “dorata schiavitù del consumismo” per diventare capaci di godere dei beni che soddisfano bisogni reali, di vivere meglio con meno. Persone che cercano di diventare consumatori con il portafoglio dalla parte del manico, per trasformare il consumo in un atto consapevole ed in uno strumento di riappropriazione del potere di scelta.
L’obiettivo principale della campagna è sperimentare le possibilità di spostamento da consumi dannosi per la salute, per l’ambiente e per le popolazioni del Sud del mondo, a prodotti più sani, che non incidono in modo irreparabile sulle risorse naturali e che riducono i meccanismi di sfruttamento nelle regioni sottosviluppate.
Non si tratta quindi di affrontare sacrifici e rinunzie in nome di un’etica e di una giustizia concepite in termini astratti, ma di rifiutare in base a scelte coscienti e responsabili i consumi che non rispondono ai bisogni umani reali o che danneggiano in modo irrecuperabile i meccanismi ecologici e le popolazioni da troppo tempo confinate in una povertà incolpevole.
Lo strumento attraverso il quale ci si ripropone di mettere in atto questi principi è il bilancio mensile, nel quale ogni famiglia deve indicare i suoi consumi “normali” e i suoi obiettivi di sostituzione di un prodotto considerato dannoso con un altro meno dannoso o valutato in termini positivi. Prodotti del commercio equo e solidale, detersivi biologici, acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico sono solo alcuni degli esempi di “spostamenti” possibili, che non necessariamente limiteranno i consumi. Altri tipi di spostamento, invece, possono effettivamente ridurre le spese: uso della bicicletta al posto dell’auto, limitazione del consumo di frutta e verdura fuori stagione, autoproduzione, baratto.. C’è spazio per la fantasia!
Le famiglie si tengono in contatto tra loro anche attraverso la segreteria nazionale, a cui ognuno può inviare mensilmente il proprio bilancio.
Sarebbe bello formare un gruppetto locale genovese.
Chi vuol provare?