No OGM
Con molta sorpresa e delusione , leggo di questa prima parte di ricerca sugli ogm , che non meritava nemmeno considerazione da parte di reti glocali , ma visto che ne sono toccata in prima persona essendo una piccola produttrice di biologico , si spiega il mio intervento , a nulla sono valsi i miei articoli sulla biodiversita’ sui semi autoctoni sugli ogm , a nulla valgono gli articoli sui prodotti locali l’ogm non ha nulla di locale , i prodotti tipici di ogni regione non possono piu’ chiamarsi cosi’ , invece di fare una ricerca a favore degli ogm perche’ non ne viene pubblicata una ricerca con tutti gli studi scientifici che provano la nocivita’ di queste sementi ? e proprio di questi giorni la notizia del perche’ non sono ancora partiti in Italia perche’ la Monsanto ha dovuto pubblicare un suo studio che ha comprovato danni al fegato e reni agli animali nutriti con il loro mais ogm , bisogna fare corretta informazione e non in senso unico , cosa serve a scrivere articoli sull’ecologia , sull’inquinamento , quando per prima cosa si inquina la cosa piu’ importante il nostro cibo.
Dopo aver parlato molto di signoraggio bancario , publicizzare una banca vuol significare non essere coerenti questo e’ il secondo esempio.
Ciao a tutti
febbraio 2nd, 2010 alle 22:25
Giovanna, ogni segnalazione, articolo, approfondimento che non è inserito nelle pagine del blog ufficiale del progetto Reti Glocali (http://retiglocali.it/blog) appartiene alla sensibilità dei singoli autori che spesso pubblicano in piena autonomia, come per esempio tu stessa
Non pensi che potremmo essere “tacciati” di censura se oscurassimo tutti i post che consideriamo NON coerenti con la linea del progetto? E ancora, se così facessimo, il rischio non sarebbe quello magari di perdere persone che la pensano diversamente da noi su alcuni punti, ma con cui si potrebbe costruire qualcosa insieme su argomenti comuni?
Pubblicare, notizie, informazioni, opinioni è prima di tutto un pretesto per condividere queste cose con altri e poi è anche un modo per creare reti di relazioni per provare a costruire un percorso comune (http://retiglocali.it/?p=1683)
Questo per dire che quando si “sottrae” tempo al quotidiano (e tutti noi sappiamo quanto oggi sia difficile) per dedicarlo ad un progetto che si regge con le nostre sole forze e che parla ad una platea così ampia come quella del web ci si “espone” nel bene e nel male
Sono sicuro che se ci mettessimo a cercare meglio troveremo ancora altre sbavature ed incoerenze su questo spazio web oltre a quelle da te citate, ma mentre ti leggevo mi sono chiesto quale potrebbe essere l’alternativa:
Stare seduti sul divano a guardare il Reality di turno ed aspettare che le cose accadano? Andare a cercare le contraddizioni di altri, magari della parte politica avversa per avere qualcosa su cui discutere senza troppo sforzo?
Io vorrei che Reti Glocali fosse un collettore di persone prima che di buone pratiche e se poi tutto il lavoro fatto non basterà… almeno io c’ho provato
E se tutti nel nostro piccolo ci provassimo (oggi che se ne dica non succede) cosa accadrebbe ?
p.s.: Ci sarai l’11 febbraio alla tavola rotonda? Potrebbe essere una bella occasione per conoscersi e magari … provare a capirsi
febbraio 3rd, 2010 alle 12:32
Forse proprio lo scambio di idee e il rispetto per le opinioni altrui può costituire un dialogo tra udenti anzichè tra sordi.
Conoscere ciò che fa la mano destra, rispetto a ciò che fa la mano sinistra, significa creare una sinergia ed una armonia nei movimenti delle dita.
Quindi bene ha fatto, a mio parere, Enrico a pubblicare la prima parte di ricerca sugli OGM.
E bene hai fatto anche te a protestare, dando voce a chi gli OGM li subisce e sarà costretto a subirli.
Purtroppo la Monsanto è la spina nel fianco ma sono sicuro che le proteste vibrate da parte dei diretti interessati (gli agricoltori insieme ai consumatori) faranno in modo che i politici (purtroppo sono loro che decidono sempre più spesso non tenendo conto delle reali esigenze delle persone) questa volta vorranno evitare una sollevazione popolare.
La pubblicizzazione dell’apertura della sede genovese di Banca Etica mi lascia assolutamente indifferente.
Personalmente non ho mai creduto alla reale natura “alternativa” di tale Banca.
E’ vero che non viene considerata una Banca “armata” ma è altrettanto vero che è sempre una Banca, agisce come una Banca, respira come una Banca e tratta i clienti come una Banca…
Se sei un soggetto sofferente (iscrizione in CRIFF per qualche bolletta non pagata o solo pagata in ritardo – e chi non ne ha al giorno d’oggi?), Banca Etica non ti da credito e non ti permette di aprire conti nemmeno se diventi socio (cosa impensabile), rinviandoti alla solita “finanziaria amica e controllata” che, magicamente anche se con enorme aumento degli interessi, qualche euro riesce a dartelo.
Certamente è vero che finanziare PMI o progetti solidali e culturali è sempre meglio che partecipare ad un azionariato di SPA, ma si tratta solo di diversificare i portafogli e gli investimenti per la clientela, nemmeno poi così mal messa dal punto di vista economico e di reddito.
A qualcuno sta anche bene così.
febbraio 3rd, 2010 alle 14:39
[...] Eventi, iniziative e manifestazioni non organizzate dai blogger ; Sciopero degli immigrati (1 marzo): AIAB aderisce! ; No OGM [...]
febbraio 3rd, 2010 alle 19:21
Andrea,
mi interessa moltissimo il tuo punto di vista su Banca Etica, perchè la prossima settimana dovrei/vorrei andare proprio ad aprire un conto da loro…prima di farlo ho cercato lungamente in internet qualcuno che ne parlasse male, non trovando nulla…tu invece mi sembri informato e critico, puoi dirmi meglio? Premetto, rispetto a quanto scrivi sopra,che non mi aspetto una banca Etica verso di me (lo dici anche tu…è pur sempre una banca!) ma Etica nella scelta dei Progetti da Finanziare…ho scaricato la lista delle realtà a cui sono stati erogati prestiti, l’anno scorso in liguria, e non ho trovato nulla da eccepire…per favore, fammi sentire anche l’altra campana, così potrò scegliere con coscienza!
Grazie se avrai tempo e voglia di rispondermi,
Alice.
febbraio 6th, 2010 alle 20:28
Quello che non viene detto è che il sistema non permette più di pagarsi i debiti..più interessi .sia che li presta Unicredit o banca Etica Se fino agli anni 50 prendere 1 Euro di prestito c’era la possibilità di ricavarne 4. oggi prendere 1 Euro di prestito anche per costruire qualcosa di veramente utile si ha difficoltà a ripagarlo perchè rende meno di uno, questa è pura matematica finanziaria , non esiste oggi in circolazione moneta sufficiente per pagare i debiti contratti per il semplice motivo che non c’è moneta in circolazione per pagare gli interessi.
In questo caso possiamo definire anche il microcredito come un modo di rendere schiavi del sistema anche i più poveri, è come dare droga davanti alle scuole, una volta entrati nella spirale non ne usciranno più.
Sai quanti suicidi ci sono nei paesi poveri per questo motivo ?
La rivoluzione è socio culturale, non aspettarti che la facciano le banche anche se si chiamano etiche o cooperative perchè al riguardo si guardano bene dall’avvisarti.
Non ti chiedi come mai oggi Stati come Spagna , Portogallo, Italia, siano strangolati dal debito.pubblico …….così come migliaia di aziende e di famiglie.
Tutto calcolato ….in questo momento si sta concentrando il controllo politico e finanziario in cerchie sempre più ristrette facendo cadere nella disperazione milioni di persone Ciao e grazie
febbraio 7th, 2010 alle 09:35
@ Alice:
Ti risponderò privatamente per questo argomento.
febbraio 13th, 2010 alle 11:37
[...] poi l’intervento sugli OGM di Giovanna, il bel resoconto di Salvo “sulla domenica fra le stalle” e [...]
marzo 13th, 2010 alle 10:33
Semi di casa
Saper fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali prima degli anni 1950 era ancora pratica comune e diffusa; poi, a partire da quegli anni, i semi di casa sono stati poco a poco e, infine, definitivamente sostituiti da quelli venduti nei consorzi agrari, selezionati dalle ditte sementiere del nord Europa per produrre varietà standardizzate, adatte all’agricoltura industrializzata, più redditizie ma anche più vulnerabili.
Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla riproduzione del proprio cibo e dei propri prodotti è venuto meno nel giro di trent’anni, ché davvero basta il silenzio di una generazione perché la memoria sociale si interrompa e la trama della cultura cominci a sfilacciarsi, e poche cose sono così fragili e continuamente a rischio come la memoria.
Ora, lentamente, il sapere che non ci è stato consegnato lo stiamo ricostruendo e di nuovo impariamo a riprodurre le varietà dell’orto e del campo. E non è così importante che siano proprio quelle tramandate nei nostri luoghi: se lo sono è meglio, ma se non lo sono va bene lo stesso, perché ciò che importa non è fare della tradizione un museo né un’ideologia, ma recuperare quel saper fare e riprendere autonomia e potere sul nostro cibo e i nostri prodotti.
Dunque rimettiamoli i semi delle varietà che abbiamo e che troviamo, anche se sono varietà commerciali, anche se sono ibridate (purché, ovviamente, non sterili). Riseminata per anni con continuità, qualunque varietà per quanto può si adatta a una terra e al suo clima e, poco o tanto, si modifica nella forma e nel comportamento, diventando nel tempo “nativa” di quel luogo.
Anche noi siamo così.
da: IL MANDILLO DEI SEMI
http://www.quarantina.it/mandillodeisemi.htm
marzo 13th, 2010 alle 14:55
Grande Valerio! Hai il raro dono di esprimere con semplicità concetti di vitale importanza. Quella memoria, quella conoscenza di cui parli che é sempre stata l’elemento costituente dell’autonomia delle comunità é stato scalzato dall’illusione della facilità di ottenere ogni cosa senza fatica e senza tempo. La riappropriazione del tempo, dei ritmi e delle autonomie delle comunità, necessariamente passa per la riappropriazione di quelle conoscenze. Sei un poeta!