Lo sterminio della biodiversita’ puo’ essere fermato.

Prima dell’ arrivo delle multinazionali dell ‘ agrochimica , i semi erano patrimonio comune del mondo rurale , oggi con la perdita della biodiversita’ e ‘ divenuto cruciale conservarli , le multinazionali si impadroniscono dei semi selezionati dal lavoro di anni e anni dei contadini per analizzarli e registrarli con un proprio brevetto , ricostruirli in laboratorio , rivenderli a costi elevati obbligando a pagare il diritto d’ autore .
In Italia sono oltre 300 le specie erbacee , arbustive e arboree a rischio d’ estinzione alla fine dell’ ottocento si contavano 8 mila varieta’ di frutta oggi se ne contano circa 2 mila , di questo patrimonio se ne parla molto poco e se non si fara’ nulla spariranno anche queste .
La mia grande passione , mi spinge a voler coltivare e recuperare varieta’ locali e di altre regioni dimenticate e antiche , i miei complimenti e ammirazione vanno all’ agricoltore greco Panagiotis Sainatoudis che per paura di perdere 1.500 varieta’ vegetali le ha distribuite a 30.000 contadini greci che piantandole le hanno salvate dall’ estinzione , Slimane Bekkay agricoltore algerino che ha salvato una piccolissima mela profumatissima , senza lui non esisterebbe piu’ Isabella Dalla Ragione che ha salvato la Pera Ghiacciaiola che disseta di piu’ dell ‘ acqua con la Mela Agostina , Jose’ Esquinas – Alcazar che ha raccolto 400 varieta’ di meloni in Spagna sono stati tutti premiati in Campidoglio.
In Italia e nel mondo esistono molti guardiani del seme o Seed Savers e associazioni , una di queste e la HDRA da tempo impegnata a diffondere tecniche di agricoltura biologica , che inizio’ a cercare e conservare varieta’ destinate alla distruzione , quando nel giugno del 1980 la Comunita’ Europea creo’ il registro comune incorporando in esso tutti i registri nazionali , su pressione delle ditte semenziere i burocrati di Bruxelles arrivarono a far dichiarare 1500 nomi di piante illegali ed eliminarli con i relativi semi dalla lista comune ammessi alla vendita l ‘associazione menzionata sopra con annessa banca la HSL ( Heritage Seed Library) , per semi di ortaggi da tempo usciti dalla circolazione grazie ai volontari guardiani dei semi che coltivano e moltiplicano i semi HSL e possibile trovarli sul mercato ;
sono oltre 700 le varieta’ offerte dal catalogo. Il pomodoro Re Umberto che per un centinaio di anni circa e ‘ stato coltivato in Italia , la cipolla di Chioggia , la cicoria Barba di Capuccino, il Cavolo verza Padovano , esistono ancora ? ( chi ne fosse in possesso per favore contattarmi ) 47 erano le varieta’ di cavolfiori ne rimangono 31 iscritte il Toscano S. Giuseppe , il Romanesco Gennarese , queste non le mangeremo piu’ .
Cinquanta le varieta’ di fagioli cancellati dall ‘ elenco nazionale il Verdone , il Montedoro , il Ciliegino Nano di Trieste , il Bobis d ‘ Albenga , questi non ci sono piu’ , e ancora 323 erano le varieta’ di pomodoro prodotti in Italia oggi 83 non sono ibride .
Il Decreto del 18 Aprile 2008 sulle disposizioni applicative per la commercializzazione di sementi di varieta’ da conservazione verra’ modificato , perche’ entra in contraddizione con la normativa nazionale , ci tornero’ sopra con un nuovo approfondimento a breve .
Link da consultare :
http://faolex.fao.org/docs/pdf/ita19857.pdf
http://www.ense.it/leggiEdisposizioni/decreto18aprile2008.pdf
http://www.civiltacontadina.it/
http://www.gardenorganic.org.uk/
agosto 13th, 2009 alle 16:18
Tra le varietà di frumento a rischio di estinzione, segnalo:
cultivar “Rossello”, semente autoctona precedentemente coltivata nella piana di Catania e nell’ agrigentino.
Varietà di frumento a spiga alta, resistente alle alte temperature estive ed alla carenza di acqua.
La spiga è a stelo alto, molto esile e soffre il vento eccessivo.
Il chicco è di colore bruno (da cui il nome della varietà) e produce farina da panificazione (grano duro).
Recentemente reimpiegato dall’Università di Catania per alcuni stages di sperimentazione.
Segnalo, inoltre, un albero selvatico che è anche esso in via di estinzione: il praino.
Albero a tronco basso, corteccia frastagliata e nodosa, con ramificazioni spinose e foglie piccole e lucide.
Produce un frutto cilindrico , dalle dimensioni di circa 3 cm. di diametro.
I frutti, una volta lasciati maturare nella paglia, risultano particolarmente succosi e dal gusto acidulo-dolciastro.
La pianta, fino a 80/100 anni fa, veniva utilizzata come innesto franco per pesche, pere, mele e mandorle.
Oggi esistono solo alcuni esemplari in anfratti quasi irraggiungibili da mezzi meccanici (cave, canaloni, terreni abbandonati)
agosto 13th, 2009 alle 17:46
Questa idea di Giovanna di ricercare i semi autoctoni mi appassiona, mi è stato regalato giorni fa un melone locale e ho già messo da parte i semi, farò ricerche più approffondite, oggi un agricoltore mi ha indicato un vecchio contadino che dovrebbe avere semi di basilico antico e originario della nostra terra.
A quanto pare il basilico Ligure che acquistiamo non deriva più da quella semenza. Credo che questa sia un’ottima iniziativa da portare avanti con il contributo di tutti e costruire una banca dati di prodotti e sementi.
E quale migliore punto di riferimento e di raccolta nella Piccola fattoria di Giovanna che per scrivere questo articolo ha chiamato il Ministero, la Regione liguria, la regione Piemonte , e una serie di Seed Savers.
La cucina e le ricette di Salvo, e la riscoperta di frutta e verdura autoctona di Giovanna per una cucina tutta Ligure…
agosto 14th, 2009 alle 02:15
il basilico ligure è quello piccolo, penso di averne comperato una piantina ad aromatica che poi ha filiato naturalmente negli altri vasetti…
per il resto sto accumulando tutti i noccioli delle pesche delle prughe e delle albicocche, un po per mangiarle (ermelline, anticancerogene) un po per piantarle un giorno
dove non so
Poi fateci caso ma sulla costa ligure stanno stroncando tutte le palme e i pini domestici…
agosto 14th, 2009 alle 23:01
Io il pomodoro Re Umberto l’ho coltivato e distribuito i semi ad amici che lo chiedevano, non lo coltivo più perchè soggetto al marciume apicale, almeno nel mio terreno un po’ siccitoso.
Comunque coltivo solo varietà tradizionali, non solo italiane perchè scambio semi anche con amici di lingua francese.
Molte varietà antiche italiane ad esempio si possono trovare dalla canadese Solana Seed, io vi ho acquistato solanacee semitropicali come S.quitoense (naranijlla), tamarillo, tomatillo.
@Nicoletta: non serve a molto conservare i noccioli dei frutti, se non per scopi culinari, non danno la varietà da cui derivano ma andranno poi innestati. Solo le albicocche, essendo autofertili possono dare varietà “simili” alla pianta madre. Io sono un “seminatore folle” e qualche volta ci azzecco, altrimenti innesto
agosto 16th, 2009 alle 00:21
mi piacerebbe imparare, dove stai?
agosto 18th, 2009 alle 11:18
Sono arrivato a questo blog via “amici dell’orto”. Lo trovo molto bello e ricco di utili informazioni. Vorrei agiungere che queste semneti brevettate dalle multinazionali, oltre ad essere ibridate forzatamente in laboratorio, sono anche geneticamente modificate(?) affinchè possano svilupparsi SOLO attraverso l’uso massiccio di concimi chimici e quindi di pesticidi. Come vedete questi produttori di morte chiudono il cerchio del loro business criminale. Sementi modificate——>concime chimico——–>pesticidi. Una vera e propria trappola mortale!
ps Giovanna: ci inviti a venirti a trovare, ma non indichi l’ubicazione. Nel sito non ho trovato l’indirizzo della tua fattoria….
agosto 18th, 2009 alle 15:40
Io sono a Sanremo in Via Strada Mul. San Romolo n. 95
Tel . 0184 531192
ottobre 14th, 2009 alle 09:45
Complimenti per il vostro quotidiano impegno nella difesa e valorizzazione della biodiversità.
Noi stiamo sperimentando l’adattabilità di alcune varietà, autoctone del bellunese e non, su un orto a 600 metri di altitudine. In questo periodo stiamo cercando delle varietà “cerealicole” (frumento, avena, segale, grano saraceno) da poter sperimentare e coltivare. Il problema maggiore che abbiamo riscontrato è trovare aziende sementiere che ti offrono varietà non ibridate, biologiche e antiche e a piccole quantità, e soprattutto di graminacee. Infatti è più semplice trovare in commercio sementi di varietà orticole. Vi chiedo pertanto un vostro piccolo contributo, con qualche suggerimento e dritta, dove possiamo trovare questi tipi di sementi. Grazie
ottobre 17th, 2009 alle 21:25
Esistono ancora varieta’ autoctone di cereali , mi servono alcuni giorni per contattare seed savers per sapere le varieta’ disponibili dei cereali , vi faro’ sapere teniamoci in contatto , Giovanna
ottobre 26th, 2009 alle 22:18
Ciao Giovanna, ciao Enrico
spero che la ricerca delle graminacee “locali” abbia avuto buon esito, comunque qui da me si trovano molte varietà di grano “antico”. Ad esempio, questi:
http://www.biolandweb.it/cereali.html
Ma non sono i soli reperibili…
ottobre 29th, 2009 alle 10:48
Ciao Angelo
Ti ringrazio per il tuo interessamento , e penso che Enrico si mettera’ in contatto con te .
Ciao Giovanna
ottobre 29th, 2009 alle 16:05
Grazie Angelo per l’indicazione. Ma quei cereali resisterrebbero a un clima più rigido delle montagne bellunesi (650 m slm)?
ottobre 29th, 2009 alle 16:19
Angelo, ti posso chiedere un contatto, anche mail (posso usare quella che c’è nel sito che mi hai segnalato)?
ottobre 31st, 2009 alle 23:01
Ciao Enrico,
ti ho contattato al tuo orto alpino.