Lo sterminio della biodiversita’ puo’ essere fermato.

Pubblicato da quarzorosa74 in Semi e piante autoctone

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Prima dell’ arrivo delle  multinazionali dell ‘ agrochimica  , i  semi  erano patrimonio  comune   del  mondo rurale ,  oggi  con  la perdita della biodiversita’ e ‘ divenuto  cruciale  conservarli ,  le   multinazionali   si impadroniscono  dei  semi  selezionati  dal  lavoro di anni e anni  dei contadini  per analizzarli  e registrarli  con  un  proprio brevetto ,  ricostruirli in  laboratorio ,  rivenderli   a  costi   elevati   obbligando  a  pagare  il   diritto     d’ autore .

In  Italia  sono oltre 300  le specie  erbacee ,  arbustive  e  arboree  a rischio  d’ estinzione  alla fine dell’ ottocento si  contavano 8 mila varieta’  di  frutta oggi  se  ne  contano  circa 2 mila  , di  questo patrimonio  se ne  parla  molto poco  e  se  non si  fara’ nulla  spariranno  anche  queste .

La mia grande  passione  , mi   spinge  a voler  coltivare  e  recuperare  varieta’  locali  e  di altre  regioni  dimenticate  e antiche  ,   i  miei complimenti  e  ammirazione  vanno  all’  agricoltore  greco  Panagiotis Sainatoudis  che per  paura di perdere  1.500  varieta’  vegetali le  ha distribuite  a 30.000  contadini  greci che  piantandole le  hanno  salvate  dall’  estinzione  ,  Slimane  Bekkay  agricoltore  algerino che  ha salvato  una piccolissima  mela  profumatissima ,  senza  lui  non  esisterebbe   piu’   Isabella  Dalla  Ragione  che ha  salvato la  Pera  Ghiacciaiola che  disseta di piu’   dell ‘ acqua  con  la  Mela  Agostina   , Jose’  Esquinas – Alcazar  che  ha raccolto  400  varieta’  di  meloni in  Spagna  sono stati  tutti  premiati   in  Campidoglio.

In  Italia e  nel mondo  esistono  molti  guardiani del  seme o Seed  Savers  e associazioni ,  una di queste  e la HDRA da tempo impegnata  a  diffondere tecniche di agricoltura biologica ,  che  inizio’ a  cercare  e  conservare  varieta’  destinate  alla  distruzione , quando  nel giugno del  1980  la  Comunita’  Europea  creo’  il  registro  comune  incorporando in esso tutti  i registri  nazionali   ,  su  pressione delle ditte  semenziere  i  burocrati  di Bruxelles   arrivarono a  far dichiarare 1500  nomi di piante  illegali  ed eliminarli  con i relativi  semi  dalla lista  comune  ammessi  alla  vendita           l ‘associazione  menzionata sopra  con  annessa banca la   HSL ( Heritage  Seed Library)   , per  semi di ortaggi  da tempo usciti  dalla circolazione  grazie  ai  volontari  guardiani  dei  semi che  coltivano e   moltiplicano  i  semi  HSL  e  possibile trovarli  sul mercato ;  custodi di semi sono  oltre 700 le varieta’ offerte  dal  catalogo.    Il  pomodoro  Re Umberto  che  per un  centinaio di anni circa e ‘ stato coltivato in  Italia ,  la  cipolla  di Chioggia , la  cicoria   Barba di  Capuccino,  il   Cavolo verza  Padovano ,  esistono ancora ?   ( chi ne fosse  in possesso   per  favore contattarmi )  47  erano  le  varieta’  di  cavolfiori  ne rimangono  31  iscritte  il  Toscano  S. Giuseppe ,  il Romanesco  Gennarese ,  queste  non le mangeremo piu’ .

Cinquanta  le varieta’ di fagioli cancellati  dall ‘  elenco nazionale il Verdone ,  il Montedoro , il Ciliegino Nano di Trieste ,  il Bobis d ‘ Albenga , questi non ci sono piu’ ,  e  ancora  323  erano le varieta’  di pomodoro prodotti in Italia   oggi  83  non  sono  ibride .

Il Decreto del 18 Aprile 2008  sulle disposizioni applicative per la commercializzazione di sementi di varieta’ da conservazione verra’ modificato ,  perche’  entra in contraddizione con la normativa nazionale ,  ci tornero’  sopra con  un nuovo  approfondimento  a breve .

Link da consultare :

http://faolex.fao.org/docs/pdf/ita19857.pdf

http://www.ense.it/leggiEdisposizioni/decreto18aprile2008.pdf

http://www.civiltacontadina.it/

http://www.gardenorganic.org.uk/



14 Risposte to “Lo sterminio della biodiversita’ puo’ essere fermato.”

  1. Salvo Schiavone ha scritto:

    Tra le varietà di frumento a rischio di estinzione, segnalo:
    cultivar “Rossello”, semente autoctona precedentemente coltivata nella piana di Catania e nell’ agrigentino.
    Varietà di frumento a spiga alta, resistente alle alte temperature estive ed alla carenza di acqua.
    La spiga è a stelo alto, molto esile e soffre il vento eccessivo.
    Il chicco è di colore bruno (da cui il nome della varietà) e produce farina da panificazione (grano duro).
    Recentemente reimpiegato dall’Università di Catania per alcuni stages di sperimentazione.

    Segnalo, inoltre, un albero selvatico che è anche esso in via di estinzione: il praino.
    Albero a tronco basso, corteccia frastagliata e nodosa, con ramificazioni spinose e foglie piccole e lucide.
    Produce un frutto cilindrico , dalle dimensioni di circa 3 cm. di diametro.
    I frutti, una volta lasciati maturare nella paglia, risultano particolarmente succosi e dal gusto acidulo-dolciastro.
    La pianta, fino a 80/100 anni fa, veniva utilizzata come innesto franco per pesche, pere, mele e mandorle.
    Oggi esistono solo alcuni esemplari in anfratti quasi irraggiungibili da mezzi meccanici (cave, canaloni, terreni abbandonati)

  2. Augusto Anselmo ha scritto:

    Questa idea di Giovanna di ricercare i semi autoctoni mi appassiona, mi è stato regalato giorni fa un melone locale e ho già messo da parte i semi, farò ricerche più approffondite, oggi un agricoltore mi ha indicato un vecchio contadino che dovrebbe avere semi di basilico antico e originario della nostra terra.
    A quanto pare il basilico Ligure che acquistiamo non deriva più da quella semenza. Credo che questa sia un’ottima iniziativa da portare avanti con il contributo di tutti e costruire una banca dati di prodotti e sementi.
    E quale migliore punto di riferimento e di raccolta nella Piccola fattoria di Giovanna che per scrivere questo articolo ha chiamato il Ministero, la Regione liguria, la regione Piemonte , e una serie di Seed Savers.
    La cucina e le ricette di Salvo, e la riscoperta di frutta e verdura autoctona di Giovanna per una cucina tutta Ligure…

  3. nicoletta forcheri ha scritto:

    il basilico ligure è quello piccolo, penso di averne comperato una piantina ad aromatica che poi ha filiato naturalmente negli altri vasetti…
    per il resto sto accumulando tutti i noccioli delle pesche delle prughe e delle albicocche, un po per mangiarle (ermelline, anticancerogene) un po per piantarle un giorno
    dove non so

    Poi fateci caso ma sulla costa ligure stanno stroncando tutte le palme e i pini domestici…

  4. Paolo ha scritto:

    Io il pomodoro Re Umberto l’ho coltivato e distribuito i semi ad amici che lo chiedevano, non lo coltivo più perchè soggetto al marciume apicale, almeno nel mio terreno un po’ siccitoso.

    Comunque coltivo solo varietà tradizionali, non solo italiane perchè scambio semi anche con amici di lingua francese.

    Molte varietà antiche italiane ad esempio si possono trovare dalla canadese Solana Seed, io vi ho acquistato solanacee semitropicali come S.quitoense (naranijlla), tamarillo, tomatillo.

    @Nicoletta: non serve a molto conservare i noccioli dei frutti, se non per scopi culinari, non danno la varietà da cui derivano ma andranno poi innestati. Solo le albicocche, essendo autofertili possono dare varietà “simili” alla pianta madre. Io sono un “seminatore folle” e qualche volta ci azzecco, altrimenti innesto ;)

  5. nicoletta forcheri ha scritto:

    mi piacerebbe imparare, dove stai?

  6. Marco ha scritto:

    Sono arrivato a questo blog via “amici dell’orto”. Lo trovo molto bello e ricco di utili informazioni. Vorrei agiungere che queste semneti brevettate dalle multinazionali, oltre ad essere ibridate forzatamente in laboratorio, sono anche geneticamente modificate(?) affinchè possano svilupparsi SOLO attraverso l’uso massiccio di concimi chimici e quindi di pesticidi. Come vedete questi produttori di morte chiudono il cerchio del loro business criminale. Sementi modificate——>concime chimico——–>pesticidi. Una vera e propria trappola mortale!
    ps Giovanna: ci inviti a venirti a trovare, ma non indichi l’ubicazione. Nel sito non ho trovato l’indirizzo della tua fattoria….

  7. Giovanna D\'Amico ha scritto:

    Io sono a Sanremo in Via Strada Mul. San Romolo n. 95
    Tel . 0184 531192

  8. enrico ha scritto:

    Complimenti per il vostro quotidiano impegno nella difesa e valorizzazione della biodiversità.
    Noi stiamo sperimentando l’adattabilità di alcune varietà, autoctone del bellunese e non, su un orto a 600 metri di altitudine. In questo periodo stiamo cercando delle varietà “cerealicole” (frumento, avena, segale, grano saraceno) da poter sperimentare e coltivare. Il problema maggiore che abbiamo riscontrato è trovare aziende sementiere che ti offrono varietà non ibridate, biologiche e antiche e a piccole quantità, e soprattutto di graminacee. Infatti è più semplice trovare in commercio sementi di varietà orticole. Vi chiedo pertanto un vostro piccolo contributo, con qualche suggerimento e dritta, dove possiamo trovare questi tipi di sementi. Grazie

  9. Giovanna D\'Amico ha scritto:

    Esistono ancora varieta’ autoctone di cereali , mi servono alcuni giorni per contattare seed savers per sapere le varieta’ disponibili dei cereali , vi faro’ sapere teniamoci in contatto , Giovanna

  10. angelop ha scritto:

    Ciao Giovanna, ciao Enrico
    spero che la ricerca delle graminacee “locali” abbia avuto buon esito, comunque qui da me si trovano molte varietà di grano “antico”. Ad esempio, questi:

    http://www.biolandweb.it/cereali.html

    Ma non sono i soli reperibili…

  11. Giovanna D\'Amico ha scritto:

    Ciao Angelo
    Ti ringrazio per il tuo interessamento , e penso che Enrico si mettera’ in contatto con te .
    Ciao Giovanna

  12. Enrico ha scritto:

    Grazie Angelo per l’indicazione. Ma quei cereali resisterrebbero a un clima più rigido delle montagne bellunesi (650 m slm)?

  13. Enrico ha scritto:

    Angelo, ti posso chiedere un contatto, anche mail (posso usare quella che c’è nel sito che mi hai segnalato)?

  14. angelop ha scritto:

    Ciao Enrico,
    ti ho contattato al tuo orto alpino.

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