N’uovo

gennaio 15th, 2010 by lannina

Immagine 5Sulla scia delle feste e del Natale e dei regali e dei viaggi e delle discussioni su decrescita e affini.

Regalo quasi sempre libri.

Un po’ per pigrizia e un po’ per passione.

Quest’anno ho regalato a mio zio, industriale convinto e sostenitore della bontà del sistema capitalistico, un libro che molti di voi sicuramente conoscono e che considero una sorta di ponte tibetano tra l’economia tradizionale e le teorie di sviluppo autostenibile e decrescita: “Capitalismo naturale”.

Gliene ho regalato una copia usata e sottolineata. Da me. Con dedica: “con l’augurio che ti aiuti a capire quei comportamenti e quelle scelte tanto antieconomiche ed anticarriera che rinfacci a tua nipote e, grazie al cielo, a tante altre persone!”

Non l’ha ancora finito. Sono fiduciosa e penso che l’abbia iniziato.

A parte mio zio, e mio nonno, spesso parlo e poi mi arrabbio e poi per fortuna riparlo con persone che non solo non la pensano e non si comportano come me, ma che pensano che sia nel torto. Disfattista, selvaggia!

L’ultima esperienza di questo tipo l’ho avuta durante un viaggio aereo di quindici ore che mi stava catapultando con tutta la velocità del ventunesimo secolo in un altro continente.

Stavo spiegando in cosa mi fossi laureata (Product Service System Design…spero che fischino le orecchie al magnifico rettore del politecnico!!) e mi arrampicavo sui vetri per cercare degli esempi che potessero essere affascinanti e comprensibili al tempo stesso.

La mia interlocutrice è rimasta rapita dall’idea che si potessero progettare dei servizi e stupita dall’immaterialità della professione.

Quando ormai, sicura di avere una nuova fan, mi sono spinta – evidentemente – oltre, mi ride in faccia.

Non posso cambiare il mondo, dice. Ok, dico, non io sola, ma in tanti prima o poi sì.

Risponde che no, che gli operai lavorano in catene di montaggio che non possono essere smantellate, che ormai è troppo tardi per fargli cambiare lavoro e che, tutto sommato, se le cose girano così già da tempo significa che è giusto.

Uh.

Ho bisogno di esempi, chilate di esempi da sciorinare in queste situazioni.

Esistono. Pubblicizziamoli tutti!

Altrimenti, come fare a spiegare che bisogna passare dall’efficienza produttiva all’ottimizzazione dei beni, delle risorse naturali e del lavoro?

Altrimenti, quando la smetteranno di insegnare al Politecnico che un buon progettista deve saper progettare beni che dopo tot anni avranno bisogno di essere sostituiti per consentire l’ingresso nel mercato di nuove linee, con buona pace degli ecologisti e dei fanatici del riusco, del riciclo e della riparazione compulsiva?!

Forse quest’anno. E’ un anno nuovo. N’uovo. Potrebbe portare con sè questa sorpresa.

Forse smetteremo di essere circondati da S.p.a e vedremo nascere le prime S.p.n. società per natura.

Forse no, ma sicuramente dobbiamo continuare a parlarne e a stuzzicare tutti i conoscenti, i parenti, gli amici e i nemici :)

Forse potremmo iscriverci tutti ad un corso di smarketing

http://www.carta.org/campagne/decrescita/esperienze/19117

Un grande saluto a tutti e una manciata di grinta… e stupitemi con esempi strabilianti per convincere anche i parenti più cinici…

Esisterà un bike park al mondo nato dalla dismissione di una catena di montaggio industriale? Forse. Forse ci lavorano gli stessi operai che prima lì costruivano lettori di musicassette!Forse.

Anna

5 Responses to “N’uovo”

  1. Simona Says:

    Grazie Anna… devo dire che tu sai proprio trasmettere una “manciata di grinta”. Bellissima questa idea dello smarketing!!!
    Io amo leggere e donare libri… la tua idea è così originale e piena di significati che mi ha conquistata :-)
    Mi riconosco in alcune cose che scrivi di te stessa, soprattutto nei “giudizi” altrui. Voglio leggere tanti post così! Mi cambiano la giornata :-)

  2. Reti Glocali – Idee e Progetti Sostenibili in Liguria Says:

    [...] settimana vorrei aprire la pagina del nostro “diario di bordo” prendendo spunto dal post di Anna Venegoni (dal blog E progettando innovar): “Non posso cambiare il mondo, dice. Ok, dico, [...]

  3. Marcello Moresco Says:

    Sono dell’idea che la strada giusta puo’ essere trovata, mettendo in secondo piano la contrapposizione tra industriali/capitalisti/sviluppisti e decrescenti/selvaggi/disfattisti, andando ad evidenziare le contraddizioni del sistema bio-economico attuale e valorizzando le opportunita’ (ce ne sono tante) per trovare soluzioni di “resilienza” per le nostre comunita’ locali. Un bell’esempio pratico e’ rappresentato dall’esperienza delle citta’ di transizione e delle pratiche di permacultura. Se non l’hai ancora visto, ti segnalo il video di Rob Hopkins su TED (ora disponibile con sottotitoli in italiano)
    http://transitionitalia.wordpress.com/2009/11/25/

  4. anna venegoni Says:

    Grazie Marcello, il video è molto interessante e io sono molto d’accordo con Rob… però anche l’idea di Transition Towns e dintorni è troppo “decrescente” per essere accettata così, e ora, da chi ragiona in base ai piani di sviluppo quinquennali.
    Trovo invece molto stimolante l’idea di agire proprio su questi piani, cercando di ragionare insieme a politici e cittadini sulla loro definizione: devono essere “di sviluppo”? oppure “di mantenimento”? o “di ridimensionamento”? Ragionare in questi termini potrebbe portare tutti allo stesso risultato e mettere davvero in secondo piano le storiche contrapposizioni!

  5. anna venegoni Says:

    Grazie Simona, spero anch’io di continuare l’anno in modo grintoso ;)

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