DEStati Imperia

Verso un distretto di economia solidale

Dalla crisi allo sviluppo locale in Liguria segue forum

Approfitto del forum proposto da Enrico  sul tema “Dalla crisi allo sviluppo locale in Liguria: si, ma come?” e lo trasferisco  sul blog dei desta’ti per approfondire  ulteriormente   l‘ argomento.

Enrico -“Vorrei lanciare una discussione invitando quante più persone possibili affinché si possa provare a dare indicazioni e suggerimenti a chi nella nostra regione sta perdendo il posto di lavoro ma che ha la forza e la voglia di ricominciare”.

Enzo – “ Le riforme devono fare un’ulteriore salto di qualità ed estendere il “reddito di cittadinanza” a tutti coloro che semplicemente esistono”.

Enrico – “Quello che m’interesserebbe capire e’ se dal concetto di “sviluppo sostenibile” possano nascere delle idee imprenditoriali sensate per chi oggi perde il lavoro.

Valerio – “Non ce lo faranno mai attuare (il reddito di cittadinanza), finché non ce lo faremo da noi!”

Elisa – “ Per risollevarci dobbiamo pensare alla riconversione dell’economia e questo comporta il pensare a nuove forme di impiego”

Su questo blog in precedenza ho pubblicato “produrre e scambiare valore territoriale” ed oggi “ Verso una nuova era”.Vi inviterei a leggerli in un’ ottica che possa riferirsi al forum proposto da Enrico.

Cercherò di non partire troppo da lontano ma mi risulta difficile non parlare di una grande mente che purtroppo è rimasta inascoltata. Karl Polany, ( Vienna 1886-1964) storico, economista, sociologo, antropologo o forse “soltanto” filosofo non saprei nemmeno come definirlo. Nella sua opera più conosciuta “La grande trasformazione” (1944) egli aveva già posto il problema su quanto era avvenuto durante la rivoluzione industriale e su quanto si sarebbe dovuto fare nell’ immediato dopo-guerra. Polany non è riconducibile ad alcun credo politico e risulta essere notevolmente critico sia verso il liberismo di mercato che verso il marxismo, egli non rigetta il progresso e il libero mercato ma chiarisce in modo evidente come sia necessario un intervento di controllo e correzione di esso perché se improntato  sul laissez- faire  non avrebbe fatto altro che condurre l‘ umanità sull’ orlo del baratro. Egli già nel ‘44 afferma che” il lavoro è soltanto un altro nome per un’ attività umana che si accompagna alla vita stessa la quale a sua volta non è prodotta per essere venduta…….la terra è soltanto un altro nome per la natura che non è prodotta dall‘uomo…..la moneta infine è soltanto un simbolo del potere d’acquisto ” teorizzando che questi tre beni lavoro, terra e moneta non potessero  essere  mercificati pena l ‘ alienazione umana, la disgregazione delle comunità,la distruzione della natura e le aberrazioni di una economia basata sul debito.

Antropologicamente  ci fa notare come in tutte le civiltà antiche e nelle culture primitive non ci siano mai state persone escluse dai minimi beni per la sussistenza tranne in conseguenza a gravi carestie o guerre e come non è affatto vero che in tali contesti i comportamenti umani siano sempre stati improntati da una motivazione economica e come non é vero che la “mano invisibile” di Adam Smith possa portare benessere per tutti in un sistema di libero mercato. Polany ci parla anche del reddito di cittadinanza che era già applicato in Inghilterra nel diciottesimo secolo e anche delle storture da esso provocato all’ economia perché non sempre determina l‘ idilliaca situazione prospettata da Enzo, e di come si sia sempre ispirato a Robert Owen (Newtown 1771-1858 per individuare nella organizzazione cooperativa e no profit il futuro dell’ economia e del progresso umano. La scienza, il progresso, l ‘ industria, il mercato, tutti organizzati in modo equilibrato e controllato dai governi, non i governi controllati  dal mercato !   Ancora una citazione tratta da la “Grande Trasformazione” che riguarda proprio lo sviluppo locale “ Il coltivatore si impegna a miglioramenti di un determinato luogo,senza tali miglioramenti la vita umana deve rimanere elementare e poco diversa da quella degli animali. E che ruolo importante hanno svolto questi adattamenti nella storia dell’ uomo! ……. tutti miglioramenti permanenti  e non trasportabili che legano una comunità alla località nella quale essa si trova.” Ed io vorrei  aggiungere “e che donano dignità a questa comunità e la rendono degna di essere vissuta e visitata”.

Purtroppo dal ’44 ad oggi la storia  ha preso la svolta che tutti conosciamo ed è qui che subentra il manifesto “ Verso una nuova era” per l ‘ obbligo morale di attivarci per cercare di rimediare ai danni fatti, per non permettere più che sia il mercato a decidere per noi, per riappropriarci dei nostri diritti e di quelli che verranno dopo di noi, per attivarci a rappresentare   queste istanze nei governi dei territori.

Un’ ultima cosa,rispetto ai disoccupati, cerco di restare ottimista, nonostante continui a  cozzare contro un muro di gomma, non è questa la sede per spiegare come io possa trovarmi in questa situazione, ma per sommi capi posso dire che sto scontando troppi cambiamenti fatti simultaneamente : è da un anno che mi trovo  in Liguria, lontano da dove sono nato e  vissuto, è da allora che mi sono separato e allontanato dal mio precedente lavoro di cui mi occupavo solo più part time, è da molto tempo che ho intrapreso un percorso di crescita per poter operare in un’ ottica di sviluppo, o meglio, di ricostruzione delle comunità locali e tutto questo per libera scelta e proprio per poter affermare la mia dignità di uomo. Dignità che vedo frustrata, da tempo oramai, perché nonostante moltissimi tentativi e nonostante le mie competenze non riesco a trovare una collocazione nel mondo, sbatto quotidianamente contro becera burocrazia, scarsa attenzione e non curanza. Vedo in pericolo la mia stessa sussistenza perché in qualità di libero professionista ed ex lavoratore autonomo, nonostante sia sempre stato ligio nel dichiarare i miei redditi e, per questo, abbia versato cifre più che congrue nelle casse dello stato, non godo di alcuna tutela.

Ieri a fare la coda, prima al centro per l’ impiego di Imperia e poi presso le agenzie interinali, insieme a giovani, persone della mia età, comunitari ed extra comunitari c’ ero anch’io nella speranza quotidiana e sino ad oggi vana di trovare un lavoro (qualsiasi), un reddito, un posto nel mondo. È per questo che stiamo lavorando al progetto del DES e non solo, per evitare che questi fatti continuino ad accadere tra l‘ indifferenza di tutti  con la speranza che non capiti mai proprio a loro.

5 Commenti »

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5 Risposte a “Dalla crisi allo sviluppo locale in Liguria segue forum”

  1. 1

    Enrico Alletto dice:

    Danilo… bellissimo post, scritto di testa, di cuore, di pancia … hai colto nel segno

    p.s.: mi andrò a rileggere gli articoli da te segnalati :-)

  2. 2

    Enzo Cirone dice:

    Grazie Danilo per la profondità e la semplicità con cui riesci ad esprimere lucidamente proposte a partire dalla diretta conoscenza di ciò che significa sperimentare la difficoltà di non avere un reddito ed una collocazione all’altezza della nostra dignità. Molti di noi continuano ad avere un reddito che percepiscono comunque come insufficiente per caratterizzare come dignitosa la propria vita. Forse molti di noi potrebbero trovarsi a breve nella condizione che tu sperimenti essere reale. Sento tutta l’iniquità di un sistema che prevede e sancisce questa precarietà che non è casuale ma programmata. Oggi io ho un reddito e tu no, ma, se sai vedere le regole del gioco, è irrilevante! Potrei essere io domani al tuo posto e tu al mio! Non ha senso un sistema che metta il privilegio nelle mie tasche e l’inedia nelle tasche altrui. Le soluzioni dei problemi inerenti al reddito, al lavoro, ad una occupazione che consenta alla nostra dignità di essere espressa, sono e devono essere di tutti, nessuno escluso. Oggi tutto viene lasciato all’iniziativa individuale, che certamente deve essere presente, ma che non può essere sufficiente, perché ciascuno di noi, indipendentemente da ciò che percepisce, fa parte di un organismo sociale, comunitario, è per questo che non sento differenza tra te che per il momento non hai un reddito, gli immigrati che violentati nelle loro terre d’origine vengono proiettati in luoghi dove le violenze sono uguali e diverse, e coloro che, per il momento si illudono di conservare un reddito.
    Il sistema che produce questa miseria, come anche Polany individua lucidamente, è il sistema del debito. E’ questo sistema che sta attraversando il punto (ampiamente previsto) di discesa e di raccolta delle risorse, infatti si sta semplicemente realizzando ciò che strutturalmente deve succedere, la fine di un ciclo, con un meccanismo ormai consolidato da secoli di ulteriori perfezionamenti: le risorse non vengono mai distrutte, passano solo di mano e si concentrano in poche mani. Allora le comunità deflagrano si perde il lavoro, i redditi passano di mano, avvengono disordini sociali.
    Questo è solo il momento della raccolta per il sistema bancario ed i grandi organismi di controllo internazionale (F.M.I., Banca Mondiale, W.T.O.) con le multinazionali affiliate.
    Ecco perché è necessario darsi da fare nella costruzione, su nuove fondamenta, dell’economia locale devastata dalla globalizzazione, e nel processo di costruzione è necessario il contributo di tutti. Non mi stupisco che competenze come le tue non trovino collocazione in ambiti istituzionali, sai bene che, chi sceglie di alimentare la propria vita con nuovi significati e perseguire nuovi obiettivi, incontra ostilità o indifferenza, perché le classi dirigenti sono prevalentemente corrotte o, nella migliore delle ipotesi, miopi.
    Non mi sento, né voglio, passare per il cantore di una vita idilliaca, so bene, come chiunque si misuri con le cose, quanto sia difficile costruire alternative.
    E’ che non vedo proprio alternative: o vediamo che un’alternativa possiamo solo costruirla noi o, se aspettiamo che altri la confezionino per noi, il gioco ricomincia uguale e diverso!
    La costruzione di un edificio nuovo costa sempre molta fatica, ma quanto entusiasmo è possibile mobilitare per la creazione di una casa che è comune, che vuol dire “nostra”, “condivisa”!
    Abbiamo bisogno della tua esperienza e del tuo contributo e, sicuro di interpretare il sentimento di tutti coloro che transitano da questo SN, ti invitiamo a NON MOLLARE.

  3. 3

    danilo castagnetti dice:

    Grazie Enzo….. certo che non mollo. Mi trovo d’accordo con tutto quanto hai detto, ma vorrei fare ancora alcune precisazioni, non voglio nemmeno menzionare i limiti di uno sviluppo incondizionato nè le enormi responsabilità delle generazioni degli ultimi 400/500 anni di noi occidentali nei confronti del Sud del Mondo e delle generazioni future, le conosciamo tutti, resta il fatto che in un mondo fatto di consumi molta ricchezza concentrata in mano di pochi non può permettere la sopravvivenza del sistema che non potrà che implodere. Personalmente non penso nemmeno lontanamente che si possa rivoluzionare tutto immediatamente ritengo però che moltissime storture vadano corrette da subito e che sia indispensabile affiancare all’ economia corrente un’ altra economia più attenta a persone e ambiente, dedicata a creare una certa autonomia alimentare ed energetica locale non solo perchè sarebbe eticamente corretto ma perchè solo così le comunità potranno salvaguardare il proprio futuro(se non addiritura la propri sopravvivenza). Ancora una cosa sono d’ accordo con te che non c’è differenza tra tutti noi ma fin tanto che hai accesso ad un reddito minimo puoi almeno sopravvivere, senza di esso NON PUOI AVERE ACCESSO AI BENI ESSENZIALI (e parlo di un tetto, pane ed acqua) soprattutto in questo tipo di società, ed è qui che noi viviamo…….

  4. 4

    Valerio Viani dice:

    Enrico ha scritto su “attiviamoci…”:

    Ogni giorno non posso fare a meno di guardarmi intorno ed accorgermi di come la crisi stia disintegrando posti di lavoro e mettendo in discussione l’intero tessuto sociale del paese… ed il Liguria?

    Vorrei lanciare una discussione invitanto quante piu’ persone possibili affinche’ si possa provare a dare indicazioni e suggerimenti a quelle persone che nella nostra regione perdono il posto di lavoro ma che hanno la forza e la voglia di ricominciare
    Quale attivita’ potrebbe “funzionare” nella nostra regione?
    Si potrebbe favorire lo sviluppo locale?
    Esistono indicazioni specifiche da divulgare zona per zona?

    E anche:
    Quello che m’interesserebbe capire e’ se dal concetto di “sviluppo sostenibile” possano nascere delle idee imprenditoriali sensate per chi oggi perde il lavoro, ma “ha ancora qualcosa da dire”

    Per esempio, un piccolo imprenditore (ex disoccupato) che con il suo furgoncino offrisse un servizio che risolve la logistica tra produttori e gasisti non sarebbe un’idea utile e con qualche possibilita’ di successo?

    Potrebbe nascere uno spunto anche per Danilo e per tutti noi…
    C’è Dario, di Imperia, che mi ha chiesto di andare a parlargli per il suo GAS…

  5. 5

    Reti Glocali – Idee e Progetti Sostenibili in Liguria dice:

    [...] alla tutela attiva e consapevole dei beni comuni. Sempre Danilo ha recentemente riportato sul blog la discussione aperta da Enrico sul tema “Dalla crisi allo sviluppo locale in Liguria: si, ma come?”, [...]

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