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Usi Civici e proprietà collettive

seminatore

A seguito delle notizie di probabile dissesto finanziario di molti Comuni Italiani e della svendita che hanno fatto e probabilmente faranno del patrimonio pubblico ci preme segnalare il diritto inaliebabile che le  popolazioni hanno su tale patrimonio.   La conoscenza dei propri diritti è il miglior modo di progettare e ricostruire le comunità locali.

entroterra

Foto territorio a pochi KM dalla costa Imperiese urbanizzata e cementificata, quanti ettari si possono considerare ancora proprietà collettive ?

Segnaliamo  al riguardo:

Il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive dell’Università degli studi di Trento si caratterizza per il rapporto privilegiato con le Comunità dei titolari dei diritti d’uso e con le relative amministrazioni dei patrimoni civici.

Numerosi sono gli enti collettivi che intrattengono regolari rapporti di collaborazione con il Centro studi per offrire agli studenti, ai laureati, ai neolaureati le prime opportunità di ingresso nel mondo degli assetti fondiari collettivi; così come frequenti sono le occasioni di incontro e di formazione realizzate dal Centro studi per favorire l’inserimento di giovani studiosi nel mondo della proprietà collettiva con stage e tirocinii presso gli enti di gestione, nonché gli incontri periodici per la presentazione e la comprensione dei più importanti modelli di gestione degli assetti fondiari collettivi.

Peraltro, se importanti sono i principi di tutela dei diritti e di valorizzazione delle risorse naturali ed antropiche, altrettanto importante è il patrimonio culturale di cui la Comunità è depositaria.

Questo patrimonio mette in evidenza il tratto tipizzante il fenomeno organizzativo della collettività impegnata su una certa terra, riconosciutale dal Commissario agli usi civici come patrimonio antico.

E negli assetti fondiari collettivi la terra continua ad essere oggetto, non già di dominio e sfruttamento, ma di buon governo.

E’, infatti, nelle Comunità che gestiscono la proprietà collettiva vitale per la sussistenza di tutti i vicini e che sono legate ad un proprio territorio che si incontra il primo senso di attenzione al bene comune.

Attraverso la pubblicazione dell’elenco dei Main Cultural Partners, il Centro studi intende porre all’attenzione di tutti le fonti autentiche della filosofia che la proprietà collettiva continua ad evidenziare come radici antiche di una esigenza contemporanea.

”Un doveroso encomio alla Giunta della Regione del Veneto:  per il contenuto innovativo del documento che riconosce agli enti regolieri il diritto/dovere della tutela di un patrimonio intergenerazionale, vincolato dalla legge alla inalienabilità, indivisibilità, non mutamento di destinazione, incommerciabilità; per il riconoscimento alle comunità regoliere dei diritti originari d’uso delle terre di collettivo godimento con tutte le risorse naturali ed antropiche in esse contenute;  per l’adozione di un provvedimento che si costituisce come modello di riferimento per tutta la Pubblica Amministrazione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Consulta_nazionale_della_propriet%C3%A0_collettiva

http://www.usicivici.unitn.it/newsletter/presentazione.html

http://www.regole.it/pdf_art/Org_pratica.pdf

http://regoladicasotto.altervista.org/documenti/regolamento_benintrando.pdf

http://www.regoladicasotto.it/documenti/regolamento_concessione_contributi.pdf

http://www.archiportale.com/Upload/fileblog/3268_01.pdf

http://www.regoladicasotto.it/documenti/proprieta_collettiva_e_ricostituzione_della_regola.pdf

http://demaniocivico.blogspot.com/

8 Commenti »

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8 Risposte a “Usi Civici e proprietà collettive”

  1. 1

    Enrico Alletto dice:

    Ottima segnalazione … non sapevo nemmeno dell’esistenza di queste “proprietà collettive”

    Sarebbe interessante conoscere i riferimenti riguardanti le provincie liguri per dare la possibilità a chi ne abbia l’intenzione di richiederne una (ammesso che da noi ne esistano ancora :-) )

  2. 2

    Augusto Anselmo dice:

    In effetti la “regola” è sconosciuta o disattesa proprio dalle pubbliche amministrazioni, io non so se addirittura in regione Liguria si riuscirebbe ad avere chiarimenti.
    In Veneto: http://www.regolesanvito.it/

    Considerando i Comuni dell’entroterra dovrebbero essere non poche le proprietà collettive.

  3. 3

    Salvo Schiavone dice:

    Mi riporta ai vecchi studi sul Diritto Romano da cui traggo la seguente:

    Res nullius è un’espressione in lingua latina, che significa letteralmente “cosa di nessuno”.
    Con essa si indicano i beni, ossia le cose che possono astrattamente essere oggetto di diritti, che attualmente non si trovino in proprietà di alcuno. L’espressione è in uso nel diritto civile, nell’ambito della teoria dei beni e della proprietà.
    La categoria delle cose di nessuno, mutuata dal diritto romano, è a tutti gli effetti ancora valida nell’ordinamento italiano.
    Essa riguarda esclusivamente i beni mobili, giacché i beni immobili, se non appartengono ai privati, ricadono per volontà di legge nel patrimonio dello Stato.
    Per tale motivo l’art. 923 del codice civile descrive, alla voce “cose suscettibili di occupazione”, le cose mobili che non sono di proprietà di alcuno, ricordando tra esse le c.d. res derelictae (cose abbandonate) e gli animali che formano oggetto di pesca.
    Un esempio di res nullius è, pertanto, la fauna ittica, in quanto essa non appartiene a nessuno, se non dopo essere stata oggetto di occupazione.
    La fauna selvatica, in virtù della l. 968/77, è invece divenuta patrimonio indisponibile dello Stato.
    A fronte di ciò se ne deduce che il principale “usurpatore” delle cd. Res Omnia Populi (le cose che appartengono a tutti, indistintamente: cielo, aria respirabile, mare, acqua di falde acquifere, ecc.) è proprio lo Stato …

  4. 4

    Enrico Alletto dice:

    Quindi queste proprietà collettive non esistono più?

    Anche se dai link di Augusto pare in in alcune zono d’Italia se ne faccia uso

  5. 5

    Enzo Cirone dice:

    Materia davvero interessante, non solo filosoficamente, ma anche, necessariamente, dal punto di vista giuridico-normativo. Pur non conoscendo nulla in materia, penso che sarebbe opportuno, in eventuale assenza di normative che disciplinino l’uso dei beni comuni, la costituzione di un tavolo di riferimento condiviso per la creazione di pratiche di tutela allargata di tali beni, a partire dalla loro definizione giuridica. Mi avete messo la pulce nell’orecchio. A presto

  6. 6

    Giovanna D\'Amico dice:

    Anche il cielo e’ una proprieta’ collettiva, ma non e’ cosi’ visto le schifezze che ci fanno respirare e sede di sperimentazione di massa , anche il mare dovrebbe essere di tutti , il clima che ci tocca tutti i e’ posseduto da chi e’ piu’ potente , anche lo spazio attorno alla propria casa , pur essendo proprio viene invaso dalla prepotenza dai gestori di telefonia mobile tramite emissioni elettromagnetiche , non volute , quindi di proprieta’ collettive io non ne vedo anzi e’ tutto il contrario

  7. 7

    Augusto Anselmo dice:

    La risposta di Enzo è pertinente a ciò che retiglocali vorrebbe e dovrebbe fare, approffondimenti anche di natura giudirica su ciò che è dovere e ciò che è diritto.
    Il cittadino se organizzato e ben informato potrebbe essere il vero attore dello sviluppo locale e non delegare chi si propone a farlo a sue veci.

  8. 8

    DELIO STRAZZABOSCHI dice:

    Proprietà Collettiva di Diritto Pubblico di Pesariis (UD)
    A disposizione per ogni richiesta di informazione
    DS
    Segnalo:
    http://www.pesariis.it
    http://www.terrecollettivefvg.it

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