DESTRA E SINISTRA

Pensavo di essere di sinistra perché sono nato e cresciuto in una famiglia di Poveri Cristi, operai, figlio di un Partigiano, educato alla coscienza di classe, agli inevitabili distinguo coi figli della buona borghesia, diciamo pure all’invidia dei “ricchi”. Eravamo in pieno boom economico e la mia famiglia non era rassegnata al suo ruolo “gregario”, e lottava per avere le cose che gli altri già avevano… e ci sono riusciti: macchine, case, elettrodomestici… a fronte di sacrifici incommensurabili e a scapito di una vita serena e tranquilla. Volevano soprattutto che io non facessi la vita grama che facevano loro, che studiassi e che diventassi “qualcuno”.
Leggendo molto e guardandomi attorno, a dodici anni realizzo che non esiste un Dio, e che le religioni se le sono inventate gli uomini per un loro bisogno intrinseco di avere un padrone e le hanno coltivate i potenti per sottomettere la Gente, per far contenti gli insoddisfatti, per dare speranze ai disperati…
A quattordici anni prendo coscienza del fatto che si può e si deve fare una lotta di classe.
Frequento gruppi “eversivi” e rivoluzionari (1968) e a sedici anni comprendo che “l’Utopia” in pratica non si può realizzare: ci rimango molto male e vado in depressione. Questo stato d’animo mi accompagnerà per tutta la vita.
Non smetto di “lottare”, perché ormai fa parte di me un certo tipo di ideologia, e a diciannove anni arrivo a farmi espellere dalla scuola per i miei principi e la mia insofferenza all’autorità.
E così mi sono trovato a lavorare, crescere, produrre e invecchiare in un mondo che non mi piaceva, con un sogno giovanile infranto, un linguaggio colorito e “proletario”, un lavoro che non mi piaceva e nel quale credevo solo per i suoi effetti immediati (procurarmi di che vivere).
“Pensavo di essere di destra perchè apprezzo l’ordine, il rigore, la precisione, l’intraprendenza, l’inquadratura, la “buona” famiglia, perchè sono un imprenditore….
Credevo di non essere di sinistra perchè odio condividere con chi non si rimbocca le maniche e si dà da fare, perchè non mi piace appiattire i talenti individuali anziché distinguere le persone per le qualità e perchè “quelli di sinistra” hanno spesso offeso la mia voglia di lavorare a scuola, nel lavoro, nella vita…
Poi ho realizzato che certe divisioni di quando ero ragazzo sono ormai superate: 50 anni fa, quando i celerini picchiavano gli operai manifestanti era da poco finita la guerra, il mondo era spaccato in due blocchi e avevamo i bombardieri in volo perenne sulle nostre teste.
L’Italia, per la prima volta “democratica”, si divideva tra ricchi e poveri, padroni e operai…
Quarant’anni fa, quando gli studenti manifestavano invocando Mao e Lenin c’era la guerra fredda, gli americani temevano che i comunisti prendessero il potere in Italia e si adoperavano con cura perché ciò non avvenisse.
Adesso il panorama è cambiato, ma non è meno deprimente di allora, anzi!
La destra e la sinistra vogliono le stesse cose, gli schieramenti politici hanno programmi che si distinguono solo nella forma, ma sono identici nei contenuti.
L’informazione è serva del potere. Pagata dal potere. Viziata spudoratamente dal potere.
La gente è rincretinita da un’informazione addomesticata che parla solo di tempo, di calcio e di gossip.
Il sistema politico è ingabbiato da un sistema di consensi che gli impedisce qualunque decisione importante e ogni politico fa “piccolo cabotaggio” che gli permetta di galleggiare.
Il nostro paese si è venduto tutti i gioielli di famiglia (e siamo più poveri di prima) agli stranieri.
Siamo invasi da milioni di non-italiani che hanno un tasso riproduttivo sette volte maggiore del nostro.
La nostra produzione industriale è praticamente vicina allo zero (le poche cose che produciamo, le facciamo fare ai paesi emergenti e poi le marchiamo in Italia), perché non siamo più capaci a costruire nulla o perché costruire qualcosa costerebbe esageratamente di più in Italia che in Cina.
Siamo oberati da normative, regole, tributi e balzelli europei che favoriscono solo le multinazionali e annichiliscono le piccole aziende.
Pensare alla politica in termini di fascisti e comunisti sarebbe anacronistico e facilone, in un panorama come quello attuale, dove alla lotta di classe si è sostituita la sostenibilità ecologica, dove il capo dei “fucilatori” da anni rinnega ogni vecchia “nostalgia”, dove il capo dei “compagni” tenta la scalata ad una banca e frega sull’affitto di casa, dove clientele e corruzione sono l’unica regola vigente e rispettata da ogni schieramento… Dove allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (che esiste sempre) si è sovrapposto quello più subdolo delle banche sull’uomo!
Allora erano i tempi in cui si doveva ricostruire, c’erano speranze ed illusioni infantili, c’era bisogno di tutto, c’era la fede in una crescita infinita… Oggi vedo solo la certezza della limitatezza di ogni risorsa, la sicurezza che tutto finirà perché non si può credere ad una crescita infinita in un sistema “finito”, e assisto allo “spegnersi” dell’impero occidentale, soffocato dalle sue regole, mafie, corruzioni, dagli agi e dai privilegi…
La seconda guerra mondiale è ormai lontana e il revisionismo è dilagante, in questo paese di opinionisti. Parlare di partigiani e campi di concentramento, di nazismo e di efferate crudeltà (magari portando a testimonianza qualche ultraottantenne sopravissuto) è inefficace.
Trovo buone idee e concetti interessanti, atteggiamenti “rivoluzionari” e voglia di cambiare anche in persone che non hanno mai impugnato una bandiera rossa, ma hanno sviluppato indipendenza di pensiero, criticità concettuale e chiarezza di idee.
Quello che occorre è un movimento che, trasversalmente, trascenda i vecchi schieramenti, si sovrapponga col buon senso ad essi e promuova la sostenibilità in ogni campo della nostra esistenza.
Nel 2030 (ad uno tasso di crescita odierno) gli extracomunitari saranno la maggioranza in Europa.
Noi saremo “vecchi” (in tutti i sensi!), e certamente i governati che loro eleggeranno al posto dei nostri NON saranno migliori, o meno corrotti… Anzi!