L’economista

Domenica…
Stamattina ero nell’orto con la radiolina e le cuffiette e sentivo RAI 3 e Mario Deaglio (1943 editorialista de La Stampa) leggeva le prime pagine dei giornali.
Al mattino siamo più ricettivi (soprattutto se non siamo oppressi dall’ansia di quello che dovremo fare nella giornata) e riposati…
Aggiungete che ero già stimolato da quello che avevo letto prima sui soliti siti che consulto appena alzato…
La voglia di lasciare perdere i cavoli e “buttare giù qualcosa” è stata tanta!
La molla si è caricata quando un ascoltatore ha telefonato per chiedergli perché non viene presa in considerazione l’agricoltura come investimento finanziario, e lui ha risposto che il mattone è ritenuto dagli investitori (leggi banche d’affari) più sicuro rispetto alla terra, anche in tempi incerti come questi.
Ma poi è scattata quando un altro ascoltatore lo ha interrogato sull’assurdità di ricercare una insensata crescita in un mondo che ha dei limiti fisici e che ogni anno esaurisce regolarmente a giugno quello che poteva dare ai suoi abitanti in un anno (il resto lo si preleva da fonti non più rinnovabili, mangiandoci il ramo su cui siamo seduti…) , e lui ha risposto che la crescita è indispensabile, che non si tratterà di costruire ancora per molto strade e case e macchine nei paesi emergenti, ma di costruire servizi… Ha aggiunto anche che senza crescita anche la “redistribuzione dei redditi” non avrebbe senso…Deaglio NON è stupido. L’ho sentito più volte denunciare preoccupato che l’ammontare dei prodotti tossici (finanziari) non lo conosce nessuno, ma va da 10 a 30 volte il PIL del mondo! Perchè ha dato delle risposte così evasive, come ad un bambino che ti chiede informazioni sulla riproduzione (e non si dovrebbe…)?
E’ un vecchio e decorato economista, ancorato ai suoi dogmi e a quello in cui ha creduto tutta la vita, e non gliene faccio una colpa.
Io sono solo un vecchio artigiano, ho qualche anno meno di Deaglio, ma non faccio fatica a capire che portare milioni di persone in crociera o in volo a spasso per il mondo, sperando che TUTTI partecipino a questa manovra energivora con entusiasmo e spendano VOLENTIERI i loro soldi per alimentare “il meccanismo”… MI PARE ASSURDO!
Come assurdo mi sembra immaginare un paese dove sono tutti avvocati che si fanno causa l’un l’altro! O artigiani che si fanno i lavoretti a vicenda, per poi comprare dalla Cina quello che gli serve col guadagno delle loro prestazioni!
Stiamo pestando l’acqua nel mortaio, caro Deaglio!
Sei anche tu, pur scrivendo su un giornale che vorrebbe abbattere Berlusconi, miope, intossicato dai concetti di crescita eterna, mondo infinito, mercato autoregolantesi, fiducioso in un illuminismo che da secoli ha fatto il suo tempo. Ricordi un po’ quelli che costruiscono le case sul Vesuvio, asserendo che tanto è spento!
Da te ci si possono aspettare solo moderate parole di “buon senso”, benpensante e borghese, ma non certo qualche guizzo di fantasia! Eppure è proprio con questa che ci libereremo del letame dei derivati e affini, del signoraggio bancario, del PIL e della schiavitù del danaro a debito.
Se mi rispondi: “dove li prendiamo i soldi?” significa che non hai afferrato nulla del mondo dove hai vissuto fin’ora! (Ma non ci credo! Eri anche tu sul Britannia?).
I soldi sono già nostri!
Copio di seguito alcune righe prelevate da una risposta di Enzo Cirone.
Dobbiamo ormai avere capito che le decisioni non si prendono in parlamento. I politici, tutti, sono solo dei passacarte, le decisioni sono imposte da esclusivi circoli legati al mondo bancario ed alla politica del Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, WTO, CFR, Gruppo Bilderberg. Tutti i politici e tutti i governi si sottomettono, in ogni parte del globo, a questo potente giogo. Si può soltanto essere consapevoli del gioco oppure no! Se manca questa consapevolezza i giochi sono fatti, noi non contiamo nulla. In presenza di consapevolezza della natura del gioco, i giochi sono aperti, perchè possiamo scegliere, non tanto di lottare contro il sistema (non serve a nulla, come dice Pieluigi Paoletti,provare ad andare contro un treno in corsa), ma di costruire un’alternativa indipententemente dalle logiche che il sistema utilizza. ( ALTRO CHE NO B DAY… !)
E’ esattamente quello che stiamo cercando di fare e osservo un’attenzione crescente verso nuove modalità di aggregazione totalmente svincolate dalla morsa dei vecchi paradigmi. Andiamo avanti con fiducia ed entusiasmo! Possiamo farcela!
DOBBIAMO farcela! “Vivacchiare” significherà solo farci spegnere il motore con la batteria scarica: non lo riaccendi più! L’alternativa è disegnata benissimo da alcune parole di Benettazzo:
Ormai dovremmo parlare di una mutazione genetica per il nostro tessuto socioeconomico: il turbocapitalismo ci sta presentando i conti. E siamo appena agli inizi. Chi continua a profetizzare la fine di questa cosidetta “crisi” temo che non abbia veramente ancora compreso che cosa stia accadendo. L’Italia è un paese manifatturiero (per quello che rimane) ed esportatore, questo significa che per esserci veramente ripresa questa deve realizzarsi al di fuori dei nostri confini, consentendo alla nostra economia di seguire a traino. Tra meno di quindici anni saremo catapultati al quindicesimo posto su scala planetaria, non saremo più un paese industrialmenete rilevante, ma uno stato depresso in lento e silenzioso declino. Direi proprio silenzioso perchè di giovani a gridare ce ne saranno sempre meno: sempre tra quindici anni oltre il 40 per cento della popolazione avrà un’eta superiore ai sessant’anni. Da Bel Paese un tempo, presto saremmo denominati come il cimitero degli elefanti. La contrazione della capacità produttiva industriale che si è verificata in questi ultimi mesi ci ha proiettati ai livelli di produttività di oltre quindici anni fa (non penso che si riuscirà mai più a recuperare questi livelli).
Il futuro è piuttosto delineato, chi è vecchio vivrà con quei quattro soldi messi da parte e chi è giovane si troverà a doversi inventare la vita di tutti i giorni, lavorando a missione e a singhiozzo: già tra cinque anni almeno 1/5 se non 1/4 delle aziende italiane si estinguerà o si ritirerà dal mercato, lasciando un profondo vuoto a livello occupazionale.
E ancora Enzo Cirone:
Non mi stancherò mai di ripetere che questo tipo di economia fondata sul debito, costringe i nostri governanti a pagare, in soli interessi sul debito, 80 miliardi di euro per l’anno in corso! Sapete quante finanziarie sono? Come può continuare a sopravvivere un’economia che dissangua se stessa a tutto vantaggio delle banche?
Seplicemente è matematicamente impossibile, infatti quegli interessi vengono sottratti dall’economia reale e non è possibile pagare oltre, pena la morte per asfissia o dissanguamento. I banchieri lo hanno sempre saputo, è il loro mestiere, è la loro funzione.
Enzo Cirone ha sintetizzato benissimo il problema: conosce il signoraggio, il meccanismo della riserva frazionaria e della creazione del denaro dal nulla… Occorrerebbe spiegarlo a Deaglio! (Deaglio lo conosce benissimo anche lui).
Scusate se riporto farina di un sacco migliore del mio…
Conosco i miei limiti: quando trovo qualcosa di condivisibile e scritto bene, è più forte di me!
Avrei dovuto studiare di più, a scuola, ma poi sarei stato ancora di più inquadrato e “militarizzato” per fare quello che vogliono i nostri padroni! Già mi hanno inculcato il principio di lavorare come uno scemo… E ci sono riusciti benissimo.

lunedì 14 dicembre 2009 15:06
E’ vero Valerio, condivido il tuo punto di vista a proposito di Deaglio! Gran brava persona, un vero signore, sempre molto garbato, come conviene agli appartenenti alla buona borghesia torinese. Peccato che di economia non ne acchiappi una! O forse, come tu accenni, volontariamente eserciti una efficace funzione dissimulatoria sull’origine dei problemi economici che sistematicamente riaffiorano. D’altronde se mai gli venisse in mente di scrivere un articolo sulla “Stampa ” dello stesso tenore di quello uscito venerdì scorso sul “Giornale”, credo che verrebbe immediatamente licenziato e forse verrebbe anche querelato per grave oltraggio. Se vuoi conoscere i meccanismi reali del funzionamento dell’economia non puoi ricavarli dagli economisti ufficiali, così come, se vuoi capire come funziona un organismo bilologico non puoi ricavarlo dalla scienza ufficiale. E questo non ha niente a che fare con la teoria del complotto. Entrambi proveniamo da una pluriennale frequentazione di Centrofondi, dove la chiarezza metodologica ed il rigore di Pierluigi Paoletti hanno determinato un salutare capovolgimento nella comprensione dei reali meccanismi di funzionamento dell’emissione monetaria e dei flussi finanziari in rapporto all’economia reale. Fare riferimento a quell’esperienza, vuol dire, comne tu proponi, organizzarsi in prima persona nella costruzione del nuovo. Condivido in pieno la tua posizione! Ci siamo già rimboccati le maniche!
sabato 19 dicembre 2009 18:19
[...] excursus sugli ultimi post parte dai due interventi di Valerio su Decrescita possibile? intitolati L’economista e Il danaro. Doppio intervento anche su MDF Genova: Marcello col Manifesto dell’Altreconomia [...]