“CHIESE”

Il controllo dell’uomo sull’uomo non ha origini moderne: risale alle tribù e ai clan del Pleistocene!
Prima dell’avvento dell’industrializzazione, tale controllo nei paesi (e nei quartieri) era fatto dal prete.
In un paese c’erano poche persone importanti: il sindaco, il maestro, il prete, il maresciallo dei carabinieri, il dottore. Tutti sapevano tutto di tutti: era difficile nascondere qualche movimento alla collettività. Teniamo presente che queste comunità erano state costruite apposta per difendersi dai nemici, dalle calamità, dalla miseria, dalle malattie: INSIEME.
Non era raro che una persona infliggesse pene corporali al figlio adolescente di un’altra persona, per “insegnargli l’educazione”, e tale comportamento veniva pubblicamente approvato da tutti e comportava un aggravio di scapaccioni anche da parte del genitore vero.
La Chiesa, oltre che impartire i soliti Sacramenti di sempre che chiosano la vita dell’uomo, esercitava un’opera di affiancamento morale di non poco conto sulla vita di tutti. Se un padre avesse deciso di non far battezzare il proprio figlio sarebbe stato messo all’indice da tutto il paese. Impensabile poi sarebbe stato andare a convivere per una coppia, senza il vincolo del matrimonio, almeno fino a 40 anni fa.
Con la mia testa, con le mie letture, con le mie conoscenze, circa nello stesso periodo, ho fatto le mie scelte. Ho avuto vita facile, devo dire, rispetto ai miei predecessori, perché c’era il ’68, perché non stavo proprio in un paese, perché mio padre era un ex partigiano che odiava i preti… Insomma: ho deciso appena adolescente di dichiarare guerra al conformismo bigotto, ai luoghi comuni, ai credo gratuiti, ai rituali, al clero, alla Chiesa e ad ogni forma di inquadramento entro schemi preordinati.
Detta così, oggi, sembra facile (anche se oggi abbiamo ben altri rituali e ben più perversi da estirpare dalle nostre vite), ma era dura: avevi contro i genitori, i parenti, i bempensanti… e avevi con te solo qualche amico balordo.
Il sogno di noi giovani era vivere in un mondo dove nessuno si faceva i fatti tuoi, dove potevi vestirti e pettinarti e pitturarti come ti pareva e tutti ti lasciavano in pace, dove potevi portarti in casa chi ti pareva e non c’era un vicino che ti spiava dietro le imposte per poi sputtanarti in tutto il paese.
La vita è passata, noi giovani siamo diventati vecchi, i vecchi rompiscatole sono morti, le problematiche dell’esistenza (principalmente la sussistenza economica) hanno impugnato le regole della nostra vita, prendendo il posto dei principi ferrei dell’adolescenza, i nostri paesi più piccoli non hanno più il prete, il maresciallo, il sindaco, la posta, il dottore… non hanno più niente.
Nelle nostre città, adesso, è molto raro salutare qualcuno per strada: non conosci più nessuno (e se riconosci qualcuno, ti accorgi che anche lui ti ha riconosciuto, ma schiva il tuo sguardo, per non salutarti, tanto a cosa serve?).
Non parliamo dei quartieri delle megalopoli (così ben descritti nei telefilm americani di quart’ordine ), dove l’anonimato è ricercato per nascondere spesso attività illecite.
Insomma: non sono mai stato un sostenitore ad oltranza delle mie ragioni per tutta l’eternità (anzi penso che uno che non cambia idee per tutta la vita abbia dei problemi), ma ripensando a tutte le lotte, le rabbie, gli scontri sostenuti, le energie spese allora per ribadire il mio diritto a fare quello che volevo in barba ai conformismi, mi viene da ridere tristemente, per il brutto effetto ottenuto.
Per tutta la vita ho combattuto le ingerenze nella mia vita della Chiesa e tra un po’ avremo i preti musulmani che ci sveglieranno al mattino con la loro preghiera (non risentitevi, difensori dei derelitti, non siate patetici!).
Per tutta la vita ho combattuto per la mia libertà di farmi i fatti miei, senza ragguagliare nessuno e adesso giriamo tutti con una serie di aggeggi in tasca che dicono a tutti dove siamo, cosa facciamo, cosa compriamo, quanto spendiamo, e camminiamo (per la “sicurezza”) sotto parchi di telecamere che immagazzinano terabyte di MP4 con i film delle nostre vite, e tra un po’ ci faremo mettere un chip sottopelle per passare davanti alle file alle casse!
Per molti anni ho pensato che fosse un bene lasciare gli altri liberi di fare quello che volevano, ignorandoli, per educazione, e adesso tutti i manuali di sopravvivenza per il futuro consigliano di “fare comune”, fare amicizia con le case vicine, fare “borgo” coi vicini di casa, fare “mercato” coi paesani…
Ripeto: nessuna difficoltà ad ammettere quanto parziale fosse il mio pensiero allora ma, ripensando a Dante e al suo contrappasso, direi: IRONIA DELLA SORTE !

sabato 14 novembre 2009 21:21
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