GREETINGS FROM WILD BORMIDA
a cura di Antonio Bergero
BALLA COI CINGHIALI 2008 – VE NE SIETE ACCORTI
Circa 20.000 persone, questa è la cifra che si è riversata in wild bormida per la festa del cinghiale sonico. Il doppio dello scorso anno. Non male ragazzi , però datevi una calmata, Bar Dotto e Bar De Nei hanno finito le scorte di barbera e la gente di Bardineto è rimasta un po’ spaesata. Credeva che le invasioni di longobardi e saraceni avessero rappresentato per sempre il maggior afflusso di persone nel loro piccolo paese. Credeva di aver visto Bardineto capovolto, anni fa, quando venne Natalia Estrada alla festa del Fungo d’oro. Invece i 600 bardinetesi hanno dovuto dichiararsi minoranza etnica per poter essere riconosciuti e doverosamente salutati dallo staff stremato, che non riconosceva più i parenti sprovvisti di felpa gialla. Ma l’integrazione tra Bardineto e il Balla Coi Cinghiali è avvenuta completamente: abbiamo visto un burbero indigeno ottantenne scambiare la propria N80 con una Marlboro light nel centro del borgo.
Non possiamo che dichiararci esterrefatti. Abbiamo persino vinto il premio de La Stampa come miglior manifestazione estiva della provincia di Savona. Il calore della gente è stato avvertito da tutti i gruppi, che sono stati incensati e idolatrati da orde di cinghiali e cinghiale scatenati. Marco Di Maggio, leader dei Di Maggio Connection, ci ha detto che il Balla Coi Cinghiali è il miglior festival italiano in cui abbia mai suonato. I Cosi al completo si sono trattenuti sul divano sgangherato del backstage fino alle cinque del mattino a scherzare e a bere bianco ghiacciato. I Marta Sui Tubi, ballando come folli, hanno azzoppato il nostro enorme cinghiale in polistirolo, con un gesto che per noi è come la chitarra incendiata di Hendrix, o gli amplificatori distrutti dagli Who. Dopo un gran concerto multimediale, Meg ha firmato autografi al banchetto del merchandising sorseggiando un mojito e addentando una crêpe al cioccolato. I Bravòm hanno suonato il loro folk contadino per la strada fino a tarda notte, prima riportare fisarmonica e clarinetto nelle amate langhe con il loro ruggente furgone Alfa Romeo anni ’70.
E non stiamo a citare ora tutti gli artisti che ci hanno allietato, perché questo è un blog, non un monumento: il monumentoandrebbe fatto a voi, pubblico e artisti. Voi, che avete costruito il Balla Coi Cinghiali come una grande festa oltre che un festival. La festa la fate voi, il più grande spettacolo, l’headliner più importante della serata.
Noi dello staff l’abbiamo sempre voluto così, un evento come quello che ci siamo trovati di fronte quest’anno: pochi problemi se non quello del caos regolarizzato di un flusso enorme di gente allegra, di fiumi di birra e vino che scorrono in gargarozzi rifugiatisi poi in tende salvavita e salva patente.
Avete persino fatto la raccolta differenziata e spesso non era facile, soprattutto per i bicchieri e le posate biodegradabili, che andavano nell’umido, anziché nella plastica, un impegno mentale mica da poco con 24 artisti a tutto volume sul mainstage e dopo un piatto ipercalorico di lasagne.
Dalle vostre mangiate e bevute anziché rimanere plasticaccia oleosa e perenne, nascerà utile biogas, mentre vetro, lattine e carta potreste ritrovarveli in mano l’anno prossimo, riciclati e come nuovi.
Inoltre avete finanziato Find The Cure, ovvero quel gruppo di medici, volontari e belle infermiere che vi ha servito il chapati, piatto tipico indiano, e a cui andrà parte del ricavato per realizzare una scuola nell’India del Sud.
Insomma, accorgitene™, il nostro tema per il 2008, prestatoci dal buon grafico e crossista Dario, ha funzionato: Bardineto è assolutamente nuova, noi siamo sempre più curiosi e l’anno prossimo stiamo pensando di far venire i Led Zeppelin.
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Greetings No. 1: DEMO, LIFE, OPINIONS
La Val Bormida è quel pezzo di terra e alberi che può sembrarvi situato dalla mano divina quasi casualmente dove si trova, con il solo scopo di separare la Liguria e il Piemonte. Anni fa ricordo quando fu ribattezzata “wild” da alcuni skaters cairesi e, quando il nome cominciò a girare tra i ragazzi, si è stabilito definitivamente nel vocabolario comune, non essendoci modo migliore di descrivere la valle e di descriversi, in quanto appartenenti; quasi a monito di chi giunge in autostrada nella valle usciti dal casello di Altare sorge già un imponente murales che inneggia fieramente la sigla WBC, creato appunto dal Wild Bormida Club, per chi non lo sapesse. La Wild Bormida è la mia terra. La Wild Bormida è una cassetta dei Nomadi lasciata scolorire sul pianale di una Y10 marcia. Numerosi i cliché imposti e auto-imposti negli anni, che si perpetravano tra questa gente di provincia, da sempre marchiata con lo stereotipo della semplicità e del troppo bere, delle castagnate e delle feste dei funghi; i valbormidesi, circondati dai cicciolli della riviera e dai gidri del Piemonte. Un posto dove non ci vai a far niente, se non ci abiti. Non c’è un cazzo, fa freddo, è lontano e le strade sono di merda. Tutto questo fino a quando un’underground di idee fervide e vitali ha portato ad un evento unico che ha rivoluzionato un certo modo di vivere la valle, portando ad una sorta di battesimo della wild bormida: il Balla coi Cinghiali Festival. Nato dall’esigenza di dare visibilità ai gruppi savonesi, è diventato in pochi anni un fenomeno nazionale, vista la partecipazione di quest’anno di gruppi come The Hormonauts e Torpedo. Questo grazie a quattro pazzi che hanno creduto in Bardineto, sul quale nessuno avrebbe scommesso un plettro come luogo adatto ad un festival, a Bardineto stesso che ha dimostrato un’incredibile spirito di partecipazione e ad una giusta politica di miglioramento che evita il deja-vu dei gruppi ospiti ogni anno. Il rock, quello buono, così come ogni altro genere underground e indipendente di musica o cultura, elettronica o Reggae che sia, torna o forse arriva per la prima volta nella valle. Una first wave of rock’n’roll, se volete. Con qualche amico era da anni che cercavamo di organizzare serate diverse dal solito, dove suonasse qualche gruppo originale, dopo che raffazzonate cover di “Smoke On the Water” e “Basket Case” (cantate anche da me stesso per primo) non ti facevano nemmeno più battere il piede, anzi, ti invogliavano ad andare in discoteca, “dove almeno c’è un po’ di figa”, non più in birreria o alla festa della Pro loco di turno. Ci avevamo provato alla festa della birra a Murialdo, con “Three days of beer & music”, dove agimmo contro tutta la restante Pro loco, ci divertimmo soltanto noi e vedemmo ristabilire l’ordine ricostituito l’anno venturo a suon di Mike e i Simpatici Orchestra e Dj Tammarrs o Hi-zarr che sia. Ci sono riusciti quelli del Balla coi Cinghiali, ed ora nuove dinamiche musicali e contro-culturali trovano il loro habitat ideale in locations prima destinate ad esposizioni di motoseghe; un altro aspetto positivo della globalizzazione culturale teorizzata da Naomi Klein o soltanto quattro abbirrazzati che si sono alzati dal divano? Non è questo che conta, a voi non resta che inviarci i vostri demo per entrare a fare parte della scuderia di cinghiali sonici. Verranno recensiti dal sottoscritto qui su Greetings from Wild Bormida, ascoltati dallo staff e gli artisti che più ci piaceranno saranno nel cartellone dell’edizione del Balla coi Cinghiali 2006. Se suonate metallazzo (heavy, epic, NWOBHM, thrash, death, grind) mi riserbo dal recensire il vostro demo vista la mia volutamente scarsa attitudine in materia. La vostra creatura verrà recensita da Alessio Pucciano, mio collega e vero esperto in materia, in servizio dal prossimo numero di GFWB.
Greetings No. 2: BANLIEUES. TRA ODIO, RAP E BARRIERE
Il bombardamento mediatico che ha seguito i fatti delle banlieues, le periferie parigine, penso abbia colpito un po’ tutti. L’aria di rivolta, anche se a volte è solo un leggero spiffero, appassiona gli animi e invoglia a guardarci intorno. Abbiamo visto tutto di quelle 30.000 auto bruciate da una pioggia di molotov in pochi giorni, degli scontri dei ragazzi di periferia, nei quali due rimasero a terra, novelli protagonisti dell’underground dell’umanità come furono dieci anni fa i neri dei ghetti americani. Tutto il mondo, diviso in destra e sinistra ideologiche, si è interrogato sullo stato delle proprie periferie.
Ed alla domanda di rito sul perchè accada tutto questo, viene dipinto un quadro che riguarda tutte le periferie del mondo, come in questo stralcio di articolo di Marco Lodoli, intitolato “I senza futuro di casa nostra”, su La Repubblica del 12 novembre 2205:
I quartieri dove passano i giorni e le notti sono puro squallore, cemento e cocaina, centri commerciali e miseria, nessun cinema, nessun teatro, nessuna libreria, niente; in testa da quasi vent’anni i ragazzi hanno solo due o tre chiodi fissi, piantati con crudeltà dalla cultura imperante: soldi, successo, divertimento. Tra loro si muovono sempre più numerosi gli impiegati, a volte operosi, e dunque meglio disposti a sobbarcarsi del poco lavoro disponibile, a volta sovreccitati dalle potenzialità offerte fintamente dal nostro mondo, e dunque sfacciati e aggressivi nella ricerca di un posticino al sole. Mescolate tutto questo, agitate e la molotov è pronta.(…)
Sono cresciuti tra mille garanzie di una felicità imminente, videoclip colorati e frenetici, show e risate e immagini goduriose su ogni canale, sulla strada illuminata che deve portare a una terra promessa, e indietro non ci vogliono tornare. (…) Poi passano i giorni, le settimane, i mesi, gli anni e non accade niente. La strada sotto casa è ancora piena di buche e di fango, lo spacciatore all’angolo è sempre lì, la noia e la desolazione non si spostano di un metro, e allora nella testa cresce lo sconforto. La solitudine. Oppure la rabbia.
Questa descrizione non c’è che dire, è molto calzante in quanto rappresentazione delle cause di un possibile disagio ma sembra adattarsi allo stato d’animo di un loser della Seattle degli anni novanta, così come quello di un “bifolco” dell’Iowa, di un odierno personaggio pasoliniano o di tanti ragazzi di periferia della wild.
È quindi il mancato inserimento nella società della ricchezza, quindi del divertimento, quindi della realizzazione personale il nocciolo della questione: una questione vecchia.
(…) Non è facile cogliere allora la contraddizione implicita nello sviluppo post-bellico del capitalismo americano: mentre la produzione industriale ha bisogno di donne e uomini operosi, diligenti e rispettosi delle gerarchie, che rinuncino alle distrazioni per consacrarsi al lavoro, disposti a tornare pazientemente nei loro tristi suburbia alla fine dell’orario e allestire barbecues nel fine settimana, la stessa industria ha bisogno di consumatori guidati dal principio del piacere. I giovani ribelli che ascoltano il rock’n’roll sono proprio ciò di cui il capitalismo americano ha bisogno: consumatori avidi e edonisti, anche se i conservatori li accusano di essere agenti del comunismo.
Da “Una storia della Popular Music”, Franco Fabbri, Storia della musica, Utet, 2005.
A riguardo di questi fatti, abbiamo intervistato Sophie Triniac, francese, che ha vissuto a Parigi, Tolosa e fa la fotografa a Genova da ormai due anni e mezzo. Sophie conosce bene la situazione delle banlieues, nella sua Francia ha lavorato come giornalista per Le Monde e alcune Tv locali e non è affatto stupita di quello che è successo, ne parla come se fosse stata una cosa già scritta. “Doveva succedere per forza” racconta, “ lo pensavano tutti che sarebbe successo, ma non solo a Parigi, esistono anche molti altri centri più piccoli dove si trovano comunità di immigrati di colore che non sono accettati dai francesi. Provano odio per la gente e le istituzioni.” Odio. È una parola chiave in questa faccenda, visto il film di Mathieu Kassovitz che ha anticipato già nel 1995 la situazione sociale delle periferie che ha portato agli scontri e si intitola proprio così: “La Haine”. Le falle nella Parigi multirazziale sono quindi evidenti. “Ma il rapporto che hanno i parigini con gli immigrati” continua Sophie, “non è poi così diverso da quello che hanno i genovesi nei confronti degli ecuadoriani, ad esempio. Non mi sembra che ci sia poi molta integrazione, non guardate noi francesi come gente insensibile, ho molti amici in Francia che hanno rapporti con giovani immigrati, mentre a Genova, dove vivo, non ne conosco nessuno.” Alla base sembra quindi esserci incomunicabilità tra le istituzioni e gli immigrati, che comunque rappresentano il 10% della popolazione francese, una percentuale altissima. “Io penso che queste persone non siano così sole nelle loro banlieues. Certo, i problemi sono molti, ma molte anche le persone che le aiutano. A volte davvero basta chiedere, è facile dire ‘affanculo la Francia’. Molte volte in loro c’è come una volontà di essere diversi. Prendi ad esempio il loro linguaggio, chiamato verlan e ampliamente diffuso nelle banlieues, che implica il parlare alla rovescia: une femme diventa une meffe. Fin dalla scuola cercano di fare gruppo a parte, e il loro comportamento da bulli a volte è insensato. Ricordo che andai per un servizio nella periferia di Marsiglia e mi tirarono le verdure in faccia, solo perchè ero lì come giornalista.” Il Rap sembra il genere che ha fatto da colonna sonora ufficiale a questi disordini, con radio simbolo come Skyrock e blog su internet che celebrano questa cultura. “ Se ne parla solo ora del rap, soprattutto qui in Italia, ma è da vent’anni che lo ascoltiamo in Francia, non solo nelle banlieues. Fenomeni come il rapper NTM (che sta per “Nique ta mere”, dalla traduzione che potete immaginare… la retorica del motherfucker ha ormai proseliti in tutto il mondo n.d.a) che è sembrato la voce delle banlieues è ascoltato in tutta la Francia, non è una voce underground che esce dal nulla, da anni è presente in classifica.” Novelli Eminem raccontano la loro 8mile road anche se non ci vivono ormai più. Comunque qui in Italia i media hanno dato un peso esagerato alla questione. Forse perchè vi ha colpito e pensavate che sarebbe potuto succedere anche a voi. Quando ho letto i giornali e visto le immagini volevo tornare in Francia dalla mia famiglia, ma poi ho sentito i miei amici e i miei genitori, mi hanno detto che non era il caso, la situazione era solo più grave del solito, visto che l’incendio di auto nella notte è un fatto normale.”
La gravità della situazione è sicura, ma non una novità, come forse è sembrato a noi, spesso a digiuno di informazioni internazionali “marginali”, se non quando il baccano si fa troppo forte. “La situazione è stabile, ma non chiedermi se l’integrazione completa avverrà mai, è difficile dare una risposta.”
I disordini sembrano al momento essersi calmati, anche se i problemi sociali sono sempre gli stessi. Ma nel sincero auspicio che tutte queste persone riescano a superare le barriere proprie e altrui per ottenere una vita appagante, il pieno riconoscimento dei loro diritti di cittadini, un proprio posto nella società, e magari anche un barbecue, sappiano che un domani potrebbero trovarsi davanti ad un palco sotto la torre Eiffel, privi d’odio e rancore ad assaporarsi un “concerto-evento” della Pausini.
Greetings from Wild Bormida No. 3: LE RECENSIONI – ASPIRANTI CINGHIALI SONICI (A cura di Antonio Bergero e Alessio Pucciano)
Torna Greetings From Wild Bormida e questa volta siamo arrivati allo scopo ultimo della rubrica, ovvero la recensione dei demo e dei Cd che voi folli ci avete inviato. Ne sono arrivati molti da tutta Italia e questo non può che farci piacere, visto che il festival si è fatto il suo buon nome un po’ ovunque e molti ne vogliono fare parte. Ora, va ricordato che la recensione dei demo ha l’unico fine di farvi capire quali ci sono piaciuti di più e nei quali quindi riconosciamo i musicisti più meritevoli di suonare al Balla Coi Cinghiali, senza troppe ambizioni critiche. Inoltre, non recensiremo qui le Cover Band, anche perchè concorderete con noi che in tal caso faremmo meglio a parlare di metereologia, o di mussa (ovvero donne, per chi non è ligure). Ciò non toglie che al Balla Coi Cinghiali c’è spazio anche per queste e se volete inviarci i vostri demo di cover li terremo in considerazione. Al momento sono ancora da definire il numero dei gruppi che verranno selezionati e il compenso che riceveranno, visto che si è ancora in trattativa con gli headliners. A tutti saranno comunque garantiti tre giorni segnati da goliardia, musica, passione, birrame: “Big Ribotta”, insomma, un’esperienza che faticherete a dimenticare… ma ora passiamo al sodo.
QBETA – Indigeno
Da Salerno ci arriva il disco di questo progetto capitanato da Beppe Cubeta e formato da otto esperti musicisti. I nostri definiscono il proprio lavoro in questa frase: “il mandorlo è in fiore e io che sogno un viaggio nel mondo”. Un po’ emblematico, certo, detto così, ma basterebbe ascoltare la musica dei Qbeta per capire cosa intendono: un’irresistibile patchanka siciliana contaminata da tutto ciò quello è “Sud” con un gusto ed una raffinatezza insolite, visto che il nostro orecchio ha tristemente accostato questi suoni alla cacofonia casinara dei Sud Sound System, che, forse unico in Italia, considero una grande bufala. I Qbeta hanno ritmi africani, sonorità mediterranee, balcaniche, riff funky, posati sulle solide basi culturali di una terra fantastica e solare come la Sicilia. Nella più fredda ma non opposta Bardineto sarebbero sicuramente ben accolti. AB
PINK LIZARD – Rock N’Roll Injection
Dopo il fenomeno Velvet Revolver e le importanti reunion degli ultimi tempi (Motley Crue, Guns N’Roses) sembra che il Glam Rock stia tornando alla ribalta: stanno emergendo in tutto il mondo nuove band a tenere alta la bandiera del “rock cotonato”. Come i canadesi Crystal Pistol, anche i Pink Lizard sono tra queste e ci propongono uno Street Glam sullo stile dei già citati Motley Crue dell’ultimo periodo, con una grinta paragonabile a quella di Turbonegro e Thee S.T.P.. Il risultato è un bel rock n’roll ruvido, senza pretese di originalità ma diretto e di impatto: il BCC sarebbe un’ottima occasione per cotonare anche i cinghiali di Bardineto! AP
STARFISH – Starfish
Già partendo dall’iniziale “Fly” capiamo di che pasta sono fatte queste quattro Riot Grrls: delirio sonico stile “New York No Wave” ed un punk femminile graffiante e per nulla patinato, di chiaro riferimento alle Bikini Kill, non a caso citate nella cover “Rebel Girl”. La loro musica appare schietta e senza fronzoli e sono sicuro che il demo rispecchia la resa dal vivo, vista la semplicità del missaggio. Vogliamo che il Balla Coi Cinghiali faccia proseliti tra le giovani pulzelle che intendano avvicinarsi al rock? Non sarebbe una brutta idea, visto che per molte questo caro vecchio genere rappresenta quasi una strana malattia che colpisce amici e fidanzati. AB
SAFE CRASH – Safe Crash
Hardcore non significa soltanto casino e rutti al microfono: a dimostrarlo sono i Safe Crash, promettente band della periferia industriale veronese. L’EP si compone di tre tracce di un massiccio Hardcore-Trash senza compromessi: le sfuriate e le ritmiche serrate si alternano a pesanti riff cadenzati con interessanti cambi di tempo, in cui si riconosce in lontananza l’ombra di Slayer e Sepultura. Per il Balla Coi Cinghiali sarebbe una vera bomba. Da segnalare la scelta linguistica dell’italiano, apparentemente in contrasto con il genere, ma che invece delinea meglio il particolare stile della band senza perdere in aggressività. AP
ILARI D’AMAREZZA – Ilari d’Amarezza
Se il nome davvero può farvi capire come può suonare un gruppo, allora questo è il caso degli Ilari d’Amarezza e “Nice To Be Sick” il brano che può delinearli ancora di più. Un’attitudine al metal psichedelico li distingue dall’essere una band di puro crossover, le ritmiche sono dilatate, i suoni vicino ai Nine Inch Nails. Due voci che si inseguono, si sussurrano, urlano, spesso soffocate da una chitarra rumorosa e da un synth retrò. Il loro immaginario è intrigante e il mio passato da sedicenne loser mi fa pensare al successo che ha avuto questo approccio alla musica negli anni ’90, così come lo ha avuto l’Heavy Metal negli anni ’80. E oggi? Sì, penso ci sia ancora posto. AB
L’INVASIONE DEGLI OMINI VERDI – Contro Con
Questo terzo lavoro gli “Omini Verdi” danno la conferma di essere uno dei gruppi di punta della scena Punk-Core italiana. “Contro” è un album di ottimo Hardcore Melodico, in cui le furiose pedalate” di batteria ben si fondono con i riff di chitarra e le linee vocali in stile Emo (ma quando è il momento sanno anche essere incazzate!). I pezzi sono praticamente tutti brevi e tirati e si mantengono su un buon livello, senza troppi alti e bassi. Ad agosto potrebbe essere ora del confronto degli omini con la popolazione di cinghiali verdi del pianeta Bardineto! AP
DUNIA – Dunia
La bella Dunia Molina è ritratta sorridente con un basso Fender in mano su questo Cd-R di produzione dell’etichetta indipendente romana Blond Records. Si tratta di un pop italiano al femminile, dal cantato energico, fresco e con un’ottima impronta chitarristica. Quattro tracce accattivanti che già delineano le potenzialità pop-rock di Dunia e della sua band, che apprendiamo essere oltretutto impegnata positivamente nel sociale per i diritti delle donne. Se però nel suo repertorio ha più cover che brani propri, come sembrano indicare le note stampa, la sua eventuale performance al BCC sarebbe da reindirizzare. AB
SKANDINSKIJ – Demo
Fiati e ritmi in levare uniti a ritornelli con chitarre distorte: è la formula scelta dagli Skandinskij, band piemontese composta da ben otto membri, che propone uno Ska-Punk allegro ma molto preciso e curato dal punto di vista dei suoni. I pezzi sembrano comunque essere scritti apposta, più che per essere ascoltati dal CD, per una fruizione dal vivo, magari in un’atmosfera festaiola (tipo BCC) e tra un bicchiere e l’altro di buon vino (idem!). AP
INSOLITO MEDIO – Brucia
Il cd degli Insolito Medio mi giunge accreditato come Sun Records e la cosa mi ha procurato un brutto scherzo visto che quando sulla busta ho visto il nome dell’etichetta pensavo mi fosse arrivata dall’America qualche rara registrazione di Elvis o di Carl Perkins… mi devo ancora riprendere adesso, chè il rockabilly non è nato a Mondovì. Stiamo parlando di Ska-Core, molto più Core che Ska in verità; il trombone c’è, perchè non dargli maggior risalto? Le ritmiche sono buone e i Nostri ci credono davvero, questo si sente. AB
CATTIVE ABITUDINI – Tutto Fa Parte Di Noi
Nate dalle ceneri dei Peter Punk, le Cattive Abitudini si sono da poco misurate con la registrazione del loro primo album studio. Il nome è cambiato ma la sostanza è rimasta pressappoco la stessa: Punk Rock poco impegnativo, con passaggi già sentiti e testi a volte un po’ scontati…il livello delle canzoni si alza lievemente verso la parte centrale dell’album, per il resto un disco senza pretese ma tutto sommato divertente…perché no! In fondo a Bardenei si va anche per fare casino! AP
Greetings from Wild Bormida No.4: LE RECENSIONI –2-
ASPIRANTI CINGHIALI SONICI (A cura di Antonio Bergero e Alessio Pucciano)
Ci avviciniamo sempre di più al Balla Coi Cinghiali. La Wild Bormida inizia ad essere abbandonata dalla morsa di freddo primaverile, meno pungente di quello invernale ma in grado comunque di uccidere un savonese in tuta sul suo Bali. Qualche audace precursore comincia già a girare sul trattore in canottiera e a Bardineto nell’area Palafungo il tendone estivo è già montato, pronto per le varie feste a venire, compreso il Balla Coi Cinghiali. Ma oltre a questo ci sono due buone novelle: in primis la manifestazione è diventata a tutti gli effetti una associazione Onlus, con gli effetti benefici che ciò comporta. Oltre a questo si sta preparando e insonorizzando la nuova struttura al chiuso che permetterà ai gruppi di suonare sotto un solido tetto ed eviterà agli avventori del punto ristorazione l’insalubre inconveniente di dover mangiare mentre un Marshall da quattrocento watt spara metal-core a cinque metri dal proprio piatto di ravioli.
Se l’estate sta arrivando, insieme porta con se anche la scadenza di recensione del vostro materiale, perciò affrettatevi, il cartellone sta per essere definito.
LA NOTTE DEI PICCOLI CORI - La Notte Dei Piccoli Cori
Proposta non certo comune quello de La Notte Dei Piccoli Cori: di primo acchito sembra di trovarsi di fronte a due milanesi folli che si sono innamorati di “Creuza de Ma” di De Andrè, ascoltato durante un viaggio in Brasile. E forse è andata davvero così. i Nostri suonano una patchanka dilatata e zoppicante, a metà tra il fado portoghese e nenie popolari cantate anni fa in qualche porto mediterraneo da manovali adagiati su cassette di pesce. Le lingue usate, il genovese e il portoghese brasiliano, sono riadattate dai Nostri secondo un loro personalissimo (dis)ordine mentale, che dà un tocco di grottesco al progetto: progetto che regge benissimo, così lontano dai canoni standardizzati della musica moderna, claudicante, sincero, estremamente coinvolgente. AB
ZEMBUS – No Man’s Land
Dopo un’intro dal sapore Prog-Psichedelico è la title-track No Man’s Land a irrompere con una rullata e un massiccio riff di chitarra, per poi evolvere in un chorus orecchiabile, di quelli che ti si stampano dritti nel cervello. Dalla terza traccia in poi, gli Zembus danno spazio a influenze Power Metal ma senza mai perdere di vista la matrice Prog attorno alla quale verte l’intero EP. Le citazioni illustri ci sono (vedi Angra e i Dream Theater di Awake) e, a parte qualche sbavatura qua e là, No Man’s Land denota una discreta maturità artistica, nonostante la band sia solo agli inizi…il BCC potrebbe offrire un’opportunità per misurarsi con il sopraffino pubblico di Bardineto!
AIDES – Cellulare, In Un Giorno Di Pioggia
Folk da quindicenni può essere un genere? Non riesco ad immaginare un modo per farvi capire cosa suonano gli Aides. Dire che sono acerbi è poco, i testi e la musica hanno una semplicità a dir poco imbarazzante, la tecnica è di chi ha preso giusto un paio di lezioni, scappando poi senza pagare il conto. Eppure io sono dalla loro parte perchè non sono costruiti e neppure ci hanno provato a darsi un tono. È questo che stranamente mi ha fatto trovare qualcosa di buono in due mp3 stonati, che paiono una cassetta di prova da dare al proprio maestro di chitarra. In fondo ci siamo sempre fatti fregare dai Pistols; si può dare una chance alla genuinità degli Aides, pregni dell’inconsapevolezza ambigua tipica degli sprovveduti. AB
PALCONUDO – Palconudo
La prima cosa che colpisce ascoltando questo unplugged è la voce di Elisa, dolce e sensuale. Poi ci si rende conto che questa è validamente sostenuta dagli arrangiamenti delle chitarre acustiche, ricercati pur nella loro semplicità, e che i testi si avvicinano più alle liriche della canzone d’autore che alle solite frasi ripetute della musica leggera italiana che infesta le classifiche. La performance dei Palconudo sarebbe l’ideale per far rilassare le orecchie al pubblico di Bardineto, dato che i gruppi acustici non sono molto numerosi in questa edizione del festival…
MERCI MISS MONROE – Merci Miss Monroe
“Indie Rock varesotto” ci scrivono via e-mail i MMM riguardo la loro musica. In effetti, la definizione calza, visto che si muovono senza frenesia tra Blonde Redhead e il sound dei gruppi della 4AD Records con la melanconia di quattro ragazzi qualsiasi della provincia lombarda. Il loro disco è piacevole nelle sue melodie abbozzate, maturo negli arrangiamenti, famigliare anche al primo ascolto nel suo approccio intimistico. Musica di qualità e a proposito ricordiamo che non sono pivellini, il disco è prodotto dalla Ghost Records. AB
LISAGENETICA – La Regressione
Sulla scia dei nostrani Marlene Kuntz e Afterhours, i Lisagenetica propongono un Indie Rock che in alcuni momenti risente di una certa inclinazione verso sonorità Stoner e Grunge. Di sicuro non si parla di nulla di nuovo, e “La Regressione” non sarà uno di quegli ascolti che lasciano il segno. Ciò non toglie però che sia tutto sommato un lavoro ben riuscito, che verrà sicuramente apprezzato dagli amanti del genere e che merita un po’ di attenzione anche da parte di tutti gli altri, cinghiali sonici compresi. AP
ROCCAFORTE – Parole Mai Dette
Un mix tra rock melodico e musica italiana, con qualche influenza più “metallica”: una specie di stile Nomadi in versione più dura è quello che si può ascoltare in questo album targato Roccaforte. A volte i pezzi prendono una piega un po’ troppo commerciale, ma non mancano momenti più rockeggianti, da cui si sprigiona quell’energia che rende la band piemontese diversa da tante altre pseudo-promesse pop d’Italia. La produzione denota una certa esperienza, almeno per qualcuno dei membri, e penso che potrebbe esserci posto per loro nella scaletta del BCC, magari presentando qualche brano rivisitato in chiave “giubbotto in pelle nera”! AP
LA SORNETTE – Marcia Dei Pifferi, Pifferata Sveglia
Mi giungono via Internet due mp3 de La Sornette, gruppo folk particolarmente dedito all’uso del piffero: il primo è una divertente marcetta con pifferi, appunto, chitarra acustica, archi e semplici percussioni, tanto che sembra la perfetta colonna sonora per una festa estiva a carattere medievale o di artisti di strada. Il secondo brano ha l’andatura altrettanto marziale anche se più aperto all’armonia e ad un ritmo ballabile. Il materiale non è molto ma sono interessanti in quanto a genuinità e particolarità. AB
JAILSOUND – Live Promo 2003
Fin dai primi secondi si intuisce che i punti di riferimento artistici dei Jailsound sono incarnati da icone storiche del Pop-Rock, come R.E.M. e U2, di cui si sente molto l’influenza. Se questo sia un pregio o un difetto dipende dai gusti dell’ascoltatore, ma oggettivamente va riconosciuta una straordinaria precisione e cura dei suoni, pur essendo il promo tratto da varie esibizioni live. La particolare atmosfera creata da synth, riverberi e delay avvolge l’ascoltatore dall’inizio alla fine e lo immerge in un ascolto piacevole per tutta la durata dei pezzi. AP
ONIRICA – Demo
È già tanto se gli Onirica hanno scritto il proprio nome sul Cd-R, visto che non c’è un titolo, un contatto, nulla: carissimi, non vi mangiamo mica se vi presentate un po’ meglio. Così, al massimo potremo tenervi conto per il Balla Coi Fantasmi. Passando alla musica, la prima traccia parte puramente velvetiana, in un rock’n’roll dove ci scappa anche un rudimentale assolo di armonica. L’irruenza è buona, la qualità è pessima, il demo deve essere stato registrato in casa, anzi, probabilmente sul terrazzo di casa. Scartata l’insipida cover di “In Ogni Atomo”, il resto del disco scorre tra folk e rock e diverte per il piglio vintage, che però probabilmente non è voluto fino in fondo. AB
ENRICO CAPUANO & TAMMURIATA ROCK – Promo video
Un po’ di Folk Rock non dovrebbe mai mancare in una rassegna musicale sullo stile del BCC, specie se di livello medio-alto. Ed è questo il caso dei Tammuriata Rock, guidati da Enrico Capuano, che coi loro flauti, violini, tamburelli e chitarre distorte sono riusciti a far saltare la folla sterminata di piazza S.Giovanni a Roma durante il concerto del Primo Maggio dell’anno scorso. Non sarà dunque troppo difficile per loro ottenere lo stesso risultato con il caldissimo pubblico della Wild Bormida…
FILODIRETTO – Rock in the Casbah
A dispetto di quanto possa suggerire il titolo, i Clash c’entrano ben poco con questo live: “Rock in the Casbah” è soltanto il nome della rassegna alla quale nel 2004 hanno partecipato i Filodiretto, e da cui è ricavato il DVD che ho tra le mani. Se tratto in inganno da questo equivoco, a un fan accanito della mitica band londinese sarebbe certo venuto un coccolone dopo aver ascoltato le prime note: un rock-pop italiano, senza spunti di particolare interesse, che ricorda vagamente Grignani o Le Vibrazioni. Se sono questi i modelli da imitare per la band sanremese nulla da dire. Ma se l’intento è quello di fare Rock…un po’ più di grinta! AP
GUNG-HO - Gung-Ho
Direttamente dal cuore della Wild Bormida, i Gung-Ho sono ormai pronti, dopo un periodo di duro lavoro in sala prove, ad uscire dal vivo con il loro repertorio di pezzi inediti con l’aggiunta di alcune cover. Il genere è Rock Italiano senza troppi fronzoli, con qualche strizzata d’occhi al songwriting dei Marlene Kuntz. Le principali fonti di ispirazione sono comunque Vasco Rossi (nella fase in cui non si era ancora venduto al music business) e i Litfiba dei tempi d’oro. Nel promo trovano spazio riff distorti, chitarre acustiche, assoli alla Jimmy Page e intriganti giri di basso…una loro esibizione al BCC potrebbe rivelarsi interessante! AP
Greetings from Wild Bormida No. 5: BCC 2006
Dopo qualche mese di pausa ecco ritornare Greetings. L’edizione 2006 del Balla Coi Cinghiali si è conclusa da poco, per di più brillantemente: nessuno è morto di freddo, nessuno è stato ucciso da un Hell’s Angel; qualcuno è stato visto copulare in una fontana, qualch’altro ha persino suonato assieme al suo artista preferito, sostituendo improbabili musicisti disgregati.
Ma passiamo in rassegna le tre folli serate che avete seguito e se qualcosa vi è forse sembrato esagerato non stupitevi: it’s a wild wild bormida.
GIOVEDI’ 17 – COME A WOODSTOCK MA PIOVE DI PIU’
Il tempo promette male già dal pomeriggio e tutto lo staff freme: allerte di nubifragio arrivano da voci probabili e non, ma non importa, tutto è pronto e intorno alle 18 arriva il primo pubblico: così iniziano a suonare gli Horizon, quintetto rock savonese di giovani e indemoniati pischelli. Convincono fin da subito, grazie anche al talentuoso cantante, novello Harry Potter del rock che salta e suona la tastiera con un piglio prog d’annata dimostrando un carattere degno di un navigato session man. Tocca ai Progetto Kontaminazione il secondo turno, mentre la cucina inizia ad animarsi e la pioggia a diventare fastidiosa. Le loro divagazioni marleniane e psichedeliche scaldano i cuori oltre alle membra dei numerosi indie rockers presenti tra il pubblico cinghialesco.
Gli Zembus da Genova sono una band navigata e calibrata: sciorinano un prog metal melodico che va oltre i soli fan del genere e fa nuovi proseliti, mentre colpisce sul palco il carisma di Remo Remotti. La sua performance è aiutata dal tappeto sonoro post rock della Remo Remotti Band ovvero i già citati Progetto Kontaminazione, versatili come l’accendino con cui di solito aprite le birre. Storie di prostitute, vita randagia, saggezza scomoda alla base delle sue tesi: il pubblico interagisce, commenta incuriosito; sembra quasi di essere ad uno di quei raduni religiosi della blaxploitation, dove il predicatore nero narra e canta la strada delle redenzione e i fedeli esclamano “Sì, fratello! Così! Questa è la verità!”. Fuori dal tendone imperversa il Diluvio e la folla implora la redenzione al vate underground, speranzosa che qualcuno lassù salvi i cinghiali, in fondo brava gente. L’acqua filtra persino in qualche crepa del tendone a qualche metro dal mixer e il vento tira forte, tanto che si teme che qualcosa o qualcuno possa volare via, come un trapezista alcolizzato del Circo Orfei che, imbastita una goffa manovra aerea, travolge il clown. Non voglio neppure immaginare la situazione all’area dj set e alla Reggae Vibes Dance Hall: meno male che i dreadlocks non attirano i fulmini.
Urge chiudere Celestino, il furgone hippie del merchandising e le altre bancarelle. Così tutti al riparo a vedere i Vic Larsen che con l’ultimo album “Trasporto” si sono imposti come band di rilievo del panorama indie nazionale: al BCC appaiono in forma, forse solo un po’ azzoppati da qualche problema di suono. La loro esibizione è avvolgente, satura di rumorosi intrecci chitarristici, per culminare in una sentita “Heroin” dei Velvet Underground. Sentita sì ma non del tutto, visto che il cantante durante il festival ha bevuto soltanto acqua, meglio per lui.
Degna apertura per Bugo che sale finalmente sul palco e regala una grande esibizione, viste le condizioni: acqua a catinelle, problemi di setting, elettrici, umani: il batterista va knock-out dopo qualche pezzo e suona malignamente ironica la spilletta “Io mi Bugo” vista nel pomeriggio sullo zaino di un membro della band. Invece non è nulla di grave ma nel frattempo si inscena il karaoke sonico: sul palco uno didjeridoo, un batterista improvvisato e altri psicotici vari: Christian si sente a casa e si diverte come un matto anche a suonare acustico. Intona persino un canto contro la pioggia che ricorda davvero quello di Woodstock ’69. Tornato il batterista il concerto riprende convenzionale ed è un trionfo, così come la serata stessa: la prova che chi era al Balla Coi Cinghiali con quelle condizioni metereologiche non lo ha fatto per caso, ma voleva essere lì: grazie a tutti, di cuore.
VENERDI’ 18 – PARAGUAY E BARDINETO: TUTTO IL MONDO è SVVOØÓÖNA
Il venerdì inizia bene. la tempesta è passata, il cielo è terso e fa pure caldo; l’area campeggio è uno spettacolo, le tende sono parecchie e i loro abitanti si muovono curiosi nel quieto pomeriggio bardinetese, scendendo in centro per comprare i generi di prima necessità. I writers cominciano a verniciare il vecchio Traffic radiato che abbiamo trasportato nell’area con il rischio di essere arrestati e lo rendono il furgoncino più fico del pianeta, secondo solo a quello dell’ A-Team, forse.
Alle 18 partono i Gung Ho che sono di fatto l’unico gruppo wildbormidese del lotto: alfieri di una scena musicale praticamente inesistente, i nostri non si fanno intimidire ed il loro rock melodico con accenni all’hard è azzeccato e premiato, grazie anche ai numerosi fans accorsi in supporto dalla valle. Dopo tocca agli alessandrini Roccaforte, semplicemente uno dei gruppi più professionali mai visti da tanto a questa parte: professori del rock, per loro la musica non è certo uno scherzo, e grazie al buon animo riescono pure a fare tutto con un coinvolgente sorriso sulle labbra, cosa mica da tutti.
Il vero trionfo della serata parte con Les Trois Tetons: mezza riviera del ponente è venuta per acclamare Zac e soci, vista l’estenuante attività live ormai decennale che li ha resi tra le più famose band liguri: uno show davvero “alto” e atipico per i Tetons che purtroppo non spesso suonano dal vivo i brani dell’ultimo “Sweet Dancer”, perchè a detta dei batterista, è “troppo tranquillo”. A noi non è sembrato tale e comunque è bastato il finale con “Jumpin’ Jack Flash” per mandare in delirio i cinghiali in richieste di interminabili bis. I Jollyroger, altro gruppo savonese arrivano direttamente dalla spiaggia a tavoletta sulla To-Sv visto che due membri sono bagnini. Questo non li compromette, anzi, il carisma è parecchio e spicca il lato più cantautorale del loro sound stradaiolo.
I trevisani Elettrofandango sono i padrini del taxi-rock, ovvero la loro proposta musicale degna di un film noir: suoni pesanti ma armonie amabili: sembrano una sorta di band hard rock degli anni ’40, originali, non c’è che dire. È il momento dei Santos De La Riveira, gruppo paraguayano presentato da Frizzi in persona, il presidente dell’associazione BCC che li ha reclutati durante uno dei suoi viaggi mistici in sud America.
Completo uguale per tutti di pantaloni neri e camicia rossa, strumenti acustici e aspetto bonario; I Santos sono un tripudio di folk, atmosfere caraibiche e armonie vocali, oltre ad ottimi musicisti tutti diplomati al conservatorio: coinvolgono da subito ed iniziano le prime danze, oltre a cori festosi durante il tradizionale “Guantanamera”. L’!nes Collective Dj Set tiene come sempre caldo il pubblico tra un cambio palco e l’altro e qui serve più che mai visto che ormai la folla in preda ai fumi dei Santos ha voglia di danzare dolcemente: subito accontentati dallo swing degli Amici Di Django Reinhardt, degni eredi del compianto chitarrista e pregni dello spirito di Fred Buscaglione. Un successo aspettato e sicuro, le loro performance sono sempre impeccabili, ed il finale è impreziosito da Zac de Les Trois Tetons con la sua fidata armonica.
Il venerdì è stato una scommessa vinta dalle realtà musicali locali, che ben si sono amalgamate con i gruppi esterni ed esteri: alla faccia di chi dice che la scena savonese sia asfittica questo è il rock’n’roll e penso che i molti arrivati fuori dalla Liguria siano rimasti piacevolmente coinvolti: certo, complici anche il vino e la panissa.
SABATO 19 – RECORD E STRANI ESPERIMENTI
Il sabato fa davvero caldo e gli esercizi di Bardineto sono stati letteralmente saccheggiati dagli amici dei Cinghiali: gli alimentari hanno quasi finito le scorte, così come i tabacchini e gli altri esercizi del paese. Ci si prepara al primo concerto della lunga ultima giornata e salgono così sul palco i giovani Aides: ansiosi e gasati dalla partecipazione al festival appaiono stilosi e preparati con un look altalenante; uno sembra Sid Vicious, l’altro il tastierista dei Depeche Mode, l’altro ancora strappato dal bancone di un bar. Scaldano il pomeriggio durante i preparativi con una miscela di punk, rock e ska suonata davvero con il cuore, con l’unica pecca di un po’ troppe cover in repertorio.
Si torna all’indie con i Lisagenetica, che a loro agio impregnano di psichedelia il tendone del festival. Durante il cambio palco ha luogo il teatrino del cabarettista Walter Decia, che il nostro John Vignola, da buon anglofono qual’è, presenta come “Uòlter Decia”. È brillante, ricco di sketches e tiene banco scherzando con e su John, oltre a cantare improbabili trilli stonati e fuori tempo che hanno fatto alzare gli occhi dal piatto un po’ a tutti i commensali presenti.
La goliardia non finisce con i Fanali Di Scorta che sbalordiscono per la passione scanzonata impressa nel suonare il loro freak’n’roll: Daniele con i suoi occhialoni bianchi sembra un Cobain sudamericano, estroso e felice; tra numeri da cabaret, fughe melodiche e sfoghi elettrici il repertorio è variegato e a tratti ricorda i primi Litfiba. La partecipazione è alle stelle, tanto che concedono pure un bis.
Dopo i Fanali si arriva ad uno dei momenti più faticati del BCC 2006. L’esperimento di generi estremi, ben dosati nella scaletta, come il noise-punk core degli Altro e il metal core dei Safe Crash. I primi sono sponsorizzati da Accorgitene™, il cui ideatore Dario li definisce a ragione “semplicemente punk”. Iniziano battendo i piedi a tempo sul palco e lo show dura circa 20 minuti perchè di più proprio non riescono a suonare vista la velocità delle ritmiche e la potenza dei suoni. Coinvolgenti e destrutturanti, il loro arcobaleno del rumore ricorda i Lightning Bolt.
I Safe Crash, giunti da Verona con la vocazione personale di portare l’hardcore a Bardineto non risparmiano ne loro stessi ne il pubblico, proponendo 40 minuti al fulmicotone, suonati con la passione e l’energia di chi si trova a proprio agio. Il pubblico non arretra e apprezza, molti si avvicinano al mixer chiedendo curiosi “che musica è questa?”, mentre i Safe, galvanizzati a non finire ringraziano più volte e se ne vanno dritti e orgogliosi: BCC-HC. Qualche paesano ha in seguito commentato che è un genere musicale affine a Bardineto, visto che il suono non si discosta poi molto dal rumore di trattori, motoseghe e moto da cross che risuonano un po’ ovunque nelle giornate estive della valle. Come dargli torto?
Si volta pagina con i Merci Miss Monroe, sopraffino gruppo indie di Varese accasato alla Ghost Records, che qualche fan l’aveva già nella folle vallata e i loro suoni a metà tra i Blonde Redhead e certe brit-pop portano incantevoli melodie sul glorioso palco del BCC.
Si arriva così all’atto finale ricco di attesa: il concerto di The Smoke, il gruppo roots reggae che comprende membri dei rimpianti Reggae National Tickets e l’apprezzato cantante giamaicano Sean Martin. Chi c’era può rendersi conto della maestosità della loro esibizione: suonano più di un’ora e mezza tra cori, canti e danze e la gente non li lascerebbe più smettere. Direttemente dal dancehall, un Anti Coi Guanti scatenato monta sul palco per un cameo con Sean lanciando messaggi di pace, rispetto, e indiretta follia in un sentito spoken word improvvisato.
Impossibile fermare l’entusiasmo dopo un concerto del genere. Finiti gli eventi nel main stage la gente si riversa nella tenda Reggae Vibes Dance Hall, dove i Sound System muniti di ben 4 piatti ed un impianto con bassi pieni e potenti non hanno smesso un secondo di vibrare, premiati da una vasta schiera di aficionados, fino a tarda notte, quando nessuno riusciva a farli smettere, con il rischio che gli sceriffi arrivassero una volta per tutte a riportare l’ordine costituito. All’area Dj Set impazzano ? e la sua cosca: alle prese con i loro fidi Cd-j 1000 spaziano dalla tribal house ai Led Zeppelin in scioltezza, in nome dell’eclettismo sonoro che solo a loro riesce così convincente e malgrado il bagno forzato di giovedì sera, il venerdì e il sabato hanno mixato e ballato in preda ad un mantra debellante.
Record di presenze di sempre per il sabato del BCC 2006: la birra artigianale Scarampola è finita giusto poco prima di causare una rivolta della folla, tanto che Maurizio, il nostro buon birraio ha portato tutte le sue scorte e ha dovuto persino chiudere il suo locale visto che, in alternativa avrebbe dovuto mescere ai suoi clienti acqua e menta per due giorni. L’ultima bottiglia di vino, nascosta meritatamente per uso personale dallo staff è stata venduta dopo innumerevoli richieste ad un tipo abbastanza sconvolto alle 4 del mattino.
Mai potevamo divertirci di più cari cinghiali.. appuntamento all’anno prossimo.
Greetings from Wild Bormida No. 6: BUONE NUOVE E RECENSIONI PER UOMINI MODERNI E UN PO’ ROZZI (A cura di Antonio Bergero e Alessio Pucciano)
Ci siamo, ad aprile inoltrato eccoci sempre più vicini al Balla Coi Cinghiali 2007 che si terrà il 16, 17, 18 agosto a Bardineto, of course. Le prime novità?
Quest’anno avremo a disposizione il tanto agognato palazzetto, che il Comune di Bardineto ha appena ultimato ed insonorizzato a prova di concerto: questo significa un grande spazio al coperto per suonare, visto che la struttura ha retto la prova con cassa-rullante e la nostra fida consolle !nes a volume massimo. Temevamo che il suono fosse simile a quello di una vallata dell’Alto Adige, ma non è stato così, il palazzetto ha retto alla grande, così al BCC 2007 troverete due palchi, il classico e tanto amato sotto il tendone, dedicato alle musiche più morbide ed il grande set dedicato agli headliners, oltre alle aree dancehall e Dj set. State pur tranquilli, nonostante l’ampliamento lo spirito è sempre lo stesso; non siamo diventati l’Heineken, siamo ancora Scarampola.
Nello stesso periodo del BCC quest’anno cadrà anche la festa di San Rocco, storica manifestazione nel borgo di Bardineto che onoriamo e promuoveremo; se non ve ne frega nulla non fate commenti negativi, in paese c’è gente strana e potreste anche prendervi una bottigliata in testa. Comunque ci sarà vino, polenta bianca ed un bel paesino attorno, quindi per chi è “forestiero” potrebbe anche essere un’esperienza formativa. La line up del festival è tutta da definire ma vi stupiremo, statene certi. Intanto fatevi un’idea dei dischi che ci sono già arrivati dagli innumerevoli aspiranti cinghiali sonici. C’è di tutto, dal folk al metal core, quello che ci vuole per creare la patchanka sonora che potete trovare solo in wild bormida durante le notti dei cinghiali.
Anzi, voi, folli musicisti, continuate pure ad inondarci con la vostra musica, non è mai troppa, tanto noi non abbiamo altro di meglio da fare nella vita che ascoltarla.
THE MARIGOLD – Erotomania
I Dischi Del Minollo
Secondo Album per The Marigold, trio dei dintorni di Chieti che con questo “Erotomania” comincia l’avventura discografica della nuova label “I Dischi Del Minollo”, alla quale auguriamo di cuore lunga vita e prosperità. A vedere i più di trenta concerti tra Italia e Slovenia che i Nostri hanno tenuto per la promozione dei loro due dischi, si capisce che non sono certo nuovi del giro. La loro musica è un ben rodato alternative-noise di quello più alienante; se volete chiamarlo grunge consideratelo più vicino ai Melvins che agli Alice In Chains, pur in un’accezione più consona alla forma canzone. Urla, rumorismi, melodie concentriche e claustrofobiche come quelle care a Peter Hook dei Joy Division. Questa musica è talmente datata che potremmo ormai definirla un “revival degli anni ‘90”. Quel che è certo, non perde mai di fascino. AB
JOLLY GOOD MEAL – Lights On
Il termine hardcore risulta sicuramente generico e riduttivo per descrivere quello che ci offrono i varesani Jolly Good Meal: le influenze di cui risente l’EP spaziano dal punk al metal, dall’emo al grunge… un impatto che potrebbe essere devastante per i cinghiali di Bardineto! Il cantato à la Death by Stereo (The Flight) lascia a tratti spazio a parti melodiche, come nella lunga ma tutt’altro che noiosa Tamed Smoke. I suoni sono grezzi e ruvidi, del resto come vuole la tradizione del genere! AP
LEMELEAGRE- Lemeleagre
Ammonia/V2
Ed eccoci nuovamente a parlare di anni ’90, ma non è mica colpa di Greetings se anche Lemeleagre quel sound rumoroso e sincero l’hanno assorbito fin nel midollo. E ce lo fanno capire con echi di Nirvana, Mudhoney, ma anche Marlene Kuntz, in questo loro niveo esordio edito nel 2005 dall’Ammonia Records. Il tutto è inserito in una cornice molto meno slabbrata -siamo pur sempre nel 2005- e ritmiche più tirate e vicine al punk rock tout court – siamo pur sempre in casa Ammonia- con un risultato tutt’altro che scontato, visto che il trio di Rimini possiede una spiccata personalità artistica. AB
GALILEO PROJEKT – Galileo Project
Ciò che colpisce immediatamente l’ascoltatore di questo demo è la precisione e l’accuratezza dei suoni: un pop-rock pulito e piacevole, sicuramente ben suonato e capace di coinvolgere. C’è posto anche per momenti più “tirati” e parti semi-parlate stile Jovanotti. Pelo nell’uovo: cari Galileo Projekt, potevate almeno scrivere i titoli dei brani sul cd! Per questa volta il cinghiale Pedro saprà perdonarvi… AP
CRIFIU- Tra Terra e Mare
Dilinò/Venus
Dalla terra del Salento ci giunge questo disco dei Crifiu, avvolto da una bella confezione cartonata. Storia e tradizione, dialetto e musica etnica nelle mani di questi sei ragazzi dal piglio punk armati di fisarmonica. Le ritmiche sono tutte tirate e questo è un ottimo presupposto per lanciarsi in frenetiche danze, viste anche le non rare incursioni elettroniche. Irresistibili i brani tradizionali salentini e l’incedere della tammuriata, mentre altri sono spiazzanti: “Vorrei vorrei” è pura New Wave ibridata con i suoni del Sud, inteso nella sua accezione più ampia di attitudine alla musica world. Si fanno sentire le partecipazioni di ospiti illustri, provenienti da bands come Modena City Ramblers, The Gang Mascamirì e Folkabbestia. I Crifiu sono impegnati in un lungo tour per tutto il sud Italia, mentre scarseggiano le date al di sopra della città eterna, come succede spesso per i gruppi indipendenti divisi nello stivale. Un ottimo motivo, oltre la musica, per tenerli da conto. AB
CONFUSED IDIOT MODELS – Siamo figosi mica cinghiali
Ritmiche nervose, chitarre grezze, voce incazzata e attitudine hardcore caratterizzano i Confused Idiot Models, nonostante la copertina del demo dia motivo di aspettarsi un glam rock patinato anni 80! In questo periodo di rinascita dell’hc (nella forma del cosiddetto metalcore), la band non troverà troppo difficile smuovere il pubblico del BCC, che ha già mostrato in passato una certa apertura verso questo tipo di musica. AP
WOUNDED KNEE – Ol3mare
Ab
Prende il nome da una sanguinoso massacro degli indiani d’America il progetto hard-prog capitanato di Fabrizio Bonanno, anche boss della Ab Records assieme al padre. Un susseguirsi di raffinate architetture elettriche per gli amanti dello strumento o dei cultori delle sonorità arty dei tardi anni ’70: irresistibile la title track, tra lirica, psichedelia e prog, grazie alla voce di Simone che riesce anche a squillare su tonalità maideniane. Ma tutto lavora alla perfezione in questa istrionica macchina hard a nome Wounded Knee, che spesso non ci fa mancare gustosi riff da stadio da far scuotere corpi, teste e folte chiome. AB
SKUM – Promo
Avviso doveroso ai fanatici del grind: nonostante il nome potrebbe trarre in inganno, NON si tratta di una tribute band ai Napalm Death!! Diametralmente opposto infatti è il genere proposto dagli Skum: un indie rock molto melodico, con voce femminile. Anzi, i due terzi della line-up sono composti da ragazze, che dimostrano una grinta che farebbe invidia ad alcune delle più navigate formazioni al maschile. La voce di Natalie cattura immediatamente, suadente e versatile, anche se in alcuni momenti l’esecuzione sembra al di sotto delle sue potenzialità. Una pecca in parte dovuta alla qualità non esaltante della registrazione e che comunque non pregiudica la validità del risultato finale. AP
JAHMILA – Prohibida revolution
A partire dal nome e dal titolo siamo sicuri di trovarci davanti ad una band impegnata e dedita al ritmo in levare. Ma in questo caso la definizione del genere è più estesa e forse nemmeno i Jahmila stessi ne sono consapevoli. Possiamo chiamarla per semplicità world music, così varia che spesso ci capita di pensare ai Mano Negra e trovare nei Jahmila tracce di rock e blues; sarà per il frequente spoken word o per le atmosfere contaminate, ma si sente che non sono caraibici, e questo non è da intendere come demerito; il loro stile affianca saggiamente passione e radici ed è mirabile il modo in cui pongono sempre in primo piano uno strumento come la fisarmonica, protagonista ormai soltanto nella musica occitana, oltre che nel liscio, eppure così nostro. “Prohibida Revolution” è un ottimo disco world, arricchito da una Bonus Track, “Libera”, inno alla liberazione della ganja privo di banalità, cosa mica rara nello sproloquio dei giorni nostri. AB
LOU TAPAGE – Promo 2006
Se già il nome del gruppo lascia facilmente intuire di che genere si tratti, l’intro strumentale, fin dalle prime note, cancella ogni dubbio. Si parla di un coinvolgente folk rock, e di quello fatto bene. È un mix perfettamente riuscito tra musica occitana e chitarre distorte, che richiamano l’anima più “dura” del gruppo. Inutile dire che questo, oltre a rendere il tutto irresistibile per chi ha voglia di ballare e scatenarsi, rende i Lou Tapage apprezzabili anche per i fan di band di altro genere, dagli Ska-P ai Mago de Oz. AP
Greetings n. 7: BALLA COI CINGHIALI – ACCORGITENE™ Racing
Se qualcuno di voi pensa che il Balla Coi cinghiali sia solo birra ravioli e musica si sbaglia di grosso. Tra le tante attività collaterali quest’anno ci garbava la “6 ore–160 miglia ingauna”, trofeo di scooter in un percorso sulle strade di Albenga, nella domenica del 29 aprile. Il Balla Coi Cinghiali – Accorgitene™ racing team si è formato per l’occasione e forte di quattro riders si è munito di uno Zip elaborato alla bell’e meglio, con un’espansione rovesciata e qualche altro piccolo allestimento, per il costo totale di una cifra intorno ai 50 euro. Però i nostri piloti non erano certo pivellini; Dario è un navigato crossista, già nel team Cross Accorgitene™, Andrea è un grande pilota e mago dell’impennata, l’Elfo se la cava e anche Frizzi, in quanto aspirante motardista urbano autodidatta. La gara procedeva bene e lo zippino sembrava brillante nell’accelerazione e stabile in curva, in mezzo a piccoli mostri luccicanti che costavano come utilitarie nuove. Ma a pochi giri dalla fine il motore sembrava affaticato e lo scooter iniziava ad arrancare, scoppiato come un tabagista di corsa su dalle scale. Inoltre il nostro presidente Frizzi, con la sua stazza, sembrava guidare una minimoto e forse il suo generoso peso ha contribuito ad affaticare lo strapazzato cilindro di soli 50cc. Sta di fatto che, problemi a parte, lo scooter n. 38 si è classificato 19simo su 45 equipaggi, un risultato di tutto rispetto che ci rende fieri dell’esperienza. Tornando al Balla Coi Cinghiali 2007, eccovi altri aspiranti cinghiali sonici con i loro strambi dischetti grigi.
KOBAYASHI – Infantili e crudeli
Ci sfugge cosa significhi Kobayashi, ma ci basta sapere che sono di Massa Carrara, sono in quattro e suonano rock. Indie rock. Hanno aperto per Giorgio Canali e già me li vedo a sogghignare per questo dorato biglietto da visita. “Infantili e crudeli” è un Ep di sei tracce registrato dannatamente bene, con la voce di Andrea che riesce a sormontare le fitte chitarre di stampo marleniano. E se episodi come “Chiuso” ci rimandano apertamente al gruppo di Godano e soci, per il resto i Kobayashi paiono dei Verdena che suonano meglio e che il paragone non offenda né un gruppo né l’altro visto il genere fervido ma ormai abusato. AB
QUENTIN QUIRE – Quentin Quire
Con i Quentin Quire si passa a un rock melodico cantato in italiano, che potrebbe tranquillamente inserirsi in quel filone, oggi molto in voga, che alcuni definiscono “power pop”. I pezzi sono orecchiabili, senza particolari pretese ma comunque onesti: così a caldo sembrerebbero essere destinati a un pubblico scelto di teenagers non corrotti da Radio Dee-Jay! Anche la lenta Cicatrici tutto sommato si rivela piacevole…meritano sicuramente un ascolto! AP
VANESSA VAN BASTEN – La Stanza Di Swedenborg Eibon
Il proprio cupo e variegato space rock, i Vanessa Van Basten lo producono in uno studiolo nella via di Prè a Genova, e chissà che tipo di registrazione usano perchè i suoni sono nitidi e anzi, pastosi come sicuramente i nostri volevano che fossero. Pink Floyd? Certo, magari meno acidi e senza manie di grandezza pseudo-fasciste.
I Vanessa Van Basten sembrano spinti piuttosto da uno spirito indie votato ad atmosfere dilatate e trasognanti, proprio come l’impeccabile copertina del disco, anch’essa curata dal folle duo. Il rumore non è spesso dominante, nonostante sia chiaro che i VVB si divertono molto a lasciar deflagrare chitarre e aggeggi elettronici vari; non amano inoltre lasciarci cullare sui binari di un genere definito, visto che ad un tratto ci sembra di ascoltare gli Uncle Tupelo, tanto da non credere alla produzione genovese del disco. Piacevolmente spiazzante. AB
VOLUMI CRIMINALI – Volumi criminali
Rabbia e sdegno verso il sistema sono i temi di questo EP, e il crossover il mezzo con cui i Volumi Criminali hanno deciso di trasmettere le loro idee al pubblico, di Bardineto e non. E la scelta di cantare in italiano è sicuramente dettata dalla necessità della formazione genovese di raggiungere con le parole il maggior numero possibile di persone. Interessante l’intrecciarsi delle due voci, una melodica alla Chino Moreno, l’altra che alterna il rap con la violenza dello screaming (come risultato direi che siamo comunque molto più vicini ai Downset che ai Linkin Park!). L’impatto è massiccio e la musica carica di groove, ma non mancano melodie e momenti più introspettivi. AP
JONA’S FIRST DATE – Sugar, Spice & Penicillin
Nuovissimo progetto questo dei Jona’s First Date, dalla vicina Savona e dai volti conosciuti. Eppure una mia collega milanese già li conosce e questo vuol dire che sul web girano già parecchio. Voce-chitarra-basso-batteria guidati da una coppietta poco affidabile, quella dei punk rockers Mike, ex Five O’s, alla chitarra e la moglie Amee alla voce. La nostra Promo Copy contiene già 11 tracce: un album già completo che dovrebbe uscire presto in Italia, Europa e Stati Uniti e ne svela l’anima dedita al punk e all’emo californiano degli anni ‘90, Alkaline Trio su tutti. Il Balla Coi Cinghiali potrebbe chiedere a Jonas il suo primo appuntamento. AB
GOSH – WhichOne
Copertina a parte, WhichOne è un buon misto di alternative rock e darkwave stile Killing Joke. Ritmiche quasi dance e synth fanno da tappeto ad arpeggi puliti e ritmiche distorte, e anche la voce si adatta ai cambi di tempo, tirando fuori a volte uno screaming che non ci si aspetterebbe dopo aver ascoltato le prime note del cd. I suoni sono curati e creano un feeling molto personale, inoltre incuriosisce il fatto che i Gosh si avvalgano anche di un Vj per gli spettacoli live… AP
NINO BRUNO E LE 8 TRACCE – Nino Bruno e le 8 tracce
Toast Irresisitibile. Sarà che quando si parla di beat fatto bene, il che significa ispirato, non si possono sentire ragioni. Sarà che non è un caso che gruppi di beat anni ’80 come gli Avvoltoi vengano accostati a quelli originali degli anni ’70. E allora mettiamoci anche Nino Bruno, che ci giunge come un elfo nel 2000. Come posso descriverlo? Beat. Beat e basta, e Nino ripete anche alcune esagerazioni del pop dell’epoca, come archi troppo mielosi ed acerba psichedelia analogica. Il Manifesto ha definito questo disco “immenso”, ma più che altro potremmo definirlo “cosmico” vista l’innata verve psichedelica. Un mini Cd di sole quattro tracce, tanto incisivo da invogliare facilmente al replay. AB
FUCKVEGAS – Fuckvegas
Con questo EP i FuckVegas sono riusciti a fondere la carica del grunge e dello stoner con le atmosfere allucinate del rock psichedelico, e con ottimi risultati. Si alternano pezzi tirati (come la opener Fu) con brani mid-tempo e riff cadenzati, tutti rigorosamente contraddistinti da una componente noise che ipnotizza l’ascoltatore. Quest’ultima prende il sopravvento in 3 Years Old: un brano di oltre 10 minuti che si articola tra ritmiche minimali, larsen e effetti sonori vari creando atmosfere oniriche e che ricordano a volte le desert sessions di Josh Homme. AP
ANDREA FERRONI – Cd Demo ‘07
Appena inserito il demo nel lettore ti assale il riff di “Gimme some lovin’” suonato con didjeridoo e percussioni africane: non è certo una cosa usuale da ascoltare, visto che sembra cantata da un coro di rane o da qualche ostile tribù. Lo didjeridoo è uno strumento aborigeno che avrete visto sicuramente a qualche festa etnica. Non è un chiloom, bensì quel lungo corno spesso in legno che si suona con il fiato mantenendo una spinta di diaframma ed una respirazione costante. Ferroni è un maestro di didjeridoo ed il termine non è un eufemismo: ne insegna la disciplina, ha pubblicato un testo sull’ argomento, “The didjeridoo discovery” e si costruisce gli stesso i suoi fidi strumenti, oltre a promuovere la musica africana. Ipnotico e unico. AB
CARCHARODON – Welcome To Las Fecas
Non starò ad elencare tutte le influenze di cui risente questa band, anche perché chi non la conosce non crederebbe ai propri occhi se vedesse una lista dei gruppi più disparati (dagli Entombed ai Lynyrd Skynyrd) e dei generi più diversi – è incredibile sentire come elementi blues e grindcore possano convivere insieme! Caratteristiche portanti di Las Fecas sono basso iperdistorto, voce in growl, riff stoner-metal, ritmiche furiose e alcuni inserti d’organo che danno un tocco rock ‘70…per gli amanti del death n’roll più trucido e senza compromessi (anche per quanto riguarda i testi!) ma anche per chi sa apprezzare la sperimentazione, ovviamente concepita in stile Carcharodon: Dirty&Raw! AP
KOINE’ – Sospeso-Alka -Tube-Venus
L’Alkatraz management ci propone i Koinè, band sulla quale non v’è dubbio alcuno di credibilità e talento. Un power rock marleniano ma vivo e solare, di ispirazione più psichedelica. Questo Ep suona davvero potente, merito di un mastering efficace ed una scelta lmpida dei suoni. Le tre tracce sono varie e rappresentative delle diverse attitudini della band. La title track è il brano decisamente più pop e quello che ci piace meno, perchè l’anima dei Koinè è anche più mordente come in “Rivoluzione” , che sfoggia un riff pesante ma sempre con metodo, senza cadere nel caos o in “Solo una sensazione”, imperniato su un ipnotico giro di basso zoppicante. AB
INTERFERENZE 2006- Interferenze 2006
Interferenze è il “festival dei gruppi spontanei del Pinerolese”. Pinerolo, in provincia di Torino, non è poi così lontano dalla Wild Bormida, ma l’edizione del 2006 purtoppo è stata bloccata dalla pioggia battente. Un inconveniente che ha interessato anche il Balla Coi Cinghiali, in molti ricorderanno il grande bagno del giovedì dell’anno scorso, che ci ha creato non pochi problemi. Nonostante tutto l’organizzazione ha stilato questa curata compilation dove propone due pezzi per 6 artisti: Paolo Galimberti, Noise Of Silence, Clockwork, Ruà 106, Mr. Doyoulike E I Gemelli Siamesi e Divinaflor. Si va dal pop al nu-metal, dal cantautorato al jazz rock. Quest’anno la pioggia non li fregherà di sicuro e comunque vada, quindi a settembre tutti a rockeggiare ad Interferenze. AB
Per contattarci, scriveteci all’indirizzo e-mail:
easy@ballacoicinghiali.it o pucci@ballacoicinghiali.it
Il dibattito, qualsiasi esso sia o sarà, è aperto a tutti.
Inviate i vostri demo a:
Greetings from Wild Bormida c/o Antonio Bergero
Borgata Ponte 17013 – Murialdo (SV)
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