L’insostenibile impronta ecologica del tonno in scatola….

Cosa c’è davvero nelle scatolette di tonno?
Greenpeace cerca di svelarlo con la classifica “Rompiscatole” che valuta i 14 marchi di tonno in scatola più famosi in Italia.
Ben 11 non passano l’esame «perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto».

I peggiori della classe dal punto di vista della sostenibilità, sono: MareAperto Star, Consorcio e Nostromo che si beccano zero in pagella.
I migliori sono Coop, ASdoMar e Mare Blu.

«Il tonno in scatola – spiga Greenpeace – è la conserva ittica più venduta in Italia e nel mondo. Pochi sanno, però, che per pescarlo si utilizzano spesso metodi distruttivi come i palamiti e le reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (o Fad), responsabili della cattura accidentale di un’ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali, e di esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni».

Le campagne pubblicitarie cercano di far apparire la pesca al tonno come una pittoresca industria artigianale, ma in realtà le flotte che pescano il tonno sono tra le più industrializzate al mondo, e sono responsabili di gravi impatti sugli oceani.

«Questo tipo di pesca – spiega Greenpeace – minaccia, da un lato, le risorse da cui dipende, sovrasfruttando gli stock di tonno e catturandone esemplari giovanili, e dall’altro l’intero ecosistema marino.
Il tonno è solitamente pescato con metodi che causano ogni anno la morte di migliaia di squali e tartarughe marine, tra cui specie minacciate d’estinzione.
A soffrirne purtroppo non è solo l’ambiente ma anche le popolazioni costiere i cui mari in cambio solo di una piccola parte dei guadagni, vengono depredati da flotte straniere e dal fenomeno sempre più diffuso della pesca illegale».

L’Italia è uno dei più importanti mercati europei per il tonno in scatola, con un consumo annuo che supera le 140.000 tonnellate, e il secondo più grande produttore in Europa, con una produzione che nel 2006 arrivava a 85.000 tonnellate di scatolette per un fatturato di circa 500 milioni di euro3. «Distributori e produttori di tonno in scatola nel nostro paese hanno la responsabilità di confrontarsi con gli impatti causati dalla pesca al tonno da cui il loro business dipende»

Per raccogliere informazioni sulla sostenibilità delle scatolette gli ambientalisti, hanno inviato un questionario alle aziende e sulla base delle risposte hanno elaborato la loro valutazione.

Ecco la claassifica stilata da Greenpeace partendo dal basso:
«Zero a Tonno MareAperto, STAR e Consorcio per la loro assoluta mancanza di trasparenza: le aziende si sono rifiutate di rispondere al questionario.
0,7 a Nostromo che fornisce ben poche informazioni sulla provenienza del tonno utilizzato.
Riomare guadagna qualche punto in più, perché dimostra di avere informazioni precise sull’origine dei propri prodotti, ma si trova comunque in basso, non avendo adottato precisi criteri di sostenibilità nella scelta del tonno utilizzato.
Il punteggio più alto va a Coop, ASdoMar e Mare Blu, le uniche che hanno adottato una politica scritta per l’approvvigionamento sostenibile.
ASdoMar, inoltre, è uno dei pochi che, in metà dei propri prodotti, utilizza il tonnetto striato – specie considerata in buono stato – pescato con metodi sostenibili (lenza e amo)».

Secondo il rapporto, cambiare è possibile: «Quando i consumatori hanno sollevato il problema delle catture dei delfini, l’industria ha risposto positivamente e ora quasi tutto il tonno in scatola venduto in Italia è “dolphin safe“, ma purtroppo non basta. Le decisioni dei produttori di tonno in scatola e della grande distribuzione organizzata possono davvero trasformare il mercato.
La soluzione esiste, e prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, come è successo per il tonno rosso del Mediterraneo, bisogna eliminare gli attrezzi pericolosi, ridurre lo sforzo di pesca e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie».

Naturalmente sarebbe estremamente utile, anche per dare un segnale forte e chiaro, cominciare a boicottare proprio quelle aziende produttrici che non applicano il sistema “dolphin safe“.

Incontro con Calzaturificio Astor Flex

Abbiamo organizzato una serata di incontro con i responsabili del Calzaturificio Artigiano Astor Flex (www.astorflex.it)

l’incontro con Gigi Perinello di Astorflex, in collaborazione con GAS Zenzero e GAS Levante, avrà luogo il giorno:
5 febbraio p.v. ore 20,30
presso la saletta messa a disposizione da Gas USI sita in
via Bologna, 28 r. (palazzo a fianco del Circolo Arci Bottino, in Largo Pestarino)
Siete tutti invitati

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